255. Genitori millennial e figli «di cristallo»
In questo episodio di Educare con calma parto da una frase che sento ripetere sempre più spesso: «i bambini oggi vanno trattati con le pinze» e dall’etichetta «generazione di cristallo», che avanza l'idea che i bambini di oggi siano troppo fragili o iper-protetti a causa dell’educazione rispettosa.
Parlo di cosa significa davvero trattare i bambini come esseri umani: con rispetto, sì, ma anche con limiti, contenimento e responsabilità adulta. Di come l’Educazione a Lungo Termine non eviti frustrazione, noia o delusione, ma al contrario insegni ad attraversarle, restando accanto ai bambini nelle emozioni difficili invece di eliminarle.
Racconto perché disciplina positiva ed educazione rispettosa non hanno nulla a che vedere con permissivismo, e perché libertà senza limiti non è rispetto, ma assenza di guida.
Affronto anche il tema del pensiero critico: il titolo non fa l’esperto, ed è fondamentale imparare a verificare, fare domande e non affidarsi ciecamente alle autorità (come adulti e come genitori che vogliono crescere figli capaci di pensare con la propria testa).
Infine, parlo del lavoro enorme che stiamo facendo come genitori millennial: un vero e proprio reparenting, in cui cresciamo noi stessi mentre cresciamo i nostri figli, rompendo cicli di controllo, violenza normalizzata e mancanza di educazione emotiva.
Carlotta: Benvenuti e benvenute a un nuovo episodio di Educare con calma. Parliamo, come avete visto dal titolo, di genitori millennial e di figli di cristallo. Adesso capiremo che cosa significa e vi spiego perché ne parlo oggi. Anni fa parlo del venti milioni e duecentoduemila ventitre avevo sentito una conversazione al parco giochi, una di quelle conversazioni che non stai davvero cercando di ascoltare ma che in qualche modo ti arrivano comunque, in cui le persone dicevano: ormai I bambini bisogna trattarli con le pinze! E parlavano di una generazione di cristallo.
Era onestamente la prima volta che io sentivo l'espressione generazione di cristallo. Tra l'altro eravamo in Spagna e quindi probabilmente in realtà avevano detto generazione di vetro perché in Spagna si dice così, devidrio. E allora sono andata a fare le mie ricerche e ho trovato un articolo di un grande quotidiano spagnolo in cui se ne parlava accostato alla disciplina positiva, dicendo che la disciplina positiva, ovvero uno dei pilastri dell'educazione a lungo termine e usava la disciplina positiva per dire l'educazione alternativa, quindi contrapposta a quella tradizionale l'educazione positiva, la disciplina positiva stava generando questa generazione di cristallo. Quell'articolo aveva scatenato in me una lavagnatela di pensieri. Quindi, come succede sempre, io vado, apro le mie note del telefono e scrivo, scrivo, scrivo.
Pensavo poi di pubblicare quell'episodio come un episodio del podcast, ma non l'ho mai fatto. È rimasto lì, parcheggiato. Ormai chi lavora con me, chi mi conosce lo sa, io sono piena di contenuti parcheggiati perché passo la mia vita letteralmente a scrivere ma poi alcuni passano di mente, passa il momento, passa il periodo, passa il alcuni passano di mente, passa il momento, passa il periodo, passa l'ispirazione, eccetera eccetera. Quindi rimangono lì, appunto parcheggiati. Poi, qualche giorno fa, un mio post sui genitori Millennial in cui dicevo che siamo pionieri e che siamo la prima generazione di genitori a fare un reparenting, quindi a crescere noi stessi mentre cresciamo I nostri figli, a imparare noi stessi a gestire le nostre emozioni perché nessuno ce lo mai insegnato mentre lo insegniamo ai nostri figli.
