Come parlo dell'autismo a mio figlio?
In questo episodio di Educare con Calma rispondo alla domanda che mi ha scritto un genitore su come affrontare con il figlio la conversazione sull'autismo di un compagno di classe.
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Ovviamente non è una riflessione esaustiva, perché anche io sto ancora imparando: se vi va, continuiamo insieme la conversazione nei commenti dell'episodio su La Tela.
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Carlotta: E anche questa settimana vi ricordo che il mio libro "Cosa sarà da grande" che io definisco il primo non manuale di genitorialità è in prevendita. Se lo acquistate prima del 6 di febbraio, per ringraziarvi della vostra fiducia riceverete un contenuto molto bello che ho creato apposta per i genitori, proprio per provare ad alleggerire questa esperienza di crescere i figli. Parleremo dei nodi della genitorialità, come allentarli, perché a volte non si possono sciogliere, e anche come non crearne di nuovi sulla nostra corda o sulle corde altrui. Ho preparato per voi proprio 10 pensieri a ragnatela per allentare i nodi della genitorialità e a me davvero questo contenuto piace moltissimo.
Carlotta: Quindi se avete comprato o comprate "Cosa sarò da grande" in prevendita, troverete questo contenuto direttamente all'interno del libro, nel codice QR sul segnalibro, e se l'avete preordinato in versione ePub Alex farà la sua magia, quindi non preoccupatevi, avrete accesso anche voi a questo contenuto speciale. Per qualsiasi altra informazione, e anche per vedere le date in tutta Italia delle presentazioni che stanno per iniziare, vi rimando alla pagina latela.com/ libro. E ora vi lascio all'episodio di oggi, che tratta un tema a me molto caro, che è la disabilità e di cui ho parlato già alcune volte sul podcast e attraverso una ragnatela di pensieri che mi ha portato anche al bullismo e alla discriminazione.
Carlotta: Ho parlato anche nel libro, al capitolo 22, che si intitola "Lo smalto con i brillantini, sgretolare gli stereotipi di genere e non", un capitolo che scriverlo è stato davvero come una montagna russa di emozioni. Vi lascio all'ascolto. Benvenute e benvenuti a un nuovo episodio di Educare con Calma. Oggi vorrei parlarvi di disabilità, ma sarà solo un'introduzione al tema perché l'argomento è davvero immenso e credo di volerlo sviscerare poco a poco seguendo un po' il flusso delle mie ragnatele di pensieri, senza sentire la pressione di creare un solo contenuto che sia al 100% esaustivo, non perché credo che non sia possibile, ma semplicemente perché io non ne sono ancora capace, sto ancora imparando e preparandomi io stessa.
Carlotta: Ma mi sento in grado di condividere con voi il mio percorso fino a qua, e quindi oggi parto da una domanda che ho ricevuto da un genitore e dalla mia risposta, per poi lasciarvi alcune riflessioni che ho fatto in questi anni di studio, anche per capire come parlare con i miei figli di disabilità. Vi anticipo già che ho molto, molto più contenuto che sto preparando da mesi, forse anni, perché adesso, negli ultimi mesi, sto mettendo insieme quello che ho imparato negli ultimi anni, e creerò un workshop o una masterclass, adesso, sapete che sono sempre ancora un po' indecisa su come chiamarli. E probabilmente quando ascolterete questo episodio del podcast sarà già uscito o starà per uscire.
Carlotta: Vi ricordo che tutte le masterclass che faccio sono gratuite per chi ha l'abbonamento a Tutta La Tela, che è il nostro servizio, la nostra piattaforma di aiuto alla genitorialità, è un po' una visione di aiuto alla genitorialità in cui trovate tutto il percorso per Educare a Lungo Termine, con lezioni, copioni, esercizi, aneddoti, che praticamente è diviso in categorie. Alcune categorie sono in base all'età, alcune categorie per esempio sono su fratelli e sorelle, la loro relazione, sulla crescita personale, sulle relazioni adulte, sulle crisi, capricci, eccetera eccetera. E poi c'è anche la parte della comunità di Tutta La Tela, che invece è un forum in cui le persone, i genitori, si supportano a vicenda, si condividono le proprie vulnerabilità, si danno consigli a vicenda, condividono le proprie esperienze, e poi possono anche trovarsi per uscire da internet e andare nella vita reale, portare i bimbi al parco giochi insieme, perché c'è proprio la possibilità di creare degli incontri.
