263. Primo smartphone: perché non dovrebbe essere un regalo | interviene Giulia Dall'Aglio
In questo episodio di Educare con calma vi racconto perché il primo smartphone non rappresenta solo un oggetto – ma si inserisce all'interno di una cornice educativa – e perché il modo in cui scegliamo di introdurlo può influenzare profondamente la percezione delle regole e la qualità della relazione che costruiamo attorno al suo utilizzo.
Parto dal messaggio contenuto all'interno di un reel e dalle riflessioni che ne sono nate, insieme a
Giulia Dall'Aglio
– la nostra persona di riferimento per il benessere digitale della famiglia.
Quando il primo cellulare viene consegnato come regalo, il messaggio implicito che può arrivare a nostrǝ figliǝ è: «È mio, quindi decido io».
Da qui, costruire una relazione nel digitale basata su guida e collaborazione può diventare più complesso, perché le regole rischiano di essere vissute come una limitazione che arriva dopo, invece che come parte di un percorso condiviso fin dall’inizio.
Insieme a Giulia, esploro questo scarto tra il punto di vista dell’adulto e quello di nostrǝ figliǝ: non stiamo dicendo che regalare uno smartphone sia sbagliato a priori, ma che il modo in cui lo introduciamo può cambiare molto quello che succede dopo.
Parliamo anche di quello che succede dentro di noi quando ci sentiamo toccati da questi temi e di come sentire disagio sia un segnale utile, uno spazio da ascoltare per capire meglio cosa ci smuove e aprire possibilità di cambiamento.
:: I punti salienti dell'episodio:
00:00 Introduzione e benvenuto.
02:14 Come nasce questa riflessione e le reazioni al reel.
06:33 Non regalare lo smartphone non è una prescrizione rigida.
07:18 Il concetto educativo dietro questo consiglio.
10:50 Le regole post-regalo spesso vengono vissute come una contraddizione.
13:50 Cosa possiamo fare per accompagnare questo passaggio.
19:56 Il disagio di fronte ad alcuni contenuti è un segnale che può esserci utile.
:: Nell'episodio menziono:
Questo reel, creato insieme a
Giulia Dall'Aglio
Conosci l'ospite
Benvenote e benvenuti a un nuovo episodio di aducare con calma.
Oggi vorrei parlarvi di un argomento che ho toccato qualche tempo fa in un ril
pubblicato
insieme a Giulia dall'Aglio, che sulla tela è la nostra professionista di r
iferimento
per quanto riguarda il benessere digitale.
Potete infatti trovare Giulia sia nel nostro servizio 1-1, che è un servizio
che io adoro,
è un aiuto pratico immediato via messaggio, voi praticamente mandate un mess
aggio alla
professionista su una difficoltà che è stata attraversando adesso, e la
professionista
vi risponde con un messaggio vocale e un riassunto scritto.
Dandovi degli strumenti o anche solo un punto di vista diverso adatto alla vost
ra situazione
per puntare i piedi in una direzione, perché spesso volentieri noi ci siamo le
ziconto
che i genitori, voi genitori, avete già gli strumenti, magari però vi manca
quel
pezzettino del puzzle per iniziare ad utilizzarli, no?
E questo punto proprio i piedi nella direzione giusta.
E trovate Giulia anche nel percorso per educare a lungo termine dove lei ha
preparato diverse
lezioni che proprio vi guidano anche nella compagnia di vostri fili in modo
consapevole
sereno nell'uso della tecnologia e trovate le sullezioni nella categoria scherm
i.
Inoltre Giulia creerà con noi molti altri contenuti, Masterclass Focus
Workshop Live,
vedrete che vi proporremo sempre di più perché l'educazione digitale e l'educ
azione al
benessere digitale è una parte importante dell'educazione a lungo termine, non
possiamo
più ignorare questa parte, noi non l'abbiamo mai ignorata, ma in realtà vog
liamo, come
dire, rafforzare proprio questo apprendimento e questa conversazione perché
credo che sia
importantissimo.
