Preferiti dei bambini

268. Crisi dei bambini: non è loro che dobbiamo gestire

In questo episodio di Educare con calma parlo di una fatica comune per molti genitori: anche quando conosciamo gli strumenti o sappiamo cosa sarebbe utile fare durante una crisi, spesso non riusciamo comunque a metterlo in pratica – soprattutto quando siamo stanchi o sopraffatti.

8 maggio
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13 min

Parto da qui – e da un mio aneddoto in una crisi di Oliver ed Emily – per condividere due aspetti fondamentali (e spesso tralasciati) che possono aiutare a colmare la distanza tra ciò che sappiamo e ciò che scegliamo di fare in questi momenti.

Il primo è fermarci ad aiutare prima noi stessǝ, mentre i nostri figli sono in crisi. Imparare a riconoscere e gestire la nostra disregolazione è un passaggio importante, senza il quale nessuno strumento può funzionare davvero.

Questo comporta anche accettare e accogliere il fatto che, quando non riusciamo ad agire come il genitore che vorremmo essere, non significa aver fallito, ma essere (ancora) in un processo di apprendimento. E che imparare, anche da adulti, richiede tempo e pratica.

Il secondo aspetto importante è allenarci a riconoscere i momenti in cui riusciamo ad agire in linea con i nostri valori, invece che in risposta automatica a ciò che succede.

Siamo spesso abituatǝ a notare soprattutto ciò che manca o in cui fatichiamo, e a dare poco spazio a ciò che sta già cambiando dentro di noi. Imparare a spostare anche solo un po’ questo sguardo può fare una differenza concreta nel modo in cui ci percepiamo e in cui ci muoviamo nelle nostre relazioni.