Carlotta: Quindi, ecco, chi ha l'abbonamento a Tutta La Tela ha anche tutti i contenuti nuovi che creo di masterclass e workshop inclusi, gratuiti, mentre invece chi non ha l'abbonamento può comprarli separatamente. Come vi ho detto, però, non so se quando ascoltate questo podcast il workshop su come parlare di disabilità ai propri figli sarà già disponibile, perché, come sapete, io registro e programmo gli episodi del podcast con un paio di mesi di anticipo, e quindi insomma provo a fare delle stime di che cosa succederà in futuro, ma poi io non sono neanche molto una Grande fan delle deadline, delle scadenze e delle programmazioni.
Carlotta: E quindi cerco proprio di lasciare fluire, e per me un contenuto è pronto quando è pronto, non prima. Parte della mia etica lavorativa degli ultimi anni è proprio quella di non darmi delle scadenze e di adattarmi invece al contenuto e non fare il contrario, ovvero non adattarmi io alla scadenza, ma adattare la scadenza al contenuto e alla creazione di questo contenuto, perché credo che così ci sia meno stress, credo che anche per il team sia un'esperienza molto più piacevole di lavoro, e poi credo davvero che escano dei contenuti molto più belli, molto più nutrienti quando nascono senza quello stress di sottofondo.
Carlotta: Ecco, questo per raccontarvi un pochino il dietro le quinte de La Tela. Ok, parliamo quindi del tema di oggi. Prima di tutto dovete sapere che questo è un tema a cui tengo moltissimo, un po' come tutte le tematiche che secondo me sono un po' tabù, perché penso che ci tengano su quella famosa ruota del criceto di cui parlo. E vorrei fortemente trasmettervi l'importanza di scendere dalle ruote che non ci appartengono o che non sentiamo più valide. Ci tengo anche a dire che mi arrivano tante domande da parte dei genitori, e questo mi fa piacere perché ultimamente sento davvero una necessità condivisa di avviare una conversazione, anzi, più di una conversazione su questo tema di cui si fa ancora tanta fatica a parlare in maniera rispettosa e non discriminante.
Carlotta: Io stessa spero, mi impegnerò a parlare nel modo più rispettoso possibile, e conto sulla vostra gentilezza, sulla vostra pazienza, sulla vostra accoglienza, se dovessi dire delle parole che magari non sono appropriate, potete farmelo sapere nei commenti all'episodio del podcast, sul sito www.latela.com. Quindi, come vi dicevo, parto dallo spunto di una mail che mi è stata inviata da un genitore, che mi chiedeva consiglio su come parlare di disabilità, in questo caso specifico di autismo con il proprio figlio. Vi leggo le sue parole e poi ci riflettiamo insieme. «Ciao Carlotta, ho bisogno del tuo aiuto per cercare di avviare una conversazione con mio figlio di 4 anni sul tema dell'autismo.
Carlotta: Nella sua classe c'è un bimbo a cui è stato diagnosticato un disturbo dello spettro autistico. Il bimbo è apparentemente molto tranquillo, o almeno così lo vedo nelle occasioni di incontro con gli altri compagni, e tende semplicemente a giocare per conto suo, come mio figlio, peraltro. Non credo, insomma, che il suo comportamento possa avere attirato l'attenzione di mio figlio, o che possa averlo disturbato. Nonostante questo, mio figlio mi riporta osservazioni ogni tanto sul suo compagno che mi sembrano troppo giudicanti, del tipo: è lento, parla male, non sa disegnare. Mi piacerebbe avviare una conversazione sul tema diversità cognitiva, ma faccio fatica a trovare parole neutre che aiutino mio figlio a comprendere questo bambino e ad accoglierlo nel miglior modo possibile.
