Questione cellulare (11 anni)
Primo post
Buona sera a tutti e a tutte.
Volevo condividere una situazione che è successa recentemente. Mia figlia, Cami, ha 11 anni e sta per iniziare la secondaria di primo grado. Come parte delle nostre regole familiari, non avrà un cellulare fino ai 12 anni. Tuttavia, una sua amica le ha chiesto il numero e Cami ha risposto che non lo ricordava.
Quando mi è stato riferito, ho parlato con Cami e le ho spiegato che non è un problema non avere un cellulare al momento e le ho ricordato le ragioni dietro questa scelta. Abbiamo discusso dell'importanza di non usare i social in questa fase della sua vita e del valore di ascoltare i propri bisogni, senza cedere alle pressioni esterne. Le ho anche fatto capire che ci si può incontrare o sentirsi senza bisogno del cellulare, semplicemente dandosi appuntamento o telefonandosi con il telefono di casa.
Le ho anche suggerito delle frasi che può usare per spiegare la situazione alle sue amiche in modo semplice e onesto.
Ora mi ritrovo a farmi mille domande, perché immedesimandomi in lei capisco che potrebbe non essere facile esprimere queste ragioni se non ne ha una piena consapevolezza. Mi chiedo se abbiamo fatto abbastanza per renderla davvero sicura delle nostre scelte.
Mi chiedo, come gestite simili situazioni voi? Avete consigli su come sostenere i propri figli in queste circostanze e come farli sentire a proprio agio anche quando ci sono regole diverse rispetto agli amici?
Mi farebbe piacere sapere come affrontate situazioni simili. Quali strategie adottate per sostenere i vostri figli quando le loro regole familiari differiscono da quelle degli amici? Grazie per i vostri suggerimenti.
Grazie per avermi letto fino alla fine❤️
Cari saluti, Kap.
Ciao a tutte,
Molto interessante, ricca di stimoli e arricchente la discussione. Io sono della corrente niente telefono fino alla fine delle medie se riuscirò (mia figlia ora è in 4 elementare). Per i problemi pratici oggi esistono, secono me, dei validi sostitutivi o soluzioni intermendie (come quelle suggerite da Pellei che ho seguito con qualche libro e conferenza) e volevo segnalarle perche una, in particolare, non è stata mai citata ma noi la stiamo già usando ora. È lo smartwatch, modelli apposta dedicati ai bambini, ha dentro una piccola schedina con abbonamento che consente di fare chiamate di emergenza e ad una lista chiusa di numeri che possono essere caricati solo dall'adulto (che ha app di gestione smartwatch) non naviga, e può essere completamente disattivato da remoto (adulto) o in relazione ad alcune fasce oriarie (per esempio lezioni di scuola). Mia figlia lo ha perché ha iniziato a chiedere qualche autonimia come tornare a casa sola dalla lezione di chitarra, uscire a passeggiate col cane intorno a casa, andare a prendere il gelato al mare con alcune amiche. Questo le consente di chiamare per avvisare di qualsiasi problema o sensazione dovesse capitare e il.set di numeri è ampio abbastanza da contenere, eventualmente, anche il numero di qualche amica più vicina per le uscite. Per chat, gruppi ecc ecc l'idea è quella di ovviare con un telefono "di casa" che le consenta di essere invitata, accordarsi, rimanere aggiornata ma che non permetta l'intrattenimento privato e l'accesso ai social. Penso che queste siano soluzione pratiche che aiutano a ritardare l'accesso allo smartphone.
Team La Tela
Ciao Silvia, grazie per lo spunto, è una cosa a cui sto pensando anche io, mio figlio a settembre inizierà la prima media e sa che il nostro limite sono i 14 anni. Al momento non ha mostrato nessun disaccordo, parliamo da tanto di questo argomento, ma confesso che l'avvio delle medie lo vivo come un «potenziale pericolo». 😅
Probabilmente le crisi arriveranno, e le affronteremo, ma prepararsi, anche grazie a soluzioni di valido compromesso come quelle che hai portato tu, penso possa aiutare sia noi che loro in questa fase di transizione. 💜
Insegnante
Ciao Silvia, grazie davvero tanto per il suggerimento, lo trovo molto utile e interessante. Mi sembra una soluzione pratica e la terrò sicuramente in considerazione!
