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Note dell’episodio

Parliamo di paghetta settimanale e di come parlare di soldi con i bambini, anche in periodi di difficoltà. Qui sotto trovate anche il suo e-book gratuito, in cui potrete approfondire.
 

:: Trovate Giulia:

:: Le domande che ho fatto a Giulia:

1.59 Credi che sia importante parlare di soldi con i bambini e perché?
5.40 Paghetta settimanale, come la vedi? È una buona idea o no? C’è un modo migliore di o peggiore di dare una paghetta settimanale?
13.00 Come si introduce l’idea di un lavoro in casa che i bambini fanno in cambio di soldi?
16.41 E quando i bimbi hanno i loro soldi e vogliono iniziare a spenderli?
23.00 Mi fai qualche esempio di lavori retribuiti che fanno i tuoi figli in casa?
26.51 Come vedi la frase «non possiamo permettercelo» per fare o non fare qualcosa che vogliono i bambini?
31.00 Che cosa ne pensi di condividere con i bambini i problemi finanziari della famiglia?
35.00 Giulia ci racconta dove possiamo trovarla

Leggi la trascrizione

Carlotta: Benvenute e benvenuti a un nuovo episodio di Educare con Calma. Oggi non sono sola, ma ho qui con me Giulia Fidilio che è una Financial Trainer, ovvero un'educatrice finanziaria IEF, e con lei, indovinate di cosa parliamo, parliamo di soldi, ma non solo di soldi, parliamo anche di bambini e di soldi e bambini. Io ho trovato Giulia su Instagram grazie a Francesca Dean di Healthy Busy Life e la cosa più divertente è che le ho scritto immediatamente chiedendo se aveva affrontato il tema soldi e bambini e lei mi ha detto sì, ho un ebook intero sul tema e si chiama proprio soldi e bambini, perché parlare di soldi con i bambini e come farlo?

Carlotta: Quindi ho detto vabbè, la perfezione. Mi ha inviato l'ebook, l'ho letto, mi è piaciuto molto e ho deciso quindi di invitarla qui per condividere il suo sapere con tutti noi. Tra l'altro questo è un argomento che io non ho mai affrontato prima né sul podcast, né sul blog, né sul corso, e quindi sono davvero davvero molto curiosa di iniziare questa conversazione e non mi rimane che dare il benvenuto a Giulia. Ciao Giulia, grazie per aver accettato il mio invito su Educare con Calma. Ciao Carlotta, grazie a te per avermi invitata, sono molto felice di parlare di questo tema perché è molto caro. Guarda, io penso che sarà un monologo perché veramente non so che cosa potrò portare alla conversazione perché è un argomento che noi stiamo un po' affrontando adesso, anche se ti racconterò magari delle piccole nostre esperienze, io e mio marito parliamo di questo tema, di come affrontarlo in casa, di che cosa fare, di che cosa fare da tanti anni, però sembra quasi che continuiamo a rimandare le decisioni di come affrontarlo in casa, di che cosa decidere in casa e come fare.

Carlotta: Quindi magari oggi avrò più chiarezza e poi chissà, nel prossimo episodio potrò raccontare anche la nostra esperienza. Ascolta, iniziamo proprio dalla base, più base, più base, ovvero per piacere raccontaci chi sei e poi come prima domanda, così non ti interrompo, direi che iniziamo proprio dal capire perché è importante e se è importante parlare di soldi con i bambini. Vai. Perfetto, allora io nasco diciamo come laureata in marketing e poi mi sono specializzata nella psicologia del consumo e quindi di come le persone si comportano, come prendono decisioni, inevitabilmente ho virato su quella che si chiama economia comportamentale, la scienza che studia appunto come prendiamo decisioni.

Carlotta: E subito mi è apparso chiaro che non avrei lavorato in quel settore perché ho visto subito il lato scuro del marketing invasivo a cui oggi siamo abituati. Mi interessava invece l'altro lato, come si poteva insegnare alle persone a prendere decisioni migliori e per vivere meglio di fatto. E quindi sono diventata docente corporate in ambito bancario e in ambito aziendale di economia comportamentale. Poi ho voluto portare diciamo le mie competenze, quindi incluso anche le competenze di coaching, diciamo che ho delle competenze trasversali, multidisciplinari, e quindi ho voluto portarle anche ai cittadini, alle persone e inevitabilmente ai figli e quindi sono diventata educatrice finanziaria.

