Preferiti dei bambini

Genitori millennial: non fragili, ma pionieri

I genitori millennial crescono i figli nell’epoca più stressante, isolata e costosa di sempre.

Fondatrice de La Tela
27 gennaio
2 risposte
5 min

Noi genitori Millennial*, nati tra il 1981 e il 1996, siamo una generazione paradossale. Stiamo crescendo figliǝ nell’epoca più stressante, isolata e costosa della storia moderna. Eppure, trascorriamo tre volte più tempo con nostrǝ figliǝ rispetto a quanto facevano i nostri genitori (Pew Research Centre, 2023)**.

Questa contraddizione non è casuale. Rivela qualcosa di molto più profondo: un cambiamento quasi antropologico di che cosa significhi, oggi, essere genitori.

Siamo entrati nella genitorialità già esaustǝ, con livelli record di ansia e burnout (Gallup, 2022), instabilità economica e una sequenza di crisi che ci accompagna fin dall’adolescenza: l’11 settembre, il 2008, il Covid. Eppure, siamo anche i genitori emotivamente più istruiti della storia. Conosciamo l’attaccamento, il trauma intergenerazionale, il carico mentale, la cura emotiva – sappiamo cose che le generazioni precedenti ignoravano.

Siamo la prima generazione a fare un vero e proprio reparenting: crescere noi stessi mentre cresciamo nostrǝ figliǝ. Cerchiamo di disimparare lo «stai zitto» e il «fai come dico io», di capire i nostri trigger, di riparare l’eredità emotiva, di spezzare cicli di controllo, di imparare l’empatia senza averne avuto un modello.

Stiamo facendo due lavori allo stesso tempo: essere genitori e diventare i genitori di cui avremmo avuto bisogno. 

È nobile, ma è estenuante.

L’American Psychological Association (2022) lo conferma: i millennial sono i genitori più psicologicamente affaticati di sempre. A tutto questo si aggiunge un altro dato fondamentale: il villaggio è scomparso. I genitori non sono mai stati così soli e i sistemi di supporto comunitario sono crollati.

Secondo il Millennial Parenthood Study 2024:

  • il 60% vive a più di due ore di distanza dalla famiglia;
  • il 40% non ha alcun aiuto regolare; 
  • i vicini non si conoscono più. 

I millennial compensano con una forte presenza genitoriale, perché non c’è nessun altro. Questo erode le energie.

Inoltre, il costo della genitorialità è esploso. Dagli anni ’90 vediamo un aumento del 200% dei costi dell’infanzia (US Bureau of Labor Statistics), salari stagnanti, costi delle case a livelli record – fino al 40% del reddito familiare dei millennial – e un lavoro sempre più instabile.

La genitorialità moderna si basa su un’equazione quasi impossibile: spendere di più, con meno supporto e, allo stesso tempo, dare di più. I dati sono chiari: noi millennial compensiamo con un investimento emotivo enorme.

Eppure noi continuiamo a educare a lungo termine.

Abbiamo ridefinito la genitorialità: meno paura, meno controllo, più educazione emozionale. Le generazioni passate valorizzavano l’obbedienza; noi valorizziamo la comprensione. Secondo il Child Trends Report 2021, urliamo meno, puniamo meno, impostiamo confini con più calma e diamo priorità all’empatia e alla co-regolazione. Facciamo i genitori come se stessimo facendo una laurea in psicologia, spesso mentre lavoriamo a tempo pieno.

Questo approccio ha un prezzo: il carico emotivo è esploso. Richiede dieci volte più sforzo cognitivo (Harvard University, 2023), perché:

  •  educare senza vergogna = pensare due volte di più;
  • educare senza sculacciate = spiegare tre volte di più;
  • educare senza urlare = respirare quattro volte di più.

Non siamo più responsabili solo di farlǝ mangiare, dormire e mettere in ordine. Siamo anche responsabili della loro regolazione emotiva, del loro attaccamento e del loro trauma futuro che stiamo cercando di prevenire.

Noi genitori millennial non siamo fragili.

Siamo pionieri.

