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Episodio 19 ·

Realtà, fantasia e immaginazione per i bambini: che si fa?

Perché in Montessori (e secondo altri studi) non si espone i bambini alla fantasia sotto i 6 anni? In questo episodio rispondo a questa domanda frequente, analizzo la differenza tra fantasia e immaginazione (no, non sono la stessa cosa! 😉) e vi do alcune opzioni valide da usare per sostituire la fantasia.

Nell'episodio parlo di:

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  • Educare a lungo termine: un corso online su come educare i nostri figli (e prima noi stessi) in maniera più consapevole. Tanti genitori mi dicono che gli ha cambiato la vita.
  • Co-schooling – educare a casa: un corso online su come affiancare il percorso scolastico per dare l’opportunità ai bambini di non perdere il loro naturale amore per il sapere.

Ciao e benvenuti a tutte e tutti, e oggi dico tutti con molta felicità perché ho saputo che ci sono anche tanti papà che ascoltano il mio podcast educare con calma e non solo mio marito yay quindi sono al settimo cielo, perché se vogliamo cambiare l’educazione abbiamo bisogno non solo delle mamme, ma anche dei papà che remino nella stessa direzione, perché la genitorialità se ci sono due genitori in casa si fa in due. Quindi ai papà che mi ascoltano dico condividete quello che imparate, quello che ascoltate, le vostre riflessioni con i vostri amici che sono papà, perché è così che si cambia l’educazione, un genitore alla volta.      

Dunque, oggi ho deciso di parlare di un tema che vi avevo accennato nell’episodio sul Natale, mi sembra, ovvero la differenza tra immaginazione e fantasia. In Montessori questo è un tema ricorrente e importante di cui parlo in entrambi i miei corsi, perché nella filosofia e pedagogia Montessori si cerca di esporre i bambini il più possibile alla realtà fino ai 5-6 anni. Premetto, però che, ricerche e studi a parte, questo è un tema personale, che ogni famiglia può adattare alle proprie tradizioni e alle proprie abitudini, vi ricordo che nella genitorialità non è mia tutto bianco o nero, quindi se avete già esposto i vostri figli alla fantasia non è una tragedia, non disperate, se scegliete di cambiare questa abitudine alla fine della episodio vi do alcuni alcuni spunti su come offrire più realtà e se invece siete felici con la vostra quantità di fantasia, vi invito comunque ad ascoltare l’episodio perché credo sia sempre interessante conoscere altri punti di vista e altre abitudini, ma non sentitevi in dovere di cambiare nulla. 

E anzi, riguardo a questo vorrei proprio fare una piccola parentesi e dire in maniera molto diretta che quando vi racconto la nostra vita e le nostre scelte, non voglio che vi sentiate giudicati o che sentiate il bisogno di dover cambiare qualcosa nella vostra vita: a meno che non vogliate. Dopo l’episodio del natale molti genitori mi hanno scritto che non vogliono rinunciare alla magia del natale e a loro dico: non rinunciatevi. Altri genitori invece mi hanno scritto che erano in dubbio su tutta questa fantasia che avvolge il natale, ma che non sapevano come fare a ridurla, e a loro dico: c’è un’alternativa, basta solo decidere di creare le proprie tradizioni. Il mio messaggio è: se siete felici del modo in cui vivete il natale, non c’è bisogno di cambiarlo; se avete dubbi perché molte tradizioni non rispecchiano i vostri valori e ciò in cui credete, ci tengo che sappiate che potete cambiarle.

Ok detto questo mi lancio nel tema fantasia e realtà: iniziamo dal perché in Montessori si decide di offrire la realtà ai bambini. Ci sono due ragioni: 

