mar 16, 2019

Mangiare in maniera responsabile è la dieta del futuro (ti va di insegnarlo ai tuoi figli?)

L’altro giorno, come spesso accade, sono entrata in una conversazione sul crescere i figli con o senza carne. E anche se so che mi sto mettendo nei guai, sento di volerne scriverne.

Prima di tutto, penso che dovremmo riconoscere tutti che noi, io e te, siamo davvero privilegiati a poter avere una conversazione sulla decisione di servire o meno carne ai nostri figli. Tienilo a mente mentre leggi questo post, per favore.

Penso anche che le etichette siano sbagliate. Le etichette (in questo caso parole come vegano o vegetariano o carnivoro) ci categorizzano e ci mettono in scatole. Ma ammetto che le etichette sono efficaci e pratiche per descrivere le preferenze delle persone, quindi in questo post parlerò di tre etichette che ci mettono in tre scatole: carnivori (carnivors), erbivori (herbivors) e mangiatori responsabili (responsible eaters). Questo qui sotto io lo chiamo il grafico di Topolino (è proporzionalmente sbagliato e parecchio utopistico, lo so, ma non è carinissimo?).

Tre gruppi: carnivori, erbivori, mangiatori responsabili. Nelle intersezioni: carnivori che mangiano in maniera responsabile, erbivori che mangiano in maniera responsabile.

Mamma carnivora VS mamma erbivora

Tu, mamma carnivora, pensi che un animale (compresi noi umani) che mangia un altro animale sia la cosa più naturale del mondo. Tu, mamma erbivora, pensi che un essere umano (anche se animale) che mangia un animale sia crudele e ingiusto verso il mondo animale.

Tu, mamma carnivora, pensi di dover dare da mangiare carne ai tuoi figli affinché siano sani, e ti piace dirlo ad alta voce. Tu, mamma erbivora, pensi che la carne faccia male alla salute: inoltre, il dottore ti ha detto che i tuoi bambini erbivori sono più sani della maggior parte dei loro coetanei; e ti piace dirlo ad alta voce.

Tu, mamma carnivora, cerchi disperatamente di trasmettere il messaggio che non tutti i mangiatori di carne contribuiscono alla sofferenza degli animali: esiste un modo responsabile di mangiare la carne ed è quello che vuoi insegnare ai tuoi figli. Tu, mamma erbivora, cerchi disperatamente di convincere tutti che mangiare carne non è etico: se i bambini sapessero quello che devono sopportare gli animali per diventare cibo, non deciderebbero mai di mangiarli.

Tu, mamma carnivora, costringi i tuoi figli a mangiare carne perché è quello che mangi anche tu: stai imponendo loro il tuo punto di vista. Tu, mamma erbivora, costringi i tuoi figli a non mangiare carne perché è così che mangi anche tu: stai imponendo loro il tuo punto di vista.

Quindi chi ha ragione?

Io credo nessuna delle due. Penso che “chi ha ragione” sia la domanda sbagliata. Penso che la conversazione non debba riguardare il mangiare o meno la carne, questa è una scelta molto personale e dovrebbe essere rispettata a prescindere.

Penso che dovremmo iniziare a introdurre nella conversazione la sostenibilità del pianeta Terra. Penso che sia che tu decida di mangiare carne o no, la vera scelta dovrebbe essere mangiare in modo più responsabile.

Nella nostra famiglia siamo sempre stati carnivori, penso che sia molto naturale uccidere e mangiare animali e per questo cresciamo i nostri bambini con la carne. Ma ultimamente siamo passati a quello che pensiamo sia uno stile alimentare più responsabile e rispettoso dell’ambiente.

Che cos’è uno stile alimentare responsabile?

Quando ho iniziato il mio viaggio nella sostenibilità nel 2016, evitando il più possibile la plastica e passando ai pannolini lavabili per Emily, non avrei mai pensato che un giorno avrei ridotto il mio consumo di carne per il bene del pianeta. Ma più studiavo, più mi rendevo conto che mangiare in modo responsabile — nella nostra società e nella parte di mondo in cui viviamo — significa preferire una dieta più vegetale.

Questo non significa evitare la carne (a meno che tu non creda che la carne sia dannosa per la tua salute — io non lo credo e per questo qui non entrerò nella questione).

Se vuoi mangiare carne, penso che mangiare in modo responsabile significhi tornare a vedere la carne come un lusso, come quando gli essere umani dovevano cacciarla per mangiarla.

Significa evitare la carne proveniente dall’allevamento intensivo, perché l’allevamento intensivo è una delle catene di approvvigionamento a più alta emissione di anidride carbonica e più dannose per l’ambiente; inoltre, non c’è nulla di naturale nel modo in cui trattiamo e uccidiamo i nostri animali per mangiarli (e ti invito a guardare un paio di video di allevamento intensivo su YouTube, se non lo hai ancora fatto).