Quindi facciamo due lavori di genitorialità allo stesso tempo e lo facciamo in un'epoca faticosa, in cui le famiglie sono spesso isolate. Non sto a dilungarmi, vi lascio l'articolo nelle note dell'episodio su la tela punto com, ma dicevo appunto che quell'articolo è stato ripreso da una grande rivista nazionale italiana ed è stato affiancato proprio a una conversazione sui cosiddetti bambini di cristallo. E allora mi sono detta: è un segnale Carlotta, devi tirare fuori quelle note! E quindi parto proprio da quella frase sentita anni fa al parco giochi perché da allora ogni volta che io sento dire che oggi I bambini vanno trattati con le pinze penso che non abbia alcun senso. Penso che questa frase non avrebbe non davvero alcun senso.
I bambini andrebbero trattati come avrebbero sempre dovuto essere trattati, ovvero come esseri umani, con diritti, con rispetto. E rispetto non significa permissivismo, non significa assenza di limiti, non significa dire sempre sì, perché questa frase la generazione di cristallo significa proprio questo, una generazione di bambini che si rompono appena li tocchi. Ma questo è ben diverso da quello che noi facciamo nell'educazione a lungo termine, da quello che ci dice la disciplina positiva, da quello che ci dice Maria Montessori da cui sapete io traggo tutto il mio background. E quindi trattare con rispetto I bambini significa riconoscere che sono più piccoli. Sono persone piccole, con meno esperienza, con un cervello ancora immaturo, in pieno sviluppo E significa riconoscere che il fatto che siano più piccoli, con meno esperienza, con un cervello ancora immaturo, in pieno sviluppo, non ci dà il diritto di urlare, di umiliarli, di colpirli, di minacciarli, di spaventarli, di fare cose che non faremmo mai a un adulto.
E la cosa che mi aveva colpita di più di quell'articolo spagnolo che all'epoca mi aveva lasciata così basita era che sembrava essere scritto da esperti. Riportava proprio testimonianze di professionisti, di docenti, di psicologi e sosteneva che bisognava dire basta all'educazione positiva, alla disciplina positiva, all'educazione alternativa, perché I bambini devono imparare a gestire la frustrazione positiva, all'educazione alternativa, perché I bambini devono imparare a gestire la frustrazione. Ve la faccio molto breve, c'era molto di più che adesso non voglio entrarci. Ma quello che voglio dire è prima ancora di entrare nel merito di tutto questo vorrei ribadire una cosa che dico da sempre: il titolo non fa l'esperto. Una laurea, un ruolo, una cattedra, una qualifica non garantiscono automaticamente competenza aggiornata non garantiscono conoscenza dello sviluppo umano e nemmeno una visione allineata alle evidenze scientifiche più recenti.
Perché se io ho preso la mia laurea nel mille cinquanta, è chiaro che adesso che siamo nel duemila venticinque e sappiamo molto di più su come funziona il cervello sia dei bambini, sia in generale, è chiaro che se non mi aggiorno quella laurea del mille novecentocinquanta vale di meno. E non dobbiamo andare al mille novecentocinquanta, possiamo andare anche solo quando mi sono laureata io nel duemila sette. Ora, questo non significa negare la professionalità dell'esperto di turno. Significa però, almeno per me poi chi mi sta ascoltando sceglie per sé che affidarmi ciecamente all'autorità solo perché quell'autorità mi fa vedere un titolo, un pezzo di carta accademico, non è pensiero critico. E per me questa cosa è profondamente educativa.
Se io voglio crescere figli capaci di pensare con la propria testa, di fare domande, di verificare, di non ingoiare verità preconfezionate, onesta e trasparente sulle mie competenze, ho perfino fatto un episodio del podcast al riguardo. Lo scrivo perfino nella mia about page. E allo stesso tempo conosco molto bene il valore dei miei studi, l'attenzione che metto nei contenuti che pubblico, proprio nelle singole parole spesso. Ma anche io non sono infallibile, quindi usate la vostra mente critica quando mi leggete, quando mi ascoltate, e se qualcosa non vi torna fatemi domande. La curiosità è benvenuta.
