La gabbia degli estremi
Quando il confine dei tuoi valori rende la tua vita insostenibile.
Questo pacchetto editoriale è un flusso di coscienza e un'ammissione di colpa allo stesso tempo – ma, magari, anche una cura.
Temo di avervi, negli anni, portati su una strada pericolosa. Non l'ho fatto apposta, certo: su quella strada ci ho portato anche me.
Ti ho sempre detto che per trovare l'equilibrio all'interno dei nostri valori, a volte dobbiamo passare per l'estremo: ci credo fortemente. Quello che non sapevo è quanto costa l'estremo, se non lo riconosci.
La battaglia alla plastica. Al patriarcato. Alla discriminazione. All'abuso. Non mangiare carne. Scegliere il turismo etico. Contestare la battuta razzista a tavola, con persone che ami. Usare alternative a punizioni e minacce.
Non lo cambierei, chiariamoci: se oggi sono una persona che si guarda allo specchio e si apprezza e stima è proprio grazie a quel viaggio.
Ma se potessi rifare tutto da capo, aggiungerei un ingrediente solo: la flessibilità.
Perché oggi conosco bene il prezzo di una vita vissuta nell'estremo dei propri valori a lungo termine e, ironicamente… non è sostenibile* a lungo termine.
Ma facciamo un passo indietro.
Flessibilità, qb.
Ti accompagno per alcune mie scelte sulla strada della flessibilità che negli ultimi anni mi sono forzata di prendere, anche se mi costringevano a camminare un po' fuori dai confini dei miei valori.
Non devono essere i tuoi passi, chiariamoci, ma spero che ti diano spunti di riflessione.
Ho goduto di uno spettacolo di fuochi d'artificio senza appesantirlo con una riflessione su quanto siano deleteri;
Anche se noi scegliamo di non frequentar gli zoo per principio, ho detto sì alla richiesta dei miei figli di andare a Bali Safari, perché i loro amici ci andavano;
Ho permesso ai miei figli di aumentare un po' l'ora della sessione di videogiochi per andare incontro alla loro esigenza di «entrare di più nel gioco»;
Dopo aver scavato buchi nella giungla per svuotare la cassetta del bagno, per il van abbiamo scelto una soluzione meno sostenibile* per l'ambiente.
A un buffet brasiliano, ho messo nel piatto una feijoada anche se non mangio carne e ho scartato i pezzettini di bacon.
* Prima di continuare: trovo che sostenibilità sia una di quelle parole che abbiamo appiccicato ovunque: sull'ambiente, sul lavoro, sulle relazioni, sull'educazione. Lo capisco, perché è una parola importante, ma una parola che significa tutto, se non sappiamo cosa significa davvero per noi finisce per non cambiare nulla. Ricordati questo, ne parliamo alla fine.
Il gioco della comparazione
Se mentre leggevi i miei passi, hai subito pensato che sia un livello di sostenibilità* o flessibilità diverso dal tuo, è una tendenza – compararci – che ti ha insegnato la società in cui vivi: raramente ci sentiamo solo giusti o sbagliati; più spesso ci sentiamo più giusti o più sbagliati in confronto ad altri.
Magari hai pensato: «Che esagerazione, io allo zoo ci vado e non ci vedo nulla di male!»;
Oppure: «Io non scegliere mai un piatto con carne, un principio è un principio!».
Qualunque sia stata la tua riflessione istintiva, ti invito a rimanere con lei per un momento e a notare come faccia parte del gioco della comparazione. Poi, ad alta voce o nella tua mente, prova a usare questi copioni:
«Ognuno decide il proprio livello di sostenibilità e va bene così».
«La flessibilità / la sostenibilità / il lungo termine non ha una sola forma e va bene così».
Ognuno è diverso a modo suo, rispetto a qualcuno, in qualcosa. Siamo tuttə prati verdi e omogenei da lontano, ma da vicino abbiamo chiazze di terra in vista e una natura biodiversa. Nessuno escluso.
Carlotta
🌱 Per alcune persone, il forte desiderio di restare aderenti ai propri valori finisce quasi per trasformarsi in una sorta di «autorizzazione» a giudicare le scelte altrui se si allontanano dai propri parametri. Se questo pensi che ti descriva, quando sui social o nella vita vedi altre persone condividere scelte lontane dai tuoi valori, ti invito ad usare i copioni qui sopra prima di commentare o giudicare.