Carlotta: Ho cercato di dirgli che ognuno ha i suoi tempi, e che questo bambino ha i propri, ma ogni tanto lui torna sul tema e noto un atteggiamento di superiorità giudicante che mi dispiace molto. Il tema è delicatissimo, e temo anche che una parola scelta male potrebbe finire nei discorsi dei bambini, portando ulteriori ferite a una famiglia che sta già ovviamente facendo fatica, insomma. Alla fine, per paura di sbagliare, non sto facendo quasi nulla, ma non voglio nascondere questa parte di realtà a mio figlio. Hai qualche consiglio? Puoi aiutarmi? Grazie per la tua risposta e per il tuo lavoro, sei una fonte inesauribile di riflessioni.»
Carlotta: Ringrazio innanzitutto questa persona per aver condiviso con me questo momento di difficoltà, questa riflessione, per aver chiesto il mio aiuto, e anche per avermi permesso di leggere questa sua osservazione, questa sua riflessione sul podcast, perché credo che possa aiutare davvero tantissime altre famiglie. Ho cercato di rispondere ai suoi dubbi con suggerimenti concreti, e se voi ne avete altri vi invito davvero a continuare la conversazione, perché più ne parliamo più significa che stiamo sgretolando questo tabù. E più ne parliamo noi genitori e più normalizziamo questa conversazione, e poi possiamo appunto portare questa normalizzazione anche nella nostra famiglia, con i nostri figli.
Carlotta: Vi leggo la mia risposta. Io ti consiglierei inizialmente di non nominare l'autismo, almeno per ora, e di continuare a parlare senza etichettare. Piuttosto mi concentrerei su quello che tuo figlio sa già di questo bambino, quindi se vuole parlarne continuerei a fare domande, e cercherei di fare domande proprio su quello che non è solo la sua disabilità, ma anche sulle cose che questo bambino sa fare. Quindi mi concentrerei sulle sue forze piuttosto che sulle sue debolezze. Parlerei poi dell'autismo in sé e della disabilità quando tuo figlio ti chiede che cos'è, perché magari lo sente da altre persone riferite proprio a quel bambino, magari addirittura i commenti che tuo figlio ti riporta a casa, sono proprio commenti di altri bambini, commenti di altri insegnanti.
Carlotta: Magari gli insegnanti e le insegnanti hanno proprio usato queste parole, queste frasi per rispondere alle domande di tuo figlio, alle domande dei suoi amici. Prima ti parlavo di debolezze, ma in realtà ci tengo a sottolineare che sono caratteristiche che noi definiamo come debolezze. Per esempio il fatto che sia lento, ci sono tanti bambini che sono più lenti di altri. Magari potresti portare l'attenzione sul fatto che anche tuo figlio è più lento di altri compagni quando fanno una gara di corsa, oppure potresti portare l'attenzione sul fatto che ci sono altri bambini che parlano diversamente da noi per una miriade di ragioni diverse.
Carlotta: Per esempio parlano una lingua diversa, oppure sono più piccoli e quindi stanno imparando a parlare, oppure appunto hanno una disabilità. Però ecco non eviterei di parlare di disabilità, perché altrimenti sono io che la rendo un tabù evitando di parlarne. A questo proposito un libro bellissimo, secondo me per introdurre la disabilità, è il nuovo libro di Francesca Cavallo, Fuori Serie, che è un capolavoro, e secondo me aiuterà veramente tantissime famiglie a introdurre il tema della disabilità, ma soprattutto a vedere la disabilità non come una mancanza ma semplicemente come una diversità. E la diversità non mi stancherò mai di dirlo, è ricchezza.
Carlotta: Quindi ecco io mi concentrerei proprio sul fatto che siamo tutti diversi, e continuerei a ripeterlo allo sfinimento. Pensa per esempio a qualcosa che tuo figlio fa diversamente dagli altri, e ricordagli che è bello che lo faccia diversamente. Essere diversi è bello, e aggiungo che questo può essere anche un gioco. Potete davvero giocare insieme ai vostri figli a notare tutte quelle cose che ogni membro della famiglia fa diversamente, nel suo modo unico e speciale. Può diventare un bellissimo esercizio per aiutare bambini e bambine ad osservare gli altri con sguardo curioso e a considerare la diversità una fonte di ricchezza.