Il giudizio fine a se stesso no. E a meno che io non mi sia completamente dimenticata di fare una parte di ricerca, è molto probabile che avrò una risposta per voi, una spiegazione sul perché ho scelto di includere una parte piuttosto che un'altra, perché ho scelto di ometterne una piuttosto che un'altra. Tornando all'articolo, lo so questo tema lo so questo tema chi mi conosce lo sa mi appassiona moltissimo quindi a volte mi perdo nei miei fili delle ragnatele quello che emergeva in quell'articolo era una grandissima confusione si mettevano nello stesso calderone disciplina positiva, permissivismo, assenza di limiti, iperprotezione, riforme scolastiche poverini questi bambini fragili, di cristallo! Ma l'educazione a lungo termine che per me include lo sapete disciplina positiva, educazione rispettosa, Montessori, teoria dell'attaccamento non nulla a che vedere con l'iperprotezione, anzi l'educazione a lungo termine non evita la frustrazione, che è un po' quello che dicono: questa generazione di cristallo si rompe appena la guardiamo, appena li tocchiamo, e quindi non saprà mai gestire la frustrazione. No!
L'educazione a lungo termine non evita la frustrazione, non evita la delusione, non evita il dolore. Anzi, l'educazione a lungo termine insegna ad attraversarli, tanto che una delle nostre metafore più importanti sulla tela, che anche nel mio libro Cosa sarò da grande, che è nel mio percorso per educare a lungo termine, è proprio restare seduti sulla panchina del disagio se volete sapere cosa significa e non lo sapete andate a recuperare uno degli episodi passati del podcast e ve lo spiego più chiaramente ma il disagio è veramente qualcosa su cui dobbiamo rimanere seduti. E una delle cose più importanti da imparare a rimanere seduti in quel disagio uno dei messaggi più importanti sulla tela è che la noia è un alleata, il disagio della noia è un alleato e che l'emozione per eccellenza che accompagna qualsiasi apprendimento è la frustrazione, che è un'emozione importantissima. E questa differenza è enorme. Ci sono persone che interpretano la disciplina positiva, l'educazione alternativa come non dire mai di no, come non rendere mai triste un bambino, come evitare qualsiasi disagio.
E quello, purtroppo, sì, è un estremo che stiamo vedendo e che no, non è disciplina positiva, non è quello che facciamo noi, non è educazione a lungo termine. Se fosse quello che facciamo, allora penserei che il modo migliore per insegnare a mio figlio a stare bene con se stesso, a essere felice, sia non farlo sentire mai triste, mai male. Sarebbe un controsenso. La frustrazione non si impara evitando la frustrazione, si impara vivendo la frustrazione, imparando a riconoscerla, capendo come gestirla, vivendo esperienze di frustrazione proporzionata all'età e accompagnate da un adulto regolato che è in grado di farti vedere come gestire quell'emozione in maniera valida, in maniera sostenibile e piano piano imparare tu stesso. Esempi semplici: andiamo al negozio di giocattoli per comprare l'aeroplanino, l'aeroplanino non c'è, mio figlio vede una macchinina e la vuole.
Posso dire di no? Certo che posso dire di no! Mio figlio può essere arrabbiato, mio figlio può piangere, non gli compro la macchinina se siamo venuti per l'aeroplanino. Resto con lui, mantengo la mia calma, perché la mia calma è la sua calma, le emozioni sono contagiose, I sistemi nervosi si contagiano, si chiama contagio emotivo e quindi non compro la macchinina per salvarlo dalla delusione, resto con lui in quella delusione, resto seduto con lui sulla panchina del disagio. Oppure storia vera, successa ricordo in Nuova Zelanda, abbiamo promesso che oggi andiamo a prendere un gelato.