Non devi scegliere tra flessibilità e valori
Ci tengo a dirti che cosa ho imparato da ognuno di quei momenti in cui ho aggiunto flessibilità:
La conversazione sui fuochi d'artificio è arrivata comunque il giorno dopo, perché abbiamo visto vari uccellini morti per strada;
Dopo la giornata allo zoo, i miei figli hanno detto: «Magari meglio non andare più allo zoo, è più bello vedere gli animali nel loro habitat quando li troviamo»;
Le lotte per spegnere il video gioco sono diminuite e, dopo una fase di assestamento, ora i bambini sono più responsabili di quel tempo di schermi;
Il van, che ha pochissimi comfort e parecchio disagio, è diventato davvero sostenibile per noi: ora sappiamo di poter viverci per anni;
Il mio corpo aveva proprio voglia di quei fagioli neri e ho notato che sono stata felice di averli scelti, proprio come sono stata felice di mangiare quel Ramen «vegetariano» in Giappone che probabilmente era cucinato in brodo di carne.
L'hai notato anche tu, l'ultimo punto? Non si tratta di frutti che ho raccolto, ma di una sensazione di gioia che mi sono permessa (tra poco ci arriviamo).
🌱 Una cosa non esclude l'altra. Possiamo avere valori solidi, avviare conversazioni attivamente, parlare di cose difficili, accendere riflessioni, nutrire la mente critica senza dover scegliere tra flessibilità e valori.
Anzi, a lungo termine, potremmo notare che la prima alimenta i secondi.
La trappola dell'identità pubblica
Quello che non ho detto, in tutti gli esempi sopra, è quanto sia difficile fare queste scelte ad alta voce.
Viviamo in un'epoca in cui tanta della nostra vita (se lo scegliamo, come faccio io) è pubblica. I social media hanno trasformato i valori in identità. E l'identità pubblica non ammette sfumature: chi si dichiara vegetariano e mangia una fagiolata con il bacon «tradisce»; chi si batte per il turismo etico e poi entra in uno zoo «non ci crede davvero»; chi gode del momento senza pensare alle ripercussioni sull'ambiente, «non fa davvero la sua parte».
Negli anni ho notato due tendenze contrastanti, ma che spesso convivono.
La vergogna della flessibilità
Anche se sai cosa c'è dietro alla fast fashion e cerchi di comprarla il meno possibile, a volte lo fai comunque, ma non lo dici a nessuno. Fai una foto ricordo dello spettacolo di fuochi d'artificio dal salotto di casa, ma non la pubblichi.

Anzi, spesso la scelta flessibile scaturisce subito, dentro di te, il bisogno di giustificarti, anche nella stessa frase:
«Sì, ho comprato le calze da H&M, ma perché le rompe tutte in pochi giorni»
«Ho scelto scarpe di cuoio perché erano barefoot, però tutte le altre le scelgo vegane»
«Sì, siamo andati al santuario degli elefanti, ma gli animali erano tutti riscattati»
Il problema, qui, non è solo il giudizio degli altri: è anche che quel giudizio, a lungo andare, diventa la voce del tuo dialogo interiore e si trasforma in vergogna.
Il valore come modello
Magari cammini dentro i tuoi valori senza sgarrare perché ci credi con forza, ma c'è anche una parte di te che non lo fa per te: lo fa per una comunità che conta su di te.
Qui la flessibilità è ai minimi livelli, vivi nell'estremo di ogni tua scelta, perfezioni la tua sostenibilità, ti arrocchi sui tuoi valori, perché senti addosso il peso di esserne il modello vivente: «Posso fare meglio, posso togliermi anche questo, posso rinunciare anche a quello».
La verità è che sì, è possibile e, come ogni abitudine, non è nemmeno così difficile una volta che l'hai creata – e parlo per esperienza personale.
Ma ricordi quel prezzo di cui ti parlavo all'inizio?
Il prezzo da pagare è la gioia
Negli ultimi due anni ho fatto fatica a sentire gioia. Solo di recente ho capito che non era solo perché la mia relazione con Alex fosse appesa a un filo e le energie tutte rivolte a salvarla. Quella fatica ha influito, certo, ma la gioia ho iniziato a perderla per strada molto prima, come briciole invisibili.
Invisibile non significa solo che non le vedevo cadere, ma anche che quella strada non è più percorribile al contrario: sono una persona completamente diversa da quando l'ho intrapresa e ora anche il sentiero per ritrovare gioia è completamente diverso – e mal marcato.
Ma oggi so che c'è qualcosa che accomuna ogni sentiero verso gioia ed è proprio quello che ti ho scritto all'inizio: scegliere spesso e con intenzione un pizzico di flessibilità.
La gioia non ha bisogno di giustificazioni
Intenzione è una parola importante nella frase precedente.
Scegliere la flessibilità per andare verso gioia è una scelta personale che non richiede né giustificazioni né spiegazioni, a patto che sia intenzionale e consapevole: sai che stai uscendo dai tuoi valori, sai chi o cosa stai danneggiando e lo scegli lo stesso. Non perché non ti importi del resto o degli altri, ma perché per quel frangente ti metti tu al primo posto, ti importa più di te – della tua serenità, della tua salute mentale, della tua comodità, della tua leggerezza.
