Preferiti dei bambini

273. Videogiochi: come introdurli con consapevolezza | con Giulia Dall’Aglio

In questo episodio di Educare con calma affronto il tema dei videogiochi e di come introdurli in famiglia con consapevolezza e gradualità. Lo faccio con il supporto di Giulia Dall’Aglio, la nostra persona di riferimento per il benessere digitale, attraverso un estratto di una diretta su La Tela in cui abbiamo riflettuto insieme su paure, limiti e potenzialità legate ai videogiochi.

12 giugno
6 risposte
19 min

Parto dalla mia esperienza personale con Oliver ed Emily e parliamo di ciò che dicono studi e ricerche sui benefici del digitale: i videogiochi, se scelti e accompagnati con cura, possono diventare uno strumento interessante per sviluppare soft skills e competenze come problem solving, creatività, pensiero critico, autonomia e fiducia in sé. Possono anche aprire spazi di relazione e condivisione. 

Approfondiamo anche i possibili rischi: dall’importanza di aspettare il più possibile prima di introdurre i videogiochi – scegliendo poi contenuti adatti all’età – fino al tema della frustrazione, dei limiti e di come accompagnarli senza trasformarli in terreno di conflitto. Condividiamo infine alcuni spunti pratici per una preparazione più consapevole all’introduzione dei videogiochi in famiglia.

:: I punti salienti dell'episodio:
00:00 Introduzione e benvenuto
01:25  La mia esperienza con Oliver ed Emily
02:20 I benefici dei videogiochi
03:50 Rischi e giochi adatti
04:53 Consigli sui primi videogiochi
07:26 Perché è meglio iniziare con i videogiochi 2D?
09:40 Prerequisiti e tolleranza alla frustrazione
11:16 Quando è troppo presto
13:36 Come introdurli in famiglia
14:37 Perché è importante proporre più varietà di videogiochi
18:35 Riflessioni finali e saluti

:: Potete trovare Giulia:

:: Nell'episodio menziono:

Conosci l'ospite

Giulia Dall'Aglio – Consulente benessere digitale
Trascrizione

Benvenuti e benvenute a un nuovo episodio di educare con calma, come avrete not
ato dal titolo
oggi parliamo di digitale e tecnologia. Lo facciamo spesso sulla tela perché
il benessere digitale
nostro ed ai nostri figli è uno dei pilastri dell'educazione a lungo termine
ed è anche uno
degli argomenti su cui riceviamo più domande da parte dei genitori. Per farlo
oggi ti offro un piccolo
strato di una diretta con Giulia d'Allaglio che è la nostra persona di rifer
imento per il benessere
digitale sulla tela. Le dirette sono conversazioni che offriamo alla comunità
di tutta la tela perché
non lo sapesse, questo è il nostro abbonamento mensile o annuale che include
il percorso per
educare a lungo termine, tutte le nostre masterclass focus, le guidenti tabu,
le dirette con le
professioniste appunto e anche tutti contenuti per l'infanzia, dalle lezioni di
disegno, allo yoga,
dalle attività stampabili, alle audio storie della nostra Besseler, non la che
parla, ma non mi
di lungo oltre e vi lascio all'ascolto. Vorrei fermarmi un attimino sui videog
iochi perché, a
me è sempre appassionato, a me è sempre affascinato quest'idea che tu insegni
benessere
d'equilibrio digitale alle famiglie e sei una grandissima appassionatissima
utilizzatrice dei
videogiochi e delisatere proprio nacce in una nedotominia, nedotopersonale che
noi, quando abbiamo
introdotto i videogiochi nella vita dei nostri figli, Oliver aveva 8 anni e Mil
ine aveva 6 per
me, Mili era troppo piccola, Oliver invece aveva un età che poteva gestirlo e
poi noi erano pronti,
noi ci sentivamo abbastanza pronti per gestire questa nuova tecnologia. Quello
che è successo però è
che comunque ci abbiamo messo, io penso un buon 6 mesi, anche un pochino di
più, a prendere questa
decisione da quando Alex mi ha proposto l'idea mostrando mi centinaia di miglia
ia di studi dei
benefici dei videogiochi e io la mia risposta era "no, no categorico" e poi
piano piano informando,
mi lavorando anche sume stessa, eccetera, sui miei confini personali, sul cap
ire come volevo gestire
questo ospite, sono arrivata al OK, introduciamo. C'è anche una bella domanda
che ti faccio poi dopo, ma
prima vorrei chiederti, poi detto OK, voglio sentirmi pronta, ma voglio che mio
figlio lo ricordi, ma
sicuramente voglio che i videogiochi facciano parte della vita di mio figlio.
Perché? Ma partiamo dal
presupposo che io penso che sia una delle invenzioni migliori che l'essere um
ano abbia mai creato, ma proprio
ci sono tanti studi probabilmente Alex tra questi telia alcuni teliapportati
che dimostrano che i
videogiochi, a livello di benessere personale proprio ti possono migliorare l'
umore, potenziano tantissime
funzioni cognitive dal problem solving, al pensiero critico, alla creatività e
le persone e a maggior ragione
i ragazzi che giocano i videogiochi potenziano sentirsi competenti, tu sei
competente in qualcosa e
questo chiaramente alimenta la tua ostima e ne hanno tremendamente bisogno agli
adolescenti, per i
adolescenti di oggi, ma anche l'autonomia, perché davvero può sembrare imposs
ibile perché non ha mai
video giocato, ma acquisici delle capacità, hanno tevoli che siano soft skills
, ma che siano anche
proprio funzioni cognitive, oltre a favorire le relazioni perché adesso noi
sappiamo che le varie
comuniti per i ragazzi non è neanche più tanto WhatsApp, non è neanche più
tanto Telegram,
come per noi, ma sono questi videogiochi dove poi conoscere altre persone, c'è
Roblox, c'è Minecraft,
c'è League of Legends, ce ne sono tantissimi, ci sono chiaramente anche tanti
rischi a cui dobbiamo
stare attenti e imprimi, per mettere a un soft skills giocare a dei giochi ad
atti alla sua età, cosa che
adesso non succede spessissimo, ma il gioco è tantissimo, però è molto
difficile, devo dire, per chi non
ha mai video giocato è molto molto difficile scegliere un video gioco ad atto
all'età, noi, per esempio,
ci eravamo proprio semplicemente lanciati con Animal Crossing, perché ci piace
va l'idea che fosse,
non ci fosse violenza, che si costruisse qualcosa, che ci fosse come dire una
sorta di problem solving,
ma anche proprio una sorta di creazione, quindi una sorta di creazione di
qualcosa, e allo stesso tempo ci
piaceva anche che ci fosse molta lettura, perché noi facciamo homeschooling,
quindi lì dovevano proprio
leggere ed devo dire che su quello ha funzionato alla grande, nel senso che dav
vero hanno la loro
capacità di lettura, è nato a qui, praticamente in pochissimo, in pochissimo
tempo, e magari su due piedi,
così magari difficile, però con quali video giochi tu a pregresti il mondo,
video gioco, a tuo figlio?