Carlotta: È la mia passione da persona che fino ai 30 anni ha preso pessime decisioni, ha gestito malissimo i soldi, quindi questo è il background. E poi ovviamente questo tema a me è molto caro perché oltre a essere quindi imprenditrice, formatrice, sono anche mamma di due bambini, Alessandro che ha 12 anni e Arianna che ne ha 6. Quindi tutto quello che dico e tutto quello che insegno in primis lo faccio in casa mia. Come fai tu? Esatto, che è la cosa migliore per parlarne secondo me. Quindi perché dovremmo parlare di soldi con i nostri figli? Dovremmo farlo come dovremmo parlare di ogni cosa, perché il messaggio che dovrebbe passare è che con noi possono parlare di tutto, che non ci sono tabù, che non ci sono cose che ci mettono a disagio e che ci fanno chiudere a riccio, altrimenti succederà l'opposto, smetteranno di fare domande. E se smetteranno di fare domande a noi non significa che non avranno più interesse, semplicemente andranno altrove. Su un tema così importante come il denaro, che ci piaccia oppure no, lo usiamo tutti i giorni, io voglio essere io a dare le informazioni ai miei figli e sono sicura che anche chi ci ascolta alla fine sotto sotto la pensa allo stesso modo. I bambini guardano noi per

Carlotta: tutto e più ancora che a quello che diciamo, quello che facciamo. Quindi siamo l'esempio, siamo l'esempio in tutto. Ci sono degli Argomenti difficili? Certo, il sesso, per dirne uno, e poi il denaro. Non so neanche se l'ordine è giusto, potrebbe essere denaro, poi sesso, o entrambi a pari merito, chissà. Però sono tendenzialmente i due argomenti scabrosi. Dobbiamo parlarne? Sì, perché se non parlano con noi parleranno con qualcun altro e rischiando di prendere una visione assolutamente distorta e inadeguata alla moralità. Sfondi un portone con me parlando di questo perché io ho anche una guida proprio sull'educazione sessuale, sull'importanza di essere noi, di trasmettere le informazioni a loro e sull'importanza di educare noi prima di educare loro perché altrimenti non possiamo, insomma, se non abbiamo noi le idee chiare, rischiamo semplicemente di confonderli. Senti, io partirei con una domanda, cioè, che mi assilla da un paio d'anni, probabilmente, e temo la tua risposta perché secondo me mi dirai che non c'è una risposta univoca, però te la faccio lo stesso perché sono ostinata a scoprire se c'è una risposta, ed è la paghetta settimanale. Come la vedi?

Carlotta: È una buona idea? È una cattiva idea? C'è un modo migliore di dare la paghetta settimanale? C'è un modo peggiore di dare la paghetta settimanale? Si deve dare? Cosa faccio? Giulia, aiutami. Paghetta sì, paghetta no, io dico sempre paghetta ni, nel senso. Sicuramente non la paghetta a cui ero abituata io, mi spiego, la paghetta data così per niente, come rendita, no, perché io la chiamo la trappola di Jane Austen, non siamo nell'Inghilterra rurale di quei tempi e quindi non c'è bisogno di dare una rendita a qualcuno a fronte di niente. D'altro canto è anche difficile dargli una paghetta per dei compiti che poi finiscono per essere quei compiti che invece dovrebbero comunque fare i bambini.

Carlotta: Ad esempio il classico, tieni in ordine la tua camera e fai il letto o aiutami ad apparecchiare. A me non piace, purtroppo devo darti ragione, non c'è una risposta univoca, ogni famiglia sceglie la sua strada. Però io cerco di sollevare degli spunti di riflessione, cioè che messaggio passa? Se tu dai una mancetta a fronte di niente, il messaggio che passa è che gli spetta qualcosa di diritto a fronte di niente. Se tu dai una mancetta a fronte di alcuni compiti svolti in casa, rischia di passare il messaggio che se aiutano in casa guadagnano. Invece no, ognuno in casa deve fare il proprio ruolo, tutti si aiutano.

Carlotta: Io per esempio vi posso dire qual è la mia esperienza. Io ai miei figli ho spiegato che se ognuno aiuta in casa, tutto è più semplice, non pesa su una sola persona o su due, quindi non solo su me e mio marito, ed è più veloce. Riempire la lavastoviglie è più veloce se siamo in due e ci passiamo le cose. Apparecchiare, cucinare è più veloce, oppure io cucino meglio se qualcuno apparecchia. E quindi cerco di instillare questo spirito di collaborazione. Ma veniamo alla paghetta, giustamente, perché tutti diranno, quindi adesso, la paghetta si può dare per compiti che non spettano necessariamente ai bambini.

Carlotta: Adesso, facciamo l'esempio tipico, pensiamo all'America, aiutare a tagliare l'erba, vendere la limonata, ma in Italia non si può fare, verissimo. Però ci sono delle cose che si possono fare. Ad esempio, ci si può offrire di aiutare i vicini di casa con qualcosa, che può essere portare fuori il cane, se siete in un luogo che vi permette di farlo. Aiutarli con la spesa, se siete in un luogo che permette di farlo. Perché devo sempre specificare, se no mi mangiano, poi si arrabbiano. Quindi, per esempio, come abitavo io prima in Italia, 30 metri da un supermercato, avevo due vicini anziani, se mio figlio si voleva offrire di aiutarli, era giusto che gli riconoscessero qualcosina.

