Quante ore di schermi guardano i tuoi figli?
In questo episodio di Educare con calma vi apro la porta sulle nostre scelte familiari legate al digitale e lo faccio partendo da una domanda che mi viene fatta spesso: quante ore di schermi hanno a disposizione Oliver ed Emily a settimana?
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Note dell’episodio
Vi parlo di schermi passivi e attivi e di come il loro uso, nella nostra famiglia, è cambiato nel tempo: da una presenza molto limitata, all’introduzione dei videogiochi, fino a un piccolo budget di tempo settimanale dedicato all’intrattenimento, nel tentativo di trovare un equilibrio sostenibile per tuttə.
Da qualche mese Oliver ed Emily ci hanno chiesto più tempo per i videogiochi, perché l’ora a disposizione non era sufficiente per entrare davvero nel gioco e progredire, soprattutto facendo pause di molti giorni tra una sessione e l’altra.
Ne abbiamo parlato e abbiamo scelto di provare a lasciar loro più libertà sul tempo di videogioco, osservando la capacità di autoregolazione e lavorando sul riconoscere i segnali di limite. È stata un’esperienza che ci ha portato nuove domande, qualche fatica e la necessità di rimettere mano ai confini.
:: Nell'episodio menziono:
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Benvenuti e benvenute a un nuovo episodio di educare con calma. Oggi faccio un altro di quegli episodi a La Tela, ormai dobbiamo chiamarli così perché sono episodi in cui mi siedo e vi racconto qualcosa che ho in mente senza davvero avere una struttura. Di solito mi piace di più avere una struttura, una scaletta di quello che vi racconterò. Per chi conosce il podcast dall'inizio non avevo mai scalette.
Poi ho iniziato piano piano a fare le scalette perché mi rendevo conto che era anche più efficace proprio per le tempistiche del podcast e anche per me per registrare mi aiutava a focalizzarmi. E poi invece piano piano sto tornando un po' all'inizio. Forse è un po' la nostalgia dei momenti del mio piccolo blog. Quando La Tela era ancora un piccolo blog, era ancora la tela di Carlotta. Forse è un po' nostalgia di quei momenti.
Mi viene voglia a volte di sedermi e parlarvi di nuovo, così come mi capita. Quindi oggi voglio rispondere a una domanda che mi fate spessissimo, a cui ho già risposto in alcuni contenuti sul sito, ma è una domanda che continua ad arrivare. Ok, piccola premessa. Io e Alex su questo abbiamo visioni un po' diverse. Io sono molto rigida. Lui è un po' più flessibile.
Io direi molto flessibile, ma lui dice un po' più flessibile. Perché? Perché una delle più grandi tematiche o delle più grandi motivazioni che mi porta Alex, e magari dovrò invitarlo a fare un episodio con me, a favore degli schermi, è che lui mi dice Io quando ero piccolo non ho mai avuto limiti sugli schermi, sull'uso degli schermi ed è per questo che sono riuscito a portare avanti questa mia capacità, questa mia passione e ho creato una carriera sull'uso degli schermi.
Perché non avevo limiti. Potevo semplicemente continuare ad imparare e affinare le mie capacità. Chiaramente passavo tantissimo tempo davanti allo schermo. Per me il contro argomento, come si dirà in italiano non lo so, che noi viviamo in un mondo digitale oggi molto diverso da quello che ha conosciuto Alex da bambino.
È vero, c'era già l'online, c'era già l'internet, eccetera eccetera, ma in realtà il mondo del digitale non era così presente, non vedevamo bambini con il cellulare nel passeggino per strada, non vedevamo bambini, tutti i bambini con il cellulare a tavola. Il digitale era presente, esisteva, ma non era una presenza così onnipresente.
E quindi capisco quello che mi dice Alex, ma per me e per gli studi che io conosco, per le ricerche, le statistiche, come funziona il cervello, eccetera eccetera, io mi sono sempre sentita di stare più sul lato della rigidità. Quindi, oggi non vi porto studi, non vi porto statistiche, non vi porto nient'altro che la nostra esperienza.
