278. Non fai «solo» la mamma! | Ragnatela in 5'
In questo episodio di Educare con calma torno a parlare di un pilastro dell'Educazione a Lungo Termine spesso sottovalutato: la cura di sé. Condivido l'aneddoto di una mamma che si sorprende a giustificarsi davanti alla propria libertà e decide di cambiare le parole con cui si racconta.
:: In questo episodio parliamo di:
Perché spesso sentiamo il bisogno di giustificare il nostro tempo libero.
Come un cambio di linguaggio può diventare una vera forma di cura di sé.
Benvenute e benvenuti a un nuovo episodio di educare con calma.
In questa ragnatela in 5 vi voglio raccontare un anedotto che mi ha scritto
Sara.
Sara è una mamma che, da tanti anni, è sulla tela e fa il percorso per educ
are a lungo termine,
e questo anedotto precisamente l'ha scritto anni fa.
Ed è sempre vissuto sul percorso perché lo sempre ritenuto incredibilmente
importante
e è sempre stato nella sezione crescita personale nella parte in cui parliamo
della cura di sé.
Lo sapete, la cura di sé è uno dei pilastri dell'educazione a lungo termine,
ormai sono
un discorottolo, dico in così tanti episodi, che sono sicura che ogni tanto,
quando lo
sentite ripetere, pensate di nuovo Carlotta dai basta adesso no, però continu
erò a ripetarlo
in perterrita perché sono sicura che ci sono ancora persone che hanno bisogno
di sentirlo.
Anzi, so che ci sono ancora donne che credono all'equazione amore uguale
sacrificio
e non ce nulla di più importante per avere successo nell'educazione a lungo
termine, per
riuscire a cambiare i paradigmi e gli automatismi dell'educazione che abbiamo
ricevuto di iniziare
dalla cura di sé, di iniziare a darsi la priorità perché un genitore esausto
è vuoto
non ha nulla da offrire alla relazione con i propri figli e lo so che può semb
rare
duro, detto così, ma è una verità che, di fondo da tanti anni, perché è la
base di qualsiasi
tipo di evoluzione personale e genitoriale.
Ma la cura di sé ha tantissime sfumature ed ecco perché oggi vi leggo questo
aneduto
di Sara.
Dice così, oggi ho accompagnato i miei figli al loro primo giorno di scuola,
per la prima
volta entrambi saranno via per un giorno intero, ho inviato alla mia famiglia
una foto con
la scritta, sono libera, e l'immagine di una persona che balla, mi asserella mi
ha mandato
un messaggio chiedendomi, cosa farai tutto il giorno?
Io mi sono messa subito sulla difensiva e ho elencato tutte le cose che ho da
fare, al
che lei è risposto, non ti stavo chiedendo cosa farai per dirti che devi
sempre fare qualcosa.
Ero proprio solo curiosa, in quel momento mi sono fermata e ho capito che eff
ettivamente mi
sento spesso come se dovessi difendermi perché faccio solo la mamma, come se
dovessi dimostrare
alle persone che anche io sono impegnata.
In quel momento mi sono detto, Sara, non hai nulla da dimostrare, tu sai quanto
si è impegnativo,
fare la mamma, e non devi nessuna spiegazione a nessuno.
E poi mi sono anche detta, che va benissimo se non sono sempre occupata, e va
benissimo se
ho intenzione di trascorre le mie ore libera dai bambini facendo le cose che mi
piacciono.
Non devo giustificare il modo in cui scelgo di trascorre le mie giornate,
perché sono appunto
mie.
Che poi anche chi lavora dalle novelle 17 a momenti di pausa, va a fare pranzo
con i colleghi
o da soli, legge le mey personali, chiacchiera si prendo un caffè, e anzi si r
icarica di
energie lontano dai bambini tutto il giorno.
Non vedo perché una persona che fa solo il genitore debba rispettare uno
standard diverso.
Da quel momento, come mi insegna Carlotta, o anche deciso di fare un cambio di
linguaggio,
ero solita dire "faccio solo la mamma", ma ho eliminato la parola solo da
quella frase.
Ora dico "faccio la mamma", senza giustificazioni e senza spiegare quanto sia
impegnativo.
Per me ha fatto una differenza enorme.
Penso che non avrei potuto scriverlo meglio, non avrei potuto scrivere le
parole più giuste
per esprimere questo concetto di cura di sé, perché anche questo cambio di
frase che ha
fatto Sara, questo cambio di linguaggio, smettere di dire "faccio solo la mamma
", e dire
invece "faccio la mamma", è cura di sé, per questo vi dicevo che ha tante sf
umature,
perché la cura di sé si manifesta in tanti modi diversi, e ognuno di noi deve
trovare
le propria frasi di Empowerment, le propria frasi che ci facciano sentire è gi
usto che
io mi prendo a cura di me, è valido, è giusto, è normale, è naturale e
posso farlo, posso
darmi la priorità.