E anzi il tema corrente sulla tela, se ascoltate più avanti, siamo ad aprile
2016, è proprio
la tecnologia e vedrete che vi porterremo tanti contenuti per accompagnarvi in
questo apprendimento
e anche in questo insegnamento per i nostri figli.
Ma torniamo al tema di questo episodio, il ril di cui vi parlavo si intitola,
il cellulare
non è un regalo ed è rannato proprio da questa riflessione, quando uno
smartphone entra
nella vita di un bambino, di un ragazzo sotto forma di regalo, quindi con un fi
occo, una
scatolina, un billettino, magari non giro lo simbolico, come un compleanno, nat
ale o in occasione
della promozione scolassica, il messaggio che può passare è che quello è un
premio, qualcosa
che sia guadagnato e che quindi gli appartiene completamente perché un regalo,
se ti faccio
un regalo, quello è il tuo regalo, tu scegli come usare quel regalo, non ti
regalo una bicicleta
e ti dico "sì però puoi usarla soltanto x i psion z", non ti regalo una magl
iette, ti dico
"sì però puoi metterla soltanto la domenica", cioè quello è un regalo, un
regalo, te lo regalo,
te lo do e tu scegli come usarlo, quindi la scelta di far arrivare il primo
smartphone, come
è regalo, può cambiare moltissimo la relazione che si costruisce intorno a
quel dispositivo perché
se lo regaliamo e solo dopo comuniciamo le regole o anche solo se lo regaliamo
e poi ci
sono tante regole coinvolte, il bambino rischia di percepirli come in posizioni
e non come guida e
questo può creare più conflitto, più frustrazione, invece che più
responsabilità e più collobarazione
che è quello che noi vogliamo creare intorno alla tecnologia e intorno ai
dispositivi digitali.
Dopo la pubblicazione del ril sono arrivate moltissime reazioni, anche molto
diverse tra loro,
alcuni genitori si sono sentiti finalmente rispecchiati, altri invece si sono
sentiti attaccati o
giudicati, magari questi sono i genitori che effettivamente avevano già regal
ato lo smartphone,
a volte quando ci sentiamo descritti in un contenuto, ci sentiamo anche giudic
ati, invece secondo me
dovremmo proprio imparare a fare quella separazione, questo contenuto, esiste
quello che ho fatto io,
esiste, le due realtà possono coesistere, magari posso imparare qualcosa,
magari anche se io ho
regalato il telefono, e adesso vedo questo contenuto, invece di sentire mi giud
icato prendo quello che
posso imparare e lo porto nella relazione con mio figlio, e quindi magari vado
lì e gli dico "sai
pensavo che effettivamente io te lo regalato, ma ho letto questo, ho ascoltato
questo episodio del podcast,
che mi ha fatto riflettere su questo aspetto, e volevo parlarne con te. Ci sono
tanti modi in cui possiamo
percepire e ricevere i contenuti che leggiamo, comente critica, ma anche com
ente aperta". E poi,
insomma, ci sono state anche persone che hanno letto il messaggio come se fosse
una regola rigida,
una linea guida in posta dall'alto, quindi valida per tutte le famiglie e in
ogni situazione, che
non è assolutamente quello che è, sapete che nell'educazione a lungo termine
noi non diamo regole
universali, cerchiamo di non vivere negli estremi, cerchiamo proprio di trovare
le equilibrio che può
essere diverso per ogni famiglia. Dai commenti che sono arrivati sotto a Rill,
sono nate alcune riflessioni che
io e Giulia abbiamo condiviso imprivato nei messaggi vocali su WhatsApp, e che
in questo episodio ci
piacerebbe portare anche a voi. Lascio quindi la parola a Giulia, che ci ha
mandato un audio in cui
ci racconta la sua prospettiva, che in realtà è anche la mia perché davvero
su questo tema ci sentiamo
profondamente allineate, e infatti non è un caso che abbiamo fortemente voluto
la sua presenza sulla
tela e che siamo super, super, super emozionati di creare contenuti insieme a
Giulia. Lascio la parola lei.
