Bullismo: cos'è davvero (e cosa non è)
Tre criteri per riconoscerlo, come parlarne in famiglia e gli strumenti per affrontarlo prima ancora che succeda.
Su La Tela riceviamo spesso messaggi di genitori preoccupati per episodi spiacevoli di bullismo a scuola.
Una bambina torna da scuola in lacrime, perché durante la ricreazione le amiche non l’hanno fatta giocare con loro; un bambino viene sminuito da un adulto per un errore fatto in classe; un gruppo decide di non invitare un compagno a un gioco.
«È bullismo?», ci chiedono.
Tutte queste situazioni possono essere bullismo. Ma possono anche non esserlo.
Dare a ogni episodio spiacevole l’etichetta di «bullismo» rischia di non costruire strumenti validi per affrontarlo: da un lato separa le persone in bulli e vittime (che non giova né all'autostima né alla capacità di affrontarlo) e dall’altro ci allontana dalla capacità di riconoscere il vero bullismo, quando accade.
Questa è una differenza sostanziale: ecco perché su La Tela ti invitiamo a conoscere il bullismo per saperne parlare con i nostri figli e possibilmente (pre)navigarlo insieme.
Cos'è davvero il bullismo
Come parlare di bullismo con i figli, come rispondere quando succede, come prepararli prima ancora che succeda… tutto questo deve partire da basi stabili.
Un comportamento è bullismo solo quando sono presenti tre elementi contemporaneamente.
- La persona lo fa apposta: non è un incidente, sceglie proprio di trattarti così.
- C'è uno squilibrio di forza o di potere: chi agisce ha una posizione di forza rispetto all’altrǝ, che può essere fisica, anagrafica oppure relazionale, come nel caso di un gruppo che si muove compatto contro un singolo bambino.
- La ripetizione nel tempo: un episodio isolato (come l'esclusione dal gruppo in un gioco), per quanto spiacevole, non è bullismo.
È solo quando questi tre elementi – intenzionalità, squilibrio di potere e ripetizione – sono presenti insieme che possiamo parlare davvero di bullismo; se anche solo uno di questi manca, è importante non utilizzare questa parola.
Perché è importante parlare di bullismo
C’è un aspetto che spesso sottovalutiamo: il bullismo è sempre faticoso da vivere, ma diventa davvero pericoloso quando un bambino si trova ad affrontarlo da solo. Sapere di poter contare su un adulto può fare la differenza tra una bambina che riesce a uscire dal loop e una che, invece, si lascia consumare dagli eventi.
Proprio per questo, avviare attivamente questa conversazione in famiglia non è allarmismo, ma una forma concreta di protezione.
Su La Tela crediamo che avviare le conversazioni «difficili» sia non solo possibile, ma, con gli strumenti giusti, anche qualcosa che si può imparare a fare con naturalezza.
Proprio per questo sul bullismo abbiamo creato due masterclass dedicate: una rivolta a genitori e insegnanti; e una pensata per essere guardata direttamente da bambinǝ e ragazzi – insieme a loro.
Per i bambini, sono normali le conversazioni che noi adulti normalizziamo.
Carlotta Cerri
Più delle parole, conta il tono con cui ne parliamo: un tono calmo, quotidiano, simile a quello con cui spiegheremmo perché si mette la cintura in macchina. Non è necessario dire tutto subito né fare un discorso perfetto; è una conversazione che si costruisce nel tempo, tornando sull’argomento, aggiungendo pezzi e accogliendo le domande quando emergono.
1 copione per avviare la conversazione in famiglia
Uno dei miei copioni preferiti per iniziare questa conversazione è questo: non va usato tutto insieme, può essere intercalato da pause per aspettare le domande.
💬 «Hai mai sentito parlare di bullismo? [Se sì] Che cosa sai del bullismo? [Se no] Tante persone pensano che il bullismo sia quando qualcuno ti tratta male o ti esclude dal gruppo. In realtà quello capita a tutti, ogni tanto. È capitato anche a te, a volte? [aspetta la risposta e parlatene] Il bullismo, invece, è quando succede più volte e noti che la persona o il gruppo lo fa apposta e ti fa sentire impotente, come se non potessi fermarlo. Ti è mai capitato di vedere qualcosa di simile? O sentirlo nel tuo corpo?».
2 passi per iniziare il lavoro
Su La Tela crediamo che per iniziare qualsiasi lavoro si debba partire dalla mentalità. Ti proponiamo, quindi, di indossare due lenti attraverso cui osservare questa conversazione.
1. Riconosci che siamo i primi bulli dei nostri figli
Non basta guardare fuori casa: dobbiamo portare lo sguardo dentro le relazioni che viviamo con loro. Qui emerge una consapevolezza scomoda: gli stessi criteri che definiscono il bullismo – intenzionalità, squilibrio di potere e ripetizione – spesso si ritrovano anche nella relazione genitore-figliǝ.
Quando utilizziamo minacce o punizioni; quando la relazione si basa su gerarchia e obbedienza e quando questi schemi si ripetono nel tempo, stiamo entrando in dinamiche che sono proprio quelle del bullismo e che rischiano di essere normalizzate. E ciò che viene normalizzato in casa diventa più difficile da riconoscere fuori, lasciando i bambini con meno strumenti per accorgersi che qualcosa non va o per reagire.