Anzi, mi piacerebbe proprio sapere quali sono le tue frasi di Empowerment,
nella cura di sé,
quali sono le frasi che ti ripeti per dirti, per convincerti, perché a volte
dobbiamo
convincerciene che possiamo essere la nostra priorità, che possiamo darci la
priorità,
che anzi dobbiamo prenderci cura di noi e metterci al primo posto.
Se ti vati, aspetto nei commenti, li trovi nella pagina di questo episodio
sulla tela.
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immediatamente.
Anche per questa regna tela in 5, oggi è tutto, non mi rimane che augurarvi bu
ona giornata,
buona serata o buona notte, a seconda di dove siete nel mondo.
Ciao!
Parliamone
Ho sempre pensato di non essere fatto per fare la mamma. Mi sono sempre vista come la zia eccentrica, che se ne andava in giro per il mondo per riportare regali ai nipoti o per raccontargli storie incredibili. Il sentimento si e´rafforzato quando sono rimasta incinta 10 anni fa di mio figlio Samuel. Ho pensato, ecco, ora saro´costretta a casa a fare solo la mamma, disoccupata qui in Austria. Ripensando pero´ all óttimismo del mio compagno e alla dinamica della nostra coppia, che diciamo la verita, era ed ´ e´ al di furoi degli stereotipi di genere,. mi sono detta che ce la potevo fare. Il mio compagno, oggi mio marito, cucina, pulisce e fa le lavatrici, insomma in casa e´organizzato meglio di me. Mi sono sempre presa cura di me stessa. Ho vissuto in 3 Paesi diversi e mi sono sempre saputa organizzare. Quando ho avuto Samuel mi sono detta che dovevo contuniuare a farlo. Di trovare i mei spazi, di poter fare delle pause. Quando Samuel aveva 6 mesi ed ero sempre a casa con lui, ho parlato con mio marito esprimendo il bisogno di avere un apio d´ora per me e mi sono iscritta a yoga. Ho cercato sempre di esprimere il bisogno di poter fare delle cose per me. Che sia anche solo stare un óretta a leggere un libro. Samuel aveva pochi mesi e lo portavo con me alle conversazioni di tedesco, ai corsi di tedesco e oggi che ha 9 anni, mi sembra che sia piu´difficile trovare i miei spazi. Nel 2021 e´nato Nathan, per via del Covid , dovevo rimanere a casa con lui, ma proprio per questo ho potuto finire online la mia formazione da aiuto infermiera che ho cominiciato quando Samuel avevo solo un anno. Come e´possibile che ora che Samuel ha 9 anni e Nathan 5, mi sembra che i miei spazi si siano ristretti. Che in qualche modo il tempo per prendermi cura di me stessa si siano ridotti? Da qualche mese ascolto i podcast della tela. Un anno fa ho incominciato ad ascoltare il podcast "Calm and Connect", con dei contenuti molto simili a quelli della Tela. Tre anni fa, ho cominciato a leggere libri concernenti la disciplina positiva, libri sul come far crescere senza punizioni etc.... É naturalmente ho cominciato a cercare di mettere in pratica quello che leggevo e/o ascoltavo. Durante la mia formazione da assistente socio-pedagogica per persone diversamente abili, ho letto libri sul metodo montessori, comunicazione non violenta e via di seguito. Ma tutto quello che ho imparato, sembra non servire a niente , a volte, nella comunicazione con i mei figli. Soprattutto quando si tratto di dar voce al mio bisogno di prendermi cura di me stessa.
Mi chiedo a volte se il bisogno di staccare la spina non riguardi anche semplicemente fare una pausa da libri, podcast, articoli sull´educazione dei figli. Di fare una pausa dal cercare di migliorare il mio modo di fare la mamma e di concentrarmi semplicemente su di me. Su quello che mi piacerebbe fare per me stessa e non per i miei figli.
Grazie per i l vostro podcast. Trattate sempre argomenti interessanti e grazie per aver creato questo spazio.
Paola
Team La Tela
Paola, grazie per aver condiviso la tua esperienza. 💜
Quello che scrivi alla fine mi sembra la cosa più importante: a volte il bisogno non è un altro strumento, un altro podcast, un altra riflessione su come fare la mamma. È tornare a te, senza che sia in funzione di Samuel o Nathan.
Non è un fallimento del percorso che stai facendo, è il percorso che continua ripartendo dalla persona più importante: tu.
Ti abbraccio. 🫂
Grazie Carlotta, grazie Sara e grazie a tutto il team perché mi avete di nuovo toccato nel profondo e so quanto una semplice parola possa cambiare tutto. Siete meravigliosi❤️
Grazie Carlotta, avevo bisogno di sentire queste parole 💗 ora ho capito qualcosa di più di quel meccanismo di „difesa“ che scatta quando sento „giustificarmi“ per come impiego il tempo che non trascorro con mia figlia. Un abbraccio