Siamo atleti emotivi. Cresciamo figliǝ in un mondo più costoso, instabile e individualista, cercando allo stesso tempo di essere più gentilǝ, più pazientǝ, più consapevolǝ. Ripariamo ciò che non abbiamo ricevuto, inventiamo ciò che non abbiamo mai visto e andiamo avanti con un coraggio invisibile.

Siamo uniti. Quando siamo in coppia, siamo davvero in due. Su La Tela lo vediamo sempre di più: sempre più papà non accettano che la genitorialità sia una «cosa da mamme»… i papà vogliono stare dentro l'equazione e così le coppie stanno imparando – spesso da zero – a fare i genitori insieme.

Siamo onesti: riconosciamo i nostri limiti e lavoriamo sulla nostra crescita personale. Il giudizio esterno è costante e rumoroso, ci dice che stiamo sbagliando tutto, che cresceremo figliǝ debolǝ, viziatǝ, «di cristallo». Ma noi sappiamo una verità scomoda: non è vero che siamo venutǝ su bene lo stesso – e non abbiamo paura di ammetterlo e di riparare.

È per questo che abbiamo scelto l'educazione a lungo termine: perché sappiamo che possiamo offrire a nostrǝ figliǝ strumenti che daranno loro una marcia in più di quella che abbiamo avuto noi nell'età adulta. E così continuiamo a scegliere, con non poca fatica, di (ri)educare noi stessə per educare loro.

Quindi no, non siamo «troppo debolǝ con figliǝ viziatǝ». Siamo fortǝ, intenzionalǝ, esaustǝ – certo – ma siamo determinati a spezzare i cicli generazionali senza spezzare nostrǝ figliǝ.

Stai facendo qualcosa che nessuna generazione ha mai fatto prima di te (non per scelta, ma perché non aveva gli strumenti). Quindi se educare a lungo termine ti sembra difficile è perché è difficile: non sei sbagliatə, sei pionierǝ.

* Il post originale di Estelle Cicala parla di Millennial, ma tanti genitori nati negli anni immediatamente prima (Gen X) e dopo (Gen Z) ci hanno fatto notare che anche loro educano a lungo termine. Le adesioni alla nostra piattaforma di genitorialità lo conferma. 
   

**Le statistiche e le percentuali sono basate sugli Stati Uniti d’America, perché l'articolo prende ispirazione da un un post  su IG di @estelle.cicala.

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Alessandro Giubilei    20 febbraio

Da Millennial con un figlio di 14 mesi mi ritrovo in ogni parola di questo post.

La fatica è immensa, tantissima, costante. Il tempo per me stesso è ridotto all'osso, va trovato nei piccoli e fugaci momenti di solitudine. I nonni non ci sono, i vicini non sono tali da poter aiutare, gli amici non hanno figli o hanno i loro da gestire. Ogni giorno si prova, si sbaglia, si riprova, si va avanti, provando a essere la versione migliore di noi, per lui, ma anche per noi.

Intraprendere un percorso di genitorialità "altra" rispetto a quella che abbiamo subìto, ricevuto e vissuto è una scelta consapevole, a volte complicata, ma necessaria. Non si può fare altrimenti e indietro non si torna.

E' bello sapere di non essere solo.

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Valentina Palco    4 febbraio

Insegnante

Che bello Carlotta e telistə tuttə leggere questo post mi commuove. Mi ci ritrovo tantissimo, qualche giorno fa ne parlavamo proprio con mio marito e con un’altra coppia di amici, noi genitori millenial carichi di aspettative e scarichi di consapevolezza emotiva. Grazie per il tuo lavoro di “rammendo emotivo” per tutti noi che viviamo questa rocambolesca genitorialità. 

Credo che più di ogni altra cosa i nostri figli notino non la nostra perfezione, la nostra prestazione perfetta di genitore modello, loro notano e vogliono genitori che stanno al passo lento, che sappiano dire “scusa,ho sbagliato, ricominciamo…” dei genitori autentici e veri, non perfetti rispetto le aspettative sociali!

Grazie, grazie e ancora grazie. A domani!!

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