- Allora, anche qui dipende da tantissime cose tra cui va belletà, chiaramente
, ma anche la tipologia
di il temperamento di nostro figlio che tipo di persona abbiamo davanti, e un
po' lo possiamo
già capire anche in base ai video giochi che preferisce o che noi cerchiamo di
evitare che lui guardi,
perché magari sappiamo che lo attivano un po' troppo. E' chiaro che ha ad una
certa età 10 o 9, 10
anni inizio una chiederti sempre i soliti, 4 titoli, perché ci giocano tutti,
però comunque fa parte
- Quali sono? - Fortnite, Brawl Stars, Minecraft, Minecraft va benissimo, però
per esempio ci sono
dei giochi da 7 anni, perché poi c'è la classificazione Peggi, dove ti dice
da che età può andare
bene un video gioco, poi ti dice se c'è qualche contenuto di violenza, di sess
ualità o altri temantiche,
però per esempio anche Zelda, per se te lo ricorri, perché anche quando erav
amo piccole, adesso è
ricominciata la saga e stanno facendo dei giochi veramente stupendi, c'è un
minimo di violenza, in fact,
e dai 7 anni in su, non si vede mai sangue, non è una violenza cruda netta
reale, però comunque c'è
link che è questo personaggio che deve andare a salvare la principessa Zelda
che i mostri con la
spada, perché vuole vedere fare fuori, no? Certo, un tipo di violenza probabil
mente diversa da quella
che mi ha appena descritto, mio figlio sta mattina perché gli ho chiesto, ma
che cosa è Fortnite?
Perché mi ricordo che lui me ne vava parlato, no? E mi ha detto, ma lo visto
dei miei amici stavano
giocando l'altro giorno, e me l'hanno fatto vedere, cioè ci sono persone che c
'è molta violenza, ma
ha detto, a te non piace, ma ma c'è molta violenza, ma ha detto? No, la
persona non c'è violenza come in un
film di azione dove vedi le persone che si sparano e moio, non è violenta e
carcunio, ma
c'è una persona con la pistola la spada. Sì, c'è, ma infatti è 12 più,
perché ora c'è
due di 13 anni riesce perfettamente a comprendere, un bimbo di 6 o 7 fa più
fatica, quindi chiaramente,
sì, comunque i titoli poi sono questi, c'è anche Minecraft che va molto di
moda e questo
estupendo, secondo me potrebbe piacerti molto e potrebbe piacere anche ai tuoi
figli perché devi
proprio creare, esplorare mondi, c'è se voi vai semplicemente modalità cre
azione e stai di
accostruire tutto il tempo, quindi con lo piace molto, ma anche se un bimbo non
ha mai iniziato,
inizierei con i giochi due di classici, perché già iniziare, giocare i video
giochi per
loro un'esperienza, non è che per forza dobbiamo cominciare con Mario Party,
Mario Carti, sono
stupendi, sono divertentissimi, però i primi mesi, perché non cominciare con
Pac-Man o altri giochi,
a cui eravamo abituati anche noi, anche perché bisogna sempre considerare il
livello di frustrazione
anche se è un bambino piccolo e difficile anche solo coordinarsi, ma in video,
comunque la frustrazione,
la crea ed è un ottima palestra per gestire la frustrazione, ma se noi part
iamo dal livello troppo alto,
io lo provato due mesi fa quando ho detto come marito una sera, ci siamo esili
e abbiamo detto adesso
ricominciamo a giocare anche agli esports che è un poche non ci gioco, non mi
piacciono tanto,
però volevo a giocare a calcio, quindi abbiamo scaricato feccia adesso schiavo
il vecchio FIFA,
abbiamo provato a giocare, io giocavo, la FIFA 98 ci giocavo ero anche forte e
sono impazzita,
dopo 10 minuti non riuscivo neanche a passare la palla, e ho provato esatt
amente la stessa sensazione che
secondo me provo un bambino la prima volta che gli dà un gioco, un gioco, un
gioco, e tutti sanno giocare,
lui no, chiaramente è un senso di frustrazione un po' trotto elevato che poi
è alimentato dal voler
continuare a giocare, quindi non ti dira mai no, basta non giocare, io l'altro
giorno non giocare,
però volta li ho detto che questo gioco lo possiamo regalare, per me in t'ac
qua, il bambino non te lo dice,
perché comunque sui amici ci gioca e noi lui deve imparare ma cosa sta prov
ando dentro di seno,
quindi anche solo per abituare le video giochi come funzionali, e inizio non
hanno bisogno di tanto,
ci sono anche dei giochi, c'è un gioco bellissimo per la PlayStation che si
chiama Flowers, tu sei un fiore,
ed devi andare in giro, devi solo spostare il tuo joystick in giro, devi andare
a prendere altri fiori,
e c'è una bellissima con la nostra sonora, la grafica estupenda, non devi fare
un adicolo,
fatie tra più, lo potrebbe fare anche un bambino di tre anni se e non ci sareb
bero contro indicazioni a parte,
appunto, dopo dover spegnere, eh! - Esatto, esatto, devi per quelle tra l'altro
,
esatto, io penso che sia anche per quello, no? L'età sia dipendente molto
dalla capacità di tolerare la frustrazione,
non solo nel gioco ma anche quando puoi il dispositivo si spenia, noi per
