L'importanza del mindfulness per i genitori: impariamo a "ricalcolare il percorso" quando siamo provocati

Alcune settimane fa, la bella conferenza online di Happily Family sull’essere genitori mi ha ricordato il concetto di “mindfulness” (che letteralmente significa “consapevolezza”, ma la parola inglese esprime molto di più), di quanto sia importante essere consapevoli delle nostre emozioni e vivere il momento presente–e mi ha motivata a fare un passo indietro e reimpostare le mie priorità.

Non è stato facile, ma non appena ho deciso di iniziare, ho cominciato a sentirmi più felice, ed è per questo che oggi voglio condividere con te il mio progresso in queste poche settimane di “mindfulness”–perché mi sembra che troppi genitori volino da una giornata all’altra cercando di fare più attività possibile per i loro piccoli e se stessi. Se pensi di essere uno di questi genitori, ti invito a continuare a leggere.

Il potere del mindfulness

La prima volta che ho sentito parlare di “mindfulness” (circa 3 anni fa quando ero incinta di Oliver) non l’ho capito, ma è più facile di quanto sembri (la teoria, non la pratica): significa semplicemente prestare attenzione apposta. Significa essere consapevoli del nostro ambiente, degli odori e i suoni intorno a noi, e, a livello più profondo, delle nostre emozioni e delle reazioni–il tutto con intenzione.

A livello pratico, potrebbe significare godersi a fondo il bacio della buonanotte di tuo figlio, lasciarsi sprofondare in un abbraccio di tuo marito in cucina, notare le piccole cose che di solito diamo per scontate, come il calore del sole sulla pelle, la freschezza dell’acqua fredda in una giornata calda, la sensazione della sabbia sotto i piedi, la bellezza di un albero in fiore. E ovviamente significa anche notare le emozioni negative: la frustrazione quando tuo figlio non fa quello che gli chiedi, l’ansia quando le cose non vanno come vorresti, la rabbia quando qualcuno ti fa qualcosa di sbagliato, la tristezza quando qualcuno ti delude.

Dopo la conferenza, ho fatto uno sforzo per praticare “mindfulness” quotidianamente: ho cominciato a ritagliarmi pochi minuti al giorno per sedermi e respirare (anche solo un minuto alla volta, quando ho tempo); ho riorganizzato le mie priorità per poter essere più presente quando sono con i miei figli; ho cercato di non lasciare che le preoccupazioni e lo stress di ogni giorno influenzino il mio stato d’animo (più facile a dirsi che a farsi!); ho cominciato a notare apposta le cose intorno a me, anche quelle stupide come il suono del barista che fa il caffè (ora posso dire di riconoscere con precisione assoluta chi sta facendo il caffè a Mama’s Bakery, il mio bar preferito).

E ho notato che quello che mi ha offerto la pratica del “mindfulness” è principalmente un bottone di pausa: essendo più in contatto con le mie emozioni e l’ambiente intorno a me, capisco meglio quando sono provocata, riesco ad anticiparlo e a premere il bottone di pausa per scegliere la mia reazione.

Michelle Gale lo ha spiegato in modo meraviglioso: praticare “mindfulness” allunga il divario tra uno stimolo (cosa succede) e la nostra reazione a quel determinato stimolo, e questo fa una grande differenza per un genitore. Perché ammettiamolo, ciò che tutti noi genitori vogliamo è sentirci in controllo delle nostre reazioni e scegliere le nostre risposte. Quando siamo provocati, è proprio quando dobbiamo metterci in pausa, spiegare al bambino che “adesso ho bisogno di calmarmi così posso stare meglio con te”, e andare via per un attimo. Ho notato soprattutto che ciò che aiuta molto me è immaginarmi in una situazione stressante con i miei figli prima che accada, e immaginare la mia reazione per poi provare a metterla in pratica quando sino provocata: ci riesco tre volte su dieci, ma piano piano miglioro.

Sii come un GPS!

Questo vale anche per un concetto simile che ho sentito alcune settimane dopo (l’universo mi stava cercando di dire qualcosa!) in un altro seminario di disciplina positiva di Macarena Soto Rueda (Un Mundo Educado). Stavamo parlando di quanto sia facile arrabbiarsi quando il nostro bambino fa un errore–si mette le scarpe al contrario quando siamo di fretta, rompe qualcosa, versa un bicchiere d’acqua, dipingere il divano, chi più ne ha più ne metta!–e Macarena ci ha chiesto cosa farebbe un GPS. Ero confusa anche io, ma continua a leggere. Immagina che stai guidando, arrivi ad una rotonda e il tuo GPS ti dice di prendere la terza uscita. Sei distratto e ti sbagli: cosa ti dice il GPS? “Ricalcolando il percorso”. Il GPS si arrabbia? Ovviamente no. Non importa quante volte prendi l’uscita sbagliata, il tuo GPS ti dirà sempre “ricalcolando il percorso” con una voce gentile e composta.