Con questa piccola premessa vi racconto che per tantissimi anni i miei figli non hanno guardato nessun tipo di schermo. Se guardavano schermi, di solito erano magari un documentario che guardavamo insieme, un documentario a settimana. Magari era un episodio di Curious George a settimana, curioso come George.
Oggi, se fosse dieci anni fa, otto anni fa, magari guarderei Bluey con loro, un episodio a settimana. Questo era il nostro accordo, cioè non era un accordo, era qualcosa che facevamo e che è sempre stato, diciamo, abbastanza naturale per noi. Perché sapevamo che introdurre lo schermo avrebbe poi portato a più fatica.
E quindi abbiamo sempre deciso insieme di posticipare, posticipare, posticipare, posticipare. Quando Oliver, mi sembra, aveva otto anni ed Emily sei, abbiamo regalato loro due console. Nintendo, queste per giocare ai videogiochi, non chiedetemi che cosa sono. Se mi sente Giulia dall'Aglio si mette le mani tra i capelli.
Va bene, abbiamo regalato queste console perché ci siamo detti vogliamo offrire ai nostri figli schermi che non siano solo passivi. Oltre agli schermi che noi stavamo già creando sulla Tela, perché le lezioni di disegno, le lezioni di yoga, oggi abbiamo lezioni di musicalità, di cucina, di kamishibai.
Sono tutti schermi che noi chiamiamo attivi. Quindi volevamo aumentare gli schermi attivi e non diminuire perché erano già pochissimi, ma non aumentare gli schermi passivi. Schermo passivo è quello che stai a guardare passivamente così come uno zombie, come un couch potato. E lo schermo attivo invece è uno schermo che usi il corpo per fare qualcosa che vedi sullo schermo e quando spegni lo schermo ti rimane una skill, un'abilità.
Ti rimane magari un flow di yoga, ti rimane la capacità di disegnare un cane piuttosto che un gatto o fare una piccola attività. Ecco, questi sono schermi attivi. O magari noi abbiamo anche tutorial di origami, ti rimane la capacità di ripetere quell'origami anche dopo aver spento lo schermo. Questi sono schermi attivi.
Quindi abbiamo deciso che ogni tanto i bimbi potevano usare uno schermo attivo, che fosse il videogioco, che fosse una video lezione su La Tela. Non sto a entrare nel tema di com'è andata quando abbiamo comprato le Nintendo, perché è una storia che ho raccontato anche nel mio libro Cosa sarò da grande.
Chi ce l'ha può andare a rileggerlo nel capitolo relativo, che mi sembra si intitoli Metti la tv in cantina. Vabbè, non mi ricordo il titolo del capitolo, ma è il capitolo relativo al digitale. Ok, un paio di anni fa abbiamo introdotto, quindi quando Oliver aveva 9 anni ed Emilia aveva 7 anni, abbiamo introdotto il budget degli schermi di intrattenimento.
Quindi abbiamo deciso un numero di ore a settimana in cui loro potevano usare schermi di intrattenimento. Schermi di intrattenimento sono schermo passivo, un documentario, un cartone, un film d'animazione, schermo attivo, videogioco, lezione di disegno, eccetera eccetera. Abbiamo deciso un numero con il quale io mi sentivo a mio agio, che sono tre ore a settimana.
Quindi tre ore a settimana divise così: un'ora e mezza di film o documentario, o un'ora di film o documentario, e un'ora, un'ora e mezza di videogioco. Da qualche mese Oliver ed Emilia ci hanno detto che avrebbero piacere di avere un po' più tempo nella giornata del videogioco, perché vogliono avere il tempo di entrare nel videogioco, di passare livelli.
