Siamo tutti unici e diversi
Esploriamo e normalizziamo il concetto di diversità e impariamo a parlare di disabilità in famiglia: non è né troppo presto né troppo tardi.
La disabilità è una condizione che riguarda una grande fetta di popolazione mondiale, eppure, ancora oggi, parlare di disabilità spesso crea disagio ed è fonte di paure.
Se questo è qualcosa che (seppur involontariamente) succede anche a te, ti invitiamo a fermarti un attimo per chiederti da dove nascono queste sensazioni: magari in parte dipende dalla tua infanzia, dal modo in cui ne hai sentito parlare nella tua famiglia d'origine (o a scuola o tra gli amici), oppure sono sensazioni che hanno preso piede da qualche esperienza indiretta con la disabilità (questo è quello che è successo a Carlotta, come racconta nel capitolo 22 di «Cosa sarò da grande»). O ancora la sensazione di disagio nasce perché, come spesso accade anche per altri argomenti «scomodi», non ne abbiamo familiarità: abbiamo più paura di ciò che non conosciamo.
Se hai provato disagio quando tuo figlio ha indicato una sedia a rotelle.
Se non hai saputo rispondere quando ti ha chiesto perché la sua amica è «diversa».
Se ti è capitato di dire ai tuoi figli di non guardare quella persona o di girarti dall'altra parte.
Sappi che non sei solo, non sei sola: possiamo far fronte a questo disagio iniziando a fare il lavoro. Possiamo acquisire le informazioni e gli strumenti necessari per portare nella nostra famiglia un tipo di conversazione che ci permette di scendere dalla ruota dei pregiudizi e dei luoghi comuni che vi girano intorno.
Lo facciamo insieme?
Abbiamo finalmente creato un nuovo episodio della serie «Scendi dalle ruote»: si intitola «Come parliamo di disabilità in famiglia» e contiene, come sempre, la guida per l'adulto (il lavoro che dobbiamo fare su noi stessi) + il libro stampabile per l'infanzia «Siamo tutti unici e diversi» (da cui prende il titolo questo pacchetto).
Iacopo Melio, che ritroverai anche nella guida, scrive: «La disabilità non è una "diversità", ma una "condizione" o "caratteristica"!». Noi crediamo che, però, questa conversazione ruoti attorno alla tematica del rispetto della diversità, intesa come «specificità» di ciascuno di noi. Siamo tutte e tutti diversi! Questo è il messaggio che noi qui su La Tela scegliamo di trasmettere ai nostri figli, e possiamo farlo fin da piccolissimi.
Ecco quindi un contenuto pensato proprio per i più piccoli (ma che apprezzano anche i più grandi, a detta di Oliver ed Emily). Si intitola «Quante cose possiamo fare» ed è un libricino stampabile – una new entry nella nostra serie «Libricini» – creato da Simonetta Maria Tuccitto. Quello che più ci piace, oltre alla semplicità con cui rompe stereotipi, è che Simonetta è una genitrice della nostra comunità che ha deciso di «creare ciò che non esiste» per suo figlio: è proprio così che sono nati anche tutti i primi contenuti su La Tela, anzi… è così che è nata La Tela!
Tra i vari personaggi presentati da Simonetta alcune sono persone con disabilità: questa è la rappresentanza che dobbiamo sforzarci di trovare e offrire ai bambini (te lo spieghiamo anche nella guida).
E sai in che altro modo possiamo offrire rappresentanza? Attraverso il gioco – che è uno strumento potentissimo per sgretolare tabù! La nostra Mimì ha creato un'attività da utilizzare in famiglia e contemporaneamente nutrire la curiosità dei bambini. Si chiama «Come mi vesto?» e permette di scegliere abiti e accessori per due piccole persone (una con il pene e una con la vulva), utilizzando la creatività per combinarli tra loro (o anche crearne di nuovi!).
Miriam ha inserito anche occhiali, bende per l'occhio, una protesi per il braccio e una per la gamba: è possibile che i bambini senza disabilità tenderanno a non sceglierle, a creare persone che assomiglino a loro, ma puoi sceglierli tu, adulto, per avviare e normalizzare conversazioni.
Ecco perché, prima di salutarti, non potremmo non ricordarti che normalizzare la disabilità passa anche e sempre attraverso il linguaggio. Se, facendo il gioco, ti chiedono, per esempio, «Perché ha un protesi?», puoi rispondere «Perché le hanno dovuto amputare un braccio per una malattia / un incidente» (mantenendo la risposta più concreta possibile: dire «ha perso una gamba» darebbe l'impressione che possa ritrovarla). Lo stesso, per esempio, vale per rompere gli stereotipi di genere: non dare per scontato che la persona con il pene sia maschio e quella con la vulva sia femmina. Sono piccoli cambiamenti di mentalità che fanno una grande differenza nell'educazione che abbiamo scelto.
Questo mese la nostra Manuela ci consiglia tre libri (due in italiano e uno in inglese) per affrontare il tema della diversità, dell'unicità e della disabilità.
Un film: «Nata per te», che ripercorre l'esperienza di Luca Trapanese e sua figlia Alba, raccontando le difficoltà dell'adozione in Italia per un giovane uomo gay.
Una serie TV: «Nothing to see here», dedicata alla disabilità con protagoniste e protagonisti che trattano esplicitamente questo tema.
Un reel: «5 modi per non mettere a disagio una persona disabile», che ci aiuta a dare concretezza alla disabilità.
Un video: «Assume that I can, so maybe I will» (dai per scontato che io possa farlo e così magari lo farò). Una campagna potente dell'associazione Canadian Down Syndrome Society per smettere di dare per scontato ciò che una persona può o non può fare in base al suo aspetto.
Una persona che rompe stereotipi: Carlotta Bertotti ha una voglia grigio-bluastra sul volto (Nevo di Ota). Per anni l'ha nascosta con strati di trucco, per paura del giudizio altrui, finché a 19 anni ha deciso di liberarsi e di mostrare la sua unicità. Ecco un aneddoto tangibile di come conoscere e mostrare la diversità possa produrre ricchezza anche nelle situazioni della genitorialità:
Un giorno l'unica bambola di Emily si è «rovinata» con una macchia grande in volto ed Emily era affranta, diceva che non era più bella. Ho accolto la sua emozione e allo stesso tempo abbiamo avviato una conversazione sull'unicità e sulla bellezza: le ho mostrato foto di Carlotta ed Emily ha detto che era bellissima. Poche ore dopo ha preso la sua bambola e ha ricominciato a vestirla, pettinarla e abbracciarla. –Carlotta
Una canzone: Oliver ed Emily hanno imparato questa in spagnolo nelle loro lezioni e ci sembrava perfetta per questo pacchetto.
Altri contenuti su La Tela
Infine, ecco alcuni contenuti passati in cui abbiamo affrontato il tema della disabilità.