Rosso e rabbia
Riscriviamo insieme la narrativa su questa emozione.
E se le emozioni, come i colori, avessero significati e interpretazioni e narrative diverse da quelli che la società ci ha abituato ad attribuire? Esploro questa idea da quando Alex mi ha raccontato la storia dell'azzurro, che ho anche scritto in «Cosa sarò da grande»:
«Le parole che usiamo fanno la differenza. Prendiamo proprio i colori: nella lingua italiana io distinguo tra «azzurro» e «blu», al contrario di Alex che in finlandese ha solo la parola «blu». Molti studi hanno dimostrato che proprio per questa distinzione fondamentale, il mio cervello è più sensibile a quello spettro di colori: quando testano l’attività cerebrale di persone che parlano una lingua in cui esiste, per esempio, solo la parola «blu», notano che la distinzione tra i colori arriva più tardi, millesimi di secondi dopo averli visti. Questo suggerisce che due persone con lessici cromatici diversi vedono i colori allo stesso modo, ma pensano al colore in modo diverso solo perché hanno una parola in più o in meno nel proprio vocabolario».
La narrativa delle emozioni
Il rosso è il colore della rabbia: lo capisco, è associato al sangue, al fuoco, a simboli di pericolo. Eppure, il fuoco stesso non è solo quello che, stereotipicamente, divampa e distrugge: nelle civiltà antiche è sempre stato simbolo di trasformazione e rinascita. Ancora oggi è anche un elemento che mette in relazione con gli altri (pensa ai falò sulla spiaggia o in natura, oppure alle chiacchierate attorno al camino in inverno) e con se stessi (le candele che accendiamo per creare un'atmosfera più intima e accogliente). Allo stesso modo, il rosso è anche il colore che consigliano per addormentarsi, perché la luce rossa ha una lunghezza d'onda maggiore e un'intensità minore rispetto, per esempio, alla luce blu (che sopprime la produzione di melatonina e disturba il sonno). Questa duplice natura del rosso, in particolare, mi fa pensare a come un singolo colore possa avere effetti diversi in base al suo utilizzo e alla nostra esperienza: e se fosse così anche per le emozioni? E se la narrativa che attribuiamo loro avesse il potere di farcele sperimentare in maniera diversa?
Chiedetevi: qual è il colore di una pozzanghera? Il vostro divano blu è ancora blu quando ci passate davanti mentre andate in cucina a prendere l'acqua nel cuore della notte; è ancora blu se non vi alzate e nessuno entra nella stanza per vederlo? —Maggie Nelson, Bluets, 2009
La rabbia
📣 Prima di tutto, ti annuncio (finalmente) che sul Percorso abbiamo creato una nuova categoria a sé per la rabbia. Stiamo lavorando a una nuova struttura del pacchetto editoriale, perché ci siamo resi conto (grazie anche a feedback preziosi della comunità) che un tema al mese spesso non lascia tempo per il Percorso, che è dove avviene il vero lavoro: questo mese, quindi, voglio accompagnarti proprio io nella categoria «Rabbia». In questa pagina ti proporrò alcune lezioni da cui puoi partire per esplorare tutta la categoria.
Inside Out ha cristallizzato nelle nostre menti i colori delle emozioni. Non ti propongo di cambiarli, ma di avviare una riflessione ispirata dalla duplicità del colore rosso. Inizio da questo pensiero: se chiedeste a Oliver ed Emily, che si addormentano ogni sera con una lucina rossa, di che colore è la rabbia, non credo che penserebbero al rosso. E se, come il colore di questa emozione, mettessimo in dubbio anche le strategie tipiche per accoglierla e processarla? Te ne parlo in questa lezione.
Il messaggio principale che vorrei trasmettere a te in modo che tu possa trasmetterlo a tuə figlə, è che la rabbia è un'emozione valida e nutriente, né positiva, né negativa. Se proprio vogliamo definirla in qualche modo, possiamo vederla come un'emozione che – proprio come il fuoco – ci mette in relazione con l'altro (la ricerca la chiama «emozione d'approccio»). Questo aspetto lo approfondiamo qui.
A proposito di definizioni, vorrei provare insieme a te a non definire più la rabbia come un'emozione «scomoda», anche se può farci sperimentare disagio. Perché più continuiamo a vedere e trattare la rabbia come un'emozione scomoda e più il nostro istinto sarà scacciarla, invece di parlarle e dirle: «Ti vedo, rabbia, ti accolgo e mi accolgo anche quando sono arrabbiatə». Così facendo, ci sentiremo meno sbagliatə quando la proviamo e ci sembrerà forse più facile capirla, che è il primo passo per gestirla.
