251. Maturità emotiva: come allenare il «muscolo» delle emozioni | con Silvia D'Amico
In questo episodio di Educare con calma vi propongo una nutriente conversazione con Silvia D'Amico in cui esploriamo la differenza tra intelligenza emotiva, maturità emotiva e agilità emotiva.
Conoscere e portare consapevolezza su questi concetti può diventare un alleato prezioso nella nostra crescita come genitori e come persone.
Analizziamo poi insieme i 7 segnali di un genitore emotivamente immaturo e, alla fine, Silvia ci guida con uno strumento concreto per compiere il primo passo verso la maturità emotiva.
:: Le domande che ho fatto a Silvia:
00:00 Introduzione e benvenuto.
02:18 Qual è la differenza tra i concetti di maturità emotiva, intelligenza emotiva e agilità emotiva?
22:19 Esploriamo i 7 segnali di un genitore emotivamente immaturo.
36:54 Qual è il primo passo per fare il lavoro verso la maturità emotiva?
39:20 Riflessioni finali e saluti.
:: Potete trovare Silvia:
- sul suo sito;
- sul suo podcast;
- su Instagram;
- su La Tela (nel servizio 1-a-1 e in tanti contenuti).
Conosci l'ospite
Carlotta: Benvenuti e benvenute a un nuovo episodio di educare con calma. Oggi non sono sola, ho qui Silvia D'Amico che non è soltanto una mia carissima amica ma è anche la persona di riferimento sulla tela per quanto riguarda tutto ciò che è rabbia, intelligenza emotiva, maturità emotiva, regolazione del sistema nervoso. C'è tutto questo mondo affascinante di cui parleremo oggi. Tra l'altro, essendo che Silvia è una di quelle persone nella mia sfera di amicizie con la quale io mi sento al sicuro, no? In cui sai le persone dicono si dice le tue persone sono quelle le quali il tuo sistema nervoso si sente al sicuro.
Ecco io oggi ho iniziato questa chiamata, questa registrazione del podcast che mi sento proprio tranquilla, proprio sicura e ho pensato guarda questo non capita di solito perché penso a tutte le cose può andare male non può andare male le diversità della tecnologia magari uso un programma nuovo invece con Silvia ho detto questa è la mia persona Silvia!
Silvia: Ciao! Ciao Carlotta, grazie, grazie di avermi invitata qui sul tuo podcast, grazie di questa bella introduzione. Mi fa piacere sentire quello che che hai detto e non vedo l'ora di avere questa conversazione con te.
Carlotta: Tra l'altro dobbiamo ricordarci che stiamo registrando perché noi queste conversazioni da salotto sedute sul divano di casa ce le facciamo spesso tra amiche quindi ricordiamoci che stiamo registrando fammi un segnale non lo so se comincio a sbandare ok?
Silvia: Non penso però va bene.
Carlotta: Oggi parliamo proprio di maturità emotiva. Si parla tantissimo di questa maturità emotiva, secondo me pochissime persone sanno che cos'è questa maturità emotiva. Tra l'altro a me è piaciuto proprio tanto un tuo post di tempo fa in cui spiegavi la differenza tra maturità emotiva intelligenza emotiva e agilità emotiva. Cioè che io quando ho sentito agilità emotiva ho detto non sapevo neanche che esistesse quest'altra cosa emotiva e quindi inizierei proprio da lì inizierei dal spiegare la differenza tra maturità emotiva, intelligenza emotiva e agilità emotiva.
Silvia: Ok, prima di tutto dico che quello che io ho letto, studiato e gli argomenti a cui mi sono interessata derivano da un interesse personale, cioè io mi sono resa conto nel corso del mio percorso della maternità che non avevo né intelligenza né maturità né agilità emotiva e quindi ci tengo a specificarlo perché magari chi ci ascolta potrebbe sentirsi giudicato, potrebbe sentirsi scoraggiato, potrebbe pensare di non riuscire mai a raggiungere questo tipo di consapevolezza e quindi io sono qui a testimoniare il contrario. Cioè io partivo da zero. Immagina immagino che io partivo da zero. Mi ricordo la prima volta che ho sentito parlare di intelligenza emotiva. Sarà stato 2001-duemila due.
Ero all'università e il docente di linguistica e didattica delle lingue straniere ci diede questo libro di Daniel Gollmann sull'intelligenza emotiva e io dicevo a parte che mi dava fastidio che lui voleva insegnarci qualcosa che non fosse prettamente relativo alle lingue straniere, alla didattica e alla linguistica quindi io ero già prevenuta mi ricordo di aver letto quel libro non ci ho capito niente ho detto l'intelligenza emotiva non serve a niente mi sta insegnando e mi farà l'esame su argomenti inutili e basta. E quindi questo è stato
Carlotta: il mio primo incontro con l'intelligenza emotiva. Bellissimo.
Silvia: Sono passati poi quanti anni. Ho avuto zone nel duemila quindici quindi saranno passati tredici, quattordici anni e inizio di nuovo a leggere qui e lì cose su le emozioni, sulla maturità emotiva, sull'intelligenza emotiva, se ne parla tanto come dici tu, però io per la secchiona tra virgolette che sono mi
Carlotta: sono che abbia letto più libri sul sistema nervoso e su tutto questo di cui parleremo di
Silvia: Silvia tu forse non puoi parlare perché anche tu mi sembri abbastanza da quello che sto dicendo.
