271. Sei il primo bullo di tuo figlio (ma c'è speranza)
In questo episodio di Educare con calma affronto il tema del bullismo attraverso una prospettiva scomoda ma essenziale: e se il primo luogo in cui bambinə imparano a normalizzare certe dinamiche fosse proprio dentro casa?
Parto da una riflessione sulla definizione concreta di bullismo e sui tre elementi che lo caratterizzano – intenzionalità, squilibrio di potere e ripetizione nel tempo – per poi spostare lo sguardo sulle relazioni quotidiane tra adulti e bambinə. Le urla, le minacce e il sarcasmo sono spesso modalità educative che abbiamo involontariamente interiorizzato e che riproducono le stesse dinamiche che vorremmo insegnare a nostrǝ figliə a riconoscere e contrastare fuori casa.
Quando unə bambinə cresce in un contesto in cui esprimersi passa attraverso la paura, la pressione, la svalutazione, l'umiliazione, farà più fatica a riconoscere che qualcosa non va quando un coetaneo usa la stessa dinamica. Se è successo anche a voi, non è una colpa e non siete solǝ: allontanarsi da schemi che abbiamo interiorizzato richiede tempo, consapevolezza e pratica.
E quando ci capita di urlare, minacciare o usare comportamenti che non rispecchiano il tipo di relazione che desideriamo costruire con nostrǝ figliə, abbiamo a disposizione uno strumento prezioso: la riparazione.
Infine vi racconto del progetto Bullismo su La Tela, nato per portare questa conversazione non solo nelle famiglie, ma anche nelle scuole, attraverso una masterclass pensata per genitori e insegnanti e una masterclass Jr specificamente pensata per bambinə e ragazzə.
:: Nell'episodio menziono:
Benvenuti e benvenute a un nuovo episodio di educare con calma.
Oggi parliamo di bullismo attraverso una lente scomoda di grei e alla fine di
questo episodio
vi racconterò di un progetto che è nato, un po' per caso un po' no, proprio
sul bullismo
e che sta arrivando non solo a genitori e insegnanti ma anche direttamente a b
ambini e ragazzi
nelle scuole e nelle famiglie.
Venne parlo alla fine di questo episodio e spero che ci arrivate perché per me
è davvero
importante raccontarvi di questo progetto ma prima vi chiedo di fare uno sforzo
di cambio
di mentalità essenziale e allo stesso tempo molto scomodo vi chiedo di riflett
ere sul
fatto che quando parliamo di bullismo abbiamo la tendenza a cercarlo fuori casa
nel cortile
della scuola, nel gruppo whatsapp dei compagni, in quel bambino a procheudo vir
golette difficile
che tormenta gli altri ed è giusto guardare lì ovviamente perché quel bull
ismo esiste
e reale e non possiamo ignorarlo ma c'è un posto che guardiamo molto meno sp
esso e
che ha un impatto enormemente più grande ed è dentro casa nostra.
E come ti ho già detto quello che sentirai oggi forse lo troverai scomodo da
sentire
ma allo stesso tempo ti assicuro che uno dei punti di svolta più importanti
non solo nel
lavoro sul bullismo ma anche nell'educazione a lungo termine e nella genitorial
ità che ha
i scelto perché se sei qui ha i scelto un tipo di genitorialità che è un po'
diverso
da quella tradizionale, va ad odrite al punto noi genitori siamo spesso i primi
bulli
dei nostri figli, lo so, è faticooso da accettare se lo senti per la prima
volta magari senti
un senso di rifiuto in questo momento quindi se ti sembra troppo concediti di
fermare qui
l'episodio per un attimo fare qualche respiro e poi tornarci tra un pochino.
Tutto questo non lo dico per farti sentire in colpa, non lo dico per aggiungere
un altro
peso all'ozzaino che già ti porti in spalla, lo dico perché quando io lo ho
capito davvero
permessato un prima e un dopo, per capire perché lo dico dobbiamo partire da
una definizione.
Il bullismo, tecnicamente, si riconosce attraverso tre criteri, c'è un'azione
intenzionale, c'è
uno squilibrio di potere tra chi la compie e chi la subisce e c'è una ripet
izione nel
tempo, tre criteri, teniamoliamente se vuoi approfondire c'è anche un articolo
sul blog che
ti lascio nei relazionati di questo episodio sulla pagina della tela.
Adesso pensa l'ultima volta che hai minacciato tu a figlia, se non fai x non
hai y, azione intenzionale?
Sì, squilibrio di potere? Decisamente sì, tu sei il genitore, lei la bambina,
la differenza
enorme, ripetizione? Beh, quante volte lo facciamo?
Ma oppure pensa l'ultima volta che hai alzato la voce in modo sproporzionato,
che hai detto
qualcosa di pungente, che hai usato il sarcasmo come arma, o che hai umiliato
per un errore?