Siamo tutti felici, lo aspettiamo da tutto il giorno, arriviamo e la gelateria è chiusa. Possiamo essere delusi, possiamo arrabbiarci, possiamo piangere, possiamo stare con quella delusione perché stare sulla panchina del disagio insegna ai miei figli che io non temo le loro grandi emozioni, che possiamo attraversarle insieme. Ma non attraverso tutta la città per trovare per forza un altro gelato, come se la frustrazione fosse un'emergenza da evitare. No rimango seduta sulla panchina del disagio, l'attraverso e il gelato lo prendiamo un altro giorno quando la gelateria è aperta ed è proprio quello che successe in Nuova Zelanda forse l'ho anche raccontato qualcuno di voi magari lo ricorda in un altro episodio del podcast o nel mio libro Cosa sarò da grande. Uso esempi piccoli ma valgono anche per quelli grandi per quelle volte che mia figlia si sente esclusa dal gruppo che mio figlio mi dice che è stupido perché non sa fare un problema di matematica Questo è insegnare a gestire la frustrazione, non eliminarla, non negarla, non punirla, ma stare, starci dentro, stare sulla panchina del disagio.
Questo insegna a gestire la frustrazione. Quando vediamo bambini che agiscono in modo distruttivo, aggressivo, senza confini, ve lo assicuro, non siamo davanti a bambini cresciuti con troppo rispetto. Mi sembra quasi assurdo doverlo dire, ma penso che sia necessario. Il rispetto non porta a questi comportamenti. Molto più spesso quando siamo di fronte a questi bambini siamo di fronte a due estremi: o ragazzi che sono cresciuti dentro a tanto controllo, tante regole imposte dall'alto, poco spazio di parola, zero autonomia, poca possibilità di scelta e che a un certo punto iniziano a ribellarsi perché il controllo costante genera prima o poi opposizione e tutti noi individui siamo portati verso l'autonomia abbiamo una spinta verso l'indipendenza quindi è normale che I nostri bambini la richiedano a gran voce.
Oppure siamo davanti a ragazzi che sono cresciuti senza limiti chiari, senza una cornice, senza adulti che tengono la rotta, senza I capitani della barca. In entrambi I casi quello che manca è l'equilibrio, perché l'educazione a lungo termine non è né controllo rigido, né libertà totale. È libertà dentro ai limiti. E lo dico sempre, da sempre: libertà senza limiti non è educazione rispettosa. E tra l'altro non lo dico io, lo diceva già Maria Montessori, non esiste libertà senza limiti.
Educazione a lungo termine, educazione rispettosa, disciplina positiva non significa che quando I nostri figli fanno un errore, quando hanno un comportamento scomodo, quando hanno un comportamento aggressivo, la loro rabbia picchiando, adesso vi faccio esempi di più magari di bambini sotto I sei anni, ecco. Non significa che se non urliamo non li puniamo e non li umiliamo, non abbiamo un'altra opzione. Oggi abbiamo prove scientifiche che l'urlo non è uno strumento educativo efficace, che la paura non è uno strumento educativo efficace. Quando il sistema nervoso è in allarme, quando, come diciamo sulla tela, il cervello è in modalità coccodrillo, le aree del cervello responsabili dell'apprendimento, del ragionamento, le aree esecutive del cervello sono temporaneamente offline. L'apprendimento in quello stato non può avvenire, che significa che un bambino che paura di te perché gli stai urlando addosso, anche se tu gli urli tutti I comportamenti che dovrebbe aver avuto, che dovrebbe avere la prossima volta, non può impararli, perché il suo cervello esecutivo è offline.
Allo stesso tempo, educazione rispettosa non significa che non succede niente di fronte a questi comportamenti. Significa che l'adulto la responsabilità di trasformare l'errore in un'occasione di apprendimento, la responsabilità di imparare come agire in una crisi, come e quando agire in una crisi. Quindi aspettando prima che il cervello, che tutti I cervelli siano calmi e poi insegnare il comportamento alternativo per la prossima volta. Significa che la prossima volta nostro figlio saprà cosa fare, no, ci vorranno ripetizioni, ci vorranno tante ripetizioni in cui noi riusciamo a vedere l'errore, fare un passo indietro, regolarci noi, regolare nostro figlio. La calma è contagiosa e dopo, solo dopo parlare con nostro figlio e provare a capire come si sarebbe potuto comportare diversamente e come potrebbe comportarsi diversamente la prossima volta.