Carlotta: No però la quantità di libri e cose che ascolti e leggi tu è è indicibile. Non ne avete idea? Beh e
Silvia: quindi mi sono andato a fare delle ricerche e ho detto ma che cos'è? Cioè io voglio delle definizioni da da linguista e traduttrice che è il mio passato no? La mia carriera a me piace avere definizioni, sapere esattamente cosa significano I termini eccetera. E quindi sono andata a fare questi studi che poi ho racchiuso in una masterclass all'interno della mia community
Carlotta: e
Silvia: da cui è nato quel post di cui parlavi, no? La differenza tra intelligenza emotiva, maturità emotiva e agilità emotiva. L'intelligenza emotiva è appunto quella che descriveva già Goleman tanti anni fa ed è semplicemente la capacità di riconoscere e comprendere le emozioni proprie e altrui. Quindi fin qui okay cioè io ti vedo Carlotta in questo momento e dico bah mi sembri serena vedo una persona che urla batte I pugni e sbatte le porte e dico quella persona è arrabbiata vedo un'altra persona che piange penserò magari è triste. Quindi parte dell'intelligenza emotiva è sapere riconoscere le emozioni.
E già se ci fermiamo qui e pensiamo che la maggior parte di noi, inclusa meno, io io avrò passato trentacinque anni della mia vita pensando di provare solo rabbia e gioia. Io alternavo tra queste due, no?
Carlotta: Neanche tristezza. Lo racconto spesso.
Silvia: No io io non riuscivo a percepire tristezza. Tutto quello che mi faceva tristezza poi io lo trasformavo in rabbia. Tutto quello che mi provocava delusione rabbia. Tutto quello che era non lo so quali altre emozioni ci sono tutto era automaticamente
Carlotta: rabbia tutto rabbia.
Silvia: Quando io ho visto per la prima volta la ruota delle emozioni sai quella che le sei emozioni primarie al centro e poi sia andata a documentare ma nella ruota ci sono una cinquantina di anni io mi sono avvilita ho detto Ma com'è possibile che ci sono tutte queste emozioni e io provo solo due?
Carlotta: O ne conosco solo due?
Silvia: Ne conosco solo due? Vabbè magari quando leggiamo, che ne so, furia oppure depressione oppure sappiamo quali sono quelle parole però non le riconosciamo e non le comprendiamo certo appieno no? Sempre secondo Goleman l'intelligenza emotiva varie competenze uno è quindi la consapevolezza di sé cioè saper notare cosa provi. Poi c'è la regolazione emotiva che è quindi saper modulare l'intensità delle emozioni senza reprimerle e senza dare loro il comando. Poi c'è la motivazione, quindi saper usare le emozioni come energia, come stimolo per raggiungere degli obiettivi.
E infine l'empatia e le abilità sociali. Quindi l'intelligenza emotiva rappresenta un set di competenze, magari lo possiamo paragonare a una mappa. Se tu hai una mappa e dici io devo andare da Palermo a Torino questa è la mappa no? Vedo che ci sono le autostrade vedo che c'è lo stretto di Messina quindi dobbiamo prendere il traghetto vedo la mappa Poi devo salire e vado verso nord.
Carlotta: Facile fino qua. È una mappa.
Silvia: Fino a qua facile. Avere intelligenza emotiva non significa essere maturo emotivamente. Significa soltanto a livello logico, teorico e razionale, io lo so. La soltanto a livello logico, teorico e razionale. Io lo so.
La maturità emotiva invece riguarda l'abilità di integrare, no? Tutte queste conoscenze nella pratica ed è più che altro uno stadio evolutivo, no? Io posso essere da immaturo, no? Io posso essere da immaturo, no? Io posso essere da immaturo, no?
Io altro uno stadio evolutivo no? Io posso essere da immaturo emotivamente raggiungo la maturità emotiva ma in mezzo ci sono tantissimi livelli e tantissimi aspetti tantissimi fattori che influenzano il mio livello di maturità in un momento particolare della mia giornata o della mia vita una fase generale della mia vita no? Mhmm. Una persona ad esempio emotivamente matura non è una persona che non prova emozioni o che non prova rabbia o che non perde le staffe ma in genere è una persona che tollera meglio la frustrazione ad esempio I ritardi. Siamo in un podcast che parla di genitorialità e se c'è una cosa che infuria I genitori è al mattino quando dobbiamo prepararci per uscire per andare a scuola o al lavoro siamo in ritardo.
Oppure anche la sera siamo in ritardo rispetto alla tabella di marcia che ci indica che dobbiamo andare a letto. Oppure gli imprevisti, no? Una persona emotivamente matura è capace di vivere la vita e non lasciarsi trascinare dalla furia delle emozioni che
Carlotta: prova. E a questo punto praticamente c'è da me a tutti quelli che ci stanno ascoltando a casa dicono ok io non sono emotivamente matura.
