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ottobre 2025

Oltre l'Ansia Globale

Ritrovare (e trasmettere) speranza nell'impotenza.

Ezra Klein in un'intervista con Kathryn Schulz, autrice del libro «Lost & Found», dice: 

«Non so so come contenere tutti i sentimenti e i pensieri che dovrei avere in una sola giornata. L'emergenza è qui, è reale, e i bimbi hanno bisogno di aiuto con i compiti. […] Abbasso lo sguardo sul telefono e vedo le rovine fumanti di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan. Lo alzo, e fuori c’è una giornata di primavera. So che, in fondo, questo è vero sempre: il dolore e la bellezza coesistono sempre. A volte, come ora, siamo solo più "vivi” di fronte a questa consapevolezza».

È proprio così – tirata alla fune da sentimenti contrastanti – che mi sento spesso, negli ultimi anni: più consapevole e sopraffatta dai mal di cuore degli eventi globali e allo stesso tempo più determinata e curiosa di capire come mantenere il mio «contenitore» aperto e accogliente. Come scrivo in «Cosa sarò da grande»: 

«Non voglio vivere la mia vita senza ricordarmi che qualcuno, in questo preciso momento, sta uccidendo un suo simile: ci pensiamo raramente, ma in tante parti del mondo sono in corso delle guerre, tutto l’anno, anche adesso, da sempre. Non voglio dimenticare. Voglio mettere queste emozioni in un cassetto della mia mente che apro ogni giorno, come quello delle posate in cucina». 

   
Non voglio dimenticare, ma non voglio nemmeno farmici risucchiare sotto vuoto, dal contenitore.
 
🌱 Oggi, quando riconosco Ansia, avvolgo le braccia intorno al corpo, le massaggio come ad impastarle in un abbraccio e mi concentro sul pensiero: «Questo è il confine della mia ansia, non può andare oltre». È un esercizio di terapia somatica che uso anche per far fluire la paura dei miei bimbi e che ci permette di ricordare che quell'emozione non è grande come la sentiamo, ha un confine delineato – è gestibile.

Perché ti parlo di ansia? Ti dirò la verità, questo doveva essere un pacchetto sul tema della morte e lo sarà, in parte e indirettamente. Ma mentre scrivevo mi sono resa conto che tanti genitori evitano le conversazioni difficili, perché vogliono proteggere i propri figli dall'ansia che provano loro stessə. «Se la sento io, la sentiranno anche loro!», mi dicono. È vero. Ma la soluzione non è evitare le conversazioni scomode – è proprio l'opposto.

Su questo, però, ci torno alla fine, perché per riuscire a parlare con i nostri figli in maniera efficace dobbiamo prima fare un altro passaggio: sentirci sicurə noi stessə. L'ansia, spesso, ci toglie questa sicurezza. Partiamo proprio da lì.

Il mondo non è pericoloso come lo pensiamo

Parte del lavoro che mi ha aiutata a «contenere» l'ansia da eventi globali senza farmene risucchiare è stato interiorizzare (e ripetermi spesso) una verità semplice e allo stesso tempo rivoluzionaria: il mondo non è pericoloso come lo pensiamo. E non è più pericoloso oggi di ieri.

Il modo oggi è più rumoroso, più connesso. Ma non più pericoloso.

Prendi una paura quotidiana diffusa: che il figlio venga rapito al parco giochi – ragione per cui tanti genitori limitano la libertà. Questo è un evento estremamente raro negli spicchi di mondo privilegiato in cui viviamo, ma ci fa tanta paura perché ogni caso degli ultimi 20 anni ci arriva addosso in tempo reale. Spesso, poi, eventi successi anni fa vengono «rilanciati» sui social in maniera tale che, se non leggiamo con attenzione, ci sembrano appena accaduti. La pornografia del dolore genera click.

Le tragedie ci sono sempre state – anche quando i nostri nonni giocavano soli per strada tutto il giorno senza supervisione: la differenza è che oggi le conosciamo tutte. In questo ambiente, le statistiche possono aiutarci e agire come prevenzione per l'ansia. Ti spiego meglio.