Ok, ormai penso che ci siamo persi perché ho seguito talmente tanti fili della ragnatela di pensieri che siamo proprio alla deriva, cioè siamo proprio in una parte della ragnatela che non riuscirei come un labirinto, non riuscirei a tornare dov'ero all'inizio. Però quello che penso che sarebbe importante riassumere è che il senso di responsabilità non si costruisce attraverso la paura, ma attraverso l'esperienza condivisa, attraverso un adulto che è in grado o che impara a fermarsi, a regolarsi e poi accompagnare il bambino dentro il limite, aiutandolo ad imparare un comportamento alternativo. E credo che in tutto questo sia importantissimo smettere di etichettare I bambini, perché se continuiamo a etichettare I bambini e I ragazzi come maleducati, cattivi, tiranni, vandali, di cristallo, bambini specchio, di cui avevo parlato anche in un altro episodio del podcast. Non possiamo creare una narrazione diversa, perché le parole che usiamo costruiscono mentalità, le parole che usiamo costruiscono l'immagine non solo che noi abbiamo di loro, ma anche l'immagine che loro hanno di sé. E a questo proposito andate a cercarlo per piacere, c'è un episodio del podcast in cui parlo di etichette e penso che sia incredibilmente importante, una delle grandissime basi dell'educazione a lungo termine.
Io capisco che ci siano ancora molte persone, che tutto questo ancora non lo sanno. Magari non hanno avuto accesso ancora a queste informazioni, è naturale. E capisco anche che molti articoli puntino al sensazionalismo, allo scontro, alla provocazione, alla polarizzazione, a rincorrere la notizia del momento e scriverne ricerca pur di cavalcare l'onda e quindi scriverne senza davvero cognizione di causa. Perché? Perché funziona meglio, fa più click e io lo so bene perché scegliendo di evitare di fare tutto questo e di rimanere invece fedele a me stessa ai miei valori, la tela cresce di un micro passettino alla volta, molto molto lentamente.
Perché purtroppo oggigiorno spesso la crescita è relazionata al livello di sensazionalismo, di provocazione. Però credo che sia valido anche ammettere almeno da parte mia, voi lo sapete, lo dico spesso che questa modalità di informazione, quindi come quello che era uscito sul quotidiano spagnolo oppure titoli e sottotitoli ambigui e provocatori come quello della rivista italiana, quindi forse insomma tanto del giornalismo italiana, quindi forse insomma tanto del giornalismo odierno purtroppo, ecco penso che sia valido ammettere che questa modalità di informazione mi infastidisce. Ma non perché mi dà fastidio a me Carlotta, ma perché è un grandissimo disservizio alla società odierna perché confonde e rende la genitorialità in questo caso ma la vita in generale molto più difficile di quello che è.
L'ospite: Poi però cosa succede dopo l'indignazione iniziale quando leggo articoli di quel tipo in realtà mi faccio una risata e mi
Carlotta: oggi. Quindi per chiudere questa ragnatela di pensieri lunghissima ci tengo a come si dice in italiano set the record straight set the record straight come si dice? Fare chiarezza fare chiarezza sulla disciplina positiva perché davvero è l'opposto di ciò che veniva descritto in quell'articolo e perché c'è tanta confusione sull'educazione alternativa. Spesso sentiamo anche la frase guardali I ragazzi di oggi guarda quello che sta facendo l'educazione che diffondi che diffondete parlando alle mie colleghe e alle mie colleghe e purtroppo anche lì c'è grande confusione se volete potete andare anche a recuperare un episodio del podcast perché quella generazione quei giovani di oggi di cui parlano queste persone in realtà sono il risultato estremo dell'educazione del controllo e della disciplina che noi abbiamo sperimentato sulla nostra pelle e che oggi si amplifica perché c'è anche la forza dei social media e la forza dei social media significa anche che I giovani cominciano a rendersi conto dei comportamenti degli adulti che possono contestare. Purtroppo però non hanno ricevuto un'educazione emozionale, non hanno ricevuto un'educazione alla gestione delle proprie emozioni e quindi lo fanno in maniera non ideale.