  1. La più importante è perché i bambini imparano di più dal mondo che hanno intorno a loro, imparano dall’ambiente e da ciò che vedono, da ciò che li circonda: fino ai 6 anni ovvero in quello che Maria Montessori definisce il primo piano dello sviluppo (che va da 0 a 6 anni appunto) i bambini sono studenti sensoriali che significa che imparano tutto ciò che sanno e ciò che sono attraverso i sensi, attraverso le esperienze dell’ambiente che sperimentano attraverso i cinque sensi. Specialmente i primi 3 anni di vita sono di  vera a propria creazione dell’individuo, per questo il mondo reale è così importante, perché i bambini attraverso i sensi stanno costruendo tutta la loro comprensione del mondo che li circonda, il loro cervello è come una tela bianca, è un po’ come se stesero costruendo una città, ma all’inizio è solo un pezzo di terra su cui devono costruire prima le fondamenta, la struttura di base, per poi piano piano costruire tutte le case, le strade, le piste ciclabili, i ponti per passare da una parte all’altra del fiume, devono piantare i semini per costruire i campi di grano, gli orti ecc (avete capito, insomma)… ma per costruire delle fondamenta solide, ovvero ciò che permetteranno poi di costruire tutto il resto su quelle basi, hanno bisogno del mondo reale, di essere esposti alla realtà.
  2. E l’altra ragione per cui la realtà e così importante è che il cervello dei bambini piccoli non sa distinguere tra fantasia e realtà. Quindi se voi leggete libri o guardate film con draghi, fate e maiali parlanti i bambini piccoli soprattutto prima dei… diciamo 4 anni* per essere ottimisti non arrivano a capire che questi personaggi sono meno reali dell’uccellino che vedono al parco o dell’orso che vedono nel documentario (e io personalmente per mia esperienza, ma è una  direi che non lo capiscono nemmeno se glielo diciamo, se diciamo, questa fata non è reale, non esiste nel mondo reale, ecco magari dicono che lo capiscono ma il loro cervello non può ancora capirlo davvero. E poi va bè, ho detto 4 anni ma sappiamo che riguarda anche i bambini più grandi se pensiamo ad esempio a quanti bambini di 5 (addirittura 6 anni) credono ancora che Babbo Natale sia reale e voli davvero su una slitta trainata da renne volanti (ecco, questo succede per tre ragioni, 1. Non hanno ancora tanta conoscenza del mondo reale quindi magari loro davvero non sanno che le renne non volano nella realtà; 2 anche se sapessero che le renne non volano, il loro cervello farebbe fatica a concepire che queste renne volanti che loro vedono sul libro o sulle pubblicità non esistono davvero e 3 loro si fidano di noi, quindi se gli diciamo che le renne volano, be’ le renne volano). Ci sono ovviamente moltissimi studi su tutto questo, i primi furono forse quelli dello psicologo svizzero Piaget che dedicò tutta la vita a studiare lo sviluppo dei bambini perché per lui l’educazione era importantissima, nei suoi scritti diceva che l’educazione è l’unico strumento per salvare la società dal possibile collasso (suona un po’ come qualcun altro che conosco, ovvero Maria Montessori) e in più Piaget tra i  moltissimi libri che ha scritto sullo sviluppo infantile, ne ha scritti due in particolare in cui ha proprio trattato il tema fantasia e realtà e di come i bambini prima dei 5-6 anni spesso non siano in grado di capire il confine tra fantasia e realtà. Credo che questi due libri in italiano si intitolino La costruzione del reale nel bambino e La rappresentazione del mondo nel fanciullo (ve li lascio nelle note dell’episodio, e dico credo perché io li conosco in inglese ma dal titolo sembrano quelli). Poi da Piaget ci sono stati moltissimi altri studiosi e psicologi che hanno comprovato le sue teorie e tanti che hanno anche cercato di smentirle ma senza risultati davvero concreti, quindi magari per esempio in uno studio non scendo in dettagli ma ricordo che c’erano bambini di 4-5 anni che distinguevano correttamente un personaggio fantastico da uno reale o comunque erano scettici riguardo al personaggio fantastico, ma altrettanti bambini rientravano nella voce “non ne sono sicuro”, che quindi lascia intendere che comunque anche quando i bambini percepiscono che esiste un confine tra fantasia e realtà, lo stanno ancora costruendo attivamente nella loro mente attraverso le esperienze che vivono. E quindi ovviamente più li esponiamo alla realtà, più aiutiamo a marcare quel confine.  

Ma visto che io non sono una persona che ama basarsi solo sulla teoria e soprattutto so che ogni bambino è unico, ho sempre osservato molto i miei figli per capire il loro confine tra realtà e fantasia (Che ovviamente è diverso per ogni bambino): quindi in biblioteca (dove è più difficile avere controllo sulla lettura) se capitava di imbatterci in libri che avevano personaggi di fantasia, chiedevo senza influenzarli a Oliver vede Emily se pensavano che questi personaggi esistessero davvero e la risposta era sempre sì, sì per draghi, fate, mostri e qualunque personaggio di fantasia. E questo specialmente con la televisione dove è il confine è ancora meno marcato… ora, noi non guardiamo la tv e selezioniamo molto le serie quello guardiamo, ma ricordo che una volta mia madre aveva guardato una parte di Pippi calzelunghe il film con Oliver ed Emily e quando io avevo detto ad Oliver (che allora aveva circa 3 anni) che Pippi non esisteva perché non esistono persone così forti da sollevare una mucca con una mano, lui si era arrabbiato moltissimo e mi aveva detto che sì esisteva perché lui lo aveva visto. Tra l’altro Questo aneddoto lo racconto anche nel mio corso online perché per me aveva dimostrato chiaramente l’incapacità di Oliver a 3 anni di distinguere tra fantasia e realtà. 