La Mean World Syndrome

Hans Rosling, nel suo discorso TED del 2006 e poi nel suo libro «Factfulness», mostra come, osservando i dati, il mondo stia migliorando (e migliorerà) continuamente su molti fronti: povertà, salute, criminalità, aspettativa di vita, istruzione. Quando, però, Rosling fa domande sullo stato del mondo alle persone (perfino del pubblico in tempo reale), i risultati riflettono sempre un costante peggioramento; gli scimpanzé, invece, puntando a caso il «dito» sul grafico, ottengono con più frequenza la risposta corretta.

Non perché noi siamo ignoranti, ma perché la nostra mente umana ha un limite: quando giudichiamo la realtà, siamo meno guidati dai fatti e più influenzati dai nostri timori. «Il problema non è la conoscenza, il problema sono i bias personali», dice Rosling.

Lo trovo un paradosso affascinante: mentre i dati storici e le statistiche ci raccontano che la violenza è in declino e che viviamo nell’epoca più sicura e prospera di sempre, la nostra mente ci dice l’opposto. I nostri timori amplificano i pericoli e ci lasciano, in ogni epoca, la sensazione che il mondo sia più pericoloso che mai – un fenomeno che gli studiosi chiamano Mean World Syndrome (sindrome del mondo cattivo).

Dobbiamo rieducare la nostra intuizione

Ma la paura è ciò che ha fatto evolvere la nostra specie, potresti obiettare. E avresti ragione. L'intuizione è sempre stata una grande forza umana: per esempio, esagerare la paura del buio poteva tenerti dentro la grotta di notte e, quindi, al sicuro da predatori – o poteva spingerti a inventare il fuoco.

Oggi, però, secondo Ola Rosling, che continua il lavoro del padre, la nostra intuizione ha perso la sua forza. Oltre ai bias personali del posto dove cresciamo, questo è avvenuto per altre due ragioni principali:

  • scuola, insegnanti e libri di testo tendono a trasmettere fatti e una visione del mondo non aggiornati né critici;

  • i media creano nuovi bias: parafrasando Rosling, il problema non è che le persone non si informano (non è questione di ignoranza, ricordi?); il problema è che nemmeno i media hanno la conoscenza oppure la trasmettono in maniera sensazionalistica, per generare click e like.

Dobbiamo rieducare la nostra intuizione per renderla di nuovo una forza invece che una debolezza. Come si fa?

Il mondo è in continuo miglioramento

Ola nel TED del 2014 ci propone una regola d'oro da tenere sempre con noi:

Quando ci ritroviamo a pensare che le cose stiano peggiorando («il mondo sta diventando sempre più pericoloso»), dobbiamo ripeterci che le statistiche ci dicono il contrario: la maggior parte delle «cose» sono in costante miglioramento da un punto di vista globale! 

Certo, posso pensare a un paio di «cose» che apparentemente non stanno migliorando – il riscaldamento globale è una di quelle – ma questo non smentisce l’altro dato, cioè che in tanti altri ambiti il mondo sia migliorato e continui a migliorare.  

Il punto è proprio questo: quando riconosciamo anche i progressi, vediamo che l’azione collettiva può portare a risultati concreti. Un esempio? Negli anni ’80 il buco dell’ozono era un problema enorme: il mondo si è unito, ha preso decisioni drastiche (come il Protocollo di Montreal) e oggi quel buco si sta lentamente chiudendo (tieni a mente quel «lentamente», ci torno tra un po'),

Se invece ci convinciamo che «tutto sta peggiorando», rischiamo di cadere nella paralisi e nel senso di impotenza

Oltre l’impotenza: due tasselli per ritrovare speranza

E qui arrivo a un'altra parte del lavoro per contenere Ansia senza farcene risucchiare: trasformare il senso di impotenza che accompagna la maggior parte dei nostri pensieri.

Lo so, ci sentiamo spesso inutili e insignificanti.

Non saranno le mie scelte consapevoli a invertire il cambiamento climatico. 
Non sarà la mia partecipazione a una manifestazione pacifica a fermare il genocidio.

Non sarà l'educazione a lungo termine, da sola, a creare un mondo migliore.

Quando entriamo in questa spirale di negatività, una delle prime domande che fanno capolino è: che cosa stiamo sbagliando? Non è colpa nostra: «Sono io il problema» è eredità dell'educazione della colpa e della vergogna che abbiamo ricevuto.