Team esteso
Ciao Carmen, mi rendo conto che non è semplice restare fedeli ai propri valori educativi, soprattutto quando sembrano andare “controcorrente”, ma è proprio in queste scelte che si costruisce una base solida per il futuro.
Vorrei condividere con te un pensiero che nasce sia dalla mia esperienza personale che professionale: forse ciò che più manca oggi a noi genitori è una rete, una comunità educante in cui confrontarci, sostenerci e magari anche decidere insieme alcune linee comuni.
Spesso ogni famiglia affronta queste decisioni da sola, e il senso di isolamento può renderle ancora più pesanti. Eppure, parlando con altre mamme, capita di scoprire che molti condividono la stessa preoccupazione per un uso precoce del cellulare e dei social, ma non sanno come sostenerla o temono di essere gli unici a pensarla così.
Ecco perché mi sento di suggerirti qualcosa di semplice ma potente: parla con le altre mamme, magari proprio con quelle delle amiche di tua figlia. Potresti scoprire che c’è un sentire comune, un desiderio condiviso di proteggere i nostri figli e di trovare insieme alternative concrete, come darsi una mano per gli spostamenti o incoraggiare forme di comunicazione più “lente” e autentiche, come le telefonate da casa o gli incontri organizzati tra famiglie.
Inoltre, esistono ormai tante evidenze scientifiche che sottolineano quanto sia importante ritardare l’accesso ai social e agli smartphone, e credo che non farai fatica a fare squadra anche su questo, raccogliendo informazioni, articoli, studi da condividere tra voi genitori, non per creare barriere, ma per rafforzarvi a vicenda nelle vostre scelte.
Io credo che creare rete sia anche questo: aiutarci a rendere sostenibili e condivise le nostre scelte educative. Grazie per la tua condivisione
Insegnante
Ciao Giada!!.. ti ho letta rapidamente come se mi stessi rileggendo!!! Hai ragionissima!!.. sarebbe bello poter contare sulla cerchia dei genitori per creare una rete di sostegno, ma la verit è che al momento ci sentiamo un po' una voce fuori dal coro.
La nostra gioia è avere il supporto dei nostri figli che con il dialogo costruttivo ed il tempo di qualità sono spronati a rimanere aperti e curiosi a se stessi più che alla moda dello smartphon !!
Continueremo a perseguire la nostra strada, sperando che altri genitori possano unirsi a noi in futuro.
Grazie ancora per il tuo incoraggiamento!
Team La Tela
Sono ricapitata su questa conversazione e non so se tua figlia abbia già un cellulare, ma ci tengo a lasciarti una riflessione.
Io spesso parlo con i miei figli della bellezza di scegliere di non avere un cellulare quando tutti gli altri ce l'hanno (o di scegliere qualcosa perché rientra nei nostri valori, anche se tutti gli altri scelgono diversamente). Noi ripetiamo questi messaggi da anni e a forza di parlarne, sono loro stessi a dircelo e a dirlo ad altri (e anche a non volere ciò che hanno gli altri, ma riflettere sulla nostra scelta prima). Ne avevo parlato anche in questa newsletter:
Bello che tu non ti sia soffermata sulla «bugia»: se ritenermi diversa mi fa sentire sbagliata, anche io tenderei a mentire per sentirmi meno diversa. Ecco perché sono d'accordo con te sul lavoro che va fatto.
Mi è venuto in mente questo reel che potresti far vedere a tua figlia: io l'ho trovato molto d'impatto per rinforzare la nostra scelta (e renderla ancora più una scelta comune, non solo nostra di noi genitori: guardando un video così un adolescente potrebbe sentirsi addirittura soddisfatto della scelta di aspettare o ridurre l'uso che fa del cellulare).Ti abbraccio!
Insegnante
Ciao Carlotta,
è un piacere leggerti anche qui! Grazie per il tempo che mi hai dedicato e per aver condiviso il link! L’ avevamo visto tutti insieme in famiglia.. il tema del burnout da smartphone ritorna spesso nelle nostre riflessioni. Purtroppo, vediamo ogni giorno quanto l'uso eccessivo di questi dispositivi porti gli adulti a smarrirsi in un "fuori pista educativo".