esempio questo lo abbiamo notato,
che te mi ho figlio Oliver avessavuto sei anni quando la prima volta che ha gi
ocato, probabilmente non sarebbe
stato lo stesso, perché ha un livello tolleranza della frustrazione più basso
di sua strada,
e invece così sei Emily, Otto Oliver per noi è andata bene, perché comunque
noi da sempre lavoriamo
sulla tolleranza della frustrazione, sulla tolleranza al gestire la crisi
quando si presenta, che bisogna
spegnere lo schermo, quindi ecco, se non abbiamo mai lavorato su questi fattori
, quindi non abbiamo mai fatto
educazione digitale prima, ci ritroviamo ecco un attimino, magari iniziamo da l
ì iniziamo da queste
educazioni digitale prima, ok, gestiamo la crisi, capiamo come cosa succede,
notiamo cosa succede quando
spegniamo un cartone, iniziamo proprio da queste piccole cose per poi arrivare
al video gioco.
Hai capito la tv, c'è sa per gestire la tv, diciamo, secondo me deve essere un
pre-requisito, c'è
tuo figlio in grado di spegnere la tv, dopo che ha guardato il numero di epis
odi che avete deciso, non
sempre, non ci aspettiamo che sia sempre in grado di farlo e non sbagli mai,
però più delle volte si, allora, ok, puoi
iniziare a pensare se tu sei pronta, perché comunque la tv ha un livello di
attrazione importante, mai
video giochi, c'è su un altro livello proprio, un altro mondo, ecco, è un po'
la domanda calda, no? E troppo
presto a sei animi, allora posso dire io e poi tu puoi dire quello che vuoi,
sei libera di dirlo, io
sono sempre della stessa idea, c'è se possiamo rimandare un po' più in la qu
alsiasi introduzione alla
tecnologia a facciamolo, perché alla fine è un nostro desiderio, allora non
manca qualcosa che non
conoscono, esattamente io la penso quale io sono stra, convinta e vorrei propor
re questa ricerca a
un università che i bambini, se non gli lo proponitù, non ti chiedono niente
vegetale fino a gli 8-9 anni.
E lo chiedono perché lo vedono da altri? Sì, e prima degli 8-9 anni anche se
lo vedono da altri, magari
te lo chiedono, ma quando tu gli dici, non è ancora il momento, va bene,
perché nella mia famiglia ti fa così,
dopo poi chiaramente dobbiamo considerare anche delle relazioni tra pari e
fatto che comunque cominci
a voler dire anche la tua, e quello che dice la tua mamma non è oro che cola,
lo metti anche un po'
in discussione prima chi dopo, quindi è tutto nella norma. Però all'inizio
siamo veramente noi che
gli lo proponiamo, perché che bello sarebbe fare ci nemmeno insieme tutte cose
che ho provato io sulla
mia stessa pelle e le capisco e non ci niente di male nel propone cartoni, ho a
un certo punto anche
video giochi, però davvero loro ci lo chiedono, vediamo se possiamo aspettare,
ci sarà un momento proprio che
non potremmo più dire, che chiaro, adesso non devo per forza introdurlo, int
rodurli, e se si può
aspettare sempre meglio. Anche il mio figlio me li chiede da quando era ancora
la scuola dell'infanzia,
perché sui amici giocavano anche se su come guarda ogni genitori giocaremo,
però ovviamente abbiamo
sempre parlato insieme, io ho un ripiano, cioè ho un movimento con quattro rip
iani, pieno di console,
ce li ho tutte, e il mio figlio li ha sempre viste, non tutti i giorni ma sp
esso mi chiede, ma io quando
poi giocare tu, io ti guardo, io ti guardo giochi tu, no? No, non è ancora il
momento, ma lui non è che
dopo ha un accrisio, lui lo sa, perché sa che arriverà con un momento, lo ved
egli, lo ha sempre detto,
io ho detto che non vedo l'ora di giocare insieme a lui, ma io ha anche spieg
ato che, però adesso ci
sono altre priorità, comunque il tempo è quello. Quando la introdurrai, tu
come la introdurrai sono curiosa.
Ma allora in realtà ci devo ancora pensare, perché lo vedo ancora abbastanza
lontano, però l'idea si
ho una piccola console Nintendo, e penso di partire da lì, perché comunque il
mio figlio conoscere
Super Mario, perché noi abbiamo dei quadri in casa con Super Mario e ci sono
farvi capire,
ma quindi conoscere personaggio e secondo me giocare ai primi giochi potrebbe,
per lui potrebbe essere
divertente, partire da quei giochi lì, e poi cerco di capire che tipo di gioc
atore è, perché anche
quello tanto. Non c'è un giocatore giusto, un giocatore sbagliato, ognuno di
noi ha più peculiarità,
però magari c'è quello più competitivo, quello più collaborativo, quello
che vuole solo esplorare,
quello che vuole risolvere delle sfide, quello che vuole risolvere degli ennich
imi, quello che
vuole uccidere tutti. Dopo anche in base un pochina le sue preferenze, l'import
ante è quando ti
ventra un pochino più grande, diciamo, alla secondare di primo grado più o
meno, che comincia da avere un