E se, da un lato, quel «cosa sto sbagliando?» può essere un catalizzatore del cambiamento – solo quando so dove sbaglio, posso cambiare – dall'altro, se rimaniamo tra le quattro mura di quella domanda, il contenitore ci risucchia: rimaniamo paralizzati in una stanza in compagnia di Ansia.

Ti invito a raggiungere la maniglia della porta facendoti spesso queste due domande.

1. Qual è il bene maggiore che posso offrire io?

Il bene maggior è quello che ha più impatto. Per esempio, di fronte al cambiamento climatico, ha più impatto che io faccia attenzione a quanta plastica compro o a quanti aerei prendo all'anno? Entrambe le cose contano, certo, ma l’impatto dei voli è molto più grande: magari posso provare a prendere il treno per quel viaggio che pensavo di fare in aereo?

2. Che cosa sto facendo bene?

Per esempio, di fronte al genocidio, magari stai attivando conversazioni con i tuoi figli; magari stai scendendo in piazza ogni volta che puoi; magari ti stai interrogando sull'impatto del boicottare certi prodotti; magari stai promuovendo e partecipando a eventi di raccolta fondi per le famiglie palestinesi; magari stai aiutando altre persone ad aprire il proprio cuore a queste conversazioni… Concentrarci sul negativo è un cocktail paralizzante; riconoscere ciò che già facciamo bene, invece, crea azione e incoraggia a fare ancora di più.

✍️ Puoi iniziare appena finisci di leggere, rispondendo proprio a quest'ultima domanda nella conversazione del Forum dal titolo «Cuori pesanti e condivisioni vive».

Il cambiamento è leeeeento

Magari penserai: «Carlotta, ma se siamo in tanti a provare le stesse emozioni e a cercare di apportare un cambiamento, allora perché sembra che non cambi mai nulla?». Ti sento forte e chiaro. Ci tengo, prima di tutto, a ricordarti la regola pratica che ci insegna Ola Rosling: dobbiamo dare per scontato che qualcosa stia già cambiando e in meglio.

Poi ti invito a ricordare che il cambiamento è lento: questo non significa che non stia avvenendo.

Najwa Saady, che oltre a essere la nostra persona di riferimento per il multilinguismo e l'interculturalismo, è anche un'amica con la quale mi confido sulla tragedia palestinese, mi ha da poco detto parole potentissime che parafraso:

Di fronte al genocidio, questa lentezza del cambiamento è tragica, ovviamente desideriamo che le cose siano già cambiate; allo stesso tempo, qualcosa sta già cambiando e in «meglio»: guardati intorno, quante bandiere palestinesi vedi oggi? Avevi mai visto bandiere palestinesi prima? Conoscevi la «questione» palestinese? Era lì, ignorata, da decenni; oggi è nel cuore e nella mente di milioni.

🌱 Una cosa non esclude l'altra: vorremmo che il cambiamento avvenisse più in fretta e allo stesso tempo possiamo ricordarci che un cambiamento (lento) sta già avvenendo e che continua ogni giorno.

La condivisione può abbassare il volume di Ansia e Impotenza

Le conversazioni con Najwa mi hanno anche ricordato un'altra verità scomoda: la strategia più efficace per rimanere chiusi in quella stanza in compagnia di Ansia è chiuderci nel silenzio.

Finché lasciamo vincere le nostre paure…

  • paura di essere giudicati;

  • paura di usare le parole sbagliate;

  • paura di non saperne abbastanza;

  • paura che l’altra persona sminuisca quello che sentiamo o di sminuire noi quello sente lei;

… queste paure ci isolano: più restiamo soli, più cresce Impotenza – e Ansia con lei.

Il primo passo per aprire la stanza è la condivisione.

Da soli siamo polvere di stelle, insieme siamo galassie. Lo dico da anni e forse è una frase cliché; ma forse, oggi più che mai, abbiamo anche bisogno di continuare a ripeterci i cliché.

Condividere – con vicini, amici, conoscenti e nonostante il rischio di sentirci a disagio o di doverci scusare per l'ignoranza – è un atto rivoluzionario, è la chiave che apre la porta e ci permette di dire: «Hey, Ansia, hey Impotenza, vi sento forte e chiaro. Sedetevi qui vicino a me, al volante ci sto io».