Mi è subito sembrata una metafora potente–specialmente quando mi fermo a pensare a come mi sentirei io, che sbaglio sempre strada, se il mio GPS mi chiamasse “scema” o mi facesse sentire in colpa per essere andata nella direzione sbagliata–e da allora, quando sono provocata, faccio uno sforzo per premere il pulsante di pausa, faccio un respiro profondo e mi dico: “Ricalcola l’itinerario, Carlotta”. Non ci riesco ogni volta, ma miglioro ogni giorno.

Quindi oggi vorrei invitarti a provare anche tu per due settimane e sperimentare la differenza sulla tua pelle. Fai un passo alla volta, comincia a praticare un po’ di mindfulness ogni giorno, lentamente impara ad entrare più in contatto con le tue emozioni, a riconoscere quando ti senti provocata e anticiparlo, e quando senti che stai per esplodere, prova a premere il tuo pulsante di pausa, respirare profondamente e scegliere la tua risposta. Credo che anche questo sia un modo per diventare genitori migliori, modelli migliori, educatori migliori e persone migliori. Insomma, ricalcoliamo l’itinerario!

Aiutiamoci, mamme e pap!

L’altro giorno ero esausta dopo un paio di notti insonni. Eravamo a casa di amici ed era ora di pranzo: non solo Oliver non voleva niente di quello che avevo preparato e portato con amore per lui, ma ha fatto cadere l’unica cosa che voleva (i piselli). La mia prima reazione mentre mi chinavo a raccogliere tutti i piselli dal pavimento è stata quella di arrabbiarmi con Oliver, ma poi ho sentito la voce di una mia amica: “respira”. Grazie Sarah, ha fatto una differenza enorme!

Mamme e papà, aiutiamoci: siamo tutte/i sulla stessa barca!

Francesca

Quando riesco il mio mantra è "AUUUUMMMMMM" rilassamento yoga...non sempre si attiva per tempo

Carlotta

Eh, a volte arriva in ritardo 😂

Samuela

In quel “respira” c’è tutta l’empatia di cui abbiamo bisogno. Spesso non servono grandi gesti, di forti misure di intervento da parte di chi ci circonda. Una parola, uno sguardo, una mano che ti sfiora la spalla possono essere quel “disinnesco” che ti salva dall’esplosione, quella brezza lieve che ti riossigena e che ti riporta al qui e ora consapevole della sua transitorietà.

Carlotta

Quanto hai ragione, sento anche io che è esattamente come dici tu. A volte andiamo a cercare lontano, ma un respiro profondo (due, tre…) può davvero essere tutto ciò di cui abbiamo bisogno.

Ornella

Ok ci sta sono d'accordo..... Ma se la mattina ti svegli apposta un ora prima per concedergli del tempo.... Ma lui é preso da tutto tranne che da far colazione e vestirsi... Li dai 30 minuti di gioco... Ma nel momento in cui si convince a mettersi il giubbotto trova un po' d acqua con le fave e ci vuole giocare che fai lasci piangere per 30 minuti a terra perché é violenza prenderlo in braccio e metterlo in macchina?

Carlotta

No, non esiste libertà senza limiti. Ma questo mi aiuta a capire mio figlio:
1. mi ricorda che i bambini non sviluppano la forza di volontà fino ai ~6 anni quindi a volte non sono mentalmente in grado di fare ciò che dovrebbero;

2. mi insegna che nella sua testa la routine non è ancora ben
definita (quindi lavorerei a prepararlo di più magari creando insieme un poster della routine, c'è un posto sul blog se cerchi);

3. mi insegna che non conosce ancora il senso del tempo e lavorerei su quello (anche qui, ci sono post su blog se cerchi);

4. Nel post non suggerisco di lasciare il bambino piangere a terra per 30 minuti (lo suggerirei in rarissime situazioni e non lo lascerei, starei lì con lui). Ma ciò che dico nel post è valido anche in quella situazione: non importa quanto ti senti provocata, se non lavori su te stessa per aumentare il divario tra i tuoi impulsi e la tua reazione, alla fine perdete tutti. Rispondere con calma per me è l'unico modello valido e pensarsi come un GPS che può ricalcolare il percorso invece di sbottare può aiutare ad arrivare lì.