Trascrizione

Benvenute e benvenuti a un nuovo episodio di aducare con calma.
Oggi parliamo di quei momenti in cui finalmente riusciamo a essere il genitore
che vogliamo essere.
E di che cosa le rende possibili?
Tanti genitori miscrivono spesso messaggi come "carlotta", "iho conosco la te
oria",
"so quali strumenti usare li condivido anche con partner", "ci provo davvero",
ma poi quando serve non riuscoltarli.
Oppure, so cosa dovrei fare, ma quando mi affiglia a Urla, o mi provo, carriag
isco automaticamente
faccia sattamente il contrario.
E tutto naturale.
Perché spesso il problema non è sapere cosa fare, ma riuscire a farlo quando
siamo stanchi
e già al limite.
C'è una differenza enorme, tra conosce l'onostrimento e saperlo usare nel
momento del bisogno
e da qui che vorrei partire oggi.
Sento ormai parlare tanto di come navigare una crisi dei tui figli, di metter
ingino,
che o loro livello, di cosa dire, di come validare le emozioni, e tanti altri
strumenti
per aiutare i nostri figli durante una crisi.
Anche io ne ho parlato allo sfinimento, perché sono cose importanti.
Ma ci sono due cose, di cui secondo me, in giro si parla ancora troppo poco,
non sulla
tela, sulla tela ne parliamo tantissimo, perché la chiave di volta.
Uno, come aiutare noi stessi a navigare la crisi, e due, dei momenti di success
o, perché
quando condividiamo solo i momenti in cui non siamo i genitori che desideriamo
essere,
finiamo per riempire la nostra mente con tutto ciò che manca.
Un sondaggio recente sulla tela ci ha detto che il 61% di voi si concentra su
ciò che manca
invece che è su ciò che già sta facendo bene.
Quindi parliamo proprio delle elefante nella stanza, magari tu conosci già
questi strumenti,
li ai letti, compresi, ci sta lavorando da tempo.
Poi però arriva la sera, magari la decima crisi della giornata, e tutto quello
che sai sembra
svanire, torni a orlare a minacciare e alla fine ti senti in colpa.
Ecco, sappi che non sei solo, non sei solo, succede a tantissimi genitori e suc
cede
anche a me, perché l'evoluzione non è lineare per rompere questo ciclo gener
azionale e
fare un riparenti in ovvero per educare a lungo termine e scendere dalla ruota
dell'educazione
tradizionale che hai ricevuto.
Serve prima di tutto capire che dalla ruota scenderai tante volte e ci risalir
ai altrettante
volte, finché avrei fatto abbastanza pratica per decidere di non servirci più
su quella
ruota.
Io sono anni che lavoro profondamente su me stessa come persona come genitore e
che insegno
ai genitori a gestire le crisi dei figli, ma anche se rispetto al passato ci
sono decisamente
molti più momenti in cui sento di essere effettivamente il genitore che ho sc
elto di essere,
capite ancora anche a me di non riuscirci, so esattamente cosa sarebbe utile
fare e non
ostante questo non riesco a farlo, questo è naturale e qui serve solo osserv
arlo e accettarlo
e come dico sempre, per i vostri figli, se non fanno ancora una cosa e perché
non sanno ancora
a farla, non importa quanto tu pensi che loro siano capaci, non lo sono ancora
e ci va più
tempo, più pratica, più accoglienza, più accettazione, lo stesso vale per te
, anche se pensi
di dover già sapere navigare meglio una crisi di tui figli, se non riesci e
perché hai ancora
bisogno di tempo, pratica, accoglienza e accettazione.
Continua a lavorare, ma lascia andare quel dovrei, dovrei già saperlo, dovrei
già riuscire
a mantenere la calma.
Quando ci diamo il permesso di dirci che è naturale che non sappiamo ancora
farlo e
che non significa che non sapremo farlo mai, togliamo dall'equazione dell'app
rendimento
alcune emozioni scomode e così prepariamo davvero il terreno per imparare
perché ormai
lo sai, il tuo cervello impara solo, quando calmo è regolato, quando ti senti
al sicure
e non in mezzo a un rogo che brucia, di cui probabilmente hai acceso il fuoco
tu.
E ti ricordo che dire, non so ancora farlo, non è una scusa, per non provarci.
Quindi, oggi voglio proprio raccontarti, raccontarvi un episodio in cui io sono
riuscita
essere il genitore che scelgo di essere, sono riuscita davvero a scegliere la
calma,
da collere, a rispondere ai miei figli con presenza, e a terminare la giornata
con la sensazione
rara preziosa, di aver agito come il genitore che scelgo di essere.
E' un episodio di un po' di tempo faoli, vero avevano veanni e mili set, una
seraoli, vero
dei mili erano a letto, ma non dormivano ancora e come succede spesso quando
sono molto
stanchi avevano iniziato a provocarsi.
A un certo punto ho sentito un pianto forte di quelli che ti fanno capire sub
ito che qualcuno
si è fatto male, quindi il mio sistema nervoso è subito entrato in allarme,
inoltre
io mi ero appena, finalmente seduta dopo una giornata fatica cosa, quindi ho
sentito subito
anche fastidio, ma ovviamente, cosa ho fatto, ho messo in pausa il film che st
avo finalmente
guardando e sono andata da loro.
Ma ho fatto una cosa diversa dal solito quella sera.
Grazie a tutto il lavoro che ho fatto negli anni di consapevolezza emotiva.
E degli questo lavoro che secondo me si parla troppo un poco ancora, perché
senza questo