La solitudine è pericolosa anche per i nostri figli

La condivisione non solo crea confini chiari con la nostra Ansia, ma aiuta anche a gestire quella dei nostri figli. Abbiamo visto che più ci sentiamo soli, più Ansia cresce: questo è vero soprattutto per nostrǝ figliǝ – con cervelli immaturi che non sanno ancora processarla.

Bambinǝ e ragazzǝ assorbono e captano tutto il mondo intorno a sé: l'ansia che provi tu, presto o tardi, appartiene anche a loro – ma la parte più spaventosa è sentire di doverla affrontare da solǝ.

Ti racconto un aneddoto che ho condiviso anche in un podcast in onore delle Pratiche di Pace di Arianna Basile (lo trovi nelle risorse): un giorno, durante un viaggio, nel giro di poche ore, abbiamo parlato con i bimbi di amputazioni di arti, bombe atomiche, AIDS e femminicidi.

Nessuno di questi argomenti era programmato: sono nati tutti da loro domande.

Questo è stato possibile perché, negli anni, abbiamo scelto di non rimandare le risposte, di non evitare le conversazioni scomode, di non trasmettere il messaggio che «di certe cose non si parla». Più un argomento sembra tabù, meno i nostri figli vogliono parlarne; meno ne parlano, più si sentono soli. Quando, invece, noi genitori facciamo da incubatrice di conversazioni scomode, costruiamo un patto silenzioso con loro: «Con me si può parlare di tutto e possiamo affrontare insieme le emozioni che nascono da queste conversazioni».

È importante per me che i miei figli sentano che casa è uno spazio sicuro per qualsiasi emozione e accogliente per qualsiasi conversazione. Non voglio che sentano da altri dell'adolescente che si è suicidato o della ragazza assassinata dal fidanzato: in questo mondo connesso e rumoroso, voglio essere per i miei figli il filtro delle conversazioni difficili. E lo scrivo con le lacrime che sfocano la vista, perché queste conversazioni sono dolorose, non solo difficili.

Mini promemoria

Prendo fiato e regolo il mio sistema nervoso prima di continuare. E lo faccio con un mini promemoria sulle nostre personali regole, sviluppate negli anni, per parlare di argomenti difficili con bambinǝ, ma ti ricordo che nel Percorso puoi approfondire con la categoria «Le cose difficili», a cui abbiamo appena aggiunto una sezione sul bullismo:

  • Quando un bambino fa una domanda è perché è pronto per la risposta.

  • Dai risposte minime: se ti chiede «Tutti moriamo?» la risposta è sì.

  • Se non fa altre domande, non serve continuare: ci tornerà quando è prontǝ.

  • Se non sai la risposta, di' «Non lo so. Possiamo cercare la risposta insieme»; o se è più piccolǝ «Non lo so. Mi informo e stasera ti rispondo»; 

  • Mostra gli aiutanti della pace: se parliamo di tragedie, guerre o eventi climatici spaventosi, mostrare le persone che aiutano è un modo efficace per contenere Ansia. «Questo fa paura. Quando senti paura cerca le persone che aiutano». Ci sono sempre persone che aiutano.

  • Offri onestà nelle tue risposte: se ti chiede «Come è entrato bebè nella tua pancia?» puoi rispondere (esempio di relazione eterosessuale) «Il pene di papà è entrato nella mia vagina e ha rilasciato nel mio corpo lo spermatozoo che poi, piano piano, è diventato un bebè». 

  • Sii il più oggettivǝ possibile, lascia le opinioni personali dentro di te: se ti chiede «Che cosa significa Genocidio?» puoi rispondere «È quando un gruppo di persone decide di sterminare, cioè distruggere completamente, un altro gruppo perché quelle persone sono diverse, per esempio per come vivono o per la religione in cui credono». Se vuole esempi, te lo chiederà. 

  • Non avere paura di spaventarli con la verità vulnerabile: non sapere (ma percepire che qualcosa non va) spaventa molto di più. Se ti chiede «Perché piangi?» / «Perché sei triste?», invece di «Non ti preoccupare, va tutto bene» prova con «Quello che sta succedendo a Gaza mi fa soffrire» / «Sono triste perché il nonno sta morendo».

📣 Una a una, stiamo toccando tutte le conversazioni «scomode» anche nei nostri libri per l'infanzia: presto arriverà una nuova guida sulla morte, te la racconto nella sezione «Continua il lavoro» di questo pacchetto. 
 