Non devi giustificare la lasagna della nonna che hai scelto di mangiare anche se sei vegetariana; o quel volo per andare a vedere le amiche perché avevi bisogno di quel tempo per te; o il cartone in più che hai concesso oggi a tuə figliə perché avevi bisogno di un'altra mezz'ora di silenzio; o la scelta di smettere di allattare perché piangevi a ogni poppata.
Puoi postare su Instagram il video dei fuochi d'artificio di Capodanno senza aggiungere che sai quanti danni facciano e che ne parli spesso con i tuoi figli.
Ma soprattutto, puoi permetterti di meravigliarti davanti a quei fuochi d'artificio, anche se il giorno dopo ti rattristi insieme ai tuoi figli: la contraddizione fa parte del sentiero verso gioia.
Di nuovo, una cosa non esclude l'altra.
Puoi scegliere di non comprare i fuochi d'artificio, di non andare a una festa che li offre, di sensibilizzare chi non ne conosce i danni, di educare i tuoi figli. E allo stesso tempo, puoi goderteli se a Capodanno capiti in una città in cui tutto l'orizzonte si illumina a mezzanotte. Puoi scegliere di non comprare palloncini, e allo stesso tempo goderti i tuoi felici che ci giocano felici alla festa di compleanno dell'amica.
Non devi (più) scegliere tra valori e gioia.
Anzi, devi forzarti a non farlo, perché gioia non è negoziabile, è troppo rara.
La gioia non sparisce di colpo
Brené Brown ci dice che la gioia è l'emozione più vulnerabile che esista, perché per sentirla davvero bisogna imparare ad abbassare la guardia.
Vivere nell'estremo – nella dicotomia bianco o nero, giusto o sbagliato – è un po' come vivere in guardia: uscire dalla gabbia dei tuoi valori, anche se con intenzione, spesso crea disagio, giudizio, critiche… e allora fai attenzione a restarci dentro.
È come uno stato di metacognizione cronica: impari a guardarti costantemente da fuori, osservi ciò che pensi, come agisci e reagisci; cerchi connessioni, interpretazioni, significati; diventi analista di te.
Tutto questo ha un valore educativo immenso, perché l'estremo spesso è come il disagio o l'errore: ti insegna tanto di te. Allo stesso tempo, se non ne sei consapevole, a lungo termine può grattare via – strato dopo strato e senza che tu te ne accorga – la vernice dagli alberi che demarcano il sentiero verso gioia.
Perché gioia non sparisce di colpo, si assottiglia negli anni, finché ti rendi conto che…
… non sai più godere senza analizzare!
Non ti permetti più un cibo che ti piace perché pensi all'impronta di carbonio; non riesci più a sorridere con i tuoi figli se un artista di strada offre loro un cagnolino di palloncini; o a goderti un film in famiglia senza pensare che si somma alle ore di schermo dei tuoi figli; o a meravigliarti di fronte ai fuochi d'artificio, anche se ti sono sempre sembrati magici.
🌱 Prima di continuare, serve una precisazione: aggiungere flessibilità non significa sempre varcare il confine dei tuoi valori. A volte significa proprio imparare a godere dentro quel confine, senza il filtro del giudizio, senza la metacognizione cronica, senza sentirti in dovere di contestualizzare ogni momento bello.
La gabbia diventa gabbia quando ti accorgi che stai bloccando gioie che il tuo corpo riconosce come tue: non necessariamente perché escono dai confini dei tuoi valori, ma perché tu hai dimenticato come si fa a stare dentro un momento senza analizzarlo.
Eppure, anche da lì si può trovare un sentiero.
Il sentiero verso gioia
Tutti i passi che ho intrapreso per trovare il sentiero verso gioia sono iniziati con una pratica: l'interocezione, ovvero la capacità di ascoltare il mio corpo. Notare, per esempio, quando un momento che teoricamente potrebbe farmi stare bene (come guardare i fuochi d'artificio con la mia famiglia) mi lascia invece in allerta: quello è spesso il segnale che sto filtrando la gioia prima ancora di permettermi di sentirla.
Ed ecco altri passi:
Segui la consapevolezza emotiva
Mano a mano che ritorni in contatto con il tuo corpo inizieranno a delinearsi chiari cartelli con sopra scritto «gioia» (come la feijoada al buffet brasiliano). Permettiti di seguirli.
Pratica la flessibilità con intenzione
Come se fosse una competenza da acquisire: spesso significa solo dire sì a cose che dentro di te sanno di divertimento e piacere, anche se escono di qualche centimetro (o millimetro o metro) dai confini dei tuoi valori.
Capisci cosa significa sostenibile per te
Per me, è sostenibile non solo se rispetta gli altri e l'ambiente intorno a me, ma anche se mi fa stare bene a lungo termine, se le aspettative che porta con sé sono chiare e trasparenti e se posso continuare a sceglierlo anche nei momenti difficili senza perdere me stessa.