Carlotta: Ma veniamo a cose più semplici e attuabili da tutti. Banalmente, la raccolta differenziata. È un impegno, non è facilissimo da fare, non spetta necessariamente ai bambini. Se glielo fai fare, intanto gli dai un'attività che li impegna per un po'. E poi, poi gli riconosci dei soldi anche per un'attività che è utile alla comunità, in un'ottica di ecologia e sostenibilità. Passa un bellissimo messaggio. Io ho detto la raccolta differenziata, poi ognuno può cercare di calare questa cosa nella propria realtà. Ma se ci pensate, ce ne sono di compiti che gli possiamo affidare. Certamente. Io ad esempio ricordo mio marito, che lo racconta spesso ai bambini, lui quando era piccolo in Finlandia, Una cosa che faceva era raccogliere le lattine, i tappi delle bottiglie e restituirli al negozio.

Carlotta: Perché? Perché nella comunità in Finlandia, quando restituivi la lattina o il tappo, ti davano dei soldini indietro. E quindi poi lui teneva i soldi. Però spesso e volentieri le persone non andavano, non si prendevano la briga di andare al supermercato e di restituire la lattina o il tappo della bottiglia e quindi questi finivano nelle discariche. Quindi alla fine era anche un servizio per la comunità, che è un po', diciamo, quello che dicevi tu della raccolta differenziata, che potrebbe essere interessante. Certo è, quindi tu praticamente consiglieresti di farlo proprio in modo che sia il bambino a prendersi cura della raccolta differenziata in casa, o il portare i sacchi ai cassonetti, o entrambi?

Carlotta: Come fate voi in casa, per esempio? Qui dipende ovviamente da dove si vive, perché sai che ogni comune ha le sue regole, e poi magari c'è gente che ci ascolta dall'Italia. Però io intendo proprio dargli in carico la gestione, quindi ad esempio noi avevamo dei contenitori in cucina, quando erano pieni andavano portati giù nei contenitori più grandi, e quindi questo lo facevano Alessandro e Arianna, e poi quando c'era da andare in discarica ci si andava insieme, così comunque aiutavano anche loro. Può diventare anche, tra virgolette, non dico un gioco, ma un'attività di famiglia. Ecco, io questa è una cosa su cui punto tantissimo, le esperienze piuttosto che gli oggetti, e quindi anche quando si tratta magari di premiare, perché alla fine paghette, premi, rientrano nello stesso calderone, starei molto attenta ai premi in denaro, ad esempio per la scuola, perché passano un messaggio che non è realistico, altrimenti uno si aspetta che ogni volta nel mondo del lavoro avrà una gratifica, ogni volta fa bene il suo lavoro, purtroppo non è così.

Carlotta: Ma invece premiarli con delle esperienze, quindi dire se vai bene a scuola, se fai il tuo dovere, se vogliamo alla fine, perché è quello, no? Quindi se impari, non è tanto legato ai voti a mio avviso, ma se impari, se ti impegni, facciamo questo, facciamo il picnic, la caccia al tesoro, cuciniamo la pizza insieme, facciamo la serata cinema, con il popcorn sul divano, cioè qualunque cosa, che poi tutto diventa bello, se si partecipa con lo spirito giusto. Certo, tra l'altro mentre parlavi mi è venuto in mente... Sì, è vero, però anche in un'azienda, in un'azienda giusta, un'azienda ideale, mettiamo la così utopistica, se fai bene il tuo lavoro, ti danno un aumento, quindi magari ci starebbe anche che se mio figlio fa bene il suo lavoro a scuola, io gli do un aumento.

Carlotta: Però la differenza qual è? Che nel lavoro succede periodicamente, quando ci sono previsti degli scatti, o quando c'è la possibilità con i voti, rischia di diventare un'arma a doppio taglio, perché inoltre rischia di diventare un esborso, perché ci sono, e me ne sono capitati, sono quei ragazzini che la prendono molto sul serio, e che pur di avere più soldi, si impegnano tantissimo. Non dovrebbero impegnarsi per avere più soldi, dovrebbero impegnarsi per imparare. Concordo pienamente, domanda assolutamente provocatoria, concordo in pieno. Senti, ma proprio nella pratica, adesso tu hai detto della raccolta differenziata, che immagino sia una cosa appunto che facevate, hai detto anche con Alessandro e Arianna, o che fate addirittura tuttora, come la introduci?

Carlotta: Sì, anche in Spagna. Ah, ecco, infatti, come la introduci però? Cioè, cosa dici? Dici, ok, vi va di fare questo lavoro? Cioè, come imposti questa situazione? Ah, questa è una bellissima domanda, bellissima, perché questo è proprio quello che suggerisco anch'io nell'ebook, cioè, parlatene, dite, perché non troviamo un'attività, così potete guadagnare un po' di soldini, e la fate e poi se ne discute insieme. Noi le abbiamo definite le nostre attività e c'era appunto aiutare i vicini con la spesa e il discorso della raccolta differenziata e poi non abbiamo fatto altro che metterle sulla lavagnetta magnetica sul frigo e segnare man mano, perché anche lì, se poi non lo si faceva, che ogni tanto è successo, ovviamente non si riceveva la paghetta.

