Preferiti dei bambini

Lo stress non è solo negativo

Esiste un tipo di stress che è essenziale alla crescita.

Fondatrice de La Tela
19 febbraio
0 risposte
6 min

Nell'ultimo anno mi sono ritrovata ad affrontare fatiche che, in superficie, sembravano non avere nulla in comune.

Sfoghi sulla pelle; senso di fatica fisica e mentale; gonfiore improvviso; un sensazione di impotenza; perdita di capelli; momenti in cui ho singhiozzato perché non riuscivo più a sentire gioia nella mia vita.

Ma ogni volta che andavo a fondo di una fatica ritornava la stessa parola: «stress».

Era come se chiudesse a doppia mandata la porta della connessione nella coppia, della voglia di divertirmi, della capacità di essere presente nella quotidianità.

E così ho iniziato a ho scoperto una realtà diversa che ha riscritto la mia relazione con lo stress.

🕰️ Se vuoi la versione breve, eccola qui:

Lo stress non è solo negativo, anzi: può essere un segnale che stai imparando e crescendo. Quando entriamo nel disagio delle cose nuove, è naturale sentire lo stress di quell’espansione.

Possiamo accoglierne la realtà evolutiva e, invece di combatterlo, imparare a trasformarlo iniziando da un cambio di linguaggio: «Mi sento stressata» invece di «sono stressata». Lo stress può restare, ma non definisce chi sono.

Se invece vuoi approfondire, continua a leggere.

3 cose che (forse) non sai sullo stress

1. Esistono due forme di stress
Non esiste un solo tipo di stress: esistono il «distress» e l’«eustress» («Sacred Stress» di George Faller e Heather Wright).

Il distress è lo stress che conosciamo, quello che logora, che tiene il corpo in allarme continuo, che ci fa sentire sempre in ritardo, sempre in difetto, sempre sotto pressione.

L’eustress, invece, è lo stress che accompagna la crescita – qualsiasi crescita: è la tensione che sentiamo davanti a una sfida significativa, a un cambiamento, a qualcosa che ci chiede di espanderci, a un passo fuori dalla nostra zone di comfort. Spesso non è piacevole, ma è vitale.

🌱 Il problema non è lo stress in sé, ma quando il distress diventa la nostra condizione di base.

2. Lo stress riattiva ferite antiche

Il distress non crea paure e ansie nuove, ma riattiva quelle già esistenti: ne fa da amplificatore e allo stesso tempo restringe il nostro campo visivo, privandoci della capacità di distinguere con precisione il presente dal passato. In questo stato, una difficoltà attuale può improvvisamente sembrare ingestibile, perché va a toccare ferite profonde: la paura dell’abbandono, di non valere abbastanza, di non contare, di essere «troppo» o sbagliati. 

🌱 Lo stress è una risposta al nostro passato, a ciò che il nostro sistema ha già vissuto. Se spostiamo la domanda da «Che cosa non va in me?» a «Che cosa sta cercando di proteggere il mio sistema nervoso in questo momento?», possiamo riconoscere che lo stress sta parlando attraverso ferite antiche e così provare ad aprire uno spazio nuovo di scelta.

3. Lo stress non va eliminato

Lo stress si è evoluto come una risposta comportamentale utile: quando percepiamo una minaccia, lo stress ci permette di correre più velocemente e di vedere e pensare con maggiore chiarezza (tutte capacità che hanno aiutato i nostri antenati a sopravvivere).

Provare a bandire lo stress può avere l’effetto opposto – aumentarlo invece di ridurlo – perché significherebbe eliminare una parte profonda della biologia umana e uno dei nostri strumenti più preziosi.

🌱 Un aspetto centrale di una vita serena e appagante consiste nel rinegoziare il nostro rapporto con lo stress (Susan Davis) : invece di tentare di eliminarlo, è molto più efficace riconoscerne il potere (e l’inevitabilità) e «cavalcarne l’onda», utilizzandolo come spinta in avanti.

2 idee per iniziare a trasformarlo

La prima idea è smettere di identificarci con lo stress: quando ti sorprendi a dire «sono stressatǝ» cambialo con «mi sento stressatǝ» o «sento stress».

Questo piccolo cambio di linguaggio può offrirti la prospettiva necessaria per ricordarti che lo stress non ti definisce (è un’esperienza che vivi): da qui, puoi anche usare curiosità – perché mi sento stressatǝ? Come reagisco allo stress? Che tono ha il mio dialogo interiore? Verso quale valore mi sta indirizzando questa sensazione? Quale piccola azione posso fare per soddisfare i miei bisogni?

Quando troviamo il coraggio di esplorare l’esperienza dello stress, lo temiamo di meno (perché si ha più paura di ciò che non si conosce) e iniziamo a riconoscere schemi e dialoghi interiori.

🙅‍♀️ Invece di: «sono stressatə»
💬 Prova con: «mi sento stressatǝ»

La seconda idea è che lo stress funziona un po’ come i bulli (se hai seguito la mia masterclass «Bullismo: come (pre)navigarlo in famiglia», questo concetto ti sarà familiare).

Più lottiamo per scacciarlo, più gli diamo potere: quando cerchiamo di zittirlo in fretta, di «gestirlo», di razionalizzarlo mentre il corpo è ancora in allarme, lo stress alza il volume perché è l’unico modo che ha per farsi sentire.

🌱 Quando impariamo ad ascoltare il corpo e risvegliamo la nostra consapevolezza emotiva, lo stress non deve più urlare. Spesso basta proprio riconoscere internamente «sento stress», senza giudicarci o provare a cambiarlo: non chiediamo allo stress di scomparire, ma di restare lì con noi in silenzio.

Se vuoi, puoi approfondire questo concetto sul Percorso ELT:

Percorso / Crescita personale
Risveglia la tua consapevolezza emotiva
La pratica che ci permette di scegliere le nostre azioni, invece che reagire dal pilota automatico.

1 pensiero a ragnatela su bullismo e stress

Imparare a trasformare lo stress inizia proprio da lì, dal restare seduti su quella panchina del disagio, ma c’è una distinzione importante che spesso perdiamo di vista.

Il disagio è un luogo prezioso, l'unico in cui avviene la vera evoluzione; ma vivere una vita intera a «gestire» il disagio, in modalità di coping costante, non è evolvere: è accettare di sopravvivere.

Serve un passo in più, una azione, una risposta.

Proprio come succede con i bulli, la risposta più efficace allo stress è relazionale: lo stress si riduce quando smettiamo di viverlo da solǝ.

A volte basta cambiare la domanda.

🙅‍♀️ Invece di: «Come posso calmarmi?»
💬 Prova con: «Dove posso trovare aiuto?». 

L'aiuto può essere una persona con cui nominare ciò che senti senza doverlo spiegare o giustificare; un contesto che ti permette di rallentare senza sentirti in colpa; o anche solo un gesto, come condividere, invece di nascondere, una piccola vulnerabilità con una persona di cui ti fidi.

Parliamone

Lascia un commento…
Hai modifiche non salvate