ventaglio completo delle possibilità, non ci sono solo quei tre giochi di cui
volano tutti, c'è il
mondo dei videogames, è veramente vastissimo, e vorrei che piano piano ricon
oscesse tutti, infatti anche
a scuola adesso vorrei proporre dei lavoratori sui videogiochi proprio per far
capire che ce ne sono
tanti. Usciamo dallo schema in cui ci siamo incanalati un po' tutti, poi è
chiaro che ci sono dei giochi
che prendono molto di più, ok, però vuoi mettere poter scoprire quanti altre
possibilità ci sono.
Anche per me, è un po' come con le emozioni, se rimaniamo incanalati in quelle
tre quattro felice
triste e arrabbiato, ci perdiamo tutto un mondo emotivo che invece possiamo es
plorare. Ma un po' anche
come per i libri, i libri dell'infansi, di più per bambini adolescenti, quasi
tutti conosciamo i
10 titoli storici che vanno benissimo sono stupendi, però dietro c'è
veramente un'immensità che può favorire
ancora di più scono me lo sviluppo di altre capacità nei nostri fili. La var
ietà è sempre una
risposta corretta secondo me. Sì, tra l'altro, sapisolo che io ho scritto
Masterclass Focus, cioè questo è il mio appunto.
Il video game? Quello che hai detto adesso sì, Giulia faccio una masterclass
sui video giochi. Ma io ho
fino a finito una formazione adesso per diventare Edu Gamer che è una nuova
figura, dai duccacore con i
video giochi, c'è entrando in relazione con i ragazzi, ma è realtà anche con
le persone adulte perché il
video game ti fa entrare in quel flow che ti permette poi di aprire ti e di
parlare con le altre persone
in modo nesco. Veramente c'è una quantità di possibilità dietro i video gio
chi che non sono solo
giochi. Detto che il gioco in sé è una strategia incredibile per entrare in
relazione, ma il gioco
fisico, il gioco da tavolo, il gioco di carta e il video gioco chiaramente r
ientro nella categoria quindi. Certo,
tra l'altro non chissà, non prometto nulla, ma i miei figli è da tanto tempo
che mi dico, ma ma perché
non provienti tu a giocare? Dico sempre, ma noi non ho mai giocato ai video gio
chi, cosa mi metto adesso a giocare ai
video giochi? Però guarda con questa conversazione mista e quasi facendo ven
ire la voglia almeno di
provare ci sono anche dei giochi di coppia che potrebbero rientrare nei tuoi
ultimi discorna, sono stupidi,
pocce nello che si chiama "it takes to", che si gioca in due e anche quello di,
cioè imparare a
comunicare, a collaborare per arrivare all'obiettivo, siete seduti uno di fian
ca all'altro e state
giocando insieme con due personaggi, però nello stesso gioco è riuscire a
comunicare verbalmente per
arrivare un obiettivo e comunque mi piace, mi piace questo guarda. Sto giusto
cercando un nuovo
divertimento con Alex, quindi chissà che magari non possa essere un, magari
per quanto farai la
master class avrò anche un'esperienza da raccontare, chissà. Ascolta, io devo
passare invece, devo perché non voglio,
voglio cercare di rispettare un po' i tempi, mi piacerebbe approfondire questo
discorso sui video
giochi, ma credo che dovrà essere fatto con contenuti a posta. E oggi quello
che volevo fare era
lasciare proprio una sorta di indicazioni alle famiglie e penso che questo che
abbiamo detto finora possa
già in stradare un pochino, magari chi stava pensando, sono pronta, non sono
pronta, chi stava
pensando, il momento non è il momento, le t'aggestano, le t'aggestano. E anche
con le 2-3
indicazioni che abbiamo dato su proprio sul primissimi giochi secondo me pot
rebbe essere valido.
Spero che queste riflessioni ti siano state utili e che magari le userai per
testere i tuoi
pensieri eragnatela, come li chiamiamo noi sulla tela. Ti ricordo che tutte le
nostre dirette con le
professioniste sono gratis per tutti e tutte, la registrazione invece è dispon
ibile soltanto
per chi ha l'abbonamento. Se vuoi recuperare la registrazione della diretta
completa la trovi nei
contenuti corrrelati di questo episodio su la tela.com/podcast, basta cercare
il numero dell'episodio,
scrivere il titolo nella barra di ricerca. E litra le altre cose poi anche trov
are altri contenuti
relazionati e perfino commentare. Lo dico spesso entrare nelle conversazioni,
significa anche metterci in
gioco nel lavoro che stiamo facendo di educazione a lungo termine. E poi anche
portare i dubbi e le
tue domande in una comunità che sta facendo il tuo stesso lavoro spesso e vol
entieri ti aiuta.
Perché solleva quel senso di solitudine che noi genitori che duchiamo lungo
termine spesso proviamo e a
volte te le risolve anche quei dubbi e quelle domande, anche perché a risp
ondere sono anche le nostre
professioniste. Però oggi è tutto, non mi rimane che augurarvi buona giornata
, buona serata o buona
notte, a seconda di dove siete nel mondo. Ciao ciao!