Carlotta: Certo, quindi è una paghetta settimanale o è una paghetta a lavoro? Come funziona da voi? È una paghetta settimanale, ma si definisce una cifra e poi ovviamente se devi farlo tre volte, non lo fai una volta, ovviamente viene decurtato proporzionalmente ed è un modo sicuramente per insegnargli anche dei concetti matematici. Esatto, tra l'altro a proposito di concetti matematici, una cosa che fa sempre mio marito è proprio questo concetto di introdurre questo concetto di interessi e commissioni. Quindi, per esempio, i miei figli vanno a fare la spesa da soli, spesso e volentieri, e pagano, oppure magari, che ne so, chiedo di andare, che vadano loro a pagare il conto alla cassa e do loro i soldi e possono ottenere una commissione d'incasso.

Carlotta: Oppure, quando prendiamo in prestito dei soldi da loro, cosa che purtroppo, cioè, non so se è normale, però succede molto più spesso di quanto tu possa pensare. Hanno sempre più contanti, hanno sempre più, soprattutto più, come si chiamano, monete. Esatto, hanno sempre più monete di me, o comunque io non ho mai soldi contanti, quindi loro veramente ne hanno sempre di più. E allora, cosa facciamo? Calcoliamo insieme l'interesse e restituiamo poi con l'interesse. E a me piace molto questo metodo, perché noi che facciamo homeschooling, introduce anche concetti di matematica, così, giocando, proprio gratuitamente, praticamente.

Carlotta: Cosa ne pensi di questo? Lo adoro, tant'è che anche noi abbiamo insegnato, per esempio, le percentuali a nostro figlio, prima che le facessero a scuola, e mi ricordo che poi, quando arrivarono a farle a scuola, le spiegò ai compagni. E sono convinta che imparare in questo modo, cioè, tutto, se tu lo rendi pratico, e usi un linguaggio semplice, comprensibile, con esempi pratici di tutti i giorni, questa è una delle chiavi, proprio, di come si parla di denaro ai bambini, vale tantissimo, proprio perché apprendono, giocando, e sono concetti che poi si porteranno, il risparmio, le percentuali, le commissioni, gli interessi, concetti che si porteranno avanti tutta la vita, prima li imparano, meglio è?

Carlotta: Assolutamente, perché ci sono concetti che non conosco ancora nemmeno io, quindi figurati. Ok, ascolta, quindi, io do una paghetta ai miei figli, ora, loro fanno il loro lavoro, ricevono la loro paghetta, Eccetera. Ora, vogliono spendere i loro soldi, e questo, a me, un pochino, devo dire, intimorisce, perché, ti racconto un'esperienza, proprio brevissimamente, in Islanda, quando siamo stati in Islanda, l'estate del 2022, siamo stati sei settimane, e, visto che loro, adesso non mi ricordo più esattamente, che cosa fosse successo, però avevano, dovevamo cambiare dei soldi, perché noi passiamo spesso da un continente all'altro, e quindi dobbiamo fare i cambi, di valuta, e, abbiamo deciso, in quell'occasione, di dare X soldi, ad Oliver e ad Emily, insieme, e loro potevano comprare quello che volevano.

Carlotta: L'approccio era completamente diverso. Emily, la prima cosa che ha visto, l'ha voluta comprare. Oliver, alla fine, alla fine delle sei settimane, non aveva ancora speso nulla, e quindi, a me, in un certo senso, veniva quasi da indirizzarli, un pochino anche, però, insomma, io, se conosci un pochino il mio metodo, è proprio quello di cercare di lasciare, che le decisioni siano loro, e quindi, mi sono un po' astenuta, in un certo senso, però guardavo da fuori, e dicevo, ma cavolo, devo indirizzarli, che cosa faccio, cioè, è difficile lasciare poi che siano i figli, e dare loro la responsabilità di spendere i loro soldi.

Carlotta: Voi cosa fate, o che cosa consigli? Allora, intanto ti riporto anche io la mia esperienza, di quando ero ragazzina, e mi ricordo che quando era il momento, anche io avevo le mani bucate, mica per niente. Infatti poi, ho vissuto una vita, in cui ho dovuto recuperare, perché mi sono indebitata pesantemente all'università, e quindi, mi ricordo che mio papà mi diceva sempre, "Giù Giù, perché lui mi chiamava Giù Giù, quando dicevo, voglio comprare quello con i miei soldini, Giù Giù, i tuoi soldini, li abbiamo già finiti da mo', perché hai i ritmi a cui spendi." Quindi la mia indole, questo per dire che, mostrano già l'indole, riguardo alla spesa, fin da bambini, è normalissimo, ed è anche normale che, fratelli e sorelle, abbiano approcci diversi, anche questo è, molto frequente.

Carlotta: Infatti, mio fratello, anche lui, è il gran risparmiatore, e io invece ero la spendacciona. Poi non dipende, può succedere il contrario, nel genere, non incide. Hai fatto bene a cercare di astenerti, di non indirizzarli, perché devono capire, e si capisce anche attraverso eventuali errori o delusioni. Quello che io ho fatto è stato dargli comunque un metodo, che è quello che io ho esposto nell'ebook, che è il 70-20-10, e perché, adesso dico una cosa, non voglio giudicare nessuno, e parto a partire dalla mia famiglia. Quindi esprimo quello che vedo, Spesso vengono usati i soldi per sentirsi a posto con la coscienza.