Per aiutarti a fare questo lavoro, ho deciso di parlarti anche del nostro sistema nervoso: spesso non entro nella scienza, perché preferisco spiegarti attraverso la praticità del quotidiano – nel tour del libro tante persone mi hanno ringraziata perché «traduci i paroloni in un "posso farcela anche io!"». Spero di esserci riuscita anche in questa lezione sulle risposte del nostro sistema nervoso, che è una buona base per capirci nella rabbia:
La rabbia degli adulti
Vedi, però, c'è un circolo vizioso. La risposta alla rabbia ci è stata insegnata nell'infanzia – ciao, stili di attaccamento! 👋🏼 A proposito, se non hai ancora guardato questa lezione, ti invito a farlo:
Perché parliamo di infanzia e stili di attaccamento? Perché la rabbia di nostrə figlə tocca corde profonde dentro di noi; ci arrabbiamo usando l'espressione della rabbia che conosciamo fin da piccolə; nostrə figlə replicano quel modello, simile a quello della nostra infanzia; questo modello continua a toccare quelle corde profonde e così via. Ad Infinitum.
Ecco perché ti ho detto spesso, negli anni, che per gestire la rabbia di nostrə figliə, dobbiamo prima imparare a gestire la nostra rabbia e i nostri trigger. Nel Percorso ho deciso di offrirti un framework per lavorare ai trigger della tua rabbia (quelle corde profonde). La più difficile è proprio quella rivolta a noi, perché… be', perché dovremmo accogliere la rabbia di nostrə figliə se nessuno ha mai accolto la nostra, nell'infanzia? Perché farlə sentire vistə e capitə, se noi non ci siamo mai sentitə vistə e capitə? Te lo spiego qui:
E poi c'è un altro potenziale trigger di cui mi parlano tanti genitori: quando la rabbia di nostro figlio tocca la sfera del rispetto. «Questo comportamento non è rispettoso e non puoi permetterlo», dice la vocina dell'educazione che hai ricevuto. Sì che puoi permetterlo. Perché quando capisci che quel comportamento non ha nulla a che fare con te e con il rispetto verso la tua persona o verso il tuo ruolo di genitore, ti liberi dalla gabbia e ti dai il permesso di ascoltare la vocina dell'educazione a lungo termine: «Tua figlia sta facendo fatica, accogli lei e sarà anche un abbraccio alla tua bambina interiore». Te lo racconto qui:
I trigger della tua rabbia possono essere diversi da questi – o forse ce ne sono altri che qui non ho esplorato. Ti invito però a continuare questo processo di esplorazione da solə: nelle risorse qui sotto troverai un nuovo esercizio del Percorso in cui Valeria Da Pozzo ti aiuterà a fare proprio questo lavoro.
L'urlo
In questo difficile lavoro per imparare nuovi modi di esprimere la rabbia, rientra anche l'urlo: se sei un genitore che urla, so che ricordi senza esitazione alcuna la scena dell'ultima volta che hai urlato a tutto volume e che hai spaventato tuə figlə. So anche che questa scena è un trigger a sé: forse proprio in questo momento senti un po' di calore sulle tempie o nel petto o sulle guance. Notalo. Non evitarlo. È energia di emozioni che non riescono a fluire: aiutale con il tuo respiro e con il tapping (nelle risorse ti lascio anche due reel di Nicole LePera con esercizi che io ho iniziato a usare, anche con i miei figli, per regolare il mio sistema nervoso).
Nella nuova lezione di «Yoga in famiglia con Arianna» (sì, come sempre abbiamo pensato a tutta la famiglia) potrai invece lavorare sul respiro, in particolare sulla respirazione diaframmatica. Quando aiutiamo nostrə figlə a riconoscere e accogliere le loro emozioni, il respiro diventa uno strumento sempre disponibile per calmare mente e corpo. E questo vale anche per noi adulti.
Ora, voglio dirti una verità scomoda sull'urlo: quando decidi di investire tempo in questo lavoro sulla gestione della rabbia, non smetterai di urlare. Allo stesso tempo, però, noterai presto che le volte che urlerai saranno sempre meno e gli intervalli tra una volta e l'altra sempre più lunghi.
Ti chiedo di non sottovalutare, in questo lavoro, il supporto dell'altro genitore, se c'è. Quello che descrivo in questa lezione qui sotto ti sembrerà minuscolo, eppure ti assicuro che è quel dettaglio che ti aiuterà a non fare effetto pentola a pressione e a gestire le serate (che sono momenti di grande vulnerabilità), con più calma e sicurezza.
La rabbia dei bambini e delle bambine
Abbiamo parlato solo di te, sì. E la rabbia di tuə figlə? C'è una sezione anche per quella, certo, ma non te ne parlo qui perché voglio che il messaggio rimanga uno solo: la gestione della tua rabbia avrà l'impatto più profondo su come tuə figlə gestirà la sua.