E se le domande non arrivano?

Questa è una domanda che i genitori mi fanno spesso, e a ragione. In contesti protetti, dove non ci sono guerre o discriminazioni visibili, certi temi potrebbero non emergere spontaneamente: aspettiamo che siano i bambini a chiedere o li accompagniamo noi verso quelle conversazioni?

Finora, la mia scelta – che non deve necessariamente essere la tua – è stata la seconda opzione. Penso che alcune conversazioni siano ancora più importanti proprio perché non ci riguardano direttamente. Proprio perché abbiamo il lusso di evitarle.

Parlare di genocidio, razzismo, discriminazione, per me, non è un optional: è un atto di responsabilità e attivismo. Sento che uno dei miei ruoli di cittadina, prima ancora che di madre, sia essere l'occhio di bue su queste conversazioni: non proteggere i miei figli dalla realtà, ma accompagnarli a comprenderla e a navigare le emozioni che porta con sé.

Quanto condivido e quanto proteggo?

Ti racconto un ultimo aneddoto: qualche settimana fa, uno di quei giorni in cui mi ero chiusa nella stanza con Ansia, ho pensato «È mia responsabilità far sentire il genocidio ai miei figli, devo mostrare immagini, far vedere il dolore affinché lo capiscano davvero, nel profondo». A volte Ansia diventa anche cattiva consigliera.

Che cosa ho fatto? Ho aperto la porta: ho condiviso questo pensiero con Alex. Insieme, abbiamo capito che far sentire il dolore non è il bene maggiore: l'impatto più grande è continuare a mantenere la conversazione aperta e continua, e poi chiedere a loro «Come ti fa sentire questo?». 

Nei giorni successivi, Alex mi ha offerto il suo aiuto per farlo.
 

Alla prima occasione, una mattina a colazione, ha colto una domanda di Oliver sui nostri programmi in Germania per parlare di campi di concentramento e da lì siamo arrivati al genocidio in corso. Sono nate nuove domande, che non sarebbero arrivate se non avessimo accesso l'occhio di bue. Poi, con quella domanda «Come ti fa sentire questo?» abbiamo spostato il focus su ciò che provano i bambini – perché vogliamo che sentano le loro emozioni, non le nostre.

Avviare conversazioni difficili è una pratica costante in casa nostra: un esempio simile e recente è stato quando abbiamo colto l’occasione per raccontare che il sesso non è solo riproduzione (se hai la mia guida sull’educazione sessuale, saprai che il sesso rientra nell’elenco delle conversazioni tabù che invito ad avviare attivamente). Abbiamo parlato con i bimbi del fatto che siamo l'unica specie che ha capito come prevenire una gravidanza e per questo, grazie a metodi contraccettivi, possiamo fare sesso solo per piacere. Questa conversazione facile (facile per chi, come noi, fa educazione sessuale dai tanti anni) potrà, un giorno, essere il preludio di tante (tante!) conversazioni «difficili»: dalla pedofilia, agli abusi sessuali, alla prostituzione (o senza andare nella scomodità, anche solo la masturbazione).

 

Quanto condividere e quanto tacere, quindi?

Vorrei avere la risposta per te, ma ce l'hai solo tu: dopo quello che hai letto magari starai pensando «Io non potrei mai condividere così tanto con i miei figli, sarebbe impensabile per me, è troppo!». Ti capisco e allo stesso tempo ti dico che non è troppo per noi, perché da anni rendiamo queste conversazioni leggere e quotidiane.

Solo tu puoi scegliere quando e quanto e in che dosi avviare e continuare le conversazioni scomode, ma il mio invito è: non importa la quantità e la profondità, l'importante è che queste conversazioni ci siano. Solo così puoi fare allo stesso tempo da occhio di bue e da filtro e, soprattutto, non lasciarli da soli nella stanza con Ansia.

Nella sezione «Continua il lavoro», ti accompagniamo con risorse e nuovi e vecchi contenuti.

In occasione dell'uscita della nostra nuova guida (un evento raro, finora annuale, che noi celebriamo con immensa gioia e soddisfazione), per questo editoriale Elisa Pella ha stilato una lista di libri per l'infanzia sul tema della morte. Crediamo che il nostro nuovo libro sarà una bellissima aggiunta.  