Carlotta: Non sto dicendo che lo facciate voi, sto dicendo che spesso accade con parenti e amici, che facciano regali, regaloni, perché sono assenti, per non far sentire questa assenza, o magari sentono loro senso di colpa, per non essere presenti quanto vorrebbero, fanno gran regali, e il problema è che poi questi bambini si ritrovano a gestire tanti soldi. Io l'ho visto con i miei, ma ho visto anche gli amici dei miei figli, tanti soldi, perché c'è sempre l'onomastico, il compleanno, Natale, la Befana, la promozione, la pagella, insomma gestiscono soldi, quindi devono anche capire come. Quindi io ho creato questo metodo, questo metodo che però invito ognuno a calare, come dicevo prima, nella propria realtà.

Carlotta: Noi abbiamo creato questa percentuale 70-20-10, che adesso vi spiego, ti spiego, però poi ognuno può creare la propria. Quindi noi abbiamo detto, siccome siete bambini, provvediamo a tutto noi. Chiaramente questo è venuto meglio con il più grande, la più piccola magari non si sta lì a scendere nelle percentuali, si dice, si divide in parti, ma tra poco anche lei sarà pronta, perché tra i 7-8 anni si comincia con le percentuali. Quindi abbiamo detto, noi provvediamo a tutto, quindi di questi soldi che ti entrano, dovresti accantonare il 70%, il 20% è quello che chiamiamo desideri, quindi le cose che ti piacciono, il gioco, il Lego, i libri, ecco, e il 10% le spese correnti.

Carlotta: E direte, che spese correnti ha un ragazzino? Io la merenda gliela do quando ho una scuola, ma capita che magari vogliano anche il gelato, un pacchetto di caramelle o cose simili, allora hanno quel 10% nel portafoglio che si portano dietro a scuola, vanno in piscina, vogliono il ghiacciolo, questo genere di cose in più. È chiaro che se sono con me provvedo io. Vorrei spendere due parole sul 70%, che dici, l'occasione, e cosa fai? Noi abbiamo fatto così, quando raggiungiamo la soglia di 300 euro, quei soldi vanno sul libretto o sul conto corrente, perciò ovviamente sono soldi che si troveranno quando saranno grandi.

Carlotta: Ancora una volta non c'è un metodo universale, queste sono delle linee guida. Invito ognuno a trovare le proprie, magari uno dice, no io voglio fare 50 e 50, va benissimo. L'idea è, se li coinvolgete nel processo meglio ancora, perché si abituano a ragionare e a vedere quali sono i vantaggi di fare questa cosa, capiscono perché viene fatta la divisione, capiscono perché viene fatta in un certo modo, partecipano al processo decisionale, si sentono coinvolti, e siccome la famiglia alla fine è come una squadra, se tutti si sentono coinvolti, funziona meglio. Assolutamente. E una domanda, quando questo 70% mentre non è ancora in banca, non è ancora sul libretto, accumula interessi anche in casa o come funziona?

Carlotta: No, non gli facciamo accumulare interessi in casa, perché usano il semplicissimo sistema dei salvadanai, però chiaramente in banca sì. Quindi per esempio Alessandro ha capito benissimo, che quando sarà grande troverà dei soldi, che avranno accumulato interessi. Tra l'altro noi da quando sono piccoli accantoniamo una cifra mensile, noi per ciascuno di loro, proprio perché vogliamo che si trovino, Quando saranno grandi, un piccolo tesoretto, tutte queste sono piccole decisioni, che ti costano veramente poco, perché non è che si parla di cifre esorbitanti, che però se tu le fai per 18 anni, quando i ragazzi sono grandi, si trovano davvero un tesoretto lì.

Carlotta: Cavolo, certo, assolutamente, probabilmente mi incuriosisce, perché sono in quella fase decisionale, ma voi per esempio, hai voglia di farmi qualche esempio di lavori, che fanno i tuoi figli in casa, per i quali guadagnano qualcosa, nel senso, c'è questa cosa che mi frulla in testa, ovvero noi cambiamo spesso di continente, continente, di comunità, quindi non abbiamo per esempio, una, che ne so, un vicino fisso, a cui aiutare con la spesa, o cose del genere, quindi mi viene in mente, ok, la raccolta differenziata, la facciamo in tutti i paesi, quindi quello sì, potrebbe essere un buon candidato, ma non mi viene in mente nient'altro, che non sia, tra virgolette, nella mia mente, loro responsabilità in casa.

Carlotta: E quindi qual è il confine, cioè come scelgo queste, come scelgo, cosa faccio? Il tuo è una situazione peculiare, perché spesso e volentieri, queste cose, questi ruoli, proprio per non generare confusione, è meglio assegnarli all'esterno, della casa, quindi tu hai indubbiamente, una situazione particolare, potresti sicuramente, che ne so, coinvolgerli in alcune attività, che possono essere il giardinaggio, però il rischio è sempre il giardinaggio, la cura della casa, la manutenzione dell'auto, però sono sempre, tipo mi lavi la macchina, capito, il classico mi lavi la macchina, che non è, capito, esattamente, un compito dei bambini.