Non lo facciamo per cattiveria, lo facciamo perché è quello che abbiamo visto
, quello che
c'è stato fatto, quello che ancora troppo spesso consideriamo normale nel
rapporto tra genitori
e figli perché appartiene a un'educazione tradizionale che ha gerarchia e ob
bedienza al centro
e che molti di noi hanno ricevuto interiorizzato come l'unico modo possibile di
stare in relazione.
Ma quando queste dinamiche si ripetono nel tempo, perché le consideriamo
normali,
introduciamo esattamente il terzo elemento del bullismo e quindi ce li abbiamo
tutti i tre i criteri.
Quando io lo realizzato è stato un mal di cuore, anche nel mio libro racconto
di quella volta in cui
ho orlato torreggiando su mio figlio Oliver, una di quelle hurla che partono
dalla stanchezza
accumulata, dalla frustrazione, dall'incapacità di gestire le mie emozioni, di
ascoltare i segnali
del mio corpo e lui si raccoperto la faccia con le sue manine.
Quelle manine davanti agli occhi sono rimaste, scolpite dentro di me, non posso
dimenticarle,
perché quel gesto mi ha mostrato qualcosa che in realtà non volevo vedere, ma
che avevo bisogno di vedere,
che il modo in cui reagivo in certi momenti creava in mio figlio esattamente la
stessa risposta di difesa
che vediamo nei bambini che subiscono qualcosa di molto in giusto fuori casa,
per mano di persone che non hanno a cuore il loro bene.
E li ho capito che non potevo continuare a guardare il bullismo solo fuori casa
e fare finta che dentro casa non esistesse.
Questo non significa che sei un bullo come persona, separe la persona dal
comportamento lo insegno nel mio percorso
per educare a lungo termine, significa che alcune modalità che usiamo con i
nostri figli
replicano a volte le stesse dinamiche del bullismo.
E quando queste dinamiche diventano l'ambiente quotidiano della relazione, i b
ambini le interiorizzano come normali,
un bambino che cresci in un contesto in cui esprimersi passa attraverso la pa
ura, la pressione, la svalutazione,
l'umiliazione farà, ovviamente, più faticari, conoscere che qualcosa non va
quando un coetano
usa lo stesso schema con lui.
Anzi, ho un esempio perfetto.
Durante il tour del mio libro "Cosa sarà da grande", mi è rimasta in pressa
una storia che mi ha raccontato un papami sembraferenze.
Sua figlia era tornata a casa un giorno e gli aveva detto con quella natora le
zza che hanno i bambini quando ti dicono cose enormi, come se niente fosse,
papà la maestra urla fortissimo quasi tutti i giorni.
Il papai era rimasto di sasso, aveva scritto nel gruppo WhatsApp della classe
chiedendo agli altri genitori se anche i loro figli avessero notato qualcosa di
simile.
Su trenta bambini solo tre avevano riferito ai genitori che la maestra urlava.
Trenta bambini nella stessa classe con la stessa maestra nelle stesse giornate
e 27 di loro non avevano detto niente.
Perché? Perché quello schema "ye" familiare?
Perché quando lo vivono, giorno dopo giorno, in casa, in qualche modo dentro
di loro si forma qualcosa che dice
è così che funzionano le relazioni quando sei più piccolo e l'altro è più
potere.
E così è così che funzionano le relazioni anche con le persone che io amo e
che dicono di amarmi.
Per questo, il primo passo nel lavoro sul bullismo non è insegnare ai nostri
figli cosa fare quando si troveranno in una situazione difficile, quello viene
dopo.
Il primo passo è iniziare a osservare con maggiore onesta ciò che accade
nelle nostre interazioni quotidiane con loro.
Chiaramente non si tratta di smettere di urlare e non si tratta di smettere di
usare tutti i comportamenti da bullo dal giorno alla notte.
Sarebbe bello se si potesse fare, ma purtroppo trenta a quarent'anni di abitud
ine, perché ti ricordo che tu ed uchi come sei stato educato,
non si cancellano in così poco tempo, ma si tratta di iniziare a nominare
quello che succede a notarlo, a osservarlo e a riparare quando serve.
Riparare è una delle parole che uso più spesso e voglio ricordarti anche oggi
che cosa intendo con riparare.
Riparare non vuol dire scusarsi in modo performativo, con quel tono afflitto
che in realtà scarica il peso emotivo sul figlio.
Riparare vuol dire tornare sul momento quando stie tutti calmi e dire a tuo fig
lio, a tua figlia qualcosa di vero,
nominare l'impatto del nostro comportamento e prenderci nella responsabilità.
Prima, orlato e urlare non va bene. Probabilmente ti ho fatto paura, impatto e
mi dispiace molto.
Sto ancora imparando a mostrare la rabbia in modo diverso e la prossima volta
voglio proprio provare a mostrarti un comportamento diverso.
Ci metti quindici secondi, sembra piccolo, ma ha un impatto enorme, perché
insegnato o figlio che le relazioni possono attraversare momenti difficili
che possiamo sbagliare e allo stesso tempo che esiste la possibilità di prend
ersi la responsabilità di quello che sia fatto.