Carlotta: E poi un messaggio che cercherai di inviare, cercherai di iniziare a mandare, è proprio quello di scegliere sempre la gentilezza. È bello essere tutti diversi, ma è anche vero che le parole possono fare soffrire gli altri. Quindi se tuo figlio dice che il suo compagno parla male, puoi aiutarlo a riformulare: "Non parla male, parla diversamente da te", "ognuno ha il proprio stile di disegno", "anche tu sei più lento di me a correre". Sono solo esempi ovviamente, ma puoi usarli proprio come copioni, perché come dico sempre le parole modellano le mentalità. E anche se a volte sembra forzato o innaturale prepararsi delle frasi e poi ripeterle un po' meccanicamente, questo in realtà è solo un modo per allenarci ad utilizzare un certo linguaggio, cioè quel linguaggio che rispecchia davvero i nostri valori, finché non diventa naturale.
Carlotta: Ed è per questo che nel mio percorso per educare a lungo termine in tutta La Tela i copioni hanno davvero una parte fondamentale perché i copioni sono la maniera in cui io piano piano ho trasformato un'educazione sono passata da un'educazione tradizionale a un'educazione a lungo termine. E inoltre una cosa secondo me molto importante è nutrire l'empatia. Per esempio potete immaginare insieme come si sentirebbe tuo figlio se, quando sta imparando qualcosa di nuovo, a nuotare per esempio, gli altri dicessero queste cose di lui. Puoi chiedergli per esempio come ti sentiresti tu se, quando stai imparando a fare qualcosa, per esempio a nuotare, ti dicessero che sei il più lento di tutti.
Carlotta: Ecco, in realtà avrebbero ragione, perché probabilmente se stai appena imparando a nuotare sarai il più lento. Ma ci sono modi più gentili di esprimerlo e frasi più gentili che possiamo scegliere, perché il modo in cui parliamo è sempre una scelta. E infine non ti aspettare che questo cambi subito. È un percorso, accoglilo con empatia. Se tuo figlio non cambia subito non significa che non ha empatia, o che è scortese, o che è giudicante, o che è presuntuoso. Significa solo che ha bisogno di più tempo per processare, e ha anche bisogno della tua guida di adulto per accompagnarlo a trovare la sua strada.
Carlotta: Ecco, questo è un po' un riassunto di quello che ho scritto a quel genitore. Ma in realtà probabilmente la cosa più importante, secondo me, è rimuovere quella paura che ci porta a non fare nulla. Come diceva quel genitore, è proprio metterci al lavoro. Il primo passo per iniziare a sgretolare qualsiasi tipo di conversazione tabù, di stereotipo, di discriminazione, è proprio quella di iniziare a fare il lavoro. Quindi quello che vi consiglio, se vi trovate in questo tipo di situazione e non sapete come parlare di una determinata conversazione e avete paura di sbagliare, quello che davvero vi consiglio è sedervi a tavolino e scrivere.
Carlotta: Scrivere il modo in cui ne parlereste, cambiare le parole, modificare una parola se vi sembra sbagliata, fare ricerca su Google, scrivere quello che sentite di voler dire ai vostri figli. Poi fare una versione successiva proprio di come lo direte ai vostri figli, scrivervi davvero un copione e impararlo a memoria, perché io lo so che queste conversazioni sono faticose. Ma queste conversazioni sono faticose soltanto perché ci sentiamo impreparati. Più ci prepariamo e meno queste conversazioni sono difficili, e quindi qua entra in gioco il grandissimo potere dei copioni. E poi un'ultima cosa che vorrei dire, e vorrei ricordare a tutti quei genitori che mi scrivono dicendomi che i loro figli hanno dei comportamenti che li dispiacciono, è questa.
Carlotta: Vorrei ricordarvi di credere nella bontà dei vostri figli. I vostri figli non sono cattivi, i vostri figli non sono presuntuosi, non sono poco empatici, non sono scortesi. Sono semplicemente persone che stanno imparando il mondo, stanno imparando a relazionarsi con gli altri, stanno imparando le regole della società, e stanno imparando anche chi sono, stanno imparando che cosa saranno da grandi. E quindi ecco perché, spesso e volentieri, dobbiamo astenerci dal giudicare un loro comportamento. Punto. Stavo per continuare la frase, ma in realtà dobbiamo astenerci dal giudicare i loro comportamenti, perché questi giudizi spesso li mettono in scatole che poi è difficile tirarceli fuori, perché, come dicevo anche in uno degli episodi del podcast, uno dei più famosi Le etichette che noi affibbiamo ai nostri figli sono come dei post-it.