Carlotta: Però anche lì, io ne ho anche pensato, al cambio armadi, però non un cambio armadi, brava, anche il cambio armadi, ci stavo arrivando anch'io, anche il cambio armadi, perché è una cosa, che non spetta a loro, e possono dare una grossa mano, quindi ad esempio, io faccio le pile, perché alla fine, deve decidere la mamma o il papà, perché è fatica, che siano così autonomi, però poi tu mi aiuti, a metterli via, a trasportarli su e giù. È ovvio che, un pochino di confusione, sui compiti, che rientrano e non rientrano, così rischia di nascere, però come dicevo prima, questo è proprio il classico esempio, siccome ognuno di noi, è una situazione unica, è giusto calare le cose, nella propria realtà, quindi va bene, si può semplicemente spiegare, ci sono delle cose, che tu, come parte della famiglia, io mi aspetto che tu faccia, farti il letto, tenere in ordine, aiutarmi a cucinare, apparecchiare, queste cose, poi ci sono dei compiti, che invece spetterebbero, a mamma e papà, e se tu vuoi aiutare, sappi che puoi guadagnare qualcosa.

Carlotta: Detta così, secondo me, è facilmente comprensibile. Certo, sì, Non fa una piega, così coinvolgiamo anche loro, in questa decisione, perché poi magari loro pensano, delle cose a cui noi non pensiamo, quindi magari potrebbe anche venire da loro, un'idea, perché loro alla fine, i bambini, possono anche scegliere. Esatto, possono per esempio, Alessandro sceglierebbe tutta la vita, la raccolta differenziata, Arianna invece impazzirebbe, per il discorso di aiutare con svuotare gli armadi, o sistemare. Sì, potrebbe davvero essere, per esempio, mi hai fatto venire un'idea, adesso che parlavi, dello svuotare gli armadi, per noi potrebbe essere una sorta di svuotare le valigie, perché noi che passiamo tantissimo da una casa all'altra, più o meno ogni mese cambiamo casa, potrebbe davvero essere interessante per noi, che siano loro a svuotare la loro valigia dell'homeschooling, e fare le mensole per esempio, e quello però è una cosa che di solito faccio io, che effettivamente non spetta a loro, e non chiederei di fare, però se la metto così e dico, se volete guadagnare qualcosa, potete farlo, potrebbe essere una bella idea per noi, perché poi alla fine, come dicevi giustamente, è sempre di famiglia in famiglia.

Carlotta: Una domanda proprio un pochino, che magari è delicata, perché è un po' delicata, però secondo me sarebbe interessante cercare di affrontarla, perché mi sono ritrovata spesso, con famiglie, che magari con i bambini, per non spendere i soldi, per esempio, per non comprare il giocattolo, invece di stare in un negozio, e spiegare al bambino, il perché non compriamo il giocattolo, magari ne ha già tanti, magari ne ha appena comprato uno, eccetera, insomma, non nutriamo il consumismo, insomma, invece di mettersi lì a spiegare, magari alcuni genitori, ho notato, mi è capitato proprio come esperienza diretta, con famiglie di amici, che dicano, "non possiamo permettercelo".

Carlotta: Cosa ne pensi tu? Perché a primo acchito, questa non è una mia espressione tipica, però a primo acchito, non lo so, mi sembra quasi una bugia, il "non abbiamo abbastanza soldi" per comprare X, e magari compriamo Y, però perché compriamo quell'Y, non compriamo quell'X che voleva il bambino, per esempio, e quindi lì diventa, lo so che è una domanda un po' difficile, tra l'altro ho fatto anche fatica, proprio a esprimerla con parole che sento, non giudicanti, però insomma, chiediamo la pazienza di chi ci ascolta a casa. Questa domanda è un male necessario, nel senso che emerge tantissimo. In realtà hai detto bene, io l'ho detto all'inizio, i bambini guardano a noi, ma guardano più a quello che facciamo, che a quello che diciamo, quindi rischiamo di confonderli, se diciamo non abbiamo abbastanza soldi per fare questo, ma poi facciamo tanto altro, e invece che parlare di non potersi permettere, il mio consiglio è quello di parlare di priorità, quindi definire quali sono le priorità, e si può tranquillamente spiegare che hai già ricevuto questo, un altro gioco, quando l'hanno ricevuto, perché non ti godi quello, invece di saltare subito al gioco successivo, che poi un pochino è quello che accade,

Carlotta: e poi magari si può spiegare che sia, io per esempio con i miei figli, i miei figli sanno che abbiamo un budget Mensile, siccome abbiamo degli obiettivi, come famiglia abbiamo un budget mensile. E vi faccio l'esempio mio, di quando ci siamo trasferiti qua, a Gran Canaria, che è stato un processo lungo sette anni, che è iniziato nel 2015, perché non è stato così rapido, avendo diverse attività, avendo insomma legami, impegni anche economici, non è stato semplicissimo, e quindi siamo riusciti a farlo solo nel 2022. In quegli anni però, vabbè, Arianna è nata nel 2016, ma in quegli anni Alessandro era coinvolto, avevamo questa vision board in salotto, dove scrivevamo le cose che volevamo fare, che dovevamo fare per partire, e quindi ogni volta che diventavano un po' troppo esigenti, per me è stato facile, perché gli dicevo, possiamo fare questo, ma se facciamo questo, si allontana la casa al mare, si allontana il trasferimento, perché non possiamo fare tutto nello stesso momento, semplicemente.