Silvia: È uno spettro. E la maturità è l'ultimo livello no? Non è che io sono matura emotivamente sempre al cento per cento ventiquattro ore su ventiquattro.
Carlotta: Certo.
Silvia: Quella è una specie di meta che ci poniamo davanti, un obiettivo e che piano piano attraverso poi l'agilità emotiva riusciamo a sviluppare. È come il muscolo, no? Se tu vuoi un muscolo tonificato e non sei mai andato in palestra, non è che dal primo giorno che andrai in palestra vedrai il bicipite gol. Non è che dal primo giorno che andrai in palestra vedrai il bicipite gonfio e quando l'ex come si dice?
Carlotta: Quando lo attivi.
Silvia: Lo attivi, lo vedi. No devi stare lì a lavorare poi raggiungerai un tipo di sviluppo muscolare, una muscolatura, un tono muscolare che ti permette di dire io questo muscolo l'ho lavorato e ora sono arrivato qui, ma potremmo continuare a lavorarlo per il resto della vita. E se non lo lavori si sgonfia.
Carlotta: Si sgonfia, a voila, perfetto facilissimo allora fare questo lavoro. Tra l'altro vi chiedo da casa di contare di contare le volte che Silvia vi fa una metafora perché io Silvia la chiamo la regina delle metafore lei lo sa, ride sempre ma io continuo a chiamarla così perché lei una metafora per spiegare qualsiasi concetto difficile lei lo prende e ti fa una sua metafora e tu lo capisci al volo è come dire adesso l'ho capito. Tu sei la regina delle metafore quindi contate le metafore nell'episodio.
Silvia: Io torniamo all'università che di solito non la cito mai.
Carlotta: Ma infatti non ti ho mai sentito parlare di università Silvia.
Silvia: Io odiavo odiavo leggere quei libri, quei manuali, quei e e non si capiva niente e dicevo ma perché bisogna usare questo linguaggio pomposo, formale, arrogante quando puoi dire la stessa cosa è farmelo capire. Quindi sarà stato un meccanismo che io ho usato nella mia vita perché ho sempre odiato la forma, il registro troppo alto, sì.
Carlotta: No, è bellissimo, si capisce perfettamente. Okay, siamo a questo muscolo, quindi la maturità emotiva è questo spettro, questo muscolo che si allena. L'intelligenza emotiva è spettro questo muscolo che si allena.
Silvia: L'intelligenza emotiva ci fa ci insegna cosa sono le emozioni giusto? Ci fa capire come funzionano quando succede qualcosa che per te è intollerante o difficile o eccetera provi questi tipi di emozioni, giusto? La maturità inizia a essere più quella integrazione, ok? Davanti a queste cose che mi succedono: ritardi, imprevisti e come voglio vivere e rispondere a quelle emozioni? A un certo punto poi io ho sentito parlare di agilità emotiva da una scrittrice credo che che sia psicologa non ne sono sicura Susan David che scritto un libro che appunto ho letto e dove lei parla di questa capacità di stare con le emozioni senza esserne travolti di dare il nome preciso a quello che provi accogliere quell'esperienza senza giudicarla e scegliere in base ai miei valori come voglio rispondere a una determinata situazione.
Quindi in pratica lei identifica quattro fasi dell'agilità emotiva che sono uno notare le emozioni o I pensieri difficili che stanno sotto, nominarli
Carlotta: con precisione perché già quando li nominiamo facciamo un lavoro di modulazione,
Silvia: modulazione e regolazione dell'intensità di quell'emozione. Dare spazio quindi invece di lottare per eliminare quei pensieri o quelle emozioni dargli spazio nella nostra vita che è quello quando tu parli e insegni di stare nel disagio. E numero quattro muoversi in direzione dei propri valori anziché con una reazione dettata dal disagio che provo dentro.
Carlotta: A
Silvia: quel punto però io ho detto: scusa ma a me questa definizione di agilità sembra la stessa della maturità barra regolazione emotiva. E la differenza sta più o meno nel nel metodo cioè l'agilità emotiva è il metodo attraverso cui tu raggiungi la maturità emotiva.
Carlotta: Mhmm ok quindi è un po' come nel tuo esempio delle macchine, l'agilità della palestra, l'agilità emotiva e il macchinario.
Silvia: Io ce l'ho c'ho un'altra metà caso. Torniamo all'itinerario quindi l'intelligenza emotiva è quella mappa che mi dici io devo andare da Palermo a Torino. La maturità emotiva mi dice ho un'auto a disposizione okay? E ho anche la patente so guidare so guidare l'agilità emotiva è quella che ti permette di raggiungere quell'obiettivo nonostante gli imprevisti nonostante le nevicate metti che c'è non lo so maltempo una salita molto ripida e quindi tu sì hai la strada sì hai il mezzo ma lo sai veramente usare nei momenti in cui la strada non è piana, la visibilità non è chiara e tu sei agitato fisicamente, emotivamente eccetera quindi bello. Sono tutti concetti collegati alla
Carlotta: fine
Silvia: che nelle nostre giornate con I nostri figli possiamo allenare e mettere in pratica infinite volte praticamente. Mio figlio urla al supermercato oppure piange perché ho spento la tv. Con l'intelligenza emotiva io sono capace di dire mio figlio è arrabbiato, sopraffatto, frustrato perché non sta ottenendo quello che vuole. Io potrei comunque reagire male come genitore anche se ho quell'intelligenza emotiva di dire questo è quello che sta succedendo dentro di lui e dentro di me. Potrei comunque reagire male.