Mettiamola così per essere diplomatici. Ma se c'è una cosa sulla quale metto la mano sul fuoco è questa: con l'educazione a lungo termine, con la disciplina positiva, l'educazione rispettosa, chiamiamola come vogliamo. Si imparano I limiti, si impara a rispettare le regole, perché le regole ci sono, cambia il modo in cui le facciamo rispettare, in cui insegniamo a farle rispettare, non con la paura, non con il controllo, ma con la collaborazione. Nell'educazione a lungo termine si impara che non sempre possiamo ottenere ciò che vogliamo, si impara che tutte le emozioni sono valide, e si impara che ciò che conta è cosa scegliamo di fare noi quando sentiamo quelle emozioni, come scegliamo di reagire a quelle emozioni, perché scegliere la nostra reazione è la più grande libertà che abbiamo. Questo è ciò che nel tempo costruisce adulti capaci di responsabilità, capaci di empatia, capaci di rispettare le regole quando le regole sono valide, capaci di relazioni sostenibili, capaci di gestire emozioni scomode come la frustrazione, perché gestire la frustrazione è un effetto collaterale dell'educazione a lungo termine.
E quindi torno alla frase iniziale: I bambini oggi vanno trattati con le pinze. No, I bambini oggi vanno trattati come esseri umani, con rispetto, con limiti, con presenza, con fiducia nel fatto che possono imparare a essere responsabili. Vanno trattati come avremmo sempre dovuto trattarli, come avremmo dovuto fare per far sì che le persone che oggi dicono quelle frasi non fossero cresciute normalizzando le mancanze di rispetto, l'abuso fisico, come la sculacciata, l'abuso emotivo, come l'incutere paura. Il fatto che loro siano state trattate così non significa che questo li legittimi a fare lo stesso con altri, con I bambini, in nome dell'educazione. Fortunatamente oggi grazie alle neuroscienze conosciamo il danno che quell'educazione prodotto e sappiamo che no, non siamo venuti su bene lo stesso e sappiamo che se ci capita di pensare siamo venuti su bene lo stesso, dobbiamo guardarci dentro, dobbiamo proprio fare l'esercizio di guardare dentro di noi e ammettere che siamo cresciuti con modi tossici di relazionarci, di gestire le nostre emozioni e che scendere dalle ruote del sì è sempre fatto così per non vivere in pilota automatico, per non vivere nel recinto delle reazioni automatiche è una nostra responsabilità e richiede sì un grandissimo lavoro di crescita personale, che capisco: non tutti fanno, non tutti fanno ancora e non tutti sono pronti a fare.
Quindi no, I nostri figli non sono una generazione di cristallo, sono una generazione che deve fare I conti con una società estremamente adultocentrica e con adulti che non hanno ricevuto educazione emozionale. Fortunatamente tanti genitori come me, come te, come tantissimi genitori, migliaia di genitori sulla tela, tutto questo lo sanno e stanno facendo un grande re-parenting. Stanno crescendo se stessi letteralmente diventando per se stessi I genitori che avrebbero voluto mentre crescono I loro figli. E in questo lo dico dal duemila quindici siamo assolutamente pionieri. Questo è tutto per oggi.
Se vi piace questa tematica vi fa piacere che io ne parli di più di più di quanto ne parli non lo so se è possibile ma va bene. Lasciatemi le vostre domande nei commenti sotto l'episodio del podcast. Lo trovate su la tela punto com barra podcast cercando il numero dell'episodio o scrivendo il titolo nella barra di ricerca. Lì tra l'altro trovate proprio anche l'articolo sui genitori Millennial che ho menzionato all'inizio e provo a mettere anche tutti gli altri episodi relazionati di cui ho parlato in questo episodio. Vi do appuntamento al prossimo episodio di Educare con calma e non mi rimane che augurarvi buona giornata, buona serata o buonanotte a seconda di dove siete nel mondo.
