Preferiti dei bambini

Che cos'è il «reparenting»?

Lo conosci già: l'Educazione a Lungo Termine è reparenting.

Fondatrice de La Tela
13 febbraio
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10 min

Dal 2015 parlo di Educazione a Lungo Termine (ELT) con tante frasi chiave come:

La genitorialità non è crescere i figli: è crescere te al loro fianco.
La tua calma è la loro calma.
Sii per loro il genitore di cui avresti avuto bisogno.

Inoltre, nel Percorso ELT parliamo di concetti come:

🌱Quando reagisci a un comportamento di tuǝ figliǝ con rabbia, non reagisci al presente, reagisci al tuo passato: è il tuo bambino interiore che si mette al volante.

🌱Cambiare le risposte automatiche che diamo ai nostri figli è così difficile, perché significa dare loro qualcosa che noi non abbiamo ricevuto (e così ammettere che ce lo saremmo meritati).

Forse tu non lo sai, ma tutto questo è reparenting*.

Reparenting significa (ri)crescere te mentre cresci i tuoi figli. 

Significa offrire a te stessǝ le cure emotive, la validazione, la connessione e il supporto che non hai ricevuto durante l’infanzia.

Significa imparare a soddisfare i tuoi bisogni, regolare le tue emozioni e relazionarti con te stessǝ con compassione invece che con autocritica.

Significa riconnetterti con il tuo bambino interiore (la parte di te plasmata nella tua infanzia) e offrirle cura, sicurezza e riparazione oltre a ciò che è stato possibile allora.

Il reparenting non è un evento singolo, ma una pratica interna a lungo termine che rimodella il modo in cui rispondi alla vita.

Forse ora i puntini si stanno collegando nella tua mente

… sì, se sei su La Tela da un po', non solo conosci il reparenting, ma lo fai già!

L'Educazione a Lungo Termine (ELT) è reparenting!

Un viaggio nel reparenting 

In questo articolo ti accompagno in un viaggio attraverso i mentori che a me hanno insegnato il «reparenting» e la prima (forse) ti sorprenderà!

🕰️ Se hai poco tempo, ecco un riassunto:

Già nella visione di Maria Montessori (la sua pedagogia è il mio background) c'era il concetto di reparenting, ma allora non lo vedevo ancora. L'ho capito solo quando ho trovato Mary Ainsworth, Gabor Maté, Nicole LePera e Dr. Shefali

Nel loro lavoro l'evoluzione personale:

  • Parte dalla consapevolezza dei bisogni non soddisfatti e degli schemi formati nell’infanzia.
  • Significa offrirsi cura, validazione e imparare a regolare il proprio sistema nervoso, ovvero diventare per noi stessi una base sicura, che non è altro che il capitano della barca!
  • Avviene imparando a rispondere a sé stessi con sintonizzazione e compassione per il proprio «bambino interiore», come avrebbe fatto il genitore che vogliamo essere per i nostri figli.
  • Non significa incolpare il passato, ma riconoscerlo, comprenderlo e usare la consapevolezza del presente per guarire i traumi del passato (o anche solo processarli). 
  • È un processo graduale, a lungo termine, fatto di pratica, tentativi ed errori e integrazione nel tempo.

È sempre lo stesso processo con linguaggi diversi, ma con una radice comune: imparare a offrire a sé stessǝ ciò che è mancato nelle prime relazioni.

Questo è reparenting.

Se invece ami questi concetti (come me!) e vuoi approfondire, continua a leggere.

Maria montessori: la preparazione dell'adulto

Oggi che collego i puntini guardandomi indietro, mi è chiarissimo che Maria Montessori sia stata la prima a insegnarmi il reparenting. Lei non usa questo termine ma quando parla di «preparazione dell’adulto», indica con grande chiarezza che l’educazione del bambino passa prima da un lavoro profondo sull’adulto educante.