Perché si muore? di Katie Daynes e Christine Pym . Un libro cartonato con alette che aiuta a rispondere in modo semplice e chiaro a diverse domande sulla morte, sia dal punto di vista pratico (Quando si muore? Cosa succede al corpo di chi muore? Come posso ricordare il mio amico?), che emotivo (Perché mi sento confusa? Perché soffro così tanto? Le cose torneranno come prima?). Poche pagine, tantissime piccole frasi utili per bambinǝ di tutte le età.
La scatola dei ricordi di Thea Baker . Di questo libro apprezziamo la concretezza. Non si occupa di spiegare, ma mostra come si può andare avanti quando si portano dentro dolore, dubbi e paure. La protagonista è rimasta senza il suo papà, che è morto, non sappiamo come. Teme di dimenticarlo e decide di creare una scatola piena di ricordi che piano piano diventa una scatola di cose belle ed esperienze nuove: è un modo per condividerle anche con lui che non c’è più.
Memento Mori di Aurore Petit e Conce Codina . Quando pensiamo di parlare di morte a bambinǝ, spesso siamo molto concentratǝ sul cercare di dire «la cosa giusta». Questo libro ci ricorda che la morte è un tema come tanti altri, verso il quale bambinǝ nutrono una forte curiosità: possiamo soddisfare questa curiosità con accuratezza ma anche con leggerezza e creatività. Consigliato dagli 8 anni in su, sia per la ricchezza dei contenuti che per la presenza di numerosi riferimenti culturali e storici.
Cinque Inviti di Frank Ostaseski . Questo libro ci offre cinque lezioni che la morte può insegnarci sulla vita: non aspettare, accogli tutto, porta te stesso, riposa nell’azione, coltiva la mente che non sa. Sono pratiche che ci aiutano a vivere con presenza e consapevolezza. Un libro che ci guida a dare l’esempio a nostrǝ bambinǝ, mostrando cosa significa esserci davvero. Consigliato per gli adulti.
Ecco una piccola rassegna di contenuti consigliati dalla comunità La Tela.

✍️ Questa lista di risorse è incompleta e collaborativa: scrivine altre tu qui sotto nei commenti.

Una persona che trasforma l'impotenza in speranza

La nostra persona in questo pacchetto è  Arianna Basile, educatrice somatica e perinatale, insegnante di ballo e yoga e ideatrice del progetto «Pratiche di Pace» – ed è anche l'Arianna delle lezioni di yoga in famiglia su La Tela, in cui ci guida verso piccoli momenti in cui trovare respiro e connessione. Con le Pratiche di Pace ci offre un modo concreto per trasformare l'impotenza in azione.

Una poesia di Emily Dickinson

Se potrò impedire a un cuore di spezzarsi,
non avrò vissuto invano.
Se potrò alleviare il dolore di una vita,
o lenire una pena,
o aiutare un pettirosso caduto
a rientrare nel nido,
non avrò vissuto invano.
Emily Dickinson

Questi brevi – ma densissimi – versi ci ricordano come la speranza si costruisce un gesto alla volta, con piccoli atti di cura e di vicinanza. Le poesie di Emily Dickinson sono una miniera preziosa per imparare a stare con le emozioni «difficili» e ad esplorare argomenti tabù: la morte, la fragilità, l’ansia di fronte a ciò che non comprendiamo. Emily Dickinson sarà presto anche la protagonista di una delle nostre audiostorie di La Tela Racconta.

Tre video su IG per parlare di genocidio

Per avviare conversazioni «scomode» con i miei figli, a me spesso piace utilizzare video indiretti che diano speranza e/o che mostrino gli aiutanti: per esempio, se non hai ancora avviato la conversazione sul Genocidio con i bimbi, puoi partire dal raccontare della Global Sumud Flotilla, con questo video di vita vera in barca che mostra aiutanti di ogni età e nazionalità diretti a Gaza per portare aiuti umanitari. Non serve capire (è in inglese), si può anche guardare senza audio annunciando: «Guarda come vivono in barca queste persone che stanno andando a Gaza, in Palestina, per portare aiuti a chi ne ha bisogno». Poi aspetta le domande.