Ciao!
Parliamone
bellissime questi episodi, cosi gli aiutiamo a crescere, gli siamo vicino, gli aiutiamo a rifletere
Ambassador
Grazie per questo episodio Carlotta. Ci sarebbe da parlare ogni giorno di quanto noi genitori odierni siamo tartassati di critiche e commenti poco costruttivi sulle nostre scelte genitoriali.
Ascolto questo episodio e più che mai mi è venuta voglia di battere i piedi su quanto sia difficile percorrere una strada alternativa con e per i nostri figli, oggi.
Ai tempi dei nostri genitori non c' era altrettanta eco sulla possibilità di percorrere strade alternative perché non era ammessa nessuna possibilità alternativa.
Quello su cui non si riflette a fondo è che noi genitori stiamo invece facendo una gran fatica perché i nostri figli non crescano come "figli di cristallo" e che tutta la comunicazione e la costruzione di una relazione basata sulla fiducia è tutto il lavoro che non si vede ma che rema nella direzione di una forte resilienza, come mai sin d'ora.
Un caro saluto ❤️
Ciao cara Carlotta, grazie per questo tuo episodio. In realtà, io non la vivo per niente come la vivi tu, con così tanta serenità. Io provo una grandissima rabbia quando viene criticato un modo di educare solo perché la persona davanti a me tendenzialmente è più anziana e quindi pensa di avere automaticamente ragione. Ma la cosa che ancora mi fa più esplodere è quando mi vengono rivolte occhiate di soddisfazione o frasi per la serie “ hai visto che alla fine anche tu agisci così?” quando mi capita, per stanchezza o perché ancora non sono riuscita a scendere da quella ruota, mi comporto secondo i principi dell’educazione tradizionale. Lì mi parte proprio l’embolo. E non è per una “coda di paglia” o per una insicurezza nei confronti dell’educazione a lungo termine. É proprio l’arroganza che mi provoca. Devo ancora imparare a questa emozione l. Grazie di cuore
Miriam
Siamo tutti* in cammino. Io sogno un villaggio di telisti e teliste, tipo cohousing. Sarebbe bellissimo.
Team La Tela
Ciao Miriam, il lavoro su lasciar scivolare via l'opinione degli altri è spesso lungo (e faticoso!), ma anche se senti che non hai ancora terminato questo viaggio, sei già in quella direzione. Forza per te (e per tuttǝ noi)! 💜
Ciao Carlotta, ho appena finito di ascoltarti con il solito immenso piacere. Hai questo enorme potere di ricentrarmi tutte le volte, di accogliere la fatica che mi sente addosso giornalmente, di illuminare la strada che spesso si fa buia.
Hai ripreso concetti fondamentali, non smettere di farlo, serve ricordare sempre da dove arriviamo e dove vogliamo arrivare. "Serve trattare i bimbi come essere umani" , assurdo che bisogna dirlo eh? Assurdo che io lo debba imparare e me lo debba ricordare. Trovo molto lontano dalla realtà il dire che i bambini di oggi non sanno accogliere le frustrazioni, il lavoro che facciamo è proprio il contrario, aiutarli ad accogliere le frustrazioni mentre aiutiamo e insegniamo noi stessi a farlo. Un'altra fase che sento spesso è " ma una volta i bambini non facevano tutte queste urla e capricci". Ed è lì che si intravede il cambiamento, il cervello dei bambini non è cambiato, è cambiato che hanno meno paura e si sentono in qualche modo più liberi di esprimere le emozioni che scoppiano dentro , è cambiato che diciamo loro che possono piangere, urlare, essere arrabbiati invece di dire che si devono vergognare di ogni emozione scomoda e stare in silenzio.
Grazie per tutte le infinite possibilità di crescita che ci regali.