Preferiti dei bambini

Educare alla morte

Quando tuə figliə ti chiede «papà morirà?» senti lo stomaco stringersi. Istintivamente vuoi cambiare argomento, ma evitare questa conversazione non protegge i nostri figli: li lascia soli ad affrontarla.

Della morte hai paura tu

Molti di sono cresciuti in famiglie dove la morte si sussurrava, si rimandava o si nascondeva. «È andata in un posto bellissimo»; «Si è addormentato per sempre»; «Sei ancora troppo piccola». Quelle risposte ci hanno lasciati con un senso vago che la morte sia qualcosa di cui non si può parlare, qualcosa di pericoloso e di proibito.

Questo messaggio continuiamo a tramandarlo finché non rompiamo la catena generazionale

Perché parlarne cambia le cose

Cosa ci dice la ricerca

I bambini che crescono in famiglie dove la morte viene nominata, raccontata ed elaborata insieme sviluppano una relazione più sana con la perdita. Il dolore è inevitabile, ma può non essere solitario.

Sanno che noi ci siamo

Quando porti la conversazione in casa, i tuoi figli sanno che possono portare le loro domande a te, perché non ne hai paura. La conversazione non deve essere un tabù: deve essere uno spazio sicuro.

Cresciamo insieme

I bambini normalizzano ciò che noi normalizziamo. Solo quando noi per primi impariamo le parole, le storie, gli strumenti per tenere aperta la conversazione, diamo l'opportunità ai nostri figli di imparare con noi.

La morte non è un argomento: è una presenza

Più familiarizzi con la morte, più la porti a casa con la spontaneità che merita.

Non la rende banale

Normalizzare la morte non significa renderla banale. Significa trattarla come parte della vita, con rispetto, con curiosità, con la disponibilità a stare nel disagio senza scappare.

La panchina del disagio

La panchina del disagio, come la chiamiamo su La Tela, è esattamente questo: la capacità di restare presenti anche quando le emozioni sono scomode e non abbiamo tutte le risposte.

Non c'è un momento giusto

Non esiste «il momento giusto» per parlare di morte. Lei arriva da sola: il passero in giardino, il funerale del nonno, il film d'animazione. I bambini la incontrano comunque: la domanda è solo se la incontrano da soli o con noi accanto.

Risposte perfette

«Non lo so» è una risposta valida; «Ci penso anch'io, a volte» è una risposta valida; «Fa paura anche a me, ma possiamo parlarne insieme» è forse la risposta più onesta e più utile che possiamo dare.

«I bambini non hanno paura della morte perché la conoscono troppo. Ce l'hanno perché la conoscono troppo poco — e perché gli adulti intorno a loro sembrano averne paura.»
Carlotta Cerri
La Tela

Domande che ci facciamo spesso

Da che età si può cominciare a parlare di morte con i bambini?

Prima di quanto pensiamo. I bambini incontrano la morte molto presto — un insetto, una pianta, un animale domestico — e hanno già le loro domande. Non c'è un'età giusta per cominciare: c'è l'età in cui il bambino fa la prima domanda, e quella è l'età giusta. La guida «Come parlare di morte in famiglia» offre indicazioni per ogni fascia d'età.

Ho paura di spaventarli. Come faccio a capire quanto dire?

Una buona regola è rispondere alla domanda che fanno, non a quella che temiamo stiano per fare. I bambini chiedono quello che sono pronti a sapere. Se la risposta li soddisfa, si fermano. Se vogliono sapere di più, chiedono ancora. Seguire il loro ritmo è quasi sempre la scelta giusta.

Cosa faccio se mi viene da piangere mentre ne parliamo?

Piangi. Davvero. Mostrare ai bambini che anche noi proviamo emozioni davanti alla morte è uno dei doni più grandi che possiamo fargli. Non dobbiamo essere rocce. Dobbiamo essere presenti — e la presenza autentica include anche le lacrime.

Devo usare la parola «morte» o posso usare eufemismi?

Usare le parole dirette è la scelta vincente: morire, morte, è morto. Gli eufemismi («se n'è andato», «dorme», «è in un posto migliore») possono creare confusione nei bambini piccoli e, a volte, paure inaspettate. Detto questo, ogni famiglia è diversa: l'importante è che le parole che usiamo non creino un alone di mistero intorno al tema.

Come si parla di guerra e genocidio senza traumatizzare i bambini?

Con onestà calibrata all'età, senza catastrofismo e con un ancoraggio agli «aiutanti»: le persone che lavorano per la pace, che proteggono, che resistono, che hanno ancora speranza nel bene. Le dieci linee guida nell'articolo dedicato sono un buon punto di partenza. E i due episodi podcast con Teresa Potenza e Najwa Saady entrano nel dettaglio con molta cura.

Questi contenuti sono accessibili solo con l'abbonamento TLT?

Dipende dal contenuto. Gli episodi podcast di Educare con calma e gli articoli del blog sono gratuiti e accessibili a tuttə. La maggior parte degli altri contenuti, compresa la guida «Come parlare di morte in famiglia», sono inclusi solo nell'abbonamento a Tutta La Tela. Questa è una scelta intenzionale per offrire alle famiglie un supporto completo: il valore complessivo supererebbe i 100€, ma con l'abbonamento mensile hai accesso a tutto, a partire da 18€. Puoi cancellare quando vuoi dal tuo profilo e ti mandiamo una mail prima di ogni rinnovo, così non ti coglie di sorpresa.

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