Quando abbiamo registrato il Rill sul fatto che il primo smartphone non deve
essere un regalo,
i commenti che sono arrivati mi hanno aperto una serie di pensiere a ragna tela
, come dice anche tu,
che secondo me meritano di essere ascoltati e approfonditi. Secondo me dovremmo
partire subito
chiarissime nel dire che non stiamo assolutamente dicendo eviettato regalare
gli smartphone ai vostri
figli assolutamente noce. Tu li lo puoi anche regalare, fine, non è questo il
punto. Io so perfettamente che
tante famiglie lo regalano, lo mettono sotto l'albero di Natale e lo regalano
alla prima comunione,
al compleanno, alla proporzione. Poi mettono delle regole, mettono i parenti al
control,
famiglie, famiglie, etc., tutto quanto fila tutto liscio e va tutto bene, non
necessariamente deve
andare male. Quindi davvero non è assolutamente un processo a chi l'ha già
regalato. Però il concetto
educativo dietro a quel post era un altro, e qui che secondo me per alcune
persone si è creato un pochino,
un cortocircuto, alcune persone si sono sentite evidentemente attaccate o giud
icate o comunque hanno
risposto con un tono molto sulla difensivo, un tono molto difensivo. Obiett
ivamente quando parliamo di
smartphone ai figli, non stiamo parlando solo di uno strumento che stiamo danno
in mano ai nostri
bambini. Stiamo parlando anche di identità genitoriale, no? Stiamo parlando un
pochino di quel sottilissimo
confine tra io guido, tra io sto guidando qualcuno e io controllo. Quindi basta
una frase che suono un
po' assoluta per far partire non venire mia dire come devo fare il genitore e
lo capisco, lo capisco
veramente perfettamente, anche perché io lavoro con i genitori e so bene che
su questi temi
si lavora già con un sacco di sensi di colpa e di pressione addosso, quindi
proviamo a spiegare bene
questo concetto. Quando noi da adulti diciamo io ti regalo lo smartphone ma con
delle regole anche
rigide, per noi è normalissimo, è comprensibilissimo dal nostro punto di
vista e ovvio che funzioni così.
E' un po' come dire, ti regalo la bicicletta ma non puoi andare in autostrada
ed è ovvio, non te lo stone
anche a dire che non puoi andare in autostrada con la bicicletta, tutti sapp
iamo, che non si può andare
in autostrada con la bicicletta oppure si, ti regalo la PlayStation ma mi pare
evidente che non ci giocherà
i ottore al giorno, ti regalo un coltello ma mi pare evidente che non lo userai
per andare a fare
fare male ai tuoi fratelli ai tuoi amici a qualcuno ok ok, quindi fino qua è
tutto abbastanza chiaro.
Il fatto è che però questo è chiaro dal nostro punto di vista, dal punto di
vista del genitore che
ragione in termini di responsabilità gestione e contenimento, però adesso
arriva la parte che per
me è un pochino il fulcro, tuofilio, cosa sta vivendo tuofilio, cosa sta sent
endo lui dall'altra parte?
Perché se tutti i metti nei panni di tuofilio e di tuofilia e gli dici questo
è un regalo, il messaggio che può
arrivare non è un regalo ma corresponsabilità, il messaggio che può arrivare
dall'altra parte che nella
stragrande maggioranza dei casi è quello che arriva effettivamente è tu me l'
ai regalato e quindi questo
oggetto è mio semio, l'uso io, scelgo io come usarlo e lì non perché tuofil
io sia aviziato, cattivo,
abbia qualcosa che non va ma proprio perché il modo in cui funziona il cerve
llo dell'essere umano,
il modo in cui si costruisce la percezione di proprietà di autonomia, di ident
ità, nasce una
rappresentazione mentale, quando noi facciamo un regalo a nostro figlio lui lo
rappresenta come qualcosa di
suo perché il lie stato è regalato, è proprio è mio, i bambini di due anni
ripetono in continuazione in
maniera quasi ossessiva, è mio, è mio, è tutto normale, cosa succede dopo?