Solo quando interiorizziamo questo possiamo smettere di normalizzare quelle dinamiche e iniziare a cambiarle.
💬 «Poco fa ho urlato ed è un comportamento sbagliato [responsabilità]. Immagino di averti fatto paura [impatto]. Mi dispiace, la prossima volta cercherò di parlarti con gentilezza anche se sono arrabbiatǝ [intenzione]»
Questa riparazione ha un impatto profondo: mostra ai bambini che anche gli adulti sbagliano e che trovarsi in una posizione di «potere» non rende giusto qualsiasi comportamento. E insegna anche che le relazioni possono attraversare momenti difficili e che ci si può prendere la responsabilità del proprio comportamento e scegliere diversamente.
2. Credi a tuǝ figliǝ
«Mia figlia mi ha raccontato che l'insegnante le ha colpito forte il popò. L'insegnante dice di no. A chi credo?».
Credi a tua figlia.
Qualsiasi sia la sua esperienza, qualsiasi persona coinvolga, la cosa più importante è accoglierla senza giudizio, anche quando ci sembra confusa o esagerata, evitando di minimizzare, giudicare o cercare subito di aggiustare la situazione.
💬 «Sono felice che tu me lo stia raccontando, ti credo».
Credere a nostrə figliə significa offrire un porto sicuro in cui cercare rifugio, che è più importante di qualsiasi soluzione immediata.
Non possiamo evitare che i nostri figli incontrino difficoltà relazionali, ma possiamo far sentire loro, nel modo in cui li ascoltiamo e rispondiamo, che possono sempre venire da noi a raccontare come si sentono. Se invece minimizziamo o non crediamo a ciò che ci dicono (magari perché una figura autorevole dice il contrario), questo spazio si indebolisce: presto è probabile che smettano di raccontarci ciò che vivono, anche quando è una cosa difficile come il bullismo.
🌱 Questo non significa pensare che i nostri figli ci diranno sempre la verità (mentire è un passaggio evolutivo): significa mostrare loro che noi gli crederemo sempre. Una cosa non esclude l'altra: possiamo credere alle loro parole e allo stesso tempo lavorare sull'importanza della verità e sulla fiducia che la verità genera a due corsie.
3 strumenti per affrontare il bullismo
Nelle due masterclass sul bullismo trovi molti strumenti pratici per avviare fin da subito questo lavoro. Qui ti offriamo una pennellata di tre.
1. Usa libri e cartoni
Su La Tela sappiamo che la preparazione è la chiave di volta in molte situazioni della genitorialità: il bullismo non fa eccezione. Libri e film per l’infanzia offrono molte occasioni per aprire questa conversazione, quando impariamo a riconoscere nei comportamenti dei personaggi ciò che ci interessa portare alla luce, e lo mostriamo ai nostri figli.
💬 «Gli orchi sanno di far soffrire gli umani, ma per loro è normale e alcuni lo trovano persino divertente. Quando una persona tratta male un'altra solo perché è più grande, ha più potere o è più forte, si chiama bullismo».
🌀Tutte le «Storie spaziali per maschi del futuro» di Francesca Cavallo sono incluse in Tutta La Tela e ognuna include una guida per avviare le conversazioni difficili.
2. «Se succedesse a me, io…»
Mostrare una scena di bullismo in un libro, film, notizia o racconto può diventare un momento di riflessione usando la frase «Se qualcosa così succedesse a me, io…»: puoi immaginarti protagonista e raccontare emozioni, reazioni e a chi chiederesti aiuto. Con bambinǝ più grandi puoi anche chiedere: «Se succedesse a te, che cosa faresti?».
🌀Trovi questo strumento approfondito nella masterclass Focus «Bullismo: come (pre)navigarlo in famiglia», inclusa in Tutta La Tela.
🌱 Se hai aneddoti, raccontali: condividere aneddoti vulnerabili della tua infanzia spesso aiuta i bambini non solo a portarti la loro vulnerabilità, ma anche a scoprire che il disagio fa parte dell'esperienza umana – e a non temerlo.
3. Usa una voce sicura
💬 «La voce sicura è un modo per creare i tuoi confini e dire cosa ti va bene e cosa non ti va bene. Non garantisce che il comportamento del bullo finirà, ma allenarti ad usarla ti permetterà di comunicare il tuo confine e, piano piano, ti aiuterà a farlo rispettare».
La voce sicura si può insegnare fin da piccolissimi: poco a poco, bambinǝ interiorizzano che la loro volontà ha valore, imparano a dire «Stop» e a mettere un limite deciso senza attaccare, trovando un equilibrio tra il rispettare e il farsi rispettare.
🌀Spieghiamo ai bambini e alle bambine questo strumento nella masterclass «Bullismo Jr: togli potere ai bulli». È inclusa nell'abbonamento a Tutta La Tela e potete guardarla insieme (a partire dai 7-8 anni).
Fai il lavoro con noi
Il bullismo non si affronta solo quando accade: c'è bisogno che il lavoro inizi prima, nel modo in cui affrontiamo questa conversazione e in cui costruiamo ogni giorno le relazioni e l'autostima.
Questo è vero sia in famiglia sia a scuola: prevenire il bullismo è un lavoro importante e possiamo farlo insieme.
La nostra raccolta anti bullismo nasce proprio per accompagnarti in questo lavoro, come genitore o insegnante.
Su La Tela non sei solǝ, possiamo fare questo lavoro insieme.