Carlotta: E loro hanno imparato ad autoregolarsi molto bene con questa cosa. Anche oggi che l'obiettivo è raggiunto, ce ne sono altri, e comunque anche loro hanno imparato, per esempio se dobbiamo fermarci fuori a cena, per esempio mio figlio mi dice sempre, "Mamma, stasera vorrei mangiare là." Abbiamo budget, perché sono io la depositaria, però è un bellissimo messaggio, perché tanti lo vivono come pesante. Non lo è. Innanzitutto anche dire "non lo compriamo perché non abbiamo soldi" non è un messaggio leggerissimo, e rischia di scatenare preoccupazioni sincere, tra l'altro. E quindi anche lì stare attenta, e invece parlare con trasparenza.

Carlotta: I bambini capiscono sia il concetto di priorità, sia il concetto che famiglie diverse hanno disponibilità diversa, sia che in periodi diversi abbiamo disponibilità diversa. Capiscono tutto, se abbiamo la pazienza e dedichiamo il tempo di spiegarglielo. Bello, tra l'altro hai detto una cosa a cui vorrei allacciarmi, ovvero hai detto che potrebbe anche generare delle preoccupazioni, perché il mio approccio di solito è proprio quello di non evitare conversazioni che possono generare preoccupazioni o conversazioni scomode, tipo la morte, proprio perché spesso e volentieri sento che coinvolgere i bambini, e spiegare ai bambini sia più efficace, proprio per togliere le preoccupazioni.

Carlotta: Quindi tu cosa ne pensi del condividere, per esempio se una famiglia ha problemi finanziari, che cosa ne pensi del condividerlo con i bambini? Quello sì, però quello che ti dicevo io è generare una preoccupazione quando non è motivata, cioè dire "non posso permettermi qualcosa" quando non è così, non mi piace molto, proprio nell'ottica di, mi sembra scarsa trasparenza. Poi loro stessi avvertono questa poca coerenza, questa dissonanza. Ma come? Non avevamo i soldi, però abbiamo fatto questo o abbiamo preso quell'altro? Invece, guarda, io ho fatto anche dei programmi con quelle che vengono chiamate famiglie disagiate, che è un termine che non mi entusiasma, ma tant'è, e ne abbiamo parlato ed è proprio l'approccio vincente, quello di condividere con i figli la realtà delle cose, proprio per tarare un pochino le loro aspettative.

Carlotta: E ho chiesto a loro, invece di andare a insegnare, ho chiesto a loro che cosa facevano. Ad esempio ho lavorato in una bellissima comunità egiziana a Milano, e ho chiesto a loro cosa facevano per riuscire a spendere meno, per veicolare i bambini. Loro hanno molto radicato il discorso del risparmio, a volte anche un po' a discapito del presente. però quando si tratta di famiglie con poca disponibilità ci sta. E quindi ho ascoltato quello che mi raccontavano loro, ad esempio che dicevano che limitavano alcune cose a una volta al mese, tipo la pizza fuori, e poi allora loro hanno chiesto a me, "Cosa posso fare se i miei figli vogliono la pizza sempre, o la vogliono ogni settimana?"

Carlotta: Gli ho detto, "Andate al supermercato, comprate la roba e la fate tutti insieme, così diventa anche un'attività di famiglia." E questa cosa è piaciuta tantissimo, tra l'altro così se la fanno come vogliono loro, diventa un gioco. A volte le soluzioni più semplici, che sembrano le più banali, non sono banali affatto. Ad oggi uno dei giochi preferiti dei miei figli, è quando io gli faccio la caccia al tesoro, la faccio io con i bigliettini di carta in casa, e il premio è qualcosa che abbiamo già in casa, può essere una torta, può essere un film che ci sediamo a guardare, può essere qualcosa che magari era nella credenza da un po', volevano mangiare.

Carlotta: Gli ho sempre detto, "No dai, oggi hai già mangiato questo", perché alla fine è il divertimento del gioco, e non è che tutto... Perché questa è un'altra obiezione che dicevo tanto, "eh ma ormai fare tutto costa soldi", non è vero, ci sono tantissime cose, ne ho parlato anche su Instagram, tantissime cose che si possono fare gratis. È che anche se ci lamentiamo, spendere dei soldi è più facile, che mettersi a pensare, a organizzare qualcosa, e lo dico nel modo meno giudicante possibile, perché sono la prima che lo ha fatto, e ogni tanto ci casca e lo fa, perché è più facile dire, "Ti compro il videogame, ti compro l'app", piuttosto che "spengo quello che sto facendo, ti dedico il tempo".