Quello che succede dopo è
che tu genitore, dopo un giorno, dopo due giorni, dopo qualche settimana deve
iniziare a fare l'adulto e dire "ok,
sì, tu o te lo regalato io però adesso ti metto delle regole" e a quel punto
tuofilio che ha già
interiorizzato, il fatto che quello che gli ha regalato è suo vive le regole
un po' come una
contraddizione, ma come darli torto? No, se ci mettiamo nei suoi panni, lui non
riesce a vivere il mi
sta accompagnando, lui riesce a vedere la prospettiva, mi hai dato qualcosa
adesso mi stai togliendo
qualcosa altro, mi vuoi controllare, mi stai ruvinando il piacere nell'utilizz
are un regalo che mi hai
fatto tu, e non importa quante volte noi adulti gli lo spieghiamo bene, le
parole contano, contano tantissimo,
ma anche i messaggi impliciti iniziali che diamo con i nostri gesti sono fond
amentali, quindi io non
sto dicendo che regalare un no smartphone è sbagliato, tutto cento per cento e
tutti quelli che lo fanno,
assolutamente hanno fatto un danno, sto dicendo semplicemente attenzione al
messaggio educativo che parte
prima ancora delle nostre parole, prima ancora delle regole che andiamo a mett
ere, anche se le regole
le andiamo a mettere prima che il nostro figlio riceva con lo smartphone, e
questo secondo me è il
punto che nei commenti un pochino sia perso, perché diverse persone hanno risp
osto, ma io decido
comunque come lui userà lo smartphone, ma anche la bici tu gli è la regali
però ci sono delle regole,
oppure dei commenti del tipo basta far i genitori, ma che universo è quello
dove se regalo qualcosa poi
non ci sono regole, ok, io mi fermo un attimo e dico ok, è vero, però siamo
guardando solo da un lato, noi in
quel rile, volevamo proprio spostare il focus dall'adulto al figlio, non sulla
legittimità della regola,
che è sacrosanta e che dobbiamo assolutamente mettere, ma su come la vive e l'
altra persona quando
gli è la diamo, perché noi i genitori spesso facciamo questa cosa, ci mett
iamo in una posizione e
dobbessiamo sempre noi poiare in correne, diamo un oggetto in una cornice, poi
dobbiamo correggere la
cornice e dobbiamo ricorrreggere la cornice e più corregiamo più aumentiamo
un pochino il tentativo di
controllo e anche la frizione che nasce da questo tentativo di controllo,
quindi arriviamo a un
punto che ci chiediamo, ma perché poi per ogni cosa devo fare una battaglia,
ecco perché forse
contempliamo anche il fatto che siamo partiti da un messaggio che questa battag
lia la rende più
probabile, quindi cosa intendiamo quando diciamo non date lo smartphone come
regalo, intendiamo proviamo a
fare un passo inietro, cerchiamo di creare una cornice coerente fin dall'inizio
, per esempio parliamo
nel prima, non due giorni prima, non i giorno prima, mesi prima di dare uno
smartphone e parliamo di
come sta per arrivare un momento nuovo, bellissimo, ma che si porta dietro
qualche difficoltà in più,
oltre a tantissimo opportunità in più, possiamo anche iniziare a introdurre
alcuni concetti come la
responsabilità, come il fatto che il telefono potrebbe portarci via molto più
tempo di quanto noi
non crediamo, possiamo anche parlarne mostrando anche le nostre fragilità in
qualità di adulti che
utilizzano questi strumenti e non sempre sono in grado di gestirli al meglio,
quindi facendo vedere i
nostri figli che noi gli stiamo facendo un discorso morale, ma li vogliamo
invece fare un discorso
reale, dove anche loro possono partecipare dire quello che pensano dare la loro
opinione, fermo
restando che alla fine la decisione, le decisioni certo le prendiamo noi che
rimaniamo i genitori e poi
cerchiamo di se possibile non legarlo ad una ricorrenza, perché le ricorrenze
da sempre nella testa di