Ouch. Fa male, questo pensiero? Cambia la prospettiva, prendi le redini: questo lavoro è nelle tue mani, dipende da te e tu – e solo tu – ne hai pieno controllo. Non puoi scegliere come si comportano gli altri, puoi scegliere solo come ti comporti tu. Fa paura all'inizio, ma questa scelta è un superpotere: ti permette anche di non prenderti carico della rabbia altrui e non dare la responsabilità della tua agli altri. Te ne parlo anche in questa lezione:
E ora che ti ho accompagnato per questo percorso in pochi minuti, lascio che il lavoro lo continui tu nella categoria «Rabbia». Ricorda che una cosa non esclude l'altra: questo lavoro puoi farlo solo tu e allo stesso tempo lo stiamo facendo tutti e tutte insieme – tutte le case sono in fiamme, non sei sola, non sei solo. 🔥
La newsletter di marzo
Nella newsletter di marzo, ho deciso di condividere questa nuova narrativa sulla rabbia con tutta la comunità, approfondendo alcune riflessioni che hai trovato qui (con strumenti e copioni per attraversala) e riprendendo altre lezioni del Percorso. È un lavoro necessario, e possiamo farlo solo insieme, partendo dalle basi. Inoltre, più persone lo fanno e meno ci ritroviamo soli e sole in questo approccio: io ci credo che qualcosa sta cambiando, credici con me.
Ti racconterò anche perché la copertina di questo pacchetto è una sequoia circondata dal fuoco (sì, c'è una ragione!): è una storia che continua ad associare la rabbia al fuoco, ma più come energia e fonte di crescita, rinnovamento e vita.
Dirette della comunità
Questo mese ho deciso di offrirvi una diretta per rispondere a dubbi e domande sulla rabbia e lasciarvi magari prospettive e riflessioni che possano aiutarvi a continuare questo lavoro.
Anche
Valeria
offrirà una nuova diretta per adulti per lavorare sulla rabbia e, attraverso la scrittura, trasformarla in qualcosa di nuovo.
E infine
Dalila
ha pensato di concludere in bellezza questo mese regalandoci una diretta per più piccolə in cui impareremo a disegnare una delle immagini che ha ispirato questo pacchetto: esatto, è proprio la sequoia!
Ho iniziato dai colori e finisco con una citazione sui colori.
Il grigio. Non fa alcuna dichiarazione, non evoca né sentimenti né associazioni: non è davvero né visibile né invisibile. La sua non appariscenza gli conferisce la capacità di mediare, di rendere visibile, in modo positivamente illusionistico, come una fotografia. Ha la capacità che nessun altro colore ha, di rendere visibile il "nulla". —Gerhard Richter, 1975
Ricorda che il lavoro di crescita personale e genitoriale sta nelle sfumature di grigio: nulla è solo bianco o solo nero.
Questi non sono consigli solo di Carlotta, ma di tutta la comunità La Tela: alcuni sono dei preferiti che abbiamo suggerito anche nella guida de «È il tuo coccodrillo».
Ti offriamo una selezione di riflessioni sulle emozioni e l'educazione emotiva che ci hanno ispirato in questi mesi. Visto che abbiamo parlato di rabbia e strumenti per gestirla iniziamo da:
Due esercizi per regolare il sistema nervoso
La dottoressa LePera in questi due reel ci aiuta a regolare il nostro sistema nervoso con due esercizi semplicissimi e sempre accessibili (i reel sono in inglese, ma è sufficiente capire il movimento):
In questo reel, mostra «l'abbraccio a farfalla»: mani sul petto a forma di farfalla e tapping alternato e ritmico con le mani. La stimolazione bilaterale viene usata anche per trattare PTSD, ansia e depressione;
In questo reel, usa orecchie, mobilità del collo e movimento degli occhi, che, insieme a piangere, sbadigliare, fare un sospiro rumoroso, sono ottimi strumenti per regolare il sistema nervoso e sentire più calma.
🌱 Ricorda, il tuo sistema nervoso vuole regolarsi, a volte ha solo bisogno del tuo aiuto.
Un esercizio sul Percorso
Questo mese c'è una bellissima novità: la nostra
Valeria
ha creato nuovi esercizi di journaling che inseriremo in alcune categorie del Percorso, per aiutarti a fare il lavoro su una tematica specifica attraverso la scrittura. Il primo di questi esercizi lo trovi proprio nella categoria «Rabbia» e ti accompagnerà ad arrivare al nucleo di questa emozione.
Un approccio ai contenuti sulla rabbia
Ci sono tanti contenuti per l'infanzia che trattano di emozioni – soprattutto di quelle più scomode – e del modo in cui possono essere attraversate. Molti però propongono ancora narrazioni, immagini e messaggi che non sceglieremmo di comunicare a più piccolə. Pensiamo al libro Che rabbia! di Mireille D'Allancé che presenta la rabbia come un mostro che distrugge tutto e che quindi è necessario contenere, chiudere in una scatola – insomma, nascondere. Oppure Urlo di mamma di Jutta Bauer che normalizza una situazione in cui una mamma urla così forte da far andare in mille pezzi il suo piccolo.