Poi verso i 4 anni e mezzo Oliver credo proprio perché per noi il focus era sempre sulla realtà, ha iniziato a rifiutare tutto con molto scetticismo, anche personaggi e animali reali che vedevamo nei libri e metteva in dubbio la loro esistenza perché erano nel libro, non nella realtà, e la sua mente voleva categorizzare, magari quando leggevamo le biografie mi diceva ma questa persona non esiste davvero come a cercare una conferma e allora io gli dicevo sì, Oliver, questa è la storia di una persona che esiste davvero, come se qualcuno scrivesse la storia di Oliver. E dopo questa fase ora che ha 5 anni e 8 mesi noto sempre di più che distingue fantasia e realtà in modo molto più preciso e anche più costante e quindi sono sempre più flessibile sull’offrire o parlare di storei di fantasia. Ma siccome Emily non ha ancora 4 anni, preferisco comunque mantenere il livello di fantasia più basso quando guardano o leggono qualcosa insieme, perché ci tengo a dare ad Emily la stessa base solida di realtà, le stesse fondamenta solide della sua città. Ci sono poi genitori, anche montessoriani tra l’altro, che decidono di esporre i figli alla fantasia, ai personaggi fantastici nei libri o nei cartoni e semplicemente di spiegare loro che quei personaggi non esistono nella realtà quindi vedete che non è tutto bianco o nero: io personalmente ho deciso di non fare così sulla base dell’osservazione dei MIEI figli, perché notavo appunto che non erano ancora in grado  distinguere fantasia e realtà. Quindi io personalmente se siete in dubbio se offrire fantasia o no ai vostri figli e per voi non è importante offrirla, consiglio sempre di osservare i bambini e decidere quando sono pronti loro per la fantasia, senza pensare a età.

Perché dico “se per voi non è importante”: perché spesso quando si tratta di fantasia siamo NOI genitori che vogliamo regalare la fantasia ai nostri figli e nel corso degli anni, ho chiesto a molti genitori perché. Perché è importante per te dare la fantasia ai tuoi figli? E le risposte si possono quasi sempre catalogate in due motivazioni principali:

  1. Perché vogliono regalare la magia ai bambini e questo mi fa capire che è più una necessità del genitore, che del bambino (e non c’è nulla di male o di sbagliato). Però appunto è ovvio che il bambino non sa che esiste la fantasia se non lo esponiamo alla fantasia e quindi è proprio solo il genitore che sente il desiderio di condividere le storie di fantasia che conosce o della sua infanzia con i bambini. E a volte mi chiedono, ma tu non hai voglia di vedere i tuoi cartoni preferiti della tua infanzia con Oliver e con Emily? E io rispondo sempre, ho molto voglia di vederli con loro, non vedo l’ora di accoccolarci tutti sul divano e guardarci i cartoni insieme, ma ho deciso di aspettare fino ai sei anni o almeno fino a quando li vedo entrambi pronti e so che possono processare anche le scene più paurose con un cervello razionale che sa distinguere fantasia e realtà. 
  2. Un’altra motivazione, poi, è che i genitori vogliono che i bambini sviluppino l’immaginazione e su questo ci tengo a dire due parole questa è purtroppo  una credenza sbagliata, quella che i bambini non sviluppano l’immaginazione se non li si espone alla fantasia. La fantasia e l’immaginazione sono due cose completamente diverse: la fantasia è ciò che scaturisce dalla mente di qualcun altro (uno scrittore per esempio), mentre l’immaginazione è ciò che scaturisce dalla nostra mente. I miei figli anche se non esposti alla fantasia hanno un’immaginazione incredibile, fanno dei giochi di ruolo pazzeschi tutto il giorno, e la loro immaginazione crea scenari che nella realtà non hanno vissuto ma per farlo attingono dalla realtà  e non dalla fantasia, perché la realtà è ciò che conoscono: per esempio possono creare con i lego un elefante con un paracadute e dirmi che è un elefante che vola perché hanno messo insieme questi due elementi reali, l’elefante e il paracadute, e non pensano a Dumbo perché non lo conoscono ancora. In questo modo la loro immaginazione è completamente frutto della loro mente e si sviluppa senza le “restrizioni” dell’immaginazione altrui, e a me questo piace molto. E non credo che si perdona nulla, perché ci sarà tempo per la magia che scaturisce dalla mente di altre persone.  