E quell'ora che avevano non bastava, non bastava mai, perché stavano imparando. Tutte le volte poi passava una settimana, quindi dovevano rimparare come si muovevano i personaggi, eccetera eccetera. Poi a volte passavano anche due settimane o tre settimane, perché quando siamo in posti pieni di natura, eccetera eccetera, a volte si dimenticano anche di guardare gli schermi.
E quindi volevano avere un pochino più di tempo, ce l'hanno chiesto, io e Alex ne abbiamo parlato, e abbiamo deciso un qualcosa di diverso. Un po' fuori dalla mia zona di comfort, ma deciso perché abbiamo, come dire, sentito che potevamo fidarci. E poi anche perché volevamo capire qual è il loro limite.
Quindi abbiamo detto loro, ok, il giorno in cui giocate al videogioco potete giocare quanto volete. Quanto volete non significa tutto il giorno, ma significa mettere in atto tutte le cose che abbiamo imparato in questi anni. Quindi quando cominciate a sentire gli occhi che bruciano, quando cominciate a pensare, uh, stiamo giocando da tantissimo tempo, però vogliamo continuare, ecco quello è il cervello che noi chiamiamo addictive.
Quindi abbiamo parlato con loro e abbiamo appunto rispiegato tutti questi piccoli segnali. E abbiamo detto, quando voi sentite questa sensazione di aver già passato tanto tempo davanti allo schermo, ma di volerne di più, è lì che dovete fermarvi. Perché è lì che voi state riconoscendo, sentendo il limite, ma state decidendo di andare oltre.
E questa tra l'altro è una cosa di cui parliamo anche per noi adulti con le serie televisive. Io per esempio, nei periodi di molto stress, una mia abitudine è fare binge watching, quindi guardo episodi di serie televisive a ruota. Ed è una cosa che sto imparando anch'io a tornare indietro. Quindi racconto la mia esperienza e racconto quanto sia difficile riuscire a staccare e quanto sia importante riconoscere quel momento in cui dici wow, questo è veramente, è troppo, ho già passato un limite, e fermare e spegnere.
Ed è uno split second, è proprio un secondo che prendi quella decisione, ma quella decisione fa tutta la differenza. Quindi ecco, abbiamo parlato con loro di tutto questo e per alcuni mesi ha funzionato effettivamente. Abbiamo notato che naturalmente verso le tre ore, tre ore e un quarto, tre ore meno un quarto, cioè due ore e quarantacinque, smettevano.
Poi però, a un certo punto, hanno cominciato con un 15 minuti in più, una mezz'ora in più, finché qualche settimana fa sono arrivati alle cinque ore, cinque ore di fila. Per me questo è off limits, per me questo è un chiaro segnale che qualcosa sta succedendo e che loro stanno evitando di ascoltare quel limite, di agire sulla base di quel limite che sentono.
Perché noi gli abbiamo anche chiesto, voi lo sentite quel limite? Hai avuto oggi quella sensazione di questo è troppo? E loro ci dicono sì. E allora gli diciamo, è lì che avresti dovuto spegnere. E non ci arrabbiamo, o almeno proviamo a non arrabbiarci. Io di solito Alex è molto più tranquillo in questa conversazione, io invece sono un po' più, come dire, agitata in questa conversazione, perché per me è una slippery slope.
Cioè bisogna mantenere questo lavoro, continuare a fare questo lavoro con i nostri figli perché è un attimo che perdiamo il controllo degli schermi, no? E quando lo perdiamo diventa veramente difficile tornare indietro. Non impossibile. Tra l'altro su questo abbiamo anche una masterclass di Silvia D'Amico in cui Silvia ci parla proprio di come tornare indietro quando vediamo dipendenza.
Quindi abbiamo avuto questa conversazione e adesso siamo in quel cercare di capire come fare, come gestire questa nuova situazione. Anche perché da qualche settimana ci hanno chiesto possiamo cambiare lo schermo passivo, possiamo cambiare il film con un videogioco? Noi abbiamo detto sì, perché no? Puoi cambiare lo schermo passivo con un videogioco.