Significa comprare e mangiare carne che sai da dove proviene, ed evitarla se non lo sai (anche quando mangi nei ristoranti — ma so che questo è più difficile e non sono nemmeno una fan degli estremi).

Mangiare in modo responsabile significa anche molte altre cose, indipendentemente dal fatto che mangi carne o no. Vuol dire preferire frutta, verdura, carne e pesce stagionale e locale, per smettere di far arrivare i nostri cibi dall’altra parte del mondo aggiungendo così alla nostra carbon footprint* (se non hai familiarità con il concetto di carbon footprint, segui l’asterisco qui sotto).

Significa anche imparare a cucinare di più con ingredienti freschi, per evitare di comprare il cibo confezionato al supermercato. E così via.

Forse, in poche parole, mangiare in modo più responsabile significa semplicemente ritornare un po’ al modo in cui mangiavano i nostri antenati (che per me è piuttosto curioso, perché è esattamente ciò che mi piaceva del concetto dello stile alimentare paleolitico, che ho seguito per anni).

* Che cos’è la mia carbon footprint? (Grazie a mia sorella per aver scritto questa spiegazione)

Carbon footprint significa impronta di carbonio. In poche parole, la mia impronta di carbonio è la quantità di carbonio che produco direttamente e indirettamente. Nella società di oggi, è impossibile vivere senza emettere biossido di carbonio (e altri gas serra nocivi). Alcuni di questi sono una conseguenza diretta delle nostre azioni: per esempio, quando guidiamo la nostra auto, la combustione che consente di muoverla produce anidride carbonica. Altre emissioni sono indirette: la maggior parte dell’anno le banane che compriamo devono essere importate dal Sud America. I mezzi per farli arrivare a noi emettono carbonio e una parte di questa emissione può essere indirettamente collegata alla scelta di comprare la banana. La somma delle emissioni di carbonio dirette e indirette costituisce la mia impronta di carbonio.

"Ma i miei figli hanno bisogno di carne!"

La conversazione si surriscalda quando si parla di bambini.

Capisco chi dice che una dieta equilibrata include la carne e che i bambini hanno bisogno di una dieta equilibrata per essere sani: oggi so da ricerche e studi approfonditi che è possibile ottenere lo stesso equilibrio di proteine/grassi/carboidrati da una dieta che non include la carne.

Inoltre, nella parte di mondo privilegiato in cui viviamo, abbiamo a disposizione una grandissima varietà di cibi e non abbiamo bisogno di mangiare carne, se non lo vogliamo.

La salute è una questione delicata, poiché non tutti gli organismi funzionano allo stesso modo e non tutti i metabolismi reagiscono allo stesso modo a questo o quello stile alimentare, ma ti invito a fare ricerche approfondite e a sperimentare su di te (cambiando dieta per qualche mese, per esempio, e monitorando con analisi del sangue) prima di affidarti ciecamente a credenze come quella che gli esseri umani hanno bisogno di carne per essere sani.

"I bambini non sceglierebbero mai di mangiare animali morti!"

Capisco anche chi dice che i bambini sono esseri profondamente e naturalmente compassionevoli e che non mangerebbero mai la carne se sapessero da dove proviene. Non sono d'accordo, anche se ne ho un esempio in casa: Oliver è un “erbivoro autodidatta”.

Quando aveva appena due anni abbiamo visitato una piccola fattoria di famiglia che alleva maiali per produrre il prosciutto spagnolo più prestigioso, il jamón serrano: i maiali lì sono quasi venerati, vivono in un paesaggio da favola, ogni giorno mangiano ghiande raccolte apposta per loro. E poi vanno al macello. Abbiamo parlato del processo di produzione con spontaneità e naturalezza — fa parte della vita e non lo nascondiamo ai bambini — e Oliver, nonostante i suoi due anni, ha capito da dove arriva la carne che mangia. Da quella visita non ha più voluto mangiare carne. All'inizio non avevamo capito la profondità della decisione, pensavamo fosse una fase, ma un giorno di pochi mesi dopo ci ha detto: “Non voglio uccidere gli animali".

Da allora rispettiamo la sua scelta, ma nonostante io abbia visto con i miei occhi l'empatia in azione**, mi piace anche ricordare che questa scelta viene da una posizione di privilegio: ogni persona (adulto o bambino), se stesse morendo di fame, mangerebbe un animale ucciso davanti ai suoi stessi occhi (o lo ucciderebbe con le sue stesse mani). È sempre questione di prospettiva.