Che poi vorrei fare una parentesi sulla magia, perché è esce sempre soprattuto quando si parla del natale. Qualcuno per esempio mi ha scritto che il mondo è già abbastanza triste, senza dover togliere ai bambini la magia. Ma io la vedo la vedo in maniera completamente diversa: il mondo reale è pieno di magia, la natura è magica, i cicli della vita sono magici, la natura che ci circonda, le enciclopedie e i documentari sono pieni di animali acquatici e terrestri ma anche di fenomeni naturali che davvero ti lasciano a bocca aperta, e quindi non credo assolutamente di privare i miei figli della magia, la magia della natura è proprio ciò che voglio offrire ora, nei primi 5-6 anni di vita, ovvero quando stanno costruendo la loro comprensione del mondo. Per la magia della Disney ci sarà tempo, io ricordo di essere andata a eurodisney di nuovo a 20 anni e mi è piaciuto come quando ci ero andata a 6, perché è poi l’attitudine con cui lo vivi, io in più adoro la magia e condividerò sicuramente questa mia passione con i miei figli. Che poi dobbiamo anche tenere a mente che spesso questi cartoni animati sono molto forti come immagini e come scene e anche come messaggi e molti bambini non sanno processarli nella loro mente e quindi davvero possono creare incubi nell’immediato che possono anche trasformarsi in paure a lungo termine. Per esempio, io posso dire che finora i miei figli non hanno avuto ancora una singola paura tipica dei bambini, ci sono stati un paio di giorni di paura del buio quando abbiamo fatto i laboratori per il volume Avere Paura della collezione gioca e impara con il metodo Montessori, perché facendo un laboratorio con altri bambini li abbiamo esposti al concetto di paura del buio (che è una paura viscerale, innata) ma è durata pochissimo perché abbiamo potuto razionalizzare con loro e parlare di che cosa troviamo nel buio ... e visto che le risposte erano tutte cose del mondo reale, cose che di giorno non ci spaventano, questa paura del buio è sparita in frettissima e quindi io personalmente penso che la differenza in questa specifica situazione l’abbia fatta proprio il fatto che non sono esposti alla fantasia.

Che poi non esporli alla fantasia non ci vieta di ballare le canzoni di frozen o di oceania che ci piacciono tanto e collegarle proprio alle scene del cartone, ma per esempio invece di mostrare il cartone quello che ho fatto io all’inizio è stato trovare su YouTube una rappresentazione teatrale di frozen cantata da persone vere e ho fatto vedere quella ai bimbi e ho poi anche fatto vedere loro le persone vere che danno voce a Ana e Elsa nelle canzoni che ascoltiamo (in inglese sono Kristen Bell e Idina Menzel che sono davvero strepitose); oppure è successo che un giorno eravamo in barca diretti alle isole Gili in Indonesia e hanno messo il cartone Oceania (che in inglese si chiama Moana e noi li abbiamo distratti giocando con loro anche perché ci sono parti davvero paurose). Ma a un certo punto è iniziata la loro canzone preferita, How far I’ll go e allora ovviamente hanno guardato la clip di quella canzone e poi Oliver mi ha subito chiesto ma moana esiste e io gli ho spiegato che no, non esiste, che è un personaggio che qualcuno ha disegnato ma che la voce di moana esiste e gliela dà una ragazza che gli ho mostrata in studio di registrazione, si chiama Auliih Cravalho.            

Tutto questo per dire che io non mi sono mai sentita limitata perché non espongo i bambini alla fantasia. E sono davvero molto felice di questa scelta perché so che il momento della fantasia arriverà, ma arriverà quando io li vedo pronti e quando il loro cervello sarà in grado di processarla, quando potranno razionalizzare ciò che li spaventa e quindi potranno secondo me godersela davvero. E come vi dicevo prima, in parte quel momento è già arrivato perché ora sono molto più flessibile con Oliver nel leggere in biblioteca libri in cui ci sono, per esempio, animali parlanti mentre prima se li sceglievano dicevo loro che preferivo leggere un libro diverso oppure lo leggevo cambiando il testo e togliendo la parola agli animali. Con questo, come sempre ci tengo a specificare che non sto dicendo che dovete fare anche voi così, ma ve lo racconto perché può aiutare alcuni genitori che sono ancora indecisi sul da farsi. 

