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Divorziare non è normale

Carlotta Cerri
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Oggi mia sorella (in foto con me) ha scritto un post che mi ha fatto riflettere.

Il titolo del post è "Chi sa, certe volte, tacere?" e inizia con queste parole:

“Se vuoi amare devi sapere come dire l’amore. Se vuoi odiare devi imparare, certe volte, a tacere”.

Mi sono chiesta cosa volesse dire e soprattutto perché una 14 enne parlasse di odio e amore. Ma poi mi sono risposta alla seconda domanda con un “Beh, buon sangue non mente” e alla prima con una spiegazione: quando si parla il linguaggio dell’odio bisognerebbe forse tacere, ma purtroppo è più facile esprimere l’odio che l’amore e quindi finiamo sempre per decidere di dare aria alla bocca – espressione che rubo a lei.

Poi ha citato due versi della canzone di Baglioni “Mille giorni di te e di me” che credo tutti abbiano ascoltato almeno una volta nelle loro storie d’amore. E qui mi è salito, impellente e spontaneo, il commento che leggete di seguito e con il quale, oggi, auguro a tutti di trovare la forza di difendere a denti stretti l’amore che deciderete sarà “per sempre”.

Non ci sto più

Non so come nasca questo post, ma una cosa la so: non ho bisogno di YouTube per ricordare una delle più toccanti canzoni d’amore di tutti i tempi. Inizio a cantarla nella mia mente dal primo istante in cui leggo il testo che hai scritto ed improvvisamente mi ritrovo a trattenere i singhiozzi ascoltando quelle parole e quel pianoforte che le accompagna.

Ricordi su ricordi mi assalgono, impossibili da cacciare indietro nei loro cassetti, ricordi di storie andate, di pensieri pensati in sofferenza, di parole bagnate da lacrime e ferite.

Ma ad un tratto mi fermo e no, non ci sto più.

Perché deve esserci qualcuno dopo di me? Perché non poter lottare a denti stretti per l’amore e verso l’amore? Nessun altro obiettivo, solo amare incondizionatamente la stessa persona per tutta la vita, fino a quando ci ritroveremo a guardare il mare seduti su una panchina, vecchi e grigi, ma anche allora, in maniera diversa forse, ci ameremo.

“Io e te che facemmo invidia al mondo, avremmo vinto mai contro un miliardo di persone?”

Certo che si può vincere. La volontà è l’arma più potente e lo sto verificando sulla mia pelle ora dopo ora. Voglio smettere di credere che “per tutta la vita” sia l’eccezione alla regola. Perché è forse vero che solo il 50% – o meno? – delle coppie arriva al matrimonio e di queste il 25% si separa. Ma c’è chi ce la fa, chi si conquista il suo “per sempre” in questa vita e ancora dopo 60 anni insieme ha il coraggio di tenersi per mano. Perché ci vuole coraggio ad amare e ancora di più a scegliere di continuare a farlo. È una battaglia continua verso tutto ciò che ci circonda, tentazioni, cattiveria, comodità, interessi, denaro, noia, stress, tutto.

Si sa di amare solo quando si perde chi si ama?

“Volevo averti e solo allora mi riuscì quando mi accorsi che ero lì per perderti. In questo addio, io mi innamorerò di te”

Come a dire che l’innamoramento (o il vero amore?) nasce solo quando l’amore è finito. Che ci si rende conto di quello che si ha solo quando lo si perde. No, non lo accetto più. L’ho creduto per così tanto tempo, l’ho dato per vero e accettato. Sai quando Baglioni ha scritto questa canzone? Quando è finita la sua storia con la moglie, quando hanno smesso di lottare. È troppo facile smettere di lottare e poi credersi ancora innamorati o nuovamente innamorati. Non è comodo – perché fa comunque male – ma è PIÙ comodo.

Perché smettere di lottare, dirsi addio e poi, solo dopo, ricordare quanto ci si amava? Perché non ricordarlo prima? Perché non strizzare forte gli occhi e fare un elenco nella nostra mente di tutto ciò che ci ha tenuto insieme per anni, di quanto eravamo follemente innamorati i primi mesi? Perché non parlare prima? Perché non provarci di più e di più e, se non basta, ancora di più?

Nella mia vita non voglio cedere alla comodità in amore. Voglio cedere ai compromessi, quelli reggono tutto. Voglio sentirmi, se devo, scomoda, stanca, non amata, in bilico, senza passione, arrabbiata, delusa, triste, sconfortata, annoiata e nonostante tutto continuare a lottare. Perché niente è facile, specialmente vivere un’intera vita con la stessa persona di cui arrivi a conoscere ogni singolo neo dopo i primi due anni. Richiede fatica, lavoro – constante lavoro – impegno, ferrea volontà, compromesso. Infinito compromesso.

Ma anche un figlio lo richiede, per esempio. Cosa ci fa pensare allora, che sia normale divorziare da un marito, ma non da un figlio? Niente, perché non è normale. Le persone si conoscono, si amano e così come si scelgono una volta possono decidere di scegliersi ancora e ancora. Non ci sono pause, né scuse. Punto.

Io lotterò a denti stretti, sempre e a dispetto di tutti. E mi auguro che tu – che hai vissuto come me il dolore della separazione dei nostri genitori – faccia lo stesso. Perché possiamo farcela. Ti amo.

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