95. Mio figlio ha picchiato per la prima volta
In questo episodio di Educare con calma rispondo a una domanda di una mamma che nella chat privata del mio corso Educare a lungo termine mi ha raccontato un episodio che l'ha scioccata e al quale sul momento non sente di aver reagito al meglio delle sue capacità. Per approfondire i comportamenti scomodi dei bambini e le ragioni per cui avvengono vi invito a fare riferimento al mio corso Educare a lungo termine.
Parliamone
Ciao Carlotta! Questo argomento mi interessa molto perché c'è una situazione che si crea al parco quasi ogni giorno. Mio figlio ha 16 mesi. Al parco giochi incontriamo una bimba, ca 2 anni, con la mamma. All'improvviso inizia a correre verso di noi che eravamo per conto nostro a 10 metri di distanza e tira un calcio a mio figlio. Io di istinto lo tiro su e resto a fissare la mamma per capire la sua reazione. Lei dice, "eh fa così quando ci sono dei bambini che non conosce", e continua dicendo a sua figlia, "no amore non si fa", sorridendole e accarezzandola. La bambina continua, spinge mio figlio che è seduto su una panchinetta per farlo togliere, gli da dei pizzichi sulle braccia... E la mamma sempre così "morbida". A un certo punto prende in mano delle pietre e le sta per lanciare, allora io impaurita le blocco la mano e mi allontano.. senza parlare, ma avrei tanto voluto urlare di smetterla, a lei e alla mamma. Una signora che aveva assistito alla scena intanto commentava sotto sotto "ma perchè non le dà due belle pizze, vedi come nn lo fa più".
Posso sapere quale sarebbe stato il modo corretto di affrontare questa situazione, sia da parte mia che da parte della mamma della bimba? Ripeto che è una situazione che si ripete costantemente e io oramai ho l'ansia quando le vedo arrivare..
Team La Tela
Ciao Elisa, ti rispondo con un pezzettino di una «vecchia» newsletter di Carlotta sui limiti, che è molto relazionata allo scenario che hai portato (è quella inviata a marzo 2024, se hai l'abbonamento e la vuoi leggere per intero, trovi tutto l'archivio (gigante!) delle newsletter passate cliccando su «Risorse gratuite»):
[...] ho notato che i genitori spesso fanno fatica perché sono confusi su tutto il lavoro che si può fare «prima», per prevenire alcuni comportamenti dei nostri figli, con quello che possiamo fare «dopo», quando quel comportamento si è già manifestato. In entrambi i casi si lavora sul limite, ma l'essenza di quel lavoro è diversa. Il primo è più un lavoro di responsabilità (e buonsenso), il secondo è un lavoro sì di accoglienza, ma soprattutto di guida e supporto.Ti faccio un esempio. Sono genitore di un bambino di due anni e 1. So che i bambini a due anni spesso hanno comportamenti aggressivi (perché quando gli mancano le parole usano il corpo per comunicare) e 2. Magari ho proprio osservato alcuni di questi comportamenti aggressivi in mio figlio e ne sono consapevole. Quando andiamo al parco non starò seduta sulla panchina con altre mamme o papà a chiacchierare: sarà mia responsabilità stargli vicina per prevenire eventuali comportamenti. In questo modo, quando alza la mano per picchiare la sua amica, gli prenderò il polso con gentilezza e gli farò da interprete: «Possiamo usare le parole per comunicare, invece delle mani. Ti aiuto io a comunicare con questa bambina. Vuoi dirle che vorresti il suo giocattolo?…». Questo è il prima e fa parte del lavoro sui limiti.
Poi c'è il «dopo», perché, nonostante la nostra presenza e consapevolezza, a volte succederà che nostro figlio picchierà comunque. A quel punto, posso fare un altro tipo di lavoro che, diversamente da quanto spesso si immagina quando si pensa all'educazione a lungo termine, non è fatto solo di accoglienza: per esempio, vado dalla «vittima», dico «mi dispiace», chiedo come posso aiutare (ovvero modello con il mio comportamento quello che vorrei facesse mio figlio quando vede qualcuno che soffre); poi mi rivolgo a mio figlio senza giudizio e con più calma possibile, magari ci allontaniamo insieme un momento e aspetto che anche il suo cervello sia calmo. Solo a questo punto parlo di come avrebbe potuto comunicare in altri modi, per esempio «Quando non ti piace un comportamento puoi dire STOP! con il braccio teso e la mano ben aperta». Quello che forse vedono i genitori che educano dalla gerarchia è che non so controllare mio figlio perché non lo sgrido e non lo punisco: noi invece sappiamo che il lavoro che ho descritto sopra, a lungo termine, è efficace e, anzi, è proprio quello che insegna ai bambini non solo a gestire le emozioni, ma anche a prendere decisioni valide in autonomia e scegliere loro stessi di rispettare le regole.