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Ester    30 giugno

Ho cercato questo contenuto nel momento in cui a mia figlia,6 anni, è stato appena regalato da esterni il suo primo "Laptop educativo", quelli bilingue con schermino semplice con pixel giganti. Lei fa piccoli giochi sul nostro telefono una volta al mese per 15 min massimo in nostra presenza, queste sono le regole. Ora ha una cosa sua, come gestire, mettere regole, routine ecc? Grazie Tela ❤️

Giulia Dall'Aglio    1 luglio

Team esteso

Ciao Ester,
grazie a te per essere qui a domandarti come procedere!
Prima di tutto ti chiedo: come ti senti di fronte a questo regalo ricevuto? Ricordati che se tu reputi che tua figlia non sia ancora pronta oppure se senti di non essere pronta tu a gestire questo strumento, nulla vieta di fare un passo indietro e rimandare l'utilizzo di questo laptop. Non siamo obbligati a proporre attività digitali, come non siamo obbligati a lasciare un dispositivo perchè è stato regalato.
Se sei serena e positiva a riguardo, data la giovane età della tua bimba, l'ideale sarebbe definire una strategia con gli adulti di riferimento con cui passa il suo tempo. Una strategia che includa modalità (dove può usare questo dispositivo?), tempistiche, contenuti e tutto quello che ti viene in mente e che faccia stare sereni gli adulti e, al contempo, permetta a tua figlia di fare questa esperienza.
Oltra alla definizione della strategia (che io solitamente chiamo "piano") è molto importante anche dedicarsi all'osservazione delle reazioni a questo piano: quali effetti ha sulla tua bimba l'utilizzo di quel dispositivo? Questo è il punto più delicato che spesso dimentichiamo ma che è davvero molto importante. Se vediamo che il piano non sta funzionando bene, lo andiamo a modificare, in accordo con la tua bimba, portandole esempi specifici che ci hanno portato a pensare che possiamo integrare il digitale nella nostra quotidianità in modo più efficiente. L'idea da portare avanti è sempre quella che siamo noi a scegliere come il digitale entra nella nostra casa e non vogliamo che peggiori le nostre giornate.
Se vuoi, fammi sapere come procede!

Un abbraccio,

Giulia

Ester    5 luglio

Grazie mille Giulia. Devo dire che, grazie anche al confronto con nostra figlia, abbiamo capito che lei è pronta a questa gestione dell'ospite e noi siamo altrettanto pronti a dargli il benvenuto. Abbiamo incluso il laptop nel tempo dedicato agli schermi, per noi lo schermo è stato quasi solo la tv fino ad ora, ne abbiamo parlato con lei molto serenamente e senza troppi discorsi. Risultato è che, dopo una settimana, ha chiesto solo un paio di volte di usarlo e ha fatto due tre giochini, come pattuito. Abbiamo avuto conferma che sia noi che lei siamo pronti a includere l'ospite a casa nostra e ti ringrazio per il sostegno.