Alcuni punti salienti del lavoro di Montessori che possono essere letti come precursori del reparenting:

  • Montessori riconosce che bambinǝ risveglia nell’adulto parti irrisolte: le reazioni automatiche, l’impazienza, il bisogno di controllo non sono «difetti educativi», ma segnali di una storia emotiva non elaborata. L’adulto è chiamato a prendersene la responsabilità, invece di scaricarla sul comportamento di bambinǝ.
  • La preparazione dell’adulto è un lavoro di «disarmo interiore». Montessori parla esplicitamente di rinunciare a ego, potere, aspettative e proiezioni. Questo implica imparare a regolarsi e diventare un adulto che sa stare nella difficoltà senza reagire impulsivamente.
  • «L’adulto preparato» è un adulto che ha costruito dentro di sé un centro stabile. Solo così può offrire a bambinǝ una presenza calma, coerente e prevedibile,  cosicché il suo sistema nervoso possa appoggiarsi a un sistema nervoso più regolato.

Reparenting, in questa chiave, significa prepararsi come adulti e diventare per sé stessi quella persona consapevole, stabile e affidabile che rende possibile una relazione sostenibile con i figli (e tutti gli altri).

Mary Ainsworth: la teoria dell'attaccamento 

Mary Ainsworth è la co-fondatrice della teoria dell'attaccamento e anche se non ha parlato direttamente di reparenting, il cuore del suo lavoro ne è la base: comprendere come si costruisce, nei primi anni di vita, il senso di sicurezza interna.

Alcuni punti salienti del lavoro di Mary Ainsworth:

  • I bambini non cercano solo cibo, protezione fisica o vicinanza, ma una relazione che li faccia sentire al sicuro a livello emotivo; una figura che sappia leggere i loro segnali, che sia abbastanza prevedibile e che offra connessione dopo una «rottura». È da qui che nasce il concetto di «base sicura».
  • Quando bambinǝ sperimenta ripetutamente una presenza che risponde ai suoi bisogni in modo sufficientemente sensibile, il suo sistema nervoso interiorizza un messaggio molto semplice: quando ho bisogno, qualcuno arriva; quello che vivo dentro ha senso; non sono solǝ.
  • Dalle esperienze dell'infanzia si formano i nostri modelli interni su chi siamo e su cosa possiamo aspettarci dalle relazioni: sono come mappe profonde che abitano il corpo e il sistema nervoso. Per esempio, se l’esperienza prevalente è stata di connessione, probabilmente siamo cresciuti con un senso di valore e di fiducia interiore. Se l’esperienza è stata di assenza, imprevedibilità o paura, probabilmente abbiamo sviluppato strategia di adattamento: ci chiudiamo, compiaciamo, tendiamo a controllare, siamo iper-vigili.

Reparenting, in questa chiave, significa essere (o iniziare a costruire dentro di noi) quella base sicura per noi stessǝ, anche se non l'abbiamo avuto nell'infanzia e diventare una presenza affidabile e sicura per il nostro mondo emotivo.

Gabor Maté: il conflitto interno tra attaccamento e autenticità

Gabor Maté è la mia figura di riferimento per il lavoro sul trauma. Dal suo lavoro (specialmente nel suo libro «Il mito della normalità. Trauma, malattia e guarigione in una cultura tossica»), Maté non parla esplicitamente di reparenting, ma è evidente che trauma, attaccamento e autenticità ne sono strettamente relazionati.

Alcuni punti salienti del lavoro di Gabor Maté:

  • Gli esseri umani nascono con due bisogni profondi: attaccamento e autenticità. Nella prima infanzia, il bisogno di attaccamento prevale su quello di essere autentici, perché dipendiamo dai nostri caregiver per la sopravvivenza.
  • Quando l’attaccamento avviene a costo dell’autenticità (per esempio reprimendo emozioni, bisogni o parti di sé per rimanere al sicuro o amatǝ), si formano schemi che più avanti nella vita generano sofferenza emotiva.
  • Il suo focus su come l’attaccamento nell'infanzia plasmi il sistema nervoso e il comportamento è perfettamente allineato con l’idea che la guarigione richieda sintonizzazione interna e compassione verso i propri bisogni evolutivi non soddisfatti.

Reparenting, in questa chiave, significa guarire dal trauma, ovvero riconnettersi con il proprio IO autentico, imparare a riconoscere e soddisfare i propri bisogni emotivi invece di continuare a usare strategie di sopravvivenza (perché un tempo ci proteggevano, ma oggi non ci servono più).