Togli l'SOS dal sostenibile
Non sempre, ma ogni tanto scegli il non sostenibile: fai una cosa in cui l'imperfezione sia la scelta consapevole, invece dell'eccezione da nascondere e giustificare. Questo, a poco a poco, ti aiuterà a smettere di vedere il sostenibile come un allarme che ti riporta subito nella gabbia e a pensarlo, invece, come un suono che ha infinite sfumature di toni. Anche la dissonanza costruisce belle melodie.
Riscrivi il tuo dialogo interiore
Riconosci la voce della tua vergogna e datti il permesso di smettere di «dover» giustificare le tue scelte, anche a te.
🌱 Ricorda che la flessibilità non è il contrario dei tuoi valori: è la condizione sine qua non affinché il confine dei tuoi valori non diventi una gabbia in cui ti rinchiudi da solə.
E sì, comparirà la voce della vergogna: «Se scegli flessibilità e gioia i tuoi valori saranno meno solidi», ti dirà. Rispondile che ti fidi di te, della tua consapevolezza e del viaggio a lungo termine che hai intrapreso.
Perché quando non hai paura di metterti in dubbio; quando non scappi dalle cose difficili; quando le tue scelte sono costruite con intenzione; quando impari a prenderti la responsabilità di quelle scelte… scegliere gioia non toglierà forza ai tuoi valori: sarà l'unica strada che ti permetterà di viverli in maniera sostenibile a lungo termine.
I libri che ho scelto per questo pacchetto non hanno un tema specifico, ma sono tutti legati da un filo comune: ognuno, a modo suo e nel suo ambito, mi è sembrato che parli di flessibilità. Quali aggiungeresti?
Per accompagnarti in questo pacchetto, abbiamo pensato a diversi strumenti che si intrecciano con il tema della flessibilità: per la famiglia, per te come genitore e per te come persona.
Se non le hai ancora viste, ti consiglio queste due lezioni del Percorso ELT che approfondiscono concetti essenziali di cui parliamo nel pacchetto.
Nuove lezioni sul Percorso ELT
Francesca Deane
, la nostra persona di riferimento per la donna dietro la madre, ha creato una serie di lezioni brevi pensate per chi pratica l'Educazione a Lungo Termine (ELT) e vuole continuare a farlo in maniera sostenibile, senza scivolare nell'estremo e nel perfezionismo.
Una nuova masterclass (in arrivo)
Abbiamo chiesto a
Viola Koyuncuoglu
la nostra persona di riferimento per l'Alta Sensibilità, di creare una masterclass dedicata a questo tratto del temperamento che riguarda circa il 30% della popolazione: capire come funziona il sistema nervoso di tuǝ figliǝ è il primo passo per smettere di forzare e iniziare a praticare la flessibilità.
Nuovi contenuti per l'infanzia
L'estate porta con sé giornate più lunghe, ritmi diversi e, spesso, qualche schermo in più. Abbiamo pensato a una serie di contenuti per trasformare il tempo davanti agli schermi in un momento attivo che stimoli la creatività e la concentrazione: si può ascoltare un'audiostoria, seguire una lezione di disegno o cucinare insieme nuove ricette estive.
🎧 Arriva una nuova collezione a La Tela Racconta: Le avventure di Oliver ed Emily. In questa prima avventura li seguiremo in Nuova Zelanda, tra leoni marini, tradizioni Maori e una caccia al tesoro sulla spiaggia.
La nonna
Savina S.
ci propone diverse audiostorie e continua a completare la collezione di città italiane: le piccole persone sono pronte per esplorare «il bel Paese»!
Dalila
ci propone una nuova lezione di disegno per continuare il lavoro con i cetacei:
E
Grace
ci offre una nuova lezione di yoga in inglese per scoprire posizioni di diversi animali:
In tantissimǝ ci avete scritto per chiedere quando sarebbe arrivato un nuovo gioco dell'oca didattico della nostra
Miriam
, ed eccolo qui! Scopriamo come funziona il ciclo dell'acqua... divertendoci: potrai essere una goccia d'acqua del mare, una di pioggia, una goccia dalle falde acquifere o un fiocco di neve: segui il tuo ciclo per compierlo tutto!
✈️ Una nuova guida di viaggio arriverà in agosto per accompagnarvi per le strade di Palermo:
🌎 La geografia spesso è astratta per nostrə figliə. Italia, Europa, continente, pianeta: sono parole che imparano a usare molto prima di riuscire a immaginare cosa significano davvero. Per questo
Miriam
ha creato un materiale stampabile per scoprire insieme ai nostri bambini qual è il loro posto nel mondo.
🍓 E infine,
Sara Maude
ci mostra come preparare tre nuove freschissime ricette estive:
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