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Elisa    12 giugno

Insegnante

Seguo con interesse La Tela da molti anni e apprezzo il lavoro che svolgete. Proprio per questo mi ha sorpreso leggere una posizione che sembra guardare con favore all'utilizzo dei videogiochi in bambini e ragazzi in età evolutiva, perché mi pare in parte distante da una visione educativa di lungo periodo ispirata ai principi montessoriani.

Credo che il tema meriti particolare attenzione. La letteratura scientifica più recente riconosce l'esistenza del Gaming Disorder, una condizione inclusa nella classificazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Inoltre, diversi studi hanno evidenziato associazioni tra uso problematico dei videogiochi e difficoltà quali peggior rendimento scolastico, isolamento sociale, sintomi depressivi, ansia sociale e altri problemi emotivi.

È anche utile ricordare che il settore videoludico è un'industria globale che genera decine di miliardi di euro di fatturato ogni anno e che molte aziende investono ingenti risorse nello studio dei meccanismi che aumentano coinvolgimento, permanenza e fidelizzazione degli utenti. Questo non significa che i videogiochi siano necessariamente dannosi, ma suggerisce prudenza quando si parla di strumenti progettati per catturare l'attenzione, soprattutto in una fase della vita in cui il cervello è ancora in sviluppo.

Per questo motivo penso che il dibattito possa beneficiare del confronto con autori che si occupano da anni di educazione e sviluppo infantile. Tra le letture che ritengo interessanti segnalo Esci da quella stanza di Alberto Pellai, che offre spunti utili per riflettere sul rapporto tra giovani e tecnologie digitali.

Naturalmente il confronto su questi temi è complesso e merita di essere affrontato considerando sia i possibili benefici sia i rischi documentati dalla ricerca.

Giulia Dall'Aglio    15 giugno

Team esteso

Ciao Elisa,

innanzitutto grazie per questo contributo articolato e per la cura con cui hai sollevato la questione perché, per quanto mi riguarda, ma credo di portare anche il pensiero di Carlotta e del team, è esattamente il tipo di confronto che riteniamo prezioso e utile.

Da genitore e insegnante condivido le preoccupazioni che esprimi. La prudenza che invochi nei confronti di strumenti progettati per catturare l'attenzione è più che legittima. Con questa risposta voglio provare a portare anche una prospettiva differente, non certo per smentire i rischi documentati, ma per restituire al tema la complessità che merita.

Il Gaming Disorder esiste e, come giustamente dici anche tu, l'OMS lo ha incluso nella classificazione ICD-11 nel 2019. Tuttavia la stessa letteratura scientifica che lo descrive stima che riguardi una percentuale piuttosto contenuta di giocatori, c’è chi parla del  3-5% e chi, invece, arriva fino al 10% a seconda dei criteri diagnostici usati e dalla popolazione studiata, ma soprattutto riconosce che spesso si associa a condizioni preesistenti come ansia, depressione o difficoltà relazionali, che il videogioco amplifica ma raramente causa da solo. 

La distinzione tra abuso/uso inconsapevole e uso consapevole non è per niente marginale, anzi, è esattamente il cuore della questione educativa.

Sul versante dei benefici, la ricerca degli ultimi anni offre dati che vale la pena considerare. Uno studio pubblicato su JAMA Network Open nel 2022, nell'ambito del progetto Adolescent Brain Cognitive Development (il pdf è scaricabile e se ti interessa te lo posso inviare!) che analizza il legame tra l'uso intensivo di videogiochi e le capacità cognitive in un ampio campione di bambini di 9 e 10 anni. Attraverso l'uso della risonanza magnetica funzionale,  hanno osservato che chi usa i videogiochi a quell’età mostra una maggiore efficienza nella memoria di lavoro e nel controllo degli impulsi rispetto ai coetanei che non giocano. Nonostante i vantaggi cognitivi rilevati siano statisticamente significativi, lo studio evidenzia una correlazione tra il gioco prolungato e un incremento di problematiche legate alla salute mentale, come l'ADHD e la depressione anche se, come dicevo sopra, essendo uno studio trasversale, i ricercatori non possono sapere se siano i videogiochi a causare problemi di salute mentale, o se, viceversa, siano i bambini con problemi preesistenti (o in via di sviluppo) a essere maggiormente spinti verso l'uso dei videogiochi.

Potrei citarti anche altre ricerche in merito ma questo non perché voglia dimostrare che “i videogiochi non fanno male” ma perché credo che sia importante avere il quadro completo delle informazioni.