E condivido anche altri due video che a noi hanno infuso speranza:

  • Questa parte di un discorso di Francesca Albanese, che a me ha ricordato che insieme siamo galassie: «Smetti di aspettare, inizia ad agire; cedi una briciola del tuo privilegio così che un popolo intero non debba perdere tutto»

  • Questo discorso della sindaca di Genova Silvia Salis che ci invita a continuare a fare sentire la nostra voce in modo pacifico e di non avere paura a chiamare le cose con il loro nome.

Cinema in famiglia

I cartoni, lo sai, possono essere ottimi alleati per avviare conversazioni difficili. Sul tema della morte:

  • «Coco» affronta la morte attraverso la tradizione del Día de los Muertos, trasformandola da tabù a celebrazione della memoria, delle radici e dell’amore. Può anche aprire conversazioni per l'educazione alla diversità;

  • «Soul» esplora il senso della vita: con Joe e l’anima 22 scopriamo che lo scopo non sta nei grandi traguardi, ma nella bellezza delle piccole cose quotidiane.

💡Una nostra regola semplice per scegliere l'età «giusta»: non guardare film in cui i protagonisti sono più grandi dei tuoi figli. Soul, pur essendo un film animato, è per età più grandi: in questo caso possiamo anche guardare ai personaggi con cui il protagonista si interfaccia (Connie ha circa 12 anni, dal contesto).

Altri contenuti:

  • La conversazione tra Ezra Klein e Kathryn Schulz (inglese) sul suo libro Lost & Found;

  • I discorsi TED di Hans e Ola Rosling: 2006 e 2014 (inglese con sottotitoli italiani).

  • Questo video in onore di Jane Goodall, per ringraziarla: «La ragione per cui vado avanti a 90 anni è perché se perdiamo speranza, diventiamo apatetici, non facciamo nulla, siamo fregati. Non possiamo far nascere dei bambini in un mondo in cui dall'inizio pensano che non ci sia speranza».  

La Tela per adulti

A novembre uscirà una guida che abbiamo da molto tempo in cantiere (e nel cuore ancora di più): «Come parlare di morte in famiglia». Includerà un libro per l'infanzia stampabile (o da leggere online) con le bellissime illustrazioni della nostra Miriam   e la guida per l'adulto per prepararti a leggerlo. E per te che fai parte di Tutta La Tela è inclusa nell'abbonamento!

Guida + libro
Come parlare di morte in famiglia
Una guida per l'adulto con libro stampabile per l'infanzia per imparare a parlare di morte in famiglia.

Il workshop live che ti consigliamo

Se desideri approfondire il tema della morte (o delle altre conversazioni difficili in famiglia), abbiamo una proposta speciale: torna, per la terza edizione, il workshop live con Elisa Pella . Un’occasione unica per lavorare insieme in gruppo, confrontarsi, arricchire la propria visione e aggiungere nuovi strumenti alla tua cassetta degli attrezzi relazionali e interiori.

Organizzato da Elisa Pella Per genitori
Parlare con i bambini di sessualità, morte e diversità (e altre cose difficili)
7 nov 2025 alle 12:30

Le prossime dirette

Per continuare e approfondire gli argomenti di questo pacchetto, ti offriamo una diretta speciale con Najwa Saady e Arianna : sarà un'opportunità per condividere, abbassando il volume della paura di affrontare queste conversazioni.

Diretta con Carlotta Cerri, Arianna Basile e Najwa Saady Per genitori
In salotto con Najwa Saady e Arianna Basile: parliamo di genocidio
16 ott 2025 alle 12:30 (ora italiana)

Non mancherà poi la consueta diretta con Carlotta dedicata al confronto aperto: uno spazio sicuro dove potrai portare domande, dubbi o riflessioni su qualsiasi tema del tuo percorso di crescita, sia genitoriale che personale. Questi momenti di dialogo con voi sono preziosi!

Diretta con Carlotta Cerri Per genitori
💬 Domande e Risposte Live con Carlotta
4 nov 2025 alle 21:00 (ora italiana)

Infine, da tempo desideravamo offrirvi una diretta con Giulia Dall'Aglio per esplorare insieme la paura del digitale e sfatare un mito nuovo: «È tutta colpa della tecnologia!». Noi pensiamo che non sia così.