Un episodio che non dimenticheremo mai è accaduto una domenica pomeriggio, dopo una mostra. Eravamo in macchina in attesa del verde e davanti a noi c'era una scena che ci ha davvero colpiti: due genitori, con un bambino (o bambina) nel passeggino, che iniziava a scalciare e urlare. Non appena gli hanno dato il cellulare, il bambino si è subito calmato e hanno potuto attraversare la strada. È stato un momento che ci ha lasciato senza parole, e insieme a tanti altri episodi simili, ci ha profondamente rattristato, come vedere il silenzio che regna nei ristoranti, con tutti immersi nei loro dispositivi.
Speriamo che, col tempo, l'intesa che abbiamo con i nostri figli continui a crescere nella fiducia e nella volontà di ascoltarsi reciprocamente.
Un caro saluto a tutti voi!
Insegnante
Cara Carmen forse non ci crederai ma questa sera ho aperto la pagina della comunità per scrivere la tua stessa domanda !! E crederai ancora meno al fatto che mia figlia si chiama Camilla e ha quasi 11 anni , ha appena cominciato la prima media ! Che coincidenze!
Nella sua classe sono solo in 3 su 22 a non avere il cellulare e puoi immaginare come sia pressante la sua richiesta di averlo. Noi le abbiamo sempre detto che lo avrebbe avuto in terza media e la motivazione principale è che non riteniamo ce ne sia bisogno . Non ha un tragitto casa-scuola da sola , tutto ciò che riguarda la scuola è gestito insieme tramite altri device e se deve incontrarsi con gli amici prende il mio telefono e chiama per mettersi d’accordo. A 11 anni trovo che vada più che bene . Perché dobbiamo per forza farli crescere così velocemente ?? Non ci può essere ancora una spensieratezza, una semplicità e una leggerezza nel vivere la loro età? Perché farli diventare già grandi subito? Poi certo c’è il rovescio della medaglia. Lei , quando qualcuno le chiede se ha il cellulare, si sente inferiore, in difetto. Vorrebbe rispondere “sì certo anche io come tutti gli altri ce l’ho”. Ed è qui che nasce la mia preoccupazione. Starò sbagliando? Questo senso di appartenenza al gruppo che capisco per lei sia così fondamentale deve veramente passare attraverso ciò che possediamo ? Forse sono discorsi troppo difficili da capire per lei. Per ora mi faccio forza facendole frequentare il più possibile persone che la pensano come noi ma mi chiedo quanto durerà , chi sarà il prossimo a cedere sotto il peso di ciò che impone la società e di quella dannata frase :ma ce l’hanno tutti. Non voglio fare l’anticonformista a discapito di mia figlia ma io credo veramente che la possibilità di cambiare le cose sia nelle nostre mani , di noi genitori che abbiamo capito che si può fare diversamente. Per questo mi sento di dirti : teniamo duro e facciamo vivere ai nostri figli la loro età !
Ps. Vedo che sei di Lodi, io sono di Melegnano , potremmo incontrarci e far conoscere le nostre Camille ❤️ ti abbraccio!
Insegnante
Ciao Ilaria, scusami se rispondo solo oggi!!! Grazie per il tuo messaggio!!!! Sarebbe veramente bello incontrarci e fare la vostra conoscenza, se ti farà piacere noi saremo a Lodi prossimamente.. prova a guardare se l' evento che ho proposto e labdata potrebbe interessarti!!!
Ti suggerisco la diretta con Pellai e Novara che ieri hanno parlato proprio di queste tematiche!!!
https://www.youtube.com/live/P2n6bTcR6mA?si=8aIv63uG73CnsLoc
A presto, Carmen.