Anzi, se decidete anche voi di seguire questa linea di pensiero e di non esporre i vostri bambini alla fantasia, ci tengo a dirvi che è veramente più semplice di quanto sembri, perché nella vita di tutti i giorni si tratta proprio solo di scegliere libri e cartoni (se li guardate) che riflettano la realtà, quindi se i maiali non parlano nella realtà preferirei non far vedere peppa pig, per esempio. Noi abbiamo sempre prediletto i documentari della Disney nature che sono davvero incredibilmente belli e più semplice da seguire per bambini più piccoli perché sono narrati a mo’ di storia, ma quando i bambini riescono a concentrarsi di più qualsiasi documentario va bene, noi adoriamo quelli narrati da David attemborough, di cui tra l’altro abbiamo anche il libro della biografia.

E per quanto riguarda i cartoni ne guardiamo davvero pochi e siamo molto selettivi e molto abitudinari, abbiamo scelto Curious George che all’inizio era il compromesso migliore che avevamo trovato (perché non è semplice trovare cartoni reali e in questo almeno la scimmietta non parla, che per me era già una conquista), ma da allora abbiamo poi scoperto Caillou che è assolutamente perfetto e quindi lo consiglio sempre (e in più la mamma di Caillou parla in maniera molto rispettosa e i dialoghi sono davvero fatti bene, almeno in spagnolo che è la lingua in cui noi lo guardiamo e in più sono solo 5 o 10 minuti per episodio quindi per noi perfetto). Vi lascio tutti i riferimenti nelle note. E poi abbiamo anche scoperto Molly Of Denali (solo in inglese) che è veramente molto carino e parla di una bimba dell’Alaska, è tutto basato sulla realtà e mostra anche proprio le tradizioni dell’Alaska, con clip di bambini veri, quindi davvero carino. 

E poi ovviamente se come noi preferite evitare gli schermi ci sono i libri e anche lì meglio scegliere storie reali (se avete il mio corso Co-schooling: educare a casa nell’unità della letteratura, troverete una lista di libri adatti creata apposta per noi da Manuela, la mamma dietro il profilo tre libri alla volta su IG. E dulcis in fundo, ci sono anche gli audiolibri che per noi sono un’opzione meravigliosa, e in italiano vi consiglio sempre la collezione favole reali de la nonna che parla perché oltre ad essere la mia mamma l’autrice, la voce e la creatrice di questi audiolibri lei ha creato queste storie per Oliver ed Emily e quindi parlano della realtà e di argomenti reali in stile documentaristico che è veramente veramente veramente difficile da trovare. A Oliver ed Emily piacciono moltissimo, ci hanno salvato infinite gite in macchina perché noi non usiamo schermi e so da altri genitori che hanno sempre molto successo con i bambini, quindi ve le consiglio. Tra l’altro si possono anche comprare in formato mp3 da caricare sui dispositivi dei bambini e la mia mamma ha appena creato alcune collezioni, tra cui la collezione Oliver e la collezione Emily, che includono vari audiolibri ciascuna.   

Quindi vedete che ci sono opzioni valide, non tante come quelle di fantasia, ovviamente, ma ce ne sono. E se scegliere questa strada della realtà, voglio proprio rassicurarvi perché è un po’ come per tutto, se non vivete voi la mancanza di fantasia come un problema, per i bambini è uguale e anzi saranno felici di conoscere di più del mondo reale e delle cose meravigliose che ci circondano. 

E con questo anche se potrei parlare di questo argomento per ore penso di avervi detto molto, nei miei corsi troverete anche questo argomento fantasia e realtà, e se spulciate nel mio blog e cercate “fantasia” può darsi che abbia anche qualche articolo lì. 

Vi do appuntamento alla prossima settimana con un nuovo episodio di educare con calma. vi ricordo che mi trovate anche su IG come @lateladicarlottablog.

Buona serata, buona notte o buona giornata a seconda di dove siete nel mondo.

*“[…] The smaller body of work specifically exploring children’s understanding of the fantasy/reality distinction confirms Piaget's view that children often fail to observe the proper boundary. For example, Taylor and Howel (1973) presented 3-to 5-year-old children with both fantastical and natural pictures of animals, and asked children to state whether the depicted scenes could really happen. Three-year-olds had considerable difficulty differentiating real from fantastical scenes. Using a similar method, Samuels and Taylor (1994) found that children were most confused when events were perceived as frightening. These findings imply a role for emotion in young children’s understanding o f reality status and suggest that their grasp o f the fantasy/reality distinction may be somewhat fragile.”

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«Educare con calma» è un bel principio di cui a me mancava solo un dettaglio: la calma. Questo podcast è un resoconto del mio viaggio interiore di genitore.

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