** Emily, d'altro canto, ha sempre saputo da dove arriva la carne e ha sempre scelto di continuare a mangiarla. Aveva due anni a Bangkok quando ha indicato un'anatra arrosto — era visibilmente un'anatra, intera, con collo e tutto il resto — e ha detto: “Duck! I eat duck!”. Voleva proprio l'anatra. Rispettiamo anche la sua scelta — che non ha nulla a che fare con il suo livello di empatia —, ma le insegniamo che la carne è un lusso e che è più sostenibile mangiarla quando sappiamo che non arriva da un allevamento intensivo. 

Cambiamo la conversazione, genitori!

Quindi cosa fa un genitore come me e te?

Cambiamo la conversazione, anche nelle nostre menti. La conversazione non dovrebbe essere se dare o meno la carne ai nostri figli.

La conversazione dovrebbe essere come insegnare ai nostri figli a mangiare nel modo più responsabile per la sostenibilità del pianeta Terra. Abbiamo la responsabilità di crescere una generazione che capisca la minaccia che siamo e stiamo causando al pianeta e impari come fare la sua parte per assicurarsi che ci sia ancora un pianeta per i loro figli e nipoti.

Come possiamo rendere la conversazione "carne/no carne" più rispettosa?

Se hai mai parlato del tuo stile di vita alimentare con qualcuno che mangia diversamente da te, specialmente un altro genitore, sai quanto sia difficile. Ho due amiche che si amano alla follia, ma non possono parlare di preferenze alimentari perché non riescono a superare le loro differenze di mamma carnivora VS mamma erbivora.

Quindi, come possiamo rendere la conversazione più salutare e più rispettosa?

Concentrati sull’informarti. Prendere decisioni informate richiede molto tempo, ma è la base di una vita e maternità responsabile. Siamo così fortunati da vivere in un mondo in cui l’informazione è ampiamente disponibile, facciamone buon uso. Non seguire la massa, decidi per te stesso.

Concentrati sull’evitare le etichette. Le etichette mettono le persone in scatole, iniziano la conversazione degli ego, non delle menti. Una cosa così semplice come cambiare “Sei vegano?” con “Mangi carne?” imposta il tono per una conversazione più salutare.

Concentrati sul bandire gli estremi e le generalizzazioni. Non tutti gli erbivori e i carnivori prendono decisioni informate, ma tutti meritano il beneficio del dubbio. Inoltre, trovo gli estremi decisamente poco sani: io amo la filosofia Montessori, ma ciò non significa che sia d’accordo con tutto ciò che Maria Montessori abbia mai scritto. Allo stesso modo, voglio mangiare in modo responsabile, ma se voglio mi compro una banana che viene dalla Costa Rica o ordino una lasagna al mio ristorante preferito.

Concentrati sul mangiare responsabile. Ricordi il grafico Mickey Mouse dell’inizio? Puoi vedere chiaramente che sia gli erbivori che i carnivori possono essere mangiatori responsabili (o non responsabili), quindi concentriamoci sulla diffusione del concetto di “mangiare responsabile”. Penso che tutti siamo d’accordo sul fatto che mantenere in vita il pianeta Terra dovrebbe essere un obiettivo comune (e primario) di tutti gli esseri umani.

Ultimo, ma non meno importante. Concentrati sul viaggio delle persone. Metti da parte il tuo ego e il tuo giudizio e sii curioso di sapere come le persone sono arrivate a prendere le loro decisioni, quali ragioni le hanno motivate; e parla del tuo viaggio personale. Funziona per qualsiasi conversazione su qualsiasi argomento.

Arianna

Ciao Carlotta, ti leggo sempre con piacere, ti ammiro tantissimo e per me sei stata fondamentale in questo 2022 appena passato. Arrivo qui ora dopo aver ricevuto la newsletter di dicembre in cui menzioni questo articolo.
Io sono vegana, antispecista. Vorrei chiederti: come gestisci il fatto che sì, la scelta di Emily di mangiare un anatra va rispettata, ma al tempo stesso la scelta di quell’anatra è calpestata, mai presa in considerazione?

Uno dei tuoi podcast che più mi è rimasto impresso è quello in cui, citando Mario Montessori, racconti dell’interconnessione che esiste tra tutti noi. È un concetto meraviglioso e profondamente vero, ma non lo sarebbe di più se le vedessimo allargato anche alle altre specie e alla terra stessa? Perché ci ergiamo su tutti e tutto, in modo violento, senza mai chiederci se l’altro (una persona umana, un individuo non-umano, la terra) ci ha dato il consenso?

Ecco, il consenso secondo me è il punto di svolta. Così come nelle interazioni umane il consenso è fondamentale, e la mia libertà finisce dove inizia la tua, penso dovrebbe esserlo anche nelle interazioni con gli altri animali e la Natura tutta.

Grazie per aver letto le mie parole. Grazie per le tue condivisioni.

