Parlare di paura
Ciao a tutti!
Mio figlio ha 2 anni e 11 mesi e negli ultimi mesi manifesta crisi molto forti nei risvegli pomeridiani e notturni, urla fortissimo, vuole solo la mamma (urla ancora più forte se si presenta il papà) e rimane molto scosso a lungo. Poi, sia nell'addormentamento che dopo i risvegli notturni cerca molto il mio contatto fisico e va nel panico se provo ad allontanarmi. Il tutto iniziato dalla nascita del fratellino 11 mesi fa, sta peggiorando in maniera esponenziale nell'ultimo periodo. Inizialmente era molto attenuata questa dinamica, e veniva ben accolto anche il papà.
Abbiamo ("ho", perchè il papà delega la questione) parlato con una psicologa che ci ha suggerito di capire se per caso il bimbo possa aver paura di qualcosa (buio, elementi nella cameretta, incubi) oppure se c'è stato un episodio che lo ha scosso o qualche elemento nella quotidianità che lo lascia in "allerta".
Sinceramente non so da dove iniziare questo tipo di dialogo con lui, e la sola osservazione va avanti a rilento per tentativi. Sono solo riuscita a capire che non vuole il buio e che ha paura del condizionatore acceso. Ma risolte queste cose, le crisi rimangono e peggiorano sempre più. Se provo a dialogare con lui mi direbbe di si a tutto ("hai paura del buio?" " si"; "hai paura della tenda?" "si"; "hai paura del gelato?" "si"...) e d'altronde a volte ho la sensazione di condizionarlo, tipo quando ho provato a chiedergli se fa sogni brutti, magari ci prendo, ma magari non è quello il problema ma ormai gli ho instillato l'idea del sogno brutto e va a letto ancora più preoccupato. E' un bimbo che ragiona molto e mi sembra di condizionarlo se gli faccio domande palesi.
Come si parla di paura ad un bambino così piccolo???
Poi: come faccio a capire se c'è stato un episodio difficile?
Un giorno, un paio di mesi fa, abbiamo avuto il colloquio con le maestre del nido, e la prassi vuole che questo venga fatto fra le 13 e le 14 (orario in cui si possono prendere i bimbi). Io lo vado a prendere sempre alle 13 e quel giorno invece a fine colloquio alle 14 era rimasto l'ultimo bimbo, da solo. Può aver preso paura che la mamma non arrivasse più? Da qui questa crisi fortissima nel cercarmi di notte? Io da bimba avevo il terrore di questo perchè mia mamma mi faceva aspettare letteralmente le ore.
Se ci fossero altri episodi o dinamiche "segnanti" anche nel quotidiano, come posso capirlo?
Mio marito continua a chiedergli il perchè delle sue crisi, e si innervosisce perchè non risponde. Ma io vedo che la sua testolina non è pronta per questi dialoghi razionali. E' piccolo, mi sento di dover capire io queste cose. MA NON SO COME.
Un piccolo spunto da chi ne ha, grazie!
Team La Tela
Ciao Giorgia, come ti ha suggerito Marta, non è molto di aiuto, né per lui né per voi, continuare a chiedere il perché della paura, a questa età soprattutto.
Lo strumento più efficace che possediamo è proprio validare l'emozione, farli sentire accolti, non sminuirla e fargli sentire la nostra presenza.
Poi ci possono anche essere strumenti e conversazioni che possono aiutare sia a far emergere il perché della paura, sia ad accompagnarlo in questa fase.
Ti consiglio tantissimo di leggere o ascoltare la guida per l'adulto Capire e gestire la paura, che contiene anche il bellissimo libro stampabile per l'infanzia «Esplorare la paura»: è una delle guide La Tela più apprezzate dalle famiglie, e inoltre da pochissimo è gratis per voi che fate parte di questa bellissima comunità di Tutta La Tela (e lo sono anche tutti gli altri prodotti La Tela). 💜
Sono sicura che questa guida potrà essere un valido supporto per gestire questa fase (ti consiglio prima di leggere/ascoltare la guida per l'adulto, e dopo offrire il libro stampabile al tuo bambino):
Ciao Giorgia, credo che la tua osservazione sia fondata: è troppo piccolo per razionalizzare la paura. Sicuramente la può provare alla sua età ma riuscire a capire da cosa sia causata, perché e per come è troppo complesso.
Io con bambini così piccoli validerei "semplicemente" l'emozione (non di notte che tanto abbiamo tutti il cervello staccato), ad esempio con mio figlio gliela evidenziavo al parco giochi quando voleva provare un qualcosa di molto alto o complesso e si bloccava, in quei casi gli chiedevo se avesse paura e se se la sentisse di passarci attraverso o meno (c'è anche una puntata del podcast in cui Carlotta ne parla), ci sono anche libri molto carini adatti all'età che parlano di paura in termini molto basilari e semplici.
Per il momento notturno proverei a metterlo in contatto con entrambi magari accetta il contatto del papà o l'aiuto del papà che lo porta dalla mamma. Oppure proverei a creare dei momenti dedicati, durante la routine della nanna (magari anche quella pomeridiana se dorme ancora), dove il papà ha un tempo esclusivo e fanno qualcosa di speciale insieme (un gioco, una storia o altro).
Prova anche a cercare tra le puntate del podcast a tema paura e sonno magari qualche info in più ti esce ;)
In ogni caso l'arrivo di fratellini e sorelline impatta, mio figlio ha sempre avuto un sonno sensibile e la prima settimana si svegliava più lui della sorella neonata, come se faticasse a rielaborare tutto ciò che accadeva di giorno o come se dovesse recuperare il contatto "perso".
Dopo la prima notte ricordo che io e mio marito decidemmo di dividerci: io dormivo con nostra figlia per allattarla e lui con nostro figlio per riaddormentarlo.
Piano piano tornò tutto alla normalità
Ti mando un abbraccio
Ciao Marta, grazie dei tuoi preziosi consigli. Non avevo pensato a parlare di paura anche in altri momenti in maniera non correlata all'aspetto del sonno.
Ultimamente sto pensando ci siamo delle tensioni che lo tengano in allerta più che una effettiva paura di qualcosa. La nostra è una famiglia serena, ma la privazione del sonno ultimamente ci rende un po' tesi e a volte nei suoi confronti soprattutto il papà è un po' "tirato" per la mancanza di lucidità. Forse mio figlio sente qualcosa che non sta funzionando e si rifugia nella persona che sa più accoglierlo,la mamma.
Anche in questo caso, il ragionamento devo farlo io!!
Grazie per le tue parole preziose.
Ciao!