Ma e male intendo con urla, punizione contro I miei valori. Con la maturità emotiva io riesco a reggere quella situazione senza perdere il controllo di me stesso senza andare verso un collasso o verso un attacco. Quindi io riesco a mantenere il controllo e quella maturità che abbiamo detto è la l'obiettivo, no? Non sempre siamo lì con la maturità a quel livello, la raggiungiamo quando per noi è chiaro il processo interno di dire noto questo disagio, so nominare le emozioni mie e sue, faccio spazio sia al bambino sia alle mie emozioni di frustrazioni di frustrazione e scelgo l'attrezzo giusto in base ai miei valori non in base alle emozioni o alle circostanze che provo. E a volte noi proviamo a usare quell'agilità emotiva però poi
Carlotta: magari la pressione è troppo forte, lo stress è troppo alto
Silvia: e non troppo forte, lo stress è troppo alto e non raggiungiamo la risposta che vorremmo. In quel caso maturità emotiva secondo me vediamo se tu sei d'accordo è anche fare la cosa sbagliata e poi dire: cavoli ho sbagliato, ho provato tanto, non sono riuscita ad arrivare alla risposta che volevo, chiedo scusa, riparo, vediamo come posso potenziare quel muscolo per la prossima volta.
Carlotta: Penso che se non la pensassimo così come hai appena detto sarebbe assolutamente inutile fare tutto il resto del lavoro perché non significherebbe semplicemente come dire instradarci verso un risultato che non è raggiungibile senza quegli sbagli e quegli errori e quegli ostacoli e quindi darci il permesso di sbagliare io dico sempre ok te lo dai una due tre quattro cinque volte poi cominci a capire ok magari devo fare qualcosa e devo lavorarci no però darci il permesso di studiare Esatto tornare in palestra giusto tornare sul percorso per educare a lungo termine tornare sulla membership di Silvia e allenarmi, ok? Però quella riparazione è fondamentale senza quella riparazione tra l'altro senza quella riparazione spesso e volentieri non ci rendiamo neanche conto di quello che è davvero il lavoro che vogliamo fare quando ripariamo e diciamo le parole ad alta voce ai nostri figli vediamo le loro reazioni che uno ci dà un pochino quella grinta per tornare in palestra e dall'altra parte ci dà quella direzione del ok questo è davvero quello su cui devo lavorare. Sto dicendo queste parole ad alta voce capisco che questo effettivamente è quello che mi manca per andare verso I miei valori.
Silvia: E l'agilità emotiva è secondo me esattamente quella che tu descrivi stare sulla panchina del disagio e però non solo restare seduti e fare anche la prossima mossa. Perché se tu pensi alla parola agile, facciamo la metafora dei calciatori. Partita di calcio, non contate le metafore come dice Carlo. Se tu li vedi quei calciatori che corrono e si fermano, cambiano direzione a destra e a sinistra, devono bloccare l'avversario e rincorrere il pallone, quella è agilità. Se tu la immagini nel nostro mondo interno con tutte le emozioni e la pressione, lo stress, I pensieri che abbiamo siamo come quegli atleti che si muovono da un posto all'altro e stanno cercando di raggiungere quell'obiettivo e fare hall, ma non ci riescono sempre.
Carlotta: Bellissima questa metafora. Nella mia testa sta esplodendo. Tipo è proprio così. E quello! Tu hai scritto tra l'altro un post che poi abbiamo anche hai riproposto varie volte sul tuo Instagram e abbiamo anche riproposto insieme su Instagram e anche sul blog della tela che secondo me è spettacolare perché come dire a me piace tanto quando quando vengo messa davanti ad una mia difficoltà personale io so che tanti genitori la prendono come una critica, un giudizio magari si arrabbiano, si chiudono, magari attaccano per me invece quando mi rendo conto di non saper fare qualcosa io penso wow posso impararlo questo è anche un gioco che facciamo con I miei figli no?
Il gioco del non sapere tu hai cinque punti perché oggi non sapevi fare cinque cose e le stai imparando cioè questo per noi è proprio un valore no? Il non sapere Quindi quello che sta per succedere adesso devo rifare quella mini premessa che fatto Silvia all'inizio: vi sentirete scomodi. Vi sentirete scomodi perché stiamo per dirvi cose che praticamente quasi tutti e tutte fate e che significano che siete emotivamente immaturi.
Silvia: Siamo! Mi ci metto pure io dentro.
Carlotta: Siamo! Mi ci metto anche io, esatto. Io io mi ci sono io ormai mi ci sono già messa, chi ci ascolta lo sa però quello che vorrei è questa preparazione, no? Cioè fate un respiro. Questa cos'è Silvia?
Questa preparazione come la definisci? Cos'è delle tre? E' maturità emotiva, agilità emotiva o intelligenza emotiva?