lavoro nessuno strumento funzionerà.
Quindi se hai l'abbonamento a tutta la tela, vai nel percorso, cerca la lezione
sulla consapevolezza
emotiva per iniziare una lezione un po' più lunga delle altre perché è un
pilastro, poi
continua con le lezioni sulla rabbia, sulla regolazione del sistema nervoso,
sulla crescita
personale, sulla coppia, perché sono tutte collegate per imparare ad aiutare
prima te stesso
testa quando i tui fili sono in crisi.
E se vogliamo dirla in termini cliché e il classico discorso del devi metterti
tu, la
maschera d'ossigeno, prima di metterla ai tui fili.
Quindi cosa ho fatto quella sera?
Grazie a tutto quel lavoro, ho capito come stavo veramente, che mi aiutata a
capire la
mia capacità emotiva di quel momento, che mi aiutata a capire lo strumento da
utilizzare perché
dobbiamo partire dal nostro corpo per capire che strumento può essere efficace
in quel momento.
Mi sono affermato un attimo, io ho semplicemente guardato la scena, ho proprio
osservato per
qualche secondo i miei figli in crisi.
E in quella parentesi, prima di reagire si è materializzato una vocina interna
che mi ha
ricordato uno degli strumenti della mia cassettina degli attrezzi, le crisi
sono come un pronto
soccorso.
C'è un ril sulla tela in cui vi spiego questo concetto, ve lo lascio tra i
relazionati
a questo episodio, ma in sintesi, quando entrambi i miei figli sono in crisi,
devo decidere
velocemente chi aiutare prima come un triage e lo faccio seguendo alcuni criter
i in questo
ordine.
Chi è in pericolo, chi si è fatto male, chi mostra il livello più intenso di
emozioni, oppure
se il livello è simile, guardo chi a meno strumenti per autoregolarsi di sol
ito il più piccolo,
ma non è sempre così, perché se abbiamo a che fare con un cervello altamente
sensibile
o neurodivergente la situazione cambia, quindi dobbiamo conoscere i nostri fig
li, e quindi
mi sono chiesta.
Chi alla priorità adesso, Emili stava piangendo disperata, Oliver era rabbiato
e seduto
in un angolo del letto, quindi sembrava ovvio dovevamo andare verso Emili.
Ma quasi nello stesso istante mi sono anche resa conto che io ero esosta, frust
rata, già
al limite, e se siamo completamente honesti, forse in quel momento io era la
persona più
disregolata del gruppo.
La priorità in quel momento ero io, se non mi fossi regolata prima, non avrei
potuto aiutare
nessuno.
Prendersi cura di sé, prima è un consiglio che magari hai già sentito spesso
, sulla tela
travitanti simili contenuti sulla cura di sé nel percorso, per educare a lungo
termine,
c'è anche una master class dedicata di Francesca Din, perché come dico spesso
, lo scritto
anche nel mio libro, quando pensi di stare sbagliando tutto come genitore, sp
esso stai sbagliando
solo una cosa e non ti stai prendendo cura di te, ma la cura di te significa
anche prenderti
cura di te nei momenti di disregolazione.
Quindi come possiamo farlo concretamente in un momento di disregolazione, come
possiamo
pensare a prenderci cura di noi quando siamo tutti in crisi?
Questa è pratica, non posso dirte altro, dobbiamo avere strumenti per capire
come ci sentiamo
per regolare il nostro sistema nervoso e poi per navigare la crisi.
Questi sono tutti strumenti che trovi nel percorso per educare a lungo termine.
Ti dico cosa ho fatto io quella sera?
Quella sera per me lo strumento giusto è stata quella micropausa e poi rallent
are i movimenti
del corpo.
Ho detto, vedo che siete in crisi, mi sono detto, questa non è un emergenza
carlotta, una
frase che mi dico per creare un filo diretto con il mio sistema nervoso.
E poi ho iniziato a sistemare il letto con movimenti lentissimi e in silenzio,
ora colto
investiti, mi movevo ancora più lentamente di quanto mi sembra se lento, non
perché in
quel momento fosse importante fare ordine, ma perché quella lentezza serviva a
me per
regolarmi e per mettermi di mettere spazio tra la mia reazione istintiva e
quella che avrei
potuto scegliere con intenzionalità.
La lentezza è uno strumento di regolazione molto più potente di quanto sembri
.
E mentre facevo quei piccoli gesti, sentivo che il mio sistema nervoso stava
lentamente stabilizzandosi
che il battito si abbassava, che la tensione nelle spalle cominciava a sciog
liersi, e quando
capito che potevo scegliere di non entrare in quella situazione con rabbia, con
frustrazione,
ma con presenza, con la volontà di ascoltare davvero i miei figli, mi sono av
vicinata
demili, ho aperto le braccia, come un invito silencioso, come a dirle adesso ci
sono.
Lei è entrata subito nella braccia, è iniziato a raccontarmi cosa era success
o, lo ascoltata
in silenzio e poi le ho detto che mi dispiaceva, che vedevo la sua sofferenza e
che ne avremo
parlato tutti insieme il giorno dopo a mente calma.
Oliver, che fino a quel momento lo ha rimasto in disparte, è esploso dicendo
che non voleva
parlarne, neanche l'indomani che avrebbe scelto di non farlo, e a quel punto io
potevo rispondere
e entrare nella lotta di potere, ho certo che ne parliamo domani, e invece gra
zie a quella
preparazione e anche alla corregolazione con emili, perché quella braccio con
lei ha regolato