Grazie per questo postcast..mi ha fatto tornare alla mente un episodio in cui non ho saputo come reagire. Durante lo scorso compleanno di mio figlio (4 anni), il suo cuginetto inizia a gridare "brutta" ripetutamente ad una bimba lì presente, e mio figlio lo imita (come fa sempre). Quali parole avresti usato con dei bambini di quella età?
Team La Tela
Ciao Barbara,
ti lascio alcuni contenuti che potrebbero aiutarti in situazioni come quella che hai descritto. 💜
Qui 2 contenuti che riguardano l'aggressività fisica dei bimbi, ma che danno consigli applicabili anche all'aggressività solo verbale:
E qui invece altri 2 contenuti, riguardano il tema delle parolacce, ma anche in questo caso trovo che i consigli e i copioni che dà Carlotta in questi video siano utili anche quando il comportamento riguarda una parola «scomoda» in generale (come nel vostro caso) - e trovi un approfondimento di questo tema nel workshop Focus «Parolacce: come spegnere i riflettori o non accenderli proprio»:
Insegnante
Ciao Carlotta, grazie per questo podcast ... La mia bimba 18 mesi alza un po' le mani sul cuginetto che ha quasi tre anni, per lo piu su giochi contesi o gelosie (Il cuginetto e' un po' geloso quando altri bambini si avvicinano ai suoi genitori, in questo caso gli zii della mia bimba. Quando e' capitato durante questa vcanze natalizie dalla nonna in cui eravamo tutti insieme, cercavo di spiegare a lei che non si fa perche' il cuginetto si fa male (lui tra l'altro piangeva giustamente ma non reagiva) e chiedevo scusa al cuginetto e gli chiedevo se si era fatto male e se voleva un abbraccio ... La zia (la mamma del cuginetto) diceva a mia figlia no no le botte non si danno e non si ricevano e cercava di insegnare al figlio a dire cosi quando la mia bimba alzava le mani (perche' purtroppo e' capitato diverse volte) ... volevo chiederti il tuo parere su questa situazione e se qualcosa che e' posso fare ... La mia bimba va al nido, ma mai mi hanno detto che e' successo un episodio del genere ma ti dico la verita', temo un po' che possa accadere, anche perche' non so le maestre come reagirebbero ... Inoltre e' capitato con me l'atra sera, lei era molto euforica, e quindi mi abbracciava, baciava, ma anche tirava morsi e capelli, in questo caso non mi sembra rabbia, ma proprio parte della sua euforia di quel momento, ma a parte spiegarle che cosi' mi fa male, posso fare qualcos'altro? Grazie mille per tue risposte e scusa per il messaggio un po' lungo
Team La Tela
Ciao Simona, Sono Rosalba del team La Tela.
Innanzitutto ti dico: è una situazione normalissima, succede anche a bimbi più grandi, e a maggior ragione è molto fisiologico che a 18 mesi la tua bimba non abbia ancora gli strumenti per esprimere in altro modo le proprie emozioni e comunicare. Il corpo è uno strumento di comunicazione a questa età 💜
È corretto che comunichi alla tua bimba che questo è un limite che non va superato, ma è altrettanto probabile che dovrai ripeterglielo in parecchie occasioni, prima che lei lo interiorizzi.
L'argomento crisi e aggressività è trattato da Carlotta in molti contenuti del Percorso per educare a lungo termine, con lezioni, esercizi, aneddoti e copioni che possono aiutarti a gestire questo tipo di situazioni.
Ti lascio qui anche altri contenuti gratuiti del blog e del podcast in cui abbiamo trattato questo argomento su La Tela:
- Insegna ai bambini come essere arrabbiati
- 10 riflessioni per aiutare un bambino di due anni
- Riflessioni sulle difficoltà dei due anni
- La rabbia di grandi e piccini
Un abbraccio 💜
Ciao Carlotta! Mio figlio di 2 anni ha iniziato da poco l'asilo (sezione primavera) e ogni volta che lo vado a prendere ha qualche graffio. La maestra mi racconta che lui vuole sempre i giochi degli altri e ovviamente qualche bambino per difendersi lo graffia e quindi finiscono per menarsi, ma è sempre lui il "disturbatore". Io sono molto dispiaciuta anche se se benissimo che la fase del "tutto mio" è comprensibile a questa età, però non so come comportarmi con lui, perché ovviamente non sono lì nel momento in cui accade il fatto e non posso gestire la crisi al momento. Cosa potrei fare a posteriori o per prevenire? Dargli delle raccomandazioni prima che entri a scuola mi sembra inefficace perché credo sia ancora troppo piccolo! Inoltre come posso aiutarlo ad insegnargli a condividere i giochi? Grazie mille
Team La Tela
Ciao Costanza, credo che questo sia qualcosa che le insegnanti devono risolvere. Io non consiglio di condividere i giochi (immagina se qualcuno ti forzasse a condividere il tuo cell mentre lo stai usando), ma credo sia importante insegnare a rispettare i turni. Chissà se le insegnanti lo fanno a scuola… Magari tu puoi iniziare al parco giochi o quando gli amichetti vengono a casa vostra. Se hai il mio corso "educare a lungo termine" c'è un'unità sulla condivisione dei giocattoli. 💜
Ciao Carlotta, grazie per questo podcast e i contenuti che metti a disposizione qui sul sito.