Carlotta

io sono assolutamente d’accordo con te, ma se lo impongo a Emily non verrà mai da lei e non sarà mai una scelta autentica. Quella decisione deve venire da lei e io posso solo mostrarle con il mio esempio e le mie parole gentili (non di giudizio verso la sua decisione e non puntando il dito) quella che penso essere la strada giusta. Onestamente da alcune situazioni recenti credo che Emily smetterà di mangiare carne, ma lo farà al suo passo: penso che molte più persone abbandonerebbero la carne se ci fossero meno giudizio e meno dita puntate. La gentilezza arriva dove l’aggressività (anche far sentire in colpa è aggressività) non può. La base della mia educazione è il rispetto verso le persone di cui sono responsabile. Il rispetto verso gli altri (animali o umani o ambiente) lo si coltiva poco a poco, ma non può essere imposto. Spero di essere riuscita a spiegare il mio pensiero. 💜

Teresa

Ciao conosci la posizione critica di Lierre Keith nel suo libro "il mito vegetariano"? Che ne pensi?
Io penso che vegetarianerismo o onnivorismo non significhino nulla se dietro c'è lo sfruttamento intensivo della vita ai fini dell'economia capitalistica. L'avvelenamento della terra dell'uomo e degli animali determinato dalle coltivazioni intensive ha proporzioni mostruose. Come tutto se dietro ci fosse l'etica e la consapevolezza di far parte di un equilibrio non ci sarebbero assurde dicotomie tra vegetariani e carnivori. Se la montagna oggi abbandonata venisse ripopolata gli animali avrebbero pascoli in abbondanza e il terreno calpestato e concimato rifiorirebbe. Se i fiumi non venissero inquinati essi tornerebbero ad essere fonte di vita per pesci e uomini e conseguentemente per la flora acquatica. Insomma quando si parla di sostenibilità bisogna farlo a 360°, e tale discorso non è il vessillo dei vegetariani. Portare la discussione su questo significa dividere per non risolvere proprio nulla.

Silvia

Ciao Carlotta, hai quindi abbandonato/modificato la tua Paleodieta?
Un abbraccio e in bocca al lupo, Silvia

Carlotta

Ciao Silvia! Sì, a dire il vero l’abbiamo modificata gradualmente già quattro anni fa quando è nato Oliver, non perché non ci creda più, ma perché abbiamo reintrodotto ogni tanto pasta (e glutine). E anche perché ho poco a poco capito che non mi piacciono le etichette e che preferisco semplicemente mangiare naturale e cucinare da ingredienti freschi, e poi il più possibile locali e di stagione. Insomma… ci siamo creati il nostro stile alimentare personale, che per me è più responsabile e sostenibile :-)

Priscilla

Sono d'accordo con te sul fatto di evitare etichette e sul fatto di educare a mangiare in modo responsabile ma, ancor prima, in modo più sano e soprattutto consapevole.
Mi ricordo una conversazione con una mia amica anni fa, quando si cominciava a parlare degli effetti disastrosi dell'olio di palma. Nella mia famiglia per ragioni che sarebbe lungo spiegare qui abbiamo sempre avuto un occhio di riguardo sul capire da dove provenga il cibo che mangiamo, per cui la questione dell'olio di palma era già abbastanza nota.
La mia amica un giorno arriva e mi dice:"Ho comperato questo prodotto ma c'è scritto che ha l'olio di palma, per cui adesso devo buttarlo. E pensare che fino a ieri lo mangiavo"
"E ora perché non lo mangi più?"
"Ma sei matta?! Hanno detto che non si può che fa malissimo"
Questo è il nocciolo della questione: la gente non si informa, non è consapevole di quello che c'è dietro al cibo e neppure degli effetti che certi alimenti, come lo zucchero raffinato, possono avere sul corpo umano.
Afiinchè il tuo discorso funzioni, secondo me, c'è bisogno di informare in maniera corretta il consumatore. Ma è più comodo non farlo.

Carlotta

Ciao Priscilla! Sono d’accordo con te, faccio fatica anche io con gente che on si informa, ma negli anni ho capito che a volte anche queste persone sono disposte a farsi piantare un semino in testa e, chissà, a volte cambiare le loro abitudini se riconoscono un valore in quello che ascoltano. Per questo continuo a provarci senza sosta con i pannolini lavabili, con mangiare in maniera responsabile, raccogliere plastica, comprare meno e in maniera più consapevole… perché sono convinta che il vero cambiamento per il nostro pianeta debba iniziare dal basso!

È il potere delle masse e credo fortemente che stiamo assistendo a un momento incredibile che segnerà la storia, con figure come Alexandria Ocasio-Cortez Cortez e Greta Thunberg… qualcosa sta già cambiando, dobbiamo solo continuare a presentarci giorno dopo giorno e combattere insieme questa guerra e suon di piccoli cambiamenti! ❤️

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