Loro conoscono anche la differenza tra schermo passivo e schermo attivo, eccetera, eccetera. Tutto questo fa parte dell'educazione digitale, al benessere digitale che facciamo da quando avevano due anni. Quindi calcolate che sono conversazioni già molto avanzate. Se state iniziando vi consiglio di andare nella nostra categoria del percorso per educare a lungo termine che parla proprio di schermi e lì trovate il framework per iniziare questo lavoro.
Quindi calcolate che queste sono conversazioni, vi sto parlando di un livello, del nostro livello, di un livello che forse potrebbe essere più avanzato di quello che state sperimentando a casa vostra. Quindi siamo in questa fase di decidere con loro, insieme a loro, perché non è... io a volte perdo la pazienza e mi arrabbio un po' se loro passano un limite, però in realtà non serve arrabbiarsi, anzi, arrabbiarsi peggiora le cose.
Andare invece a parlare con loro, con empatia, dicendo guarda che ti capisco, se spegnere la televisione è difficile 5, questo lo dice Giulia Dall'Aglio in uno dei suoi contenuti, Giulia Dall'Aglio è una delle nostre persone di riferimento per il benessere digitale sulla Tela, se spegnere la televisione è difficile 5, spegnere un videogioco è difficile 50, chiudere Instagram è difficile 500.
Quindi ci sono diversi livelli ed è questa conversazione che stiamo avendo adesso con loro e stiamo cercando appunto di trovare quella collaborazione, perché l'educazione a lungo termine significa proprio guardare la relazione che abbiamo e trovare il punto d'incontro. Non sono io contro i miei figli, siamo noi insieme contro un problema.
In questo caso il problema, tra virgolette, è capire quante ore di schermo sono valide e come fare per fare in modo che io mi possa fidare di loro, perché poi io gli ho detto: "Oliver, Emily, quando io mi fido di voi e so che voi riconoscete quel limite, lo sentite dentro, lo sentite negli occhi che bruciano, nella testa che magari fa un po' male, eccetera, eccetera", e lo rispettate e agite sulla base di quel limite che sentite, quando io so questo, io non ho più bisogno di controllare il vostro tempo degli schermi, perché posso fidarmi.
Chiaramente con ogni schermo che aggiungiamo, quindi televisione una cosa, videogioco un'altra, quando ci saranno i social, telefono, eccetera, eccetera, tra un milione di anni sarà un'altra cosa ancora. Quindi ecco, il lavoro non finisce, ma c'è una fiducia che cresce. La fiducia non può crescere se c'è solo controllo, se ci sono solo regole.
La fiducia cresce soltanto se c'è collaborazione, se entrambi stiamo collaborando per risolvere un problema. Quindi oggi la nostra sfida sarà proprio riuscire ad avere questa conversazione senza far sentire loro che li stiamo privando di qualcosa, ma allo stesso tempo riducendo un po' quello che è il tempo degli schermi settimanali.
Perché cinque ore davanti a un videogioco per me non è accettabile. Soprattutto se vorrebbero poi un altro giorno in cui guardano magari un documentario, magari guardiamo un film in famiglia, non è accettabile. Almeno per me, per i miei standard, non è accettabile. Quindi sto cercando di far capire loro che io li incontro a metà.
Cioè sono flessibile, sto sviluppando sempre più flessibilità perché loro crescono, la mia fiducia cresce, loro mi dimostrano che sono più responsabili, quindi la mia fiducia cresce eccetera eccetera. Ma allo stesso tempo so che è un lavoro che dobbiamo fare insieme. Io aggiungo flessibilità ma anche loro devono aggiungere flessibilità.
E se aggiungere un po' di flessibilità significa ridurre un pochino quello che è diventato il loro, come dire, default di ore settimanali, Allora lì c'è bisogno di questa collaborazione. Ci sarà un po', anzi c'è stata già un pochino di disregolazione, di agitazione quando ne parlavamo, soprattutto da parte di Oliver.