Silvia: Ci sono tutti arrivati a tutto perché hai riconosciuto che potrebbe sollevare certe emozioni con le intelligenze emotive. La maturità emotiva è mi preparo a stare in quel disagio, mi preparo a rispondere in una maniera che sia matura, no? Quindi non farmi prendere dalla dall'ansia, dalla rabbia, dalla paura. E poi scelgo come agire, come spostarmi in modo agile all'interno di quello che provo
Carlotta: per andare a fare gol. Perfetto, ok ci siamo. Allora, facciamo questo gioco Silvia. Io ti dico uno a uno questi sette segnali di un genitore emotivamente immaturo e tu me li spieghi brevemente. E poi cerchiamo anche di dare una direzione no?
Perché io dico sempre quando vi sentite molto sopraffatti che non sapete assolutamente come fare puntate I piedi in una direzione iniziate a camminare una direzione che vada verso I vostri valori ok? Quindi cercheremo di dare anche quella mini direzione ok segnale numero uno: urli invece di comunicare.
Silvia: Allora, questo primo segnale indica che stiamo reagendo invece che rispondendo a una situazione. Quindi se io urlo per farmi ascoltare, per farmi per convincere mio figlio a fare qualcosa, per controllare il suo comportamento, l'urlo non è un metodo comunicativo efficace, no? Ma tanto spesso proprio come ci mancano gli strumenti e le gli esempi di maturità emotiva ci mancano anche gli esempi di comunicazione efficace e quindi quando non li abbiamo inevitabilmente cadiamo in altri tipi di comunicazioni che in questo caso è una comunicazione aggressiva. Una persona emotivamente matura non utilizza metodi aggressivi o passivo aggressivi di comunicazione perché capisce che sono dettati dal disagio che prova dentro e dalle emozioni che non sa controllare.
Carlotta: Yes e capisce, anzi sa anche o lo capisce o lo impara, che per quella cosa che si chiama o che noi chiamiamo contagio emotivo più io urlo più tu urli e quindi è anche controproducente proprio per risolvere la situazione in sé. Ok, numero due. Questa mi piace la mia preferita: usi il silenzio punitivo e la privazione dell'amore.
Silvia: Una persona emotivamente immatura, no? Che è cresciuta quindi con genitori o figure di riferimento che quando non faceva quello che si aspettavano da lei si chiudevano e si isolavano e toglievano a quella persona, a quel bambino l'amore di cui aveva bisogno dimostrano di non avere la competenza anche lì semplicemente di non avere neanche mai approfondito l'intelligenza emotiva, quindi non sapere identificare, dare un nome a quello che sta succedendo e quindi come un adattamento protettivo fanno fanno costruiscono questa barriera, no? Di silenzio, di isolamento, sperando di ottenere quel risultato desiderato che però è un'illusione pazzesca perché
Carlotta: Sì è un'illusione, non
Silvia: si può raggiungere senza comunicazione, senza affetto, senza connessione, senza sicurezza dei sistemi nervosi coinvolti.
Carlotta: Tre questa è facile, sfoghi la rabbia sul mondo intorno a te. Qua la conosciamo tutti, lo vediamo.
Silvia: La rabbia è una reazione neurofisiologica, no? Ci sono cascate emotive, ci sono tante cose che noi proviamo dentro a livello neurofisiologico quando ci arrabbiamo. Se non abbiamo gli strumenti per identificarla, modularla, smaltirla in modo sano, è ovvio che il nostro corpo non riesce a reggere tutto quello, quindi deve necessariamente esplodere nei confronti di
Carlotta: chi ci circonda.
Silvia: Di questo parleremo in un altro modo.
Carlotta: Usi sarcasmo per celare la verità. Mannaggia questo sarcasmo io veramente il sarcasmo io e Alex tra l'altro è proprio uno di quei metodi comunicativi che abbiamo dovuto tacciare perché io e lui siamo entrambi sì? Sì siamo entrambi persone che usano sarcasmo e lo usiamo anche in maniera scherzosa per proprio per scherzare insieme, no, quegli scherzi interni della coppia ma ci siamo resi conto che invece dobbiamo proprio tagliarlo dalla nostra comunicazione perché è estremamente controproducente.
Silvia: Quante volte lo facciamo con I bambini no? Chiediamo ai bambini di andare a riordinare la cameretta poi entriamo vediamo che c'è un disastro l'ho visto come è sistemata la tua stanza sarcasmo frecciatina I bambini molto piccoli credo sotto gli ottantanove anni non hanno neanche le capacità cognitive di cogliere il sarcasmo quindi dentro si sentono questo divario tra io penso di aver fatto un buon lavoro perché ho riordinato nei limiti delle mie capacità, adesso la mamma mi sta dicendo che ho fatto un buon lavoro ma c'è qualcosa nel suo tono che mi confonde. Che confusione! Cioè io percepisco la sua energia, percepisco il suo sguardo, non corrisponde alle parole che sta dicendo, quindi che cosa sta succedendo? Perché è un metodo comunicativo immaturo?