Insegnante
Cara Carmen, con mia figlia di 10 anni ho affrontato conversazioni sul cellulare a lungo. Io ero dell’idea di darglielo alla fine della prima media (12 anni). Poi ho visto suoi amici che usavano il cel dagli 8 anni. Secondo le loro mamme non lo usano per chattare con gli amici, ma solo per parlare con i genitori separati, con i parenti che abitano lontani, per fare giochini e ascoltare musica. Ho spiegato a mia figlia che non ha nessuna di queste esigenze e quindi il cel non le serviva a 8 anni. Ne abbiamo parlato con il padre, con altri genitori che la pensano come noi ( darlo a 12 anni) e abbiamo raggiunto un accordo. Mia figlia e tutte le sue amiche avranno un cellulare al termine della quinta elementare ( 11 anni). Sarà quasi del tutto bloccato, con mille controlli e con libero accesso da parte mia e del padre. I numeri in rubrica saranno solo: io, babbo, nonni e un paio di amiche del cuore. Useranno l’estate tra quinta elementare e prima media per imparare limiti, regole e modalità di utilizzo appropriato del cel. Non è possibile iniziare le medie senza cellulare, perché è lì che ricevono i compiti, i voti, il registro elettronico. Al momento è così.
Insegnante
Ciao Martina!
La tua osservazione mette in luce un aspetto cruciale dell'educazione odierna, ovvero la grande sfida che noi genitori affrontiamo in un contesto così complesso. È davvero difficile orientarsi nella moltitudine di informazioni che riceviamo quotidianamente e trovare il giusto equilibrio in un labirinto così vasto.
Tuttavia, non credo sia corretto dire che non sia possibile vivere senza uno smartphone. È vero che molte scuole oggi utilizzano piattaforme digitali per la comunicazione, ma questo non significa che un bambino di 11 anni debba necessariamente avere un cellulare personale. Esistono alternative, come l'uso di un tablet o di un computer condiviso in famiglia, per accedere al registro elettronico o ai compiti.
Nel caso di mio figlio Jacopo, ha frequentato il primo della scuola secondaria di primo grado senza cellulare. Non era l'unico, anche se uno dei pochi nell'istituto, e non ha avuto alcuna ripercussione negativa. Aveva accesso ai cellulari dei suoi amici attraverso la linea telefonica di casa per contattarli quando necessario. Oggi, pur avendo l'età per aprire un profilo social, Jacopo ha detto: "Io non ne ho bisogno."
Per quanto riguarda Camila, credo che anche per lei sarà possibile un percorso simile, che le permetterà di concentrarsi sul nuovo metodo di studio, sull'ascolto dei suoi cambiamenti fisiologici e sullo sviluppo del suo sé. La strada sarà lunga e impegnativa, ma sono convinta che, lavorando in modo autentico su di noi come genitori e su di lei, tra un anno sarà pronta per avere il suo primo cellulare.
Ti ringrazio per il tuo tempo e ti faccio i migliori auguri per tutto.
Carmen.
Insegnante
Carmen, ti ringrazio per aver sottoposto la domanda, perché, oltre a rispondere a te, ho attivato una serie di pensieri miei, di riflessioni personali. Nel mio cuore non vorrei dare a mia figlia il cel alla fine della quinta elementare. Ho cercato soluzioni per allontanare quel momento, magari arrivare ai 12/13 anni. Ad esempio: anche noi per consultare il registro elettronico usiamo un tablet familiare, in salotto ( tra l’altro attaccato al muro e quindi la bambina non può portarselo in camera). Un motivo per avere il cel in età precoce lo abbiamo eliminato. Uno dei motivi maggiori per cui mia figlia avrebbe bisogno, in teoria, di un mezzo di comunicazione con noi, è che la scuola media è a 15/30 minuti di autobus da casa. Se ci fosse un bisogno di qualche genere, come potrebbe comunicare con noi? 30 anni fa, io ho fatto lo stesso percorso, stesso autobus, medesima scuola in cima alla collina. Mi è successo di perdere il bus, di fare tardi, di aver dimenticato qualcosa di importante a casa e non avevo il cellulare per chiamare i miei genitori. Tuttavia avevo la scheda telefonica, si trovavano