Gli insegna anche che il potere, che tu hai come genitore, non rende giusto qu
alsiasi comportamento e questo è esattamente quello che vogliamo che capisca
quando si trova fuori casa,
con qualsiasi figura autorevole e con qualsiasi autorità.
So che questo episodio può lasciare un senso di peso, l'idea di essere anche
in piccola parte, il bulldo del proprio figlio della propria figlia,
è uno di quei mal di cuore di cui parlo nel mio libro, è una consapevolezza
che brucia nel petto, ma io ho imparato che le consapevolezze che brucia non
nel petto sono spesso quelle che aprono le porte più importanti.
Quindi non ti sto chiedendo di portarti addosso la colpa, ti sto chiedendo di
portare uno squadro diverso a questa conversazione,
perché nel momento in cui riesci a vedere queste dinamiche puoi smettere di
normalizzarle e smettere di normalizzarle dentro casa e il modo più potente
che abbiamo noi genitori di interrompere il ciclo anche fuori casa.
Il mondo non si cambia un bambino alla volta, il mondo si cambia un adulto alla
volta.
E se tu sei qui, stai ascoltando, stai cercando e questo conta già moltissimo,
e visto che so che questo episodio lascia un peso voglio lasciarti anche un po'
di speranza, controbilanciare quella sensazione.
All'inizio ti ho parlato di un progetto che è nato un po' per caso e un po' no
, e in realtà molto no, perché nel mio cuore era presente da tanto tempo il
desiderio di creare contenuti che parlassero direttamente a bambini e ragazzi.
E poi un giorno ci ha scritto un insegnante chiedendoci proprio questo, dicendo
che sarebbe stata felice di portare i nostri contenuti sul bullismo nella sua
scuola ai ragazzi direttamente.
E voilà, io e tutto il team, ci siamo subito messi al lavoro ed è nata la
prima Masterclass Junior, un video di 24-25 minuti dedicato a parlare di cosa
è il bullismo e adare a bambini e ragazzi strumenti efficaci per gestirlo.
E io ti invito a vedere questa Masterclass proprio con i tuoi figli, già dai 7
-8 anni è una conversazione che può avere uno spazio.
Insieme a quell' insegnante abbiamo poi creato il progetto bullismo, la tela
per le scuole, che comprende sia le Masterclass per i genitori e insegnanti
bullismo come prena vigarlo in famiglia e auto-stima, la fai brillare o la spen
i, perché anche il discorso sull'auto-stima estrettamente relazionato quello
sul bullismo.
E queste Masterclass le hanno viste genitori e insegnanti riuniti, sia la
Masterclass Junior, togli potere ai bulli, che gli insegnanti e le insegnanti
hanno guardato ognuno con la propria classe.
Abbiamo ricevuto feedback veramente meravigliosi, abbiamo addirittura ricevuto
la richiesta di poterla dare ad alcune famiglie, qui figli erano a casa nel
giorno in cui l'anno vista in classe, perché questi bambini volevano vedere la
, volevano capire di quello di cui stavano parlando tutti gli altri bambini e
quindi questo ci ha fatto molto sorridere.
E spero che dia un po' di speranza a voi proprio come la data a me, a noi del
team, vi chiedo quindi di aiutarci a diffondere questo lavoro, proponete questo
progetto nella vostra scuola, dite a un insegnante, di scriverci per organizz
arlo, potete scrivere a ciao chioccelatela.com.
Chiaramente tutto questo è gratuito per le scuole e ogni Masterclass comprende
anche la guida per l'insegnante che contiene una bellissima struttura con attiv
ità pensate per il post-visione, proprio per creare occasione di approfond
imento, di condivisione e piccoli giochi ed esercizi per praticare quello che i
bambini hanno visto, i bambini ragazzi hanno visto.
E se voi genitori che mi ascoltate avete l'abbonamento a tutta la tela, prend
etevi qualche ora per guardare queste Masterclass e ritagliate quei 24 minuti
per guardare la Masterclass Junior insieme ai vostri figli.
Vi ricordo che tutti questi contenuti sono inclusi nell'abbonamento a tutta la
tela che comprende anche tante altre risorse per parlare di questa tematica. Se
volete approfondire e guardare tutta la nostra offerta anti-bullismo, andate su
la tela.com/bullismo.
E per oggi questo è tutto. Grazie a chi è arrivato fino qui, il tempo che mi
dedicate non è assolutamente mai scontato e grazie anche a chi deciderà di ai
utarci a diffondere questo progetto, perché l'educazione la cambiamo solo tutti
e tutte insieme.
Se volete commentare e unirvi alla conversazione, fare domande, potete farlo
sulla pagina di questo episodio.
Sulla tela.com/podcast cercando il numero dell'episodio oppure sulla tela.com
andando nella lente di ricerca escrivendo il titolo dell'episodio.
Non mi rimane che augurarvi buona giornata, buona serata o buona notte. A
seconda di dove siete nel mondo. Ciao ciao!