oragazzino, ma nella testa di tutti noi hanno un significato emotivo importante
, quindi c'è in natale,
c'è compliano, c'è la cumulione, sono tutti i regali che riceviamo,
finalmente sono miei, lo
aspettati, ho aspettato questo passaggio, questa tappa e il simbolo che sto
crescendo e se noi vogliamo
trasformarlo in responsabilità, quella cornice motiva, potrebbe re-marci
contro. Poi la frase centrale per
me è anche che il telefono, che prendiamo, il primo telefono che prendiamo i
nostri figli, è della
famiglia, non perché il figlio non deve essere autonomo e non deve prendersi
la responsabilità, ma perché
vogliamo dire "Ok, lo usi tu, ma ci sono anche io di fianca a te che ti accomp
agna nell'utilizzo, ci siamo
noi i genitori che ti guidiamo, stiamo imparando insieme a gestire questi str
umenti all'interno della
nostra famiglia, e qui arriva anche un altro punto che nei commenti secondo me
ha creato diverse reazioni,
molti hanno letto questa cosa come se fosse un, si fa solo così, no, come se
avessimo dato un dictat,
come se fosse un giudizio morale, invece voleva semplicemente essere una linea
guida, una direzione, quello
che faremo no, noi un modo per ridurre lo squilibrio, la frizione, anche il
tentativo di controllo dei
nostri figli. E poi va beh, mi ha colpito o anche vedere quante persone hanno
sentito il bisogno di dire " io
l'ho regalato ed è andata benissimo, io l'ho regalato e il mio figlio è prev
issimo, io io l'ho
regalato e non abbiamo problemi, io lì mi sono fatto una domanda molto sempl
ice, quando è che un
genitore è certo che quello che ha fatto va bene, perché c'è perché sente
il bisogno di commentare
sotto a un post, per sentirsi dire che ha fatto bene, per dimostrare che ha
fatto bene, cioè io capisco
perfettamente il confronto, capisco la condivisione, però in alcuni momenti ho
letto un pochino di tono,
da un vera che io sono un genitore competente e non ho certo bisogno dei tuoi
consigli. Secondo
me questo fatto racconta tanto, racconta quanto questo tema ci tocchi nel prof
ondo, quanto ci fa,
ci ha fatto, ci farà traballare un genitore che non ha traballato di fronte a
una scelta del genere
probabilmente, non ha sentito il bisogno di sottolineare che ha preso quella sc
elta ed è andata bene,
comunque poi è anche vero che quando ci si chiede di metterci nei pani dei
nostri figli e non
di rimanere nei nostri pani da genitori, traballiamo sempre un po', ma è gi
usto così, no, è molto più
comodo dire, io ragione perché sono genitore, perché io sono l'adulto, è
molto più difficile dire
ok, vediamo come se la sta vivendo lui o lei, ed è lì che si gioca tanto la
partite educativa,
quindi non stavamo dicendo che è vietato regalare lo smartphone, volevamo solo
portare il messaggio che se
vuoi trovarti a dover controllare un pochino meno dopo questi strumenti, forse
poi provare a dare una
cornice un po' diversa da quello che è stato fatto fino adesso, in anticipo,
se vuoi che tu figlio
si figli di te e se vuoi tu fidarti di tu figlio ad essere una guida, per lui
devi imparare, riuscire
a comunicare non soltanto la regola ma anche senso che c'è dietro questa reg
ola, no, quindi se il
messaggio è una responsabilità e ti accompagnamo sicuramente abbiamo molto
più margine per far crescere
fiducia e autonomia vere, insomma questi erano i miei pensieri a Ragnatela,
secondo me questa storia
dei commenti è molto interessante perché ci mostre esattamente quanto a volte
veniamo attivati da
questi tempi ed è quindi sempre più importante parlarne e portarle alla luce
e creare un dibattito
sempre dei limiti del rispetto e dell'educazione tra noi adulti, tra genitori e
parlarne anche con i nostri