E questo ci fa capire che questa conversazione richiede un pochino più di tempo. Però sono molto orgogliosa, sono molto, orgogliosa non è una parola che mi piace, sono molto soddisfatta di noi come famiglia perché stiamo riuscendo ad affrontare queste conversazioni, sia io che Alex, sia noi che con i bambini, in maniera più matura, emotivamente, in maniera più sostenibile, ritrovando la calma se la perdiamo per strada.
Tipo bricioline che perdiamo per strada, c'è sempre un pochino meno di calma, man mano che andiamo avanti con la conversazione la calma diminuisce. Allora poi ci fermiamo tutti e facciamo un reset e diciamo ok, riproviamoci. Sono molto soddisfatta di noi e vi terrò aggiornati. Non so esattamente come evolverà, ma sicuramente adesso le opzioni sono o tornare al budget di tre ore, che è un budget facile da mantenere e magari usare tutte le tre ore per il videogioco, oppure mantenere un film in famiglia magari, oppure anche tra loro due da soli, perché a me onestamente di guardare i Minions non me ne frega niente, quindi preferisco che se li guardino loro da soli.
E anche lì flessibilità, ultimamente sto cercando di essere un po' più flessibile nel lasciare che scelgano loro il contenuto da guardare, se è adatto alla loro età. Per esempio se mi dicono voglio guardare Harry Potter, gli dico e magari anche no. Quindi mi sono persa in un'altra ragnatela di pensieri e vedete perché ho bisogno della scaletta, perché mi perdo nelle mie ramificazioni della ragnatela e poi succede questo.
Non importa, avete capito un pochino quello che stiamo facendo, la sfida in cui siamo in questo momento, vi terrò aggiornati. Nel frattempo se vi va di raccontarmi la vostra esperienza potete farlo nei commenti a questo episodio, che trovate su latela.com barra podcast, cercate il numero dell'episodio oppure scrivete il titolo nella barra di ricerca del sito.
Mi piace davvero tanto quando condividete con noi i vostri aneddoti, i vostri pensieri, le vostre riflessioni. Tenete sempre a mente che questo non è un episodio di informazione né di formazione, è un episodio in cui vi apro la porta sulla mia famiglia, sulle nostre scelte. Quindi non sono entrata nel dettaglio di tante conversazioni che andrebbero puntualizzate, non sono entrata nel dettaglio di tante decisioni che hanno un grandissimo background, di tante decisioni che non sono state prese così schioccando le dita, ma l'ho fatto proprio perché avevo voglia di sedermi e parlarvi, proprio come facevo all'inizio. A volte mi manca quello, mi manca poter essere spontanea e da quando La Tela è cresciuta così tanto sento che a volte la spontaneità si è un po' persa e voglio ritrovarla, voglio ritornare lì.
Quindi grazie per la vostra pazienza, grazie per non puntare il dito, se avete domande, curiosità, portatemele. Però appunto con curiosità e non con dita puntate o con giudizio. E unitevi alla conversazione, perché unirsi alla conversazione fa sentire meno soli e noi genitori che educhiamo a lungo termine abbiamo tantissimo bisogno di sentirci meno soli.
Tra l'altro è proprio per questo che abbiamo creato una stanza settimanale sulla Tela in cui i genitori possono trovarci. È gestita dalla nostra capo ambassador Chiara e una volta a settimana, adesso al momento è al mercoledì alle 12.30, 12.30, 13.30, aperta a tutti. Andate, parlate, condividete. Escono sempre tantissime conversazioni interessanti, quindi forse non ve l'avevo mai detto neanche sul podcast ed è una cosa che invece secondo me è molto bella.
Per oggi è tutto, non mi rimane che augurarvi buona giornata, buona serata o buonanotte, a seconda di dove siete nel mondo. Ciao ciao!
Per continuare
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