Non comparare i tuoi figli agli altri

Ah, tuo figlio non legge ancora?Mia figlia a 3 anni leggeva già.

Queste frasi le ho sentite, pensate, dette. Oggi le ho eliminate dal mio vocabolario, perché non solo non valgono nulla, ma sono sbagliate: creano aspettative irrealistiche, frustrazione, senso di colpa, preoccupazione infondata.

Quando si parla di bambini e di loro capacità, spesso compariamo i nostri figli ai figli degli altri. Chi gattona già, chi cammina già, chi legge già, chi fa già le divisioni lunghe e così via… È normale, purtroppo: viviamo in un mondo che ci ha inculcato la mentalità della competitività, veniamo giudicati fin da piccoli e per la maggior parte della nostra infanzia e adolescenza. Avendo imparato a comparare prima di tutto noi stessi agli altri, è ovvio che finiamo per comparare anche i nostri figli.

Prendo come esempio la lettura, perché genera comparazioni già dai 3-4 anni (🤯). Quando mi chiedi se i miei figli leggono già, oggi non rispondo più apposta. E scelgo di non fare queste domande agli altri.

Vorrei invitarti ad ascoltare il mio podcast sulla competizione a scuola e a riflettere anche su questo: non è un merito leggere prima, perché le differenze sfumano in fretta fino a scomparire del tutto. I bambini dovrebbero poter imparare a leggere con i propri tempi e, anzi, gli studi dicono: “Un ritardo nell'imparare a leggere non ha alcun effetto sulla fluidità di lettura a 11 anni”*. Se impari a leggere a 9 anni, a 11 leggerai uguale a chi ha imparato a 4 anni. È come camminare: Oliver ha iniziato a 10 mesi, il suo amico a 16 mesi, a 20 mesi camminavano e correvano uguale.

Facciamo uno sforzo a non comparare, a eliminare frasi e domande di comparazione dalle nostre conversazioni.

Dobbiamo de-normalizzare la mentalità della competitività, della comparazione e dei tempi universali. Dobbiamo normalizzare, invece, la mentalità del concedere ai bambini i propri tempi di apprendimento e collaborare con loro per scoprire e nutrire i loro veri interessi.

Ognuno è unico negli interessi e nel modo e nei tempi di imparare.

#iomidissocio 

*Continua: “In effetti, gli studenti che hanno imparato più tardi hanno una comprensione leggermente superiore”, Early Childhood Research Quarterly

ARIANNA

Buongiorno Carlotta, mio figlio ha frequentato la prima elementare. Questa estate doveva svolgere degli esercizi ma non riusciva a concentrarsi, non ci metteva il minimo impegno e interesse, per cui, con l’intento di spronarlo, mi è capitato di fare un confronto con i suoi compagni di classe. Non voglio scatenare competizione e non voglio assolutamente paragonarlo agli altri bambini, vorrei solo che mettesse impegno e concentrazione in quello che fa, non vorrei che fosse legittimato a non fare… Qual è il modo migliore per spronarlo? Dov’è il punto di equilibrio tra "non metterci impegno" e "imparare con i suoi tempi"?

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