le cabine della Telecom lungo la strada, potevo mettere 200 lire e contattare i miei genitori o la mamma della mia migliore amica. Adesso mia figlia come potrebbe fare? Non esistono più schede e cabine, perciò dovrebbe farsi prestare il cellulare da una amica. Certo, se tua figlia non prende mezzi pubblici, ma la prendi e la porti sempre tu, il problema appena illustrato non sussiste. Oppure, altro esempio: di recente ho visto al parchetto la figlia di mia cugina ( nemmeno 11 anni): era uscita sotto casa per una passeggiata con le amiche. Per farla breve, tramite chat, le amiche avevano cambiato idea, posto di ritrovo, orario. La bambina in questione, senza cel, era all’oscuro di tutto e aveva seguito le indicazioni che si erano date la mattina a scuola. Non trovando le amiche aveva girellato, cambiato parchetto, cercato lungo la strada le amiche e si era allontanata da casa. La madre, mia cugina, era totalmente all’oscuro di tutto, convinta che la figlia fosse a 100 metri da casa a chiacchierare con le amiche di scuola. Se la figlia avesse avuto un cel, anche solo per fare le chiamate, non si sarebbe trovata in quella situazione. Altro esempio: la figlia 11enne di una mia conoscente, arrivata davanti a scuola, aveva trovato chiuso ( un guasto, non ricordo). Un gruppo di ragazzi grandi si era messo a dare fastidio, a fare baccano. La bambina, impaurita e impietrita da certi comportamenti, aveva messaggiato la madre che era subito corsa a prenderla. Certo, se non avesse avuto il cel, si sarebbe potuta rifugiare in un bar, in un negozio e da lì chiamare casa. Non voglio sembrare allarmista, ma i principi, le buone intenzioni, le convinzioni personali, si vanno a scontrare con una realtà diversa da quella che vivevano noi. Da lì, la mia riflessione è andata verso un esempio adulto: più o meno tutti adesso hanno la patente. Nessuno ti obbliga a prenderla, ma se sei senza patente, sei limitato in tantissime cose, a meno che tu non viva in centro, con ogni servizio raggiungibile a piedi o con i mezzi pubblici. Altro pensiero: ad un bambino non diamo mai il coltello, abbiamo terrore che si tagli la mano, che accoltelli il fratello e allora nascondiamo tutti i coltelli e gli tagliamo tutto noi. Non facciamo così, giusto? Fino a 3 anni, ok, ma poi gliene diamo uno che quasi non taglia, poi gli insegniamo come usarlo, a 6 taglia la frutta, a 8 sbuccia tutto. Spieghiamo il corretto e sano utilizzo. Mica gli diamo un pugnale. Stessa cosa con il cel: uno vecchio stile, che chiama solo 3 numeri, senza social, senza internet, che si prende la mattina alle 8 e si rimette nel cassetto appena si rientra a casa, ecco quello si potrebbe valutare. Quindi, restando dell’idea che social, chat, internet ecc contengono potenziali pericoli, che le amicizie viso a viso sono preferibili, possiamo usare il cel come fonte di sicurezza, aiuto, supporto. Dopo gli 11 anni.
Insegnante
Ciao Martina,capisco perfettamente le tue preoccupazioni, e riconosco che il tema dell'uso del cellulare può sembrare allarmante, ma in realtà è una questione molto concreta.
Mi è capitato di osservare, spesso come il cellulare finisce per assumere un ruolo di "babysitter digitale", diventando un sostituto della noia o un modo per evitare il confronto con le difficoltà reali. Questo, a mio avviso, non solo non protegge i nostri figli, ma li espone a nuovi pericoli.
Quando permettiamo ai bambini di affrontare situazioni quotidiane, come andare da soli a scuola stiamo effettivamente mettendo alla prova la loro capacità di affrontare il mondo con le loro forze. È una questione di fiducia, sia in loro stessi che nell'ambiente che li circonda. Non penso che il mondo sia un luogo da cui proteggersi a tutti i costi, ma piuttosto un ambiente in cui si può vivere bene, senza paura del diverso o dell'ignoto. Gli imprevisti fanno parte della crescita e, come abbiamo fatto noi da piccoli, anche loro sapranno affrontarli senza l'ausilio del cellulare.