Ornella

Grazie... Sono solo all inizio... Mi hai confermato che ho molto lavoro Da fare... Spero di riuscirci💪

Carlotta

L'importante è iniziare, Ornella :-)

Ps. Ho avuto un problema tecnico con i commenti, ma sto recuperando :-)

Marta

Grazie carlotta anche io ató in questo percorso di cercaré si seguiré il bambino. E ti diro mi risulta piu facile farlo como guida in clase che con i miei filli… cosa ha mangiato que giorno Oliver? Quando chiedi mille volte di ándare a lavarsi e loro non hanno voglia ma la cena e pronta (como gli segui) faccio fatica tra consentire e seguirli come sempre tra disciplina e liberta…

Carlotta

Eh Marta, è sempre una linea sottile tra limite e libertà, dobbiamo cercare di capire quali sono i limiti che siamo disposti a fare rispettare a tutti i costi (forse lavarsi le mani non è uno di questi) e partire di lì. La flessibilità e la coerenza nel gioco di limiti e libertà sono importantissime.

Chiara

Carlotta...la metafora del GPS credo non mi lascerà più, ho immaginato come mi sentirei se mi rispondesse come a volte io rispondo ai miei bimbi e mi sono sentita davvero in colpa ( io sbaglio sistematicamente strada perché penso ad altro ) . Me lo ricorderò ogni volta che mi innervosisco per risultati che IO voglio ma per i quali i bimbi non sono ancora pronti e cercherò di essere il loro GPS e di guidarli e farmi guidare con calma e consapevolezza. Grazie

Carlotta

Anche io mi porto nella mente quella metafora da tantissimo tempo e mi ha aiutata davvero molto! 🌸

Andrea

Ottimo

Carlotta

🙂 Grazie!

Cristina

Siiii, anche io quando sono infuriata abbandono il campo e dopo recupero con calma. È tanto più necessario man mano che i figli crescono. Non è importante "vincere" cioè riuscire a schiacciare i figli, ma consegnare al mondo persone assennate, collaborative ed empatiche. Tanta roba...vale la pena di sembrare perdenti per consegnare strumenti per una vita. Cristina

Carlotta

Esatto, in realtà vinciamo quando riusciamo a comunicare in maniera positiva e nutrire la fiducia e il rispetto (reciproco e anche per se stessi… io mi rispetto di più quando ci riesco 😉).

Valentina

Anch'io mi sono sentita meno sola leggendo questo articolo. Purtroppo le vacanze di Natale appena trascorse "segregati" mi hanno messa a dura prova e ho capito di avere qualche problema nella gestione della rabbia, ma seguendo il tuo corso e leggendo queste piccole perle sento di avere già qualche strumento in più per ricalcolare il mio percorso. Grazie!

Carlotta

Grazia a te e non sai quanto sono felice di poterti stare vicina con il mio corso e le mie parole! 🌸

Erika

È incredibile come questo articolo mi abbia fatto sentire, improvvisamente, meno sola e meno sbagliata.
So di avere, io per prima, un grosso problema con la gestione delle emozioni...saranno due settimane di duro lavoro su di me, spero di essere pronta!

Carlotta

Già solo perché lo stai scrivendo, so che sei pronta. 🌸

Stefania

"Quindi oggi vorrei invitarti a provare anche tu per due settimane e sperimentare la differenza sulla tua pelle": ma ti prendo in parola!!
Grazie Carlotta per i tuoi consigli sempre validi e fonte di riflessione per ognuno di noi.. la vita va veloce e spesso lascio andare senza pensare troppo, ma serve consapevolezza per essere ogni giorno una persona migliore. Per me stessa e per le persone che mi sono accanto. Ecco, per me i tuoi post sono quel momento in cui mi fermo un attimo, leggo e penso.
Tra due settimane ci risentiamo allora!! ;-)

Non immagini quanto quello che scrivi mi aiuti... oltre a dare spunti e strumenti per capirsi e migliorarsi mi fai sentire meno sbagliata e sola nelle nelle mie emozioni e reazioni. Aspetto sempre con grande emozione il tuo prossimo racconto. Grazie!

Carlotta

Grazie per le tue parole Dani, mi fanno tantissimo piacere e sono contenta che quello che scrivo ti arrivi. ❤

Penso che questi ti piaceranno

Blog

Educazione a lungo termine, Montessori, multilinguismo e viaggiare a tempo pieno con bambini.