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Un esempio di come pratico l'empatia con i miei figli

A volte gli esempi pratici rimangono impressi più di tante parole teoriche.

Carlotta Cerri
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Nell'ultimo post (che trovi negli articoli consigliati qui sotto), vi ho parlato di come mostrare empatia ai bambini, perché sono convinta che l'empatia si possa (e si debba) imparare e quindi insegnare. Ma non è un processo facile e soprattutto non si smette di imparare… si migliora. Dopo anni di pratica, infatti, oggi a volte cado ancora nei meccanismi dell'educazione tradizionale, ma sono diventata molto più brava a riconoscerlo e a rimediare in fretta. Per farti capire che cosa intendo, oggi ti racconto una storia.        


È una mattina di dicembre del 2020. Dopo aver giocato per un’ora alle lettere con i bambini, mi siedo finalmente a computer e lascio i bimbi a riordinare le lettere. Emily non vuole aiutare e Oliver viene da me a lamentarsi.

Mi preme lavorare, ho bisogno di spazio. Già mentre nell'ultimo quarto d'ora in cui giocavo con loro stavo pensando al lavoro. Ho bisogno di mummy space. Mi irrito. Le prime parole che escono dalla mia bocca sono: “Emily, non è giusto che non aiuti *mai* a mettere in ordine”. “*La prossima volta* non giochi se poi fai sempre riordinare a Oliver”.

Mi mordo la lingua. Queste sono frasi dell’educazione tradizionale (esagerazioni e minacce) che ho imparato ad evitare perché non solo non educano a lungo temrine, ma peggiorano sempre la situazione: Emily ora è coricata sul tappeto a piangere.

Oggi, però, a differenza di anni fa, io la capisco. So che ha ragione. Ovviamente una frase così la ferisce, lei adora giocare con Oliver e io le dico che non potrà più farlo. Non so quando i genitori abbiano imparato a ferire i loro figli per ottenere ubbidienza. Ferire le persone, in generale, non dovrebbe mai essere un mezzo per un fine e non è questo che voglio insegnare ai miei figli.

Inoltre, quelle frasi sono disoneste intellettualmente, non è vero che Emily non riordina *mai*, l’ho detto per frustrazione. L’ho detto come dico “mi passi il sale”, perché per me da sempre è abitudine sentire frasi di questo tipo… tutti tendiamo ad educare come siamo stati educati.

Ma quando sono diventata madre, io ho deciso di scendere dalla ruota e da allora lavoro sodo per cambiare questa mentalità. Ormai quando sbaglio, lo riconosco immediatamente perché Oliver ed Emily me lo fanno notare immediatamente – quando i bambini non sono abituati a essere feriti, sono molto più sensibili alle ingiustizie. Emily mi sta dicendo come può che sono stata ingiusta. E ha ragione.

Faccio un respiro profondo, mi siedo al suo fianco e le dico: “Vieni, mettiamo in ordine insieme. Ho giocato anche io ed è giusto che anche io metta in ordine le lettere”.

Smette di piangere, si asciuga le lacrime con la maglietta e si unisce a me. Io metto via un paio lettere nella scatola, poi li bacio e torno a sedermi a computer, sicura che ora Oliver ed Emily sono tranquilli. Insieme, mettono via tutte le altre lettere e poi iniziano a fare un altro gioco.

Basta poco.

Basta davvero poco.

Basta davvero poco oggi.

Perché tutti gli anni in cui ho praticato l'empatia stanno finalmente dando i loro frutti. Non solo per il comportamento dei miei figli, ma soprattutto per il mio – sono direttamente proporzionali. Con ogni errore, imparo un po’ di più e rimedio un po’ più facilmente. Perché essere genitori non significa solo crescere i nostri figli, significa crescere noi stessi al loro fianco.

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