anche ancora di più il mio sistema nervoso, ho potuto rimanere nella karma che
avevo costruito
fino a quel momento, sono rimasta in silenzio, ho dato la buona nottea emili
dicendo le che
le voglio bene e stavo per andare a dormire, e poi però con ultimo sforzo ho
fatto lo stesso
con Oliver che aveva bisogno di connessione tanto quanto emili, e me lo stavo
comunicando proprio
con il suo comportamento scomodo e con le sue parole positive, ricorda quando i
bambini ci fanno
fare fatica e perché stanno facendo molta più fatica loro, quindi ho salutato
anche lui,
io ha carezzato i capelli, io ho dato un bacio, io ho detto buona notte con la
stessa karma e le stesse
parole di affetto, e io ho detto anche ti amo, proprio in quel momento, non
dopo, non quando si fosse
comportato meglio, ma proprio quel momento che aveva bisogno di sentire se lo
dire, e come per magia poco
dopo mentre stavo uscendo dalla stanza, cioè dal letto perché viviamo in v
anno in stanza, Oliver si
avvicinato a emili, le ha chiesto scusa, senza chi li dice sinulla, e lei ha
preso la mano e si sono
abbracciati. Ho detto come per magia, ma non è magia, e semplicemente l'educa
zione a lungo termine che
dai sui frutti, se ci concediamo il tempo di praticare e ci concediamo di non r
iuscirci sempre senza
sentirci un fallimento. Quella vocina che mi aveva suggerito di muovre millent
amente per regolarmi
di agire come in un pronto saccorso, di accogliere Oliver nonostante le sue
parole poco gentili, non
era altro che l'educazione a lungo termine, erano i suoi semini che germogliav
ano grazie ad anni di
impegno. E così mi sono avvicinata anche io al loro, ho preso anche io la mano
di Oliver, quella di
emili, e poi ho proprio riconosciuto quello che aveva appena fatto Oliver, gli
ho detto che ci vuole
coraggio per fare quello che aveva appena fatto, e gli ho detto però di nuovo,
ne parliamo domani con calma.
Proprio per capire che cosa avrebbero potuto fare diversamente in trambi
perché ricordiamo in un litigio
ci sono sempre due persone, di questa parlo tantissimo nel percorso nella categ
oria fratelli e sorelle.
Ora, anche questo non è magia. In casa nostra lavoriamo molto sull'assumerci
la responsabilità delle
nostre azioni e una cosa importantissima è ricordarci che questo è possibile
solo quando il cervello è
calmo. Quando invece siamo dentro la crisi e il cervello rettile ha preso il so
pravvento, non possiamo
insegnare qualcosa o costruire consapevolezza. In quei momenti possiamo solo
contenere, accompagnare
e aiutare i nostri figli e noi stessi a tornare a uno stato di calma. Anche di
questo parliamo nel
percorso per educare a lungo termine nella categoria crisi e anzi abbiamo un'
intera guida anti tabu proprio su
i caprici che include il libro stampabile per l'infanzia e il tuo coccodrillo
che così che chiamiamo il
cervello rettile. Negli anni questa guida ha aiutato davvero tantissime famig
lia a gestire le grandi
emozioni e a cambiare mentalità sui caprici che è il punto di partenza.
Quindi sapete come si è
conclusa la serata che vi ho appena raccontato. Oliver sia sdragliato e poco
prima di chiedere gli occhi mi
ha detto "all'obio mamma". E' stato un momento molto bello? Non è stato tutto
semplice come ve lo raccontato
chiaramente ma è stato tutto davvero molto nutriente e quel senso di leggerez
za e benessere
costentito dopo non derivava dall'assenza di fatica ma dalla consapevolezza di
aver raggiato dentro
i miei valori in linea con il genitore che ho scelto di essere. Come dicevo all
'inizio siamo molto allenati a
vedere quello che non funziona, a notare l'errore, a ricordare le volte in cui
abbiamo perso la pazienza,
abbiamo urlato, minacciato, ci siamo sentiti un genitore che sta sbagliando
tutto. E quasi automatico,
la mente ricorda le fatiche e le frustrazioni molto di più di quanto trattenga
le cose positive e invece a
me piacerebbe proprio che ci fermassimo riconoscerle queste cose positive,
queste piccole vittorie quotidiane e che le
cerebrassimo e celebriamole perché celebrare questi momenti è un gesto di cur
a verso noi stessi che ci
permette di rafforzare la fiducia nelle nostre scelte di trovare energia per
continuare anche quando ci
sembra di non farcila. E anzi, vi lascio con un esercizio. Fermatevi un momento
e provate a tornare
con la mente a una situazione recente, anche piccola, anche in perfetta, in cui
vi siete riconosciuti nel
genitore che avete scelto di essere. Fermarci a notare che qualcosa dentro di
noi si sta già
muovendo nella direzione che vogliamo e un modo per notare che non stiamo rip
artendo da zero ogni volta,
ma stiamo costruendo il nostro cambiamento, un passo alla volta. E io come
sempre faccio il tifo per voi, davvero.
Anche per oggi è tutto, vi do appuntamento al prossimo episodio di deducare
con calma, vi ricordo che se volete
commentare potete farlo sulla tela.com/podcast cercando il numero delle episodi
o scrivendo il titolo
nella barra di ricerca. Non mi rimane che augurarvi buona giornata, buona ser
ata o buona notte. A seconda
di dove siete nel mondo. Ciao ciao.

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