Carlotta: Li mettono in queste scatole e poi creano delle immagini di loro, sia nella nostra mente che nella loro mente. E quindi, ecco, vi chiedo, vi invito a credere nella bontà dei vostri figli, a dare loro il beneficio del dubbio e semplicemente lavorare con loro, lavorare come lavorereste su di voi quando fate un errore, lavorare con loro per trovare la strada che più vi rispecchia, trovare la strada che è più in linea con i vostri valori. E questo credo che sia davvero un lavoro di squadra, perché non potete farlo voi per loro e non possono farlo loro da soli, quindi dovete farlo insieme, come una squadra.
Carlotta: Detto tutto questo, vi ricordo che è in prevendita, finalmente, è un'emozione grandissima, il mio libro, un libro su cui lavoro da non vi dico neanche quanto, anzi, se volete saperlo, ascoltate l'episodio speciale che ho pubblicato quando ho iniziato la prevendita. Non vedo l'ora che sia nelle vostre mani, non vedo l'ora che possiate leggerlo, che possiate regalarlo, che possiate davvero condividerlo con chi amate, perché è un libro in cui ho messo moltissimo di noi, di me, della mia evoluzione personale, dei miei... Mi commuovo tutte le volte che ne parlo, perché è stato veramente... C'è molto, c'è molto di noi, e c'è molto delle mie sconfitte, c'è molto dei miei successi, dei miei traguardi, e c'è tantissimo di tutto ciò che ho imparato in questi anni di genitorialità, che onestamente è completamente diverso da quello che mi aspettavo di imparare dall'esperienza della genitorialità.
Carlotta: E quindi lo consegno a voi con immensa emozione. Si chiama "Cosa sarò da grande" e credo davvero che sia il manuale di genitorialità che non esisteva ancora, forse perché non è davvero un manuale, ce ne sono davvero già tantissimi, ma è davvero un passaggio di testimone da un genitore all'altro, per chi sta iniziando l'evoluzione, per chi la vuole continuare, e anche per chi pensa di averla già completata, perché non la completiamo mai davvero, per chi lo acquista in prevendita. Tra l'altro, ho preparato un video, secondo me è molto bello, in cui mi sono proprio seduta a tavolino e ho proprio pensato a quali sono i tre segreti, ma proprio i tre pilastri per Educare a Lungo Termine.
Carlotta: E quello che ne è uscito penso che sia qualcosa che non ho mai scritto prima, qualcosa che non ho mai detto prima. E penso che sia molto bello, e quindi sono felice che appunto possa arrivare nelle vostre case, nelle vostre menti, e piantare nuovi semini. Ecco, basta, come sempre mi sono dilungata, ma veramente mi emoziona tantissimo, dopo tutto questo tempo, potervi dire "andate a comprare il mio libro". Mi sembra quasi surreale. E con questo vi saluto. Dalla regia mi dicono di ricordarvi la regia è Valeria, che mi scrive le note sulla mia scaletta. Mi dicono di ricordarvi di... Che parlo di disabilità anche nell'episodio numero 105, che raccoglie alcune testimonianze delle mamme della mia community sul metodo ABA, e l'episodio numero 112, in cui ho parlato più nello specifico con Maria Vittoria, che è proprio una di queste mamme, sul tema adozione e disabilità.
Carlotta: Trovate entrambi i link nelle note di questo episodio. Nel frattempo vi do appuntamento alla settimana prossima con un nuovo episodio del podcast. E vi ricordo che mi trovate anche su www.latela.com. Ormai forse non serve dirlo, ma continuo a ripeterlo per chi arriva, approdo su questo episodio come primo episodio di Educare con Calma, e da lì potete arrivare anche al mio Instagram. Buona serata, buona giornata o buonanotte, a seconda di dove siete nel mondo. Ciao ciao.