Riconosco che si tratta di una scelta importante, legata profondamente ai nostri ricordi d'infanzia e al desiderio di proteggere i nostri figli. Tuttavia, credo che lanciarsi nell'avventura della vita, nel piacere della scoperta, sia essenziale. I ragazzi possono fare queste esperienze in modo pieno solo se attivano tutti i loro processi mentali e relazionali, senza distrazioni. Il cellulare (qualsiasi esso sia), in una fase in cui il cervello è ancora in via di sviluppo, può limitare queste capacità e impedirne la crescita naturale.
Come ha detto Maria Montessori, "L'apprendimento è un'esperienza che non può essere trasmessa, ma deve essere vissuta."
Spero di esserti stata di supporto e se desideri approfondire prova a seguire drgiuseppelavenia che a me offre spunti di riflessione interessanti.
Un caro saluto, Carmen.
Ciao.
Immagino la fatica di sostenere tua figlia e anche tenere salde le decisioni prese.
Credo che legittimare le emozioni di tua figlia sia davvero prezioso. Dirle “capisco sia difficile per te. Capisco il disagio. Per noi è importante aspettare ancora 1 anno per questi motivi…”.
Credo però possa anche essere utile parlare con lei dei suoi bisogni. A cosa può servirle il cellulare? A mandare messaggi con i nuovi compagni di classe? Ricordiamoci che la scuola media è uno dei periodi più difficili per i ragazzi. Allora forse può essere utile provare ad immaginare dei compromessi, che tengano saldi i vostri valori, e che permettano a lei di soddisfare almeno in parte i suoi bisogni. Quindi per esempio va bene avere un numero di telefono suo ma con un telefono che può usare solo a casa e solo per whatsapp? Con l’accordo che voi genitori possiate leggere le conversazioni? Non so…ma credo davvero importante immaginare anche un passaggio graduale a quello strumento che sentiamo così pericoloso.
Insegnante
Ciao Maddalena, grazie per la gentilezza e la risposta ricevuta.
Capisco benissimo il punto di vista che esprimi, tuttavia, ho delle riserve sull'idea di compromessi che potrebbero includere l'uso del cellulare, anche se in modo limitato.
Ritengo che mantenere una linea consapevole dei rischi ( gli esperti raccomandano di limitare l'uso dei device nei bambini e negli adolescenti) per ora, magari offrendo altre alternative per restare in contatto con i compagni di classe, come incontri più frequenti di persona o attraverso attività extrascolastiche possa rafforzare le sue abilità sociali.
Inoltre l'intermediazione della tecnologia, è così difficile da controllare che in questo momento della sua crescita potrebbe risultare più dannosa che arricchente.
A presto, Carmen.
Insegnante
Ciao Carmen,
Trovo molto interessante la domanda che hai fatto.
Purtroppo non ho una risposta utile, perché la mia bambina è ancora piccola e le poche volte in cui mi è capitata una situazione simile mi è bastato dire "loro fanno così, ma noi facciamo colà". Sicuramente trovo utilissimo parlare come un "noi".
Mi viene anche questa obiezione (ma prendila come brain storming): forse non serve che capiscano più di così? Nel senso che tu le hai già parlato in profondità dei vostri valori e punti di vista... Magari è normale che per lei ci voglia del tempo per capirli. Tanto più che essendo nell'adolescenza è fisiologico mettere in discussione i valori di faglia e anche, ahimè 😅, vergognarsi delle decisioni dei propri genitori.
Mi viene da dire che il nostro ruolo come genitori è trasmettere i nostri valori e dare gli strumenti ai bambini per "camminare con le proprie gambe". Ad un certo punto, probabilmente, loro metteranno in discussione quei valori e sceglieranno pian piano i propri.
Tu che ne pensi di questo punto di vista? Ha senso o non c'entra con la tua domanda? 😅
Insegnante
Ciao Chiara, grazie mille per la tua risposta.
Le domande che mi poni sono davvero interessanti, perché invitano a riflettere su aspetti che riguardano più il mio ruolo come adulto che Camila come minore. È vero, è importante costruirsi una corazza per affrontare le situazioni, ma credo che la chiave sia acquisire maggiore sicurezza e padronanza. In questo modo, anche di fronte a imprevisti, si può reagire con calma e senza farsi cogliere di sorpresa.
A presto!