figli. Grazie Giulia per il tuo intervento, per il tempo che ci hai dedicato
credo davvero che quello
che hai detto chiuda una sorta di cerchio e inoltre le tue parole mi hanno att
ivato ancora quel pensiero
a Ragnatela che facevo all'inizio e che in realtà tu l'hai già detto, io lo
già detto in parte ma ci
tengo proprio sotto l'inearlo perché è un punto centrale di questa convers
azione, spesso quando
contenuti come questo ril, come questo podcast ci fanno sentire a disagio o ci
mettono in discussione
come genitori, la prima reazione che abbiamo è defenderci, ci sentiamo attacc
ati, ci sentiamo giudicati,
come se qualcuno ci stesse dicendo che stiamo sbagliando e allora reagiamo, ci
rigidiamo, magari rispondiamo
sulla difensiva, mandiamo quel messaggio, poco gentile su Instagram, commento,
eccetera eccetera,
ma a volte quel disagio è un segnale, forse toglierei a volte, il disagio è
sempre un segnale,
magari è il segnale che, forse, una parte di noi sente che qualcosa potrebbe
essere fatto in modo diverso,
o che avrebbe potuto essere fatto in modo diverso, come dicevo all'inizio,
magari una parte di noi
sente che ci sarebbe spazio per un cambiamento, ma quel cambiamento ci spaventa
e quindi lo rifiutiamo,
e spesso questo succede anche per via dell'educazione che abbiamo ricevuto molt
i di noi sono
cresciuti in contesti in cui mettersi in discussione e qui valeva a essere smin
uiti, a essere giudicati, a essere
a volte anche magari ritenuti esagerati, però noi qui, noi genitori di questa
generazione, abbiamo la
possibilità di fare una cosa diversa, possiamo scegliere di guardare in modo
più oggettivo alla scomodità
che sentiamo in alcuni messaggi, e possiamo fermarci proprio lì in quella scom
odità, su quella
panchina del disagio dove sentiamo disagio, e possiamo chiederci, cosa mi sta
dicendo davvero questa
sensazione? Sento attrito perché secondo i miei valori quel messaggio è sbag
liato, o forse sento
attrito perché secondo i miei valori è proprio così che avrei voluto fare, e
magari non l'ho fatto
perché non avevo ancora gli strumenti o non avevo ancora cambiato mentalità
su questo punto.
Educare a lungo termine e crescere come genitori non significa fare tutto nel
modo giusto, ma significa
rimanere disponibili a rimetterci in discussione, e questo vale per il cellul
are, ma vale per tantissime
altre scelte educative, forse per ogni scelte educativa di cui parliamo sulla
tela nell'educazione
a lungo termine. Se un contenuto ci attiva possiamo usarlo come uno specchio,
invece che come un nemico,
possiamo chiederci cosa ci smuove, possiamo chiederci cosa temiamo di perdere,
se gli diamoretta quel
contenuto, e cosa magari invece vorremmo costruire in modo diverso sulla base
di quel contenuto?
Spero che questo vi risuoni perché risuana sempre tantissimo con me e in tant
issime conversazioni che ho
con le famiglie teliste su tutta la tela. Vi ricordo ancora una volta che
questi mesi sono dedicati
proprio alla tecnologia sulla tela, quindi usciranno tantissimi nuovi contenuti
, se state facendo fatica con
la tecnologia infamiglia con gli skermi, con la gestione degli skermi, venite
sulla tela.com troverete
non solo strumenti, non solo contenuti che vi guideranno ma anche una comunità
a vostro supporto.
Anche per oggi è tutto, spero di aver piantato qualche semino, vi do appunt
amento al prossimo
episodio di educare con calma, vi ricordo che se volete commentare potete farlo
sulla tela.com/podcast
cercando il numero dell'episodio oscrivendo il titolo nella barra di ricerca.
Venite a unirvi alla conversazione. Gratis, arricchisce e ci fa sentire tutti i
meno soli.
Non mi rimane che augurarvi buona giornata, buona serata o buona notte. A
seconda di dove siete nel mondo.