Mia figlia ha 8 anni e da 1 anno ha iniziato ad usare le mani in classe con i suoi compagni che giocano in modo manesco. Di solito si difende dai loro “attacchi” (calci, pugni e frasi aggressive contro lei e le sue amiche) che loro sicuramente reputano un gioco, ma che mia figlia non tollera a lungo e spesso finisce per rispondere con mani e piedi. Ho visto più volte questa dinamica anche al parco, per i bambini è un gioco, per le bambine dopo un po’ diventa un tormento. Ora mia figlia quando si arrabbia inizia ad alzare le mani anche con le sue amiche. Sono preoccupata, le dico di allontanarsi quando capita ma i bambini la inseguono finché lei non perde la pazienza e risponde… L’ho fatta ragionare da calma, sebbene con le amiche sia migliorata non so cosa sia giusto fare con i bambini della sua classe.
Scusa il lungo sfogo.
Grazie ancora per tutto 🌸
Team La Tela
Ciao Laura, grazie per il tuo commento :-) Probabilmente in questo caso la cosa migliore sarebbe 1. darle gli strumenti per fermarsi e dire forte STOP ("non è divertente", "nessuno sta ridendo" "andante altrove, qui non ci va di giocare così) invece di andare via o usare la violenza e 2. parlare con le insegnanti a scuola in modo che monitorino la situazione e se ne occupino loro.
Grazie grazie grazie grazie per questo Podcast!!!
Insegnante
Ciao Carlotta, grazie di questo episodio del podcast. Mio figlio che compirà tra poco 3 anni, fino ad ora non ha avuto quasi mai atteggiamenti aggressivi verso i suoi coetanei, a volte al contrario a casa, quando vuole esprimere la sua frustrazione per qualche cosa (ad es. se tocca al papà la routine serale e lui vuole me mamma allora è capitato che lo esprimesse con le mani, oppure quando è contrario a dei limiti che abbiamo stabilito). Gli allontaniamo la manina dicendogli che così fa male, che non usiamo le mani, cerchiamo di accogliere le sue emozioni. In realtà ascoltando il podcast mi è venuto da riflettere ancora e ancora sul concetto di punizione e conseguenza, che capisco non essermi ancora chiaro al 100%. Tu parli di conseguenza quando è naturale, ad esempio succede che i colori non funzionano più perché il bimbo li ha lasciati aperti, e sono d'accordo su questo. Ma per esempio: mio figlio usa in modo inappropriato un oggetto...glielo tolgo in quel momento. È una punizione? Grazie. Mi piacerebbe avere altri esempi per capire meglio!
Team La Tela
Ciao! Quella per me non è una conseguenza, ma una decisione presa dalla consapevolezza che abbiamo: non glielo toglierei, ma lo fermerei, prenderei in mano il giocattolo, guarderei il giocattolo, guarderei lui, e gli direi “il giocattolo si può rompere, dobbiamo prenderci cura del giocattolo. Come ci prendiamo cura del giocattolo?”. E allora magari proponiamo anche di pulirlo con un panno bagnato. 💜 E poi gli darei fiducia (ma senza l’aspettativa che non lo faccia più).
Team esteso
Ciao Carlotta, grazie infinite per ricordarmi questi concetti con questo episodio. Devo dire che anche grazie al tuo corso riesco a gestire molto bene queste situazioni. Ciononostante mio figlio di quasi 3 anni è in una fase un po' aggressiva nei confronti dei bambini che riconosce essere più piccini di lui. Una volta interrograto sul perché mi ha risposto "volevo vedere cosa succedeva"...a volte penso lo faccia per paura (se i bimbi che vengono verso di lui sono più grandi). In molti altri ambiti mi aiuta la preparazione, quindi parlargli in anticipo di ciò che accadrà e di come potremmo affrontare date situazioni. Mi chiedo però se ci sia un limite oltre al quale prepararlo sia controproducente. Tipo: so di andare ad un pranzo in cui ci saranno bimbi nel suo target. Gli chiedo di essere gentile prima di andarci o così "gli faccio venire in mente" la questione? Gli do importanza per cui aumento le probabilità che ripeta il comportamento?
Team La Tela
Secondo me siamo più noi adulti che pensiamo che se ne parliamo “glielo ricordiamo” (questa ovviamente è una mia opinione personale): io preferisco sempre preparare i miei figli se so che possono trovarsi in situazioni di disagio. Non con un sermone, ma con un semplice: “hey, se per caso ti viene voglia di spingere o picchiare, ti ricordi che cosa puoi fare invece di usare le mani? Vuoi che lo ricordiamo insieme?”. Trasmette anche il messaggio che piano piano il pensiero non deve per forza sfociare in azione (sempre tenendo a mente, noi, che la forza di volontà non si sviluppa davvero fino a 5-6 anni). 💜