Anche se noi non le consiglieremmo, il nostro invito non è quello di demonizzare o boicottare a priori letture come queste, ma di usare mente critica e contestare le immagini, le parole e i messaggi che non vi risuonano. Come quello per cui la rabbia non deve essere nascosta: possiamo ascoltarla e abbracciarla. O che, è vero, anche a noi è successo di urlare come quella mamma (e forse ancora oggi facciamo fatica), ma l'urlo non è mai un metodo di comunicazione valido.
Dell'importanza di approcciare ai contenuti per l'infanzia con mente critica, abbiamo parlato anche in questo episodio del podcast:
Come abbiamo scritto nell'angolo dei libri, crediamo che la nostra guida «È il tuo coccodrillo» sia uno strumento valido per iniziare a decostruire la narrativa classica della rabbia con le piccole persone: il coccodrillo non lo riduciamo al silenzio, non lo chiudiamo in una scatola, non fingiamo di non vederlo, anzi. Lo riconosciamo, lo coccoliamo, e solo alla fine, con dolcezza, lo accompagniamo a dormire.
Un cartone
Nell'episodio 12 della stagione 2 di Bluey («Geco appiccicoso») , mamma Chilli prova tanta frustrazione – e poi una leggera rabbia – quando Bluey e Bingo impiegano molto tempo per uscire di casa. Ad un certo punto, Bluey chiede alla mamma: «Ma perché ti arrabbi? Perché ci tieni così tanto ad uscire presto di casa?». La mamma dà la sua risposta, e Bluey incalza con un altro perché. E ancora, ancora, finché la mamma non arriva al nucleo della sua frustrazione e smaschera la motivazione alla base della sua emozione. Ti consigliamo questo episodio perché quello di incatenare più «perché» fino ad arrivare al vero bisogno alla base di un'emozione, è un esercizio molto valido per attraversare la rabbia e capirne l'origine.
Un film (e una newsletter)
Perché però i gli uomini arrivano all'età adulta con questi modelli di gestione delle emozioni? Spesso, la risposta sta nelle storie e nelle immagini che vengono offerte loro, fin da piccoli. Alcune di queste vengono contestate anche in alcuni prodotti per adulti, se impariamo a leggerle. Come scrive Francesca Cavallo nella sua newsletter Maschi del Futuro:
Fight Club racconta con una lucidità spaventosa quanto dannosi siano i modelli che abbiamo offerto agli uomini, quanto bisogno ci sia di riformare quell’oggetto culturale che chiamiamo ‘maschilità’, quanto sia necessario smettere di raccontare ai bambini che i maschi sono creature semplici, senza una vita interiore che meriti di essere esplorata, coltivata, conosciuta. Se continuiamo a ripetergli che nella loro testa e nel loro cuore non c’è nulla di interessante da vedere… stiamo anestetizzando la loro sensibilità, gettando le basi per quella ‘incapacità di sentire’ se stessi e gli altri che è alla base del malessere di molti di noi. – Francesca Cavallo
Per ora ti lasciamo solo questa suggestione, perché di questo argomento parleremo in una delle prossime lezioni che pubblicheremo nella categoria «Rabbia», nel pacchetto di aprile che si chiamerà proprio «Liberare il maschile» e nella newsletter di aprile (non sei solə in questo lavoro!).
Altri contenuti su La Tela
Visto che l'esperimento con l'episodio 200 di Educare con Calma è piaciuto molto, questo mese abbiamo creato una nuova playlist di episodi passati sul tema della rabbia per aiutarti ad approfondire:
Ti lasciamo anche altri contenuti precedenti in cui abbiamo parlato di emozioni, per continuare ad esplorare il tema.
Per portare le conversazioni sulle emozioni in famiglia, ti consigliamo il nostro gioco memory per costruire insieme il vocabolario sulle emozioni. Noi del team La Tela a distanza di anni continuiamo a usare questo gioco con nostrə bimbə. L'aspetto che ci piace di più? La flessibilità dei suoi mille usi che si adatta al crescere della complessità delle loro emozioni!
Questa lezione di «Narrated by Lucy» (della collezione per imparare l'inglese) che vi accompagna ad ampliare questo vocabolario, esplorando il lessico sulle emozioni anche in inglese:
Una delle emozioni più fraintese, dopo la rabbia, è la paura ed è per questo che abbiamo creato una guida apposta, con teoria per l'adulto e libro per l'infanzia.
E infine, questa lezione di «Yoga in famiglia con Arianna» con cui potrete lavorare sulle emozioni lasciando da parte le parole e nutrendo l'ascolto.