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7 segnali di un genitore emotivamente immaturo

E 4 passi per iniziare a diventare una persona emotivamente matura.

Parent coach
20 agosto 2025
2 risposte

Essere emotivamente immaturi non significa essere persone cattive, egoiste o incapaci di amare. 

Significa che:

  • le emozioni dominano il comportamento,

  • le reazioni sono impulsive,

  • e spesso si delega agli altri la responsabilità del proprio stato emotivo.

Questo è spesso il risultato di un’educazione dove le emozioni venivano ignorate, represse o punite. 

La buona notizia?
Si può crescere anche da grandi.
Essere emotivamente immaturi oggi non ti impedisce di diventare un genitore (e una persona) più consapevole e centrata.

I 7 segnali di un genitore emotivamente immaturo

Per iniziare a crescere in maturità emotiva, il primo passo è riconoscere che non siamo (ancora) maturi emotivamente: riconosci uno di questi 7 segnali in te?

1. Urli invece di comunicare
Quando ti senti sopraffattə, alzi la voce invece di spiegare o ascoltare. Lo fai d'istinto e/o pensi che solo così i tuoi figli
 ti ascolteranno.

2. Usi il silenzio punitivo e la privazione dell'amoreQuando ti arrabbi privi tuə figliə del tuo amore: smetti di parlarlə per farlə sentire in colpa o per «dare una lezione». Ti aspetti che sia ləi a venire da te a scusarsi – per te è una questione di rispetto.

3. Sfoghi la rabbia sul mondo intorno a te
Non sai regolare il tuo sistema nervoso e usi urla, abusi (strattoni, sculacciate…) e movimenti bruschi (sbatti porte, lanci i giocattoli che doveva mettere a posto…) per esprimere la tua rabbia: ti sembra di non riuscire a contenerla.

4. Usi sarcasmo per celare la verità
Invece di dire chiaramente ciò che provi con gentilezza ed esprimere i tuoi bisogni con chiarezza, mascheri con battute taglienti: «Ho proprio visto come hai riordinato la cameretta!» oppure «Certo, chiedere scusa risolve tutto, no?».

5. Dai la colpa a loro per come ti senti tuRendi responsabili i tuoi figli delle tue emozioni e dei tuoi comportamenti con frasi come:
Mi hai fatto arrabbiare!
Vedi cosa mi costringi a fare?
Devo urlare?
6. Non ripari la frattura quando rompi la fiducia

Quando sbagli, fai finta di niente e ricominci a relazionarti con tuə figliə senza scusarti, senza prenderti la responsabilità di come ti sei comportatə e senza ammettere di avere sbagliato. 

7. Reagisci per sfogarti, non per educareAdotti punizioni, minacce e urla per rilasciare la tua frustrazione e far sentire «meglio» il tuo ego: dopo ti senti ancora peggio, perché non è questa la persona che vuoi essere, ma nel momento è come se non riuscissi a fare altro. 

I passi successivi

Quando hai preso consapevolezza inizia il lavoro da questi 4 passi:

  1. Osservati invece di giudicarti: usa il senso di colpa come motore del cambiamento: ti sta dicendo che vuoi cambiare qualcosa e questo è positivo.

  2. Impara a regolarti prima di reagire: usa la respirazione, una pausa, una frase mantra per fermare l’impulso. Puoi imparare a regolare il tuo sistema nervoso.

  3. Diventa consapevole dei tuoi trigger: individua le situazioni che ti mandano in tilt e riconosci i segnali del corpo che si presentano quando stai per esplodere.

  4. Ripara con autenticità: quando sbagli, ammettilo, chiedi scusa e mostra a tuə figliə come si ricostruisce una relazione sicura e di fiducia.

Se senti di avere bisogno di aiuto personalizzato per il tuo viaggio nella maturità emotiva, ti consiglio un 1a1 con me. Amo aiutare i genitori come te nella gestione della rabbia e nella regolazione del sistema nervoso: è un lavoro che ho dovuto fare su di me e mi ha cambiata profondamente. Mi trovi qui:

I fili della ragnatela
Silvia D'Amico
Ciao! Sono divulgatrice del «respectful parenting» e parent coach. Il mio obiettivo è aiutare altri genitori ad acquisire la consapevolezza che crescere i propri figli può essere sì lotte, crisi, rabbia e disregolazione, ma soprattutto un viaggio verso la connessione, la fiducia e la maturità emotiva.

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Michela A.    27 ago 2025

Cara Silvia, leggo e rileggo il tuo approfondimento per non dimenticarne nemmeno una parola. Ora l’ho condiviso anche con mio marito, sperando che lo aiuti. 
Grazie 

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