Diretta con Carlotta Cerri e Giulia Dall'Aglio Per genitori
In salotto con Giulia Dall'Aglio: schermi e videogiochi
11 nov 2025 alle 12:30 (ora italiana)

Le prossime newsletter

A ottobre ti parlo ancora di conversazioni difficili con bambinǝ; a novembre scriverò della panchina del disagio e dell'importanza di lasciare che nostrǝ figliǝ ci rimanga sedutǝ sopra; a dicembre ti accompagnerò con un'altra conversazione scomoda: scegliere di celebrare il Natale in maniera diversa in una società che ti giudica.

La Tela per l'infanzia

Attraverso l'arte del kamishibai, Paola Bassoli ci porta alla scoperta del Día de los Muertos, la festa messicana che celebra la vita attraverso il ricordo dei defunti: un racconto poetico e colorato per parlare a bambinǝ di memoria, affetto e legami che restano vivi (e per farlo raccontare a loro stessi).

Kamishibai con Paola
Kamishibai «Día de los Muertos»
Racconta questa festività e crea un disegno con la tecnica della scratch art.

🆕 E anzi, mancano poche settimane alla ricorrenza del Día de los Muertos: in questa nuova lezione  Dalila ci mostra come disegnare alcuni dei simboli più rappresentativi.

Disegna con Dalila
Día de los Muertos
Disegniamo insieme 5 elementi del Dìa de los Muertos: una Calavera, un Pan de muerto, il Cempasuchil, il Papel picado e un Alebrije.

E se ti interessa approfondire questa tradizione in famiglia, Dalila ci offre anche fatto un episodio de La Tela TV:

Miriam ci propone un’attività sul ciclo di vita della farfalla, che ci ricorda come tutti gli esseri viventi nascano, crescano e muoiano: un modo semplice e naturale per avvicinarci con i bambini al tema della morte.

L'angolo di Mimì
Ciclo di vita della farfalla
Schede e attività per scoprire la magia della metamorfosi della farfalla.

E con questo gioco produttivo – che tante famiglie e tantə insegnanti amano – possiamo insegnare a bambinǝ che in ogni momento difficile possono sempre cercare gli aiutanti.

Giochi produttivi
Aiutanti della pace
Un gioco memory per conoscere i pacifisti e le pacifiste della storia

Contenuti passati su La Tela

Parlare di dolore e morte con bambinǝ può sembrare difficile, ma è difficile per noi, non per loro. In questi episodi del podcast trovi spunti e suggerimenti per affrontare il tema con tatto, rispondere alle loro domande e normalizzare ciò che spesso consideriamo un tabù.

Podcast
La morte spiegata ai bambini e il loro dolore
Episodio 13
Podcast
Morte: normalizziamola (dentro di noi e nell'infanzia)
Episodio 181

Sul genocidio, fin dagli inizi, Carlotta non si è tirata indietro dal creare contenuti sui canali che sentiva più adatti a una conversazione così profonda e a chiamare le cose con il loro nome.

Podcast
Parlare di guerra e genocidio a bambinə (intervento per Pratiche di pace)
Episodio 211
Podcast
Genocidio: come avviamo la conversazione? | con Teresa Potenza e Najwa Saady
Episodio 197

🎨 La copertina di questo pacchetto

La copertina di questo pacchetto è una bozza di una delle illustrazioni della nostra nuova guida sulla morte: nel libro si riempirà di colori, perché – invece di seguire il cliché cromatico che accompagna questa conversazione – abbiamo scelto di mostrare la morte come qualcosa che ci colora (di esperienze, emozioni, ricordi, cura).

Ci è sembrato bello lasciare la bozza invece di usare la versione completa, perché, oltre alla sorpresa di quando poi la troverete nel libro, noi ci abbiamo visto una delle riflessioni di questo pacchetto: il cambiamento è lento, e saper riconoscere i progressi mentre siamo ancora dentro al processo è più importante dell'aspettativa di arrivare all’obiettivo «perfetto».

Inoltre, devi sapere che Miriam sentiva che disegnare le illustrazioni di questo libro fosse molto fuori dalla sua zona di comfort, la bloccava: «Non so ancora come affrontare l'argomento con le mie figlie, figuriamoci esprimerlo attraverso il disegno!». Oggi, invece, questa non è solo la sua guida preferita, ma è stata anche il motore di tante conversazioni sulla morte in famiglia: ci è sembrato un bell'esempio di impotenza che si trasforma in azione.