Promemoria scomodi per l'anno scolastico

Un vademecum da portare con te tutto l'anno, una bussola per continuare a navigare verso il cambiamento.

18 agosto
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La scuola è una conversazione importante che suscita mal di cuore e senso di responsabilità in parti uguali: come diciamo spesso su La Tela, siamo tutti agenti del cambiamento.

L’inizio dell’anno scolastico può essere un buon momento per fermarci, rimettere in discussione qualche certezza e ricordarci che il nostro ruolo non è solo aiutare i nostri figli ad adattarsi alla scuola, ma anche aiutarli a sviluppare gli strumenti per viverla con consapevolezza e spirito critico.

Ti offrirò le mie verità scomode nella maniera più trasparente e gentile che conosco. Leggendo, potrai sentirti a disagio: non avere fretta di rimuoverti da quel disagio; spesso la consapevolezza e l'evoluzione più importanti nascono proprio in quello spazio.

Non girarti dall'altra parte

Durante il tour del mio libro «Cosa sarò da grande», ho assistito a gite scolastiche e scene che vorrei non aver visto. Insegnanti che zittivano bambini con urla, che abbassavano le loro mani quando avevano una domanda, che li strattonavano se non stavano nel loro posto in cerchio. Una volta, ho guardato Alex e sono scoppiata a piangere: non tutte le scuole sono così, certo, ma alcune lo sono e quello non è l'ambiente che le piccole persone dovrebbero trovare a scuola, nel luogo dove imparano non solo le tabelline, ma anche a essere umani.

Negli ultimi 10 anni in cui ho portato l'Educazione a Lungo Termine in Italia, mi ha accompagnata spesso la sensazione di scalare pareti di vetro, ma oggi ho imparato a trasformarla in azione: quel giorno mi sono asciugata le lacrime, ho preso tanti bigliettini quanti erano gli/le insegnanti e ho scritto loro un breve messaggio di speranza indirizzandoli verso il nostro progetto La Tela Teachers. Ho continuato a farlo ogni volta che sentivo mal di cuore: se di tutti quei bigliettini anche solo una persona è arrivata a La Tela e sta ora portando un cambiamento dal basso, sono soddisfatta.

Non girarti dall'altra parte: contesta ciò che senti sbagliato e sii anche tu, ogni giorno, un agente del cambiamento.

Metti la scuola in discussione

La maturità, non l'istruzione accademica, è la chiave per il successo degli studenti. — Deborah MacNamara

Ci sono sempre più ricerche e studi che dimostrano che il sistema scolastico attuale non sta preparando i nostri bambini per affrontare le difficoltà della vita (che non sono trovare la radice quadrata di 57.600).

Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di mettere la scuola in discussione, che non significa attaccare insegnanti e i loro metodi o pensare di saperne di più: significa informarsi, sviluppare la nostra mente critica e avviare una conversazione onesta con le piccole persone (così da sviluppare anche la loro mente critica).

Quanti di voi si sono sentiti dire o hanno detto: «L'insegnante è più dura con te perché crede in te»? Questa, secondo me, è una mentalità da contestare: nessuno fa meglio quando lo facciamo sentire peggio.

Quando ho chiesto ad Alex che cosa, secondo lui, ha fatto la differenza nel suo breve percorso scolastico, mi ha risposto: «Mio padre. Era sempre in prima fila quando pensava che qualcosa non andasse bene». Quando noi adulti impariamo a contestare con gentilezza, determinazione e costanza ciò che non funziona, i nostri figli impareranno a fare lo stesso.

Tu SEI la differenza!

Durante il tour del libro, un papà ci ha raccontato che la figlia tornava spesso da scuola dicendo che l'insegnante urlava. Dopo un paio di settimane, il papà ha scritto un messaggio nella chat di gruppo della classe chiedendo se altrə bambinə se ne lamentavano: 3 bambini su 29 si erano resi conto che l'insegnante urlava. Che cosa significa? Esatto! Che per le altre 26 piccole persone l'urlo è un metodo di comunicazione normalizzato.

Se noi non mostriamo l'alternativa a casa, i nostri figli non possono imparare a riconoscere gli abusi di potere e i comportamenti sbagliati fuori casa. La differenza tra un adulto che prospera nella vita e uno che soccombe di fronte alle difficoltà spesso la fa un solo adulto di riferimento: tu puoi scegliere di essere quell'adulto.

Non temere di contestare i comportamenti sbagliati (con gentilezza)

Tanti genitori mi dicono: «Ma sei io gli dico che è sbagliato che l'insegnante urli, lui inizierà a contestare l'insegnante». È possibile, anzi perfino probabile. Aiutare le piccole persone a sviluppare la loro mente critica e contestare i comportamenti sbagliati fa parte del nostro lavoro di genitore.

Questo non significa essere scortesi, perché una cosa non esclude l'altra: posso contestare il tuo comportamento e allo stesso tempo usare un linguaggio gentile. E non significa nemmeno che tu debba esplicitamente dire che il comportamento dell'insegnante è sbagliato. Spesso basta che inizi a riparare quando a urlare sei tu: «Prima ho urlato. Urlare non è un comportamento valido / è un metodo di comunicazione sbagliato. Mi dispiace. Quando urlo, puoi dirmi: urlare non è un comportamento valido». Ricorda: tu sei la loro palestra ed è questa palestra (ammettere i tuoi errori e riparare) che li prepara ad affrontare il mondo fuori.

I tuoi figli non sono i loro voti (né i loro errori)

«È intelligente ma non si applica»
«Non raggiunge il massimo del suo potenziale».

Questa pressione costante rischia di intrappolarci in un'equivalenza insidiosa: voto = valore dell'individuo.

Noi a casa dobbiamo essere chiari e diretti: il successo accademico non è un parametro per misurare il tuo valore. I tuoi voti non definiscono la resilienza, l'empatia, la curiosità o la fiducia in te, né riassumono le attitudini e le emozioni che stanno dietro all'impegno scolastico.

La scuola mette voti, assegna numeri e giudizi di valore agli individui, ma noi a casa possiamo scendere da questa ruota ed evitare di fare lo stesso errore: tua figlia vale indipendentemente dal suo percorso scolastico… diglielo spesso! Quando torna a casa con un voto basso (che preferisco alla parola «brutto»), invece di arrabbiarti, farla sentire sbagliata e metterla in castigo, raccontale le storie di persone che non prendevano voti alti a scuola e che sono sbocciate