Carlotta: È verissimo, questo è un messaggio, secondo me importantissimo, ed è un messaggio verso il quale, anche io sto cercando di fare tantissimo lavoro, per trasmetterlo alle famiglie, perché credo che sia davvero importantissimo, ritornare un pochino, fare un pochino un passo indietro, cercare davvero di guardare il tempo, che passiamo con i nostri figli, e renderlo più semplice in un certo senso, anche più basico, proprio cercare di ritrovare il divertimento, anche nelle piccole cose, come dicevi tu, per esempio una caccia al tesoro, che è una cosa che facciamo anche noi, spesso anche solo per trovare la merenda, per esempio, anche se non è una cosa, proprio anche solo per divertirci, perché spesso e volentieri davvero dimentichiamo il divertimento, e pensiamo al divertimento e Disneyland Paris, no.

Carlotta: E questo secondo me è veramente, è veramente un bellissimo messaggio. Chiuderei con questo messaggio, Giulia, perché veramente lo lasciamo così, lo lasciamo processare nelle menti. E l'ultima cosa che ti chiederei però, è proprio raccontarci un pochino, dove possiamo trovarti, se hai dei progetti nuovi, oltre a questo ebook, come possiamo trovare questo ebook, che mi piacerebbe che tutti leggessero? Allora, io vi rimanderei al sito, perché c'è tutto lì, oltre a questo ebook, ci sono anche altri materiali gratuiti, che magari possono essere utili, e il sito è giuliafidilio.it, facile, quindi è facilissimo.

Carlotta: Il libro appunto, l'ebook lo trovate lì con tanta altra roba, su Instagram sono piuttosto attiva, quindi anche lì non ho la presunzione di avere tutte le... Come dico sempre, di avere tutte le risposte, però sono bravissima a fare domande, e a insegnare agli altri. A farsi le domande giuste, per trovare le proprie risposte, quindi lì cerco di dare suggerimenti, di fare formazione, divulgazione, sempre con un linguaggio comprensibile a tutti, terra a terra, e partendo, perché io parto sempre da quello che chiedono i follower, quindi non è che propino della roba, ma chiedo sempre, cosa mi interessa, tra questo e questo, che argomento vi piacerebbe, quali sono le difficoltà, così cerco di fare qualcosa di mirato, che sia utile, perché quello che mi preme è che sia utile.

Carlotta: Oltre a tutto quello che trovate sul libro, scusate, sul sito, trovate anche il mio libro, che è uscito il 30 novembre, quindi freschissimo, lo trovate su Amazon, e anche in qualche libreria fisica, perché comunque, non è frequentissimo nelle città più piccole, devo dire, perché ovviamente ogni libreria compra i libri che vuole, e si intitola "Soldi", piccole scelte, poi grandi risultati, ed è edito da Do It Human, che è una casa editrice in forte crescita, e in questo libro ho parlato di tutti gli argomenti, che ho potuto ricollegare al denaro, e anche ovviamente questo su figli e denaro, coadiuvata da una bravissima pedagogista, con cui collaboro da un po', e poi c'è anche tutta una parte molto interessante, su come costruire un rapporto sano, superare gli errori di pensiero, e la sostenibilità e il riuso, che sono temi che per me sono importantissimi.

Carlotta: Bello, fantastico. Grazie Giulia, davvero, e tra l'altro voglio solo fare un ultimo piccolo appunto, è raro oggigiorno ascoltare questa espressione, ovvero "sono bravissima a", penso che troppo poco riconosciamo le cose in cui siamo davvero bravi, e quindi mi è piaciuto tantissimo che tu l'abbia detto, e invito davvero, se posso lasciare anche solo un piccolo semino su questo dettaglio, su questa frase: spegnete l'episodio adesso e pensate a cosa siete davvero bravi, perché credo che sia un bellissimo esercizio, difficilissimo tra l'altro. Giulia, grazie. Grazie mille per il tuo tempo e alla prossima.

Carlotta: Grazie a te, Carlotta. Ciao, grazie. Ciao. Alla prossima, grazie.

Carlotta: Wow, un tema un po' diverso oggi, mi rendo proprio conto delle tematiche che sto affrontando, cominciando ad affrontare sul podcast, che i miei figli stanno crescendo. Mannaggia, parliamo già di soldi. Ma in realtà abbiamo capito che probabilmente dovremmo parlarne sempre dall'inizio, come qualsiasi altra cosa. Quindi ringrazio ancora una volta Giulia, che mi ha e ci ha dato tantissimi strumenti pratici per avviare la conversazione, mi ha chiarito dubbi e mi ha davvero incuriosita sulla possibilità di suggerire qualche lavoro retribuito per Oliver e per Emily in casa. Vi farò sapere come va. Vi saluto e vi do appuntamento al prossimo episodio di Educare con Calma.

Carlotta: E vi ricordo ovviamente che mi trovate anche su www.latela.com e su Instagram come La Tela di Carlotta Blog. Buona serata, buona giornata o buonanotte, a seconda di dove siete nel mondo. Ciao, ciao.