Nicole LePera: il reparenting come pratica quotidiana

La dott.ssa Nicole LePera è conosciuta come The Holistic Psychologist. Per lei il reparenting è un approccio pratico e quotidiano per riscrivere schemi disfunzionali, che ti permette di darti ciò che non hai ricevuto da bambinǝ e imparare a soddisfare in autonomia i tuoi bisogni fisici, emotivi e spirituali. 

Alcuni punti salienti del lavoro di Nicole LePera:

  • Per fare reparenting dobbiamo prima identificare quali sono i nostri bisogni e i modi condizionati con cui abbiamo imparato a soddisfarli, e poi scegliere intenzionalmente modalità nuove che supportino il nostro benessere.
  • Il nostro obiettivo è diventare il «genitore saggio» di noi stessǝ, ovvero una persona che valida le emozioni, mantiene le promesse fatte e offre cura costante. Possiamo farlo attraverso 4 pilastri: disciplina, gioia, regolazione emotiva e self-care.
  • Molte persone crescono associando la parola disciplina a paura, vergogna, coercizione; per LePera disciplina è «Posso fidarmi di me»; «Mantengo piccoli impegni con me stessǝ»; «Mi tratto come una persona che vale».
  • La gioia è il risultato di spontaneità, gioco, creatività e presenza autentica: se non è qualcosa che abbiamo sperimentato nella nostra infanzia, possiamo impararlo iniziando dal capire chi è «il vero io». 
  • Self care significa avviare piccole pratiche che sostengano la crescita personale, come spegnere il telefono dopo una certa ora, uscire e prendere due minuti di luce naturale…
  • Reparenting è diventare unǝ adultǝ internǝ affidabile, una persona che si accorge quando è stanca, quando sta evitando, quando sta scappando da un’emozione… e invece di umiliarsi, si accompagna. Per farlo, è fondamentale imparare la regolazione emotiva. 

Reparenting, in questa chiave, significa diventare adulti emotivamente maturi. LePera descrive il percorso di reparenting come un processo a lungo termine in cui diventi consapevole dei tuoi schemi inconsci e li modifichi attraverso abitudini e comportamenti nuovi che onorano chi hai scelto di essere oggi.

Shefali Tsabary: la guarigione interiore attraverso la genitorialità consapevole

La dott.ssa Shefali Tsabary è fondatrice del conscious parenting e, sebbene non parli esplicitamente di reparenting, la sua angolazione è complementare: crescere un figlio diventa un invito a crescere sé stessi.

Alcuni punti salienti del lavoro di Shefali Tsabary:

  • I nostri schemi emotivi irrisolti e i bisogni infantili non soddisfatti influenzano il modo in cui rispondiamo ai nostri figli: se non diventiamo consapevoli di questi schemi e non li curiamo, li trasmettiamo alle generazioni future (anche con le migliori intenzioni).
  • L'«ego» è la parte di noi che reagisce dal passato per sentirsi al sicuro (il bambino interiore): il lavoro di crescita è imparare a riconoscerlo, fare spazio e scegliere risposte che nascono dalla presenza e non dalla ferita; dal presente e non dal passato.
  • «Diventare presenti, consapevoli e integrati interiormente è la base per poter davvero incontrare i bisogni di un bambino»: I bambini non rispondono alle nostre buone intenzioni, ma a come sentono la nostra presenza, la nostra regolazione e la nostra connessione nei momenti quotidiani.

Reparenting, in questa chiave, significa diventare consapevoli del proprio mondo interiore, imparare a cambiare le risposte dell’ego, liberare il bambino interiore da schemi inconsci e rispondere agli altri (e ai figli) da un luogo radicato e regolato, invece che dai traumi del passato.

Noti una somiglianza tra tutte queste visioni?

Conoscevi il reparenting? Avevi mai associato Maria Montessori al lavoro di crescere sé stessǝ per crescere i figli?

* Il termine reparenting viene fatto risalire con maggiore probabilità a Eric Berne, fondatore dell’Analisi Transazionale negli anni Sessanta. Il concetto viene poi ripreso e reso più popolare negli anni Ottanta dal lavoro sul «bambino interiore» di John Bradshaw.

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