Perché ancora una volta non abbiamo la lucidità, non abbiamo la maturità di esprimere I nostri bisogni perché è troppo vulnerabile aprirci e dire questo è un mio bisogno, ti chiedo di soddisfarlo perché l'altro potrebbe dire no, non voglio o non posso e quindi per proteggerci da quel rifiuto usiamo una tecnica che raggira la richiesta diretta e gentile. Mi fa riflettere quello che hai detto su te Alex sul sarcasmo perché ok nei confronti dei bambini per me è off off, il sarcasmo si deve spegnere. Non lo uso io personalmente però mi chiedo una volta che entrambi avete questi inside jokes, no? Ecco, cos'è che poi vi vi trigger e pensi che sia da eliminare?
Carlotta: Il inside jok non ci triggera, ok? Non è quello che ci triggera è l'abituarci ad usare quel tipo di conversazione che poi in realtà utilizziamo anche quando siamo disregolati magari in un litigio e lì invece sì ci triggera e allora c'è anche questa duplice confusione perché quando stiamo bene posso utilizzarlo e quando invece non stiamo bene litighiamo allora lo usi contro di me? C'è confusione, hai detto giusto, hai detto benissimo ed è esattamente quando hai fatto quell'esempio del riordinare le poche volte che mi capita oggi di utilizzare sarcasmo con I miei figli non più oggi perché oggi mi dicono mamma quello è sarcasmo quindi ok ci siamo l'hanno imparato però ricordo perfettamente questa faccia, cioè ho proprio in mente la faccia dei miei figli ed è un punto interrogativo si fermano ti guardano, non rispondono neanche perché stanno cercando di capire quel divario, quella disconnessione, proprio quello che hai detto tu, no? Mi sta dicendo una cosa eppure il mio corpo ne sente un'altra. Difficilissima.
Silvia: A questo punto a volte sotto quei famosi reel che io pubblico su Instagram la gente commenta: Silvia non si può fare dire più niente. E non è un non è il fa
Carlotta: frase mi intricheràmo a fare
Silvia: o dire più niente. Il fatto è io noi non vi stiamo dicendo questo è come dovete essere genitori, questo è come dovete raggiungere la maturità. Noi stiamo semplicemente aprendo questa finestra e stiamo dicendo ok il tuo comportamento che evidentemente ti piace adottare come, per esempio, il sarcasmo, le urla o il silenzio o quello che è, in realtà stanno perpetrando un divario, una disconnessione tra te e tuo figlio. Non mi puoi venire a dire che l'obiettivo è crescere un bambino sano, avere una relazione di fiducia, insegnare anche a lui cosa significa stare in relazione con qualcun altro e allo stesso tempo utilizzare queste pratiche perché le due cose sono in contraddizione. Quindi non è che vi vogliamo togliere modalità di connessione con I vostri figli, vi stiamo semplicemente elencando quello che forse sta appesantendo la vostra relazione.
Carlotta: Esatto, è più come hai detto tu è più una finestra, stiamo aprendo quella finestra per farvi vedere che magari c'è anche altro oltre a quella stanza in cui siete. E tra l'altro lo diciamo a voi perché questo lavoro l'abbiamo fatto noi quindi è un arriva da dal cuore no? Arriva dal io penso sempre questo vorrei che tutti I genitori potessero fare il lavoro che ho fatto io su me stessa perché non tanto perché poi lo vedo nella relazione con I miei figli quello è un bonus secondo me a questo punto ma più che altro perché lo vedo nella relazione con me stessa lo vedo nel modo in cui mi apprezzo lo vedo nel modo in cui se mi chiedi ti piaci? Oggi magari ti dico di sì o comunque ti dico penso di stare arrivando ad una versione di me che mi piace e secondo me grande parte di quella risposta arriva proprio grazie al lavoro sulla maturità emotiva. Cinque) dai la colpa a loro per come ti senti tu grande classicone questo, ma anche solo con frasi Silvia come mi hai fatto arrabbiare che spesso e volentieri ho fatto da poco un episodio del podcast su questo.
Anche una frase così innocua come mi hai fatto arrabbiare in realtà sta semplicemente scaricando addosso a loro quella che è una tua responsabilità
Silvia: effettiva. Io sto dando a un bambino il potere di scegliere quali emozioni e pensieri penso o sento io. Se io penso di avere quel potere immagino che un potere troppo grande, troppo difficile da gestire, è inafferrabile. Come Carlotta? Mi vuoi dire?
È inafferrabile. Come Carlotta? Mi vuoi dire che io ho il potere di provare gioia, tristezza, rabbia, paura? No. Quel potere risiede fuori da me e risiede nella creaturina di due, tre, otto, dieci anni che io ho davanti che, come ho il burattinaio, mi muove e mi fa provare le emozioni.
Carlotta: Questo è sarcasmo, Silvia.
Silvia: A volte forse io parlo me stessa con sarcasmo perché mi serve quella spinta no? Mi serve quella ecco vedi eri eri confusa pure tu.
Carlotta: Mi hai confusa no scherzo scherzo.