Tutto questo non significa che qualsiasi videogioco, in qualsiasi quantità e a qualsiasi età, sia neutro o benefico, anzi. Personalmente quando parlo di videogiochi, non mi riferisco a Fortnite nè Brawlstars, come a nessun altro dei videogiochi gratuiti con dinamiche simili a quelle dei giochi d’azzardo. Ne parlo tantissimo in classe e soffro nel vedere che, spesso videogioco significa esclusivamente Fortnite, oppure Roblox o, al massimo, Fifa.

Tornando a noi, la variabile decisiva non è lo strumento in sé, ma il contesto in cui viene usato: la presenza degli adulti, la scelta dei contenuti, il tempo dedicato, l'equilibrio con le altre esperienze di vita. Il mio obiettivo principale è quello di riuscire a dotare i genitori e le persone in generale, di quelle competenze e capacità che permettano loro di comprendere che se un videogioco è pensato per smartphone/tablet ed è gratuito (o costa molto poco), l’azienda che lo produce ha considerato un ritorno economico di altro tipo come dati, attenzione e acquisti in-game. Da videogiocatrice ti posso dire che è difficile staccarsi anche da un videogioco molto ben fatto e per console ma questo per la bellezza del gioco e per il benessere che si prova giocando. 

Mio figlio ha un’età e delle competenze di gestione digitale che mi fanno pensare che potrebbe essere pronto per questo passo ma ho deciso, e lui ha accettato serenamente questa decisione, che per il momento può aspettare perchè so che avrebbe meno tempo da dedicare ad altre attività che ama. Quando li introdurremo ci saranno regole chiare e, soprattutto all’inizio, il videogioco sarà un momento di socialità collettiva in famiglia e con gli amici,non un’esperienza solitaria.

Spero di aver dato nuovi spunti di riflessione utili, ovviamente il dibattito rimane aperto e io sono sempre disponibile.

Il libro di Pellai che citi è una lettura utile e accessibile ma suggerisco di affiancare anche i contributi della ricerca empirica più recente, che restituisce un quadro più sfumato. Ti posso citare, se interessa, il libro Vite Extra di Soriani, ma anche Playing Future di Bocci e Del Fante e alcuni libri di Matteo Lancini in cui parla di videogiochi e invita ad interrogarsi su come distinguere un uso adattivo dei social e dei videogiochi da un sintomo di malessere o dipendenza (mi sembra ne parli nel libro Figli di Internet ma non ho modo ora di verificare). 

Potrei andare avanti a scrivere sul tema per altre mille righe ma rischio di annoiare. Sottolineo di nuovo che la mia non vuole essere un’opera di convincimento e ogni genitore sa cosa sia meglio per i propri figli, oltre al fatto che se uno strumento non ci rende sereni è giusto sia farsi domande sia pensare di posticiparne l’utilizzo il più possibile. La mia idea è quella di togliere quella patina di paura che, a volte, non ci fa scegliere in tranquillità. Con i giusti criteri, l’esperienza dei videogiochi può essere molto gratificante e dare tanto a chi la vive.

Un abbraccio,

Giulia

Rosalba    17 giugno

Team La Tela

Ciao Elisa,

grazie per il tuo commento e per la cura con cui hai condiviso la tua prospettiva. 💜

Non so se già sai che questo episodio è un semino, un estratto da una diretta su La Tela in cui abbiamo affrontato il tema in modo molto più ampio e approfondito con Giulia Dall'Aglio , che è la nostra persona (e professionista) di riferimento per il benessere digitale della famiglia.

Hai avuto occasione di partecipare? Le dirette su La Tela sono accessibili a tuttə perché ci sta a cuore che il confronto su temi come questo sia il più ampio e aperto possibile.

Ed è vero quello che dici: è un tema complesso e importante. Proprio per questo, informarsi il più possibile è uno dei modi migliori per accompagnare i nostri figli. Spesso abbiamo più paura di ciò che non conosciamo; più comprendiamo sia i rischi sia i benefici, più possiamo essere il capitano della barca anche su questi temi.

I nostri figli si avvicineranno a questo mondo, prima o poi, e anche in questo caso la preparazione del genitore è la chiave di volta per affrontare le scelte con più strumenti, consapevolezza e serenità.

Abbiamo ripristinato delle modifiche non salvate.
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