Silvia: Quindi è impossibile è impossibile. Certo il comportamento degli altri influenza come ci sentiamo ma io sono responsabile, sono non mi viene la parola agenzia
Carlotta: vedi che io e te ci capiamo ma dobbiamo dirle in inglese le cose come si dice quello agenzia
Silvia: in italiano?
Carlotta: Ho la scelta no un po' forse non è la stessa identica cosa ma è un po' come quando dici: devo urlare? Devo urlare? No, non devi urlare, scegli di urlare.
Silvia: E a volte te lo dicono: non è che I tuoi figli controllano le tue corde vocali, non è che I tuoi figli controllano quant'è crucciata la tua faccia, sei tu. E se non ne hai consapevolezza anche lì è il lavoro che tu devi fare e capire cos'è che ti controlla come un burattino se non sei tu, se non è la tua forza di volontà, se non è la tua scelta.
Carlotta: Come dico sempre ai miei figli, scegliere la nostra reazione, il nostro linguaggio, le nostre azioni è la più grande libertà che abbiamo e questo per me è un mantra proprio anche con loro. Sei questo l'abbiamo già detto non ripari la frattura quando rompi la fiducia. Qua abbiamo già parlato di riparazione, dell'importanza di fare quel passo che è necessario perché non sempre riusciremo ad agire all'interno dei nostri valori.
Silvia: E una persona matura lo sa che non può essere perfetta, la perfezione non esiste. E quando farà degli errori riconoscerà l'impatto del suo comportamento e in maniera proattiva cercherà di riparare e di ricostruire di nuovo quel ponte con l'altra persona.
Carlotta: Anche nel percorso ci sono varie lezioni su come riparare, come chiedere scusa, perché anche qua ci sono delle scuse che atterrano nell'altra persona e delle scuse che rimangono così nell'aria. Sette) reagisci per sfogarti, non per educare.
Silvia: Il nocciolo della questione è sempre là, cioè io non sono capace di smaltire quella rabbia in altro modo e quindi ho bisogno di sfogarmi perché, per il mio corpo fisico, per il mio cuore, per la mia respirazione, per tutto, per I miei muscoli è troppo costoso tenere quell'energia dentro, la devo far uscire. E' come quella pentola a pressione che se non la valvola non gliela apri, cosa succede?
Carlotta: E spesso e volentieri questo causa il famosissimo senso di colpa che poi di cui tanto noi parliamo anche nei nostri percorsi e che cerchiamo tra virgolette un po' di farci amicizia con questo senso di colpa perché in realtà io lo dico sempre per me il senso di colpa è super positivo a me piace tantissimo quando mi sento in colpa perché quel senso di colpa mi sta dicendo Carlotta hai agito al di fuori dei tuoi valori lo sai bene perché solo quando lo sai puoi decidere di prendere una direzione diversa. Poi da lì a prenderla ci vorrà magari qualche altro alto e basso ma almeno la direzione ho puntato I piedini ecco. E ascolta abbiamo detto tutti questi sette segnali di un genitore emotivamente immaturo so che a casa come noi stesse tante persone ci si sono riconosciute in questi comportamenti. Se dovessi dirmi un solo primo passo proprio realistico però non da manuale ok realistico pensa alla te che si è ritrovata con Zoe piccola e che ripreso in mano quel libro di intelligenza emotiva e che detto: e adesso? Da dove inizio?
Cosa diresti?
Silvia: Secondo me il primo passo è sempre l'auto-compassione. Cioè dire: è comprensibile che io oggi abbia questi comportamenti? È comprensibile che non abbia sviluppato maturità emotiva? Da dove la dovevo apprendere? Riflettere anche un attimo come noi abbiamo vissuto la nostra infanzia e quali sono state le figure di riferimento che ci hanno cresciute, non per incolpare ma per dire ho capito, sono così non perché è colpa mia, è colpa sua, è colpa dei miei figli.
Sono così perché questo è il livello che ho raggiunto oggi. E se io non ho quel quella pratica dell'autocompassione di dire mi comprendo, mi accetto perché il mio comportamento fino qui senso, non posso superarlo. Quando io mi giudico e mi autocritico e mi flagello perché caspita sono quattro-cinque anni che lavoro su questo e ancora urlo e ancora uso il silenzio punitivo e ancora uso il sarcasmo questo tipo di dialogo interiore non ho mai motivato nessuno. Nessuno viene motivato dall'umiliazione, dalla critica, dal giudizio. Cos'è che ci motiva a cambiare?
Paradossalmente è l'autocompassione, la gentilezza verso noi stesse e la comprensione del fatto che sono qui per un per un motivo, il mio livello di maturità emotiva è così per un motivo, non posso stare lì a fare la vittima, incolpare, ad arrabbiarmi. Quello che posso fare, il primo passo che posso fare è mi accetto così come sono e inizio piano piano a fare il lavoro di cui abbiamo parlato, imparare a stare nel disagio, informarmi sull'intelligenza emotiva, allenarmi con ogni occasione che mi viene presentata a rispondere in maniera diversa.
Carlotta: Bello questo, sì ed è vero ed è proprio vero tra l'altro secondo me non solo nella genitorialità, ma in qualsiasi percorso di evoluzione personale. Credo che ma anche di evoluzione personale o in qualsiasi altro percorso banalmente anche solo andare in palestra perché vuoi più muscoli, se tu vai in palestra perché vuoi più muscoli e continui a guardarti allo specchio pensando non ho nessun muscolo, guarda che schifo che faccio, bla bla bla bla bla non senti quella motivazione, non potrai mai sentire quella motivazione e non potrai mai continuare ad andare in palestra con quella voglia di cambiare qualcosa se parti da quella posizione di odio verso il tuo corpo. Quando invece cominci a dire ok questo è il mio corpo le cose che mi piacere su cui mi I muscoli su cui mi piacerebbe lavorare sono questi questi quell'altro posso farcela Allora lì cambia un pochino questa conversazione non significa che poi il lavoro sarà più facile significa semplicemente che ci stiamo indirizzando verso il successo invece che verso il fallimento praticamente e questo anche solo l'altro giorno ho detto ad Alex no perché non abbiamo gli strumenti e lui mi fa Carlotta cambia questo dialogo interiore e invece di dire non abbiamo gli strumenti prova a chiederti perché non riusciamo ancora ad utilizzare gli strumenti che abbiamo?
E questo è un po' lo stesso discorso no? E quell'auto compassione del dire ok gli strumenti li ho abbiamo lavorato tanto per ottenere questi strumenti c'è qualcosa che ancora non funziona. Questo non significa che non li useremo mai nel modo giusto, significa che c'è qualcosa che ci impedisce di usarli nel modo giusto. E questa anche è autocompassione secondo me. E' fantastica.
Silvia: Il nostro cervello si attiva a rispondere alla domanda che gli poniamo o all'affermazione che gli poniamo. Quindi se io dico non ho gli strumenti il mio cervello si accoda e dice: Vero Silvia, non gli strumenti. Se invece io chiedo alla mia mente: ma quali di quali strumenti ho a disposizione che ancora non sto utilizzando? Oppure perché non riesco a scegliere o a usare lo strumento? Il mio cervello inizia a rispondere a quella domanda.
Carlotta: E spesso si trova le risposte. Questa è la cosa più meravigliosa del nostro cervello è che le risposte spesso sono tutte lì dentro se ci facciamo le domande giuste. Bello Silvia, grazie. È stato bellissimo, mi piace sempre, lo sai parlare con te di queste cose. Noi tra l'altro parliamo di queste cose anche quando non siamo nel podcast, cioè voi dovreste ascoltare le nostre conversazioni anche con Franci, con Francesca Dein perché potremmo quasi registrarle tutte e buttarle su un podcast praticamente.
Vi ricordo che trovate Silvia sulla tela come punto di riferimento per fare questo lavoro insieme perché come dicevamo prima gli strumenti a volte li abbiamo non sappiamo semplicemente come utilizzarli e puntare I piedi in una direzione aiuta veramente tanto. Su Silvia Sulla tela fa anche parte del servizio uno a uno. Io lo voglio ricordare di nuovo perché per me questo servizio è rivoluzionario. Io ho sempre amato I feedback che ho ricevuto da questo servizio perché non è come una seduta di psicologia, di psicoterapia, non è come una sessione di coaching, è una microconversazione su un ostacolo che state vivendo e un modo semplicemente per capire qual è la direzione che voi volete prendere e farvi vedere che sì potete prenderla e tutto questo avviene scrivendo un messaggio e ricevendo una risposta personalizzata. E secondo me mancano servizi di questo tipo, ne vorrei molti di più, ne vorrei vorrei questo mini aiuto accessibile anche a livello economico in più piattaforme possibili.
Quindi spero che anche voi lo amerete trovate Silvia anche lì e la trovate in tantissime altre masterclass tantissimi altri contenuti e ne stanno arrivando di più nel duemila ventisei. E Silvia invece ci dice dove la potete trovare sui suoi canali.
Silvia: Su Instagram sono mammaSuperero. MammaSuperero è anche il nome del podcast che parla di rispetto for painting, genitorialità e maturità emotiva. Il podcast lo trovate su tutte le piattaforme e poi se mi volete scrivere direttamente silviamamma superhiro punto com.
Carlotta: E Silvia dillo anche che hai scritto un libro
Silvia: che è molto bello. Il mio libro si intitola L'arte del rispettafall paarenting, lo trovate su tutte le piattaforme che vendono libri, Amazon, librerie fisiche se non c'è richiedetelo e riassume un po' il mio percorso di genitorialità e I pilastri che mi hanno aiutata ad arrivare dove sono oggi.
Carlotta: Ed è pieno zeppo di tutte le metafore che io amo di Silvia, quindi andate sul sicuro. Grazie, Silvia.
Silvia: Grazie Carlotta.
Carlotta: Un abbraccio grande e alla prossima.
Silvia: Ciao,
Carlotta: a presto. Ciao!
Parliamone
Ambassador
Grazie per questo episodio sempre illuminante! Ho sempre solo sentito parlare ed approfondito il discorso sull'intelligenza emotiva ma la differenza e le specificità relative a maturità emotiva e agilità emotiva, mai.
Questa è ricchezza del nostro vocabolario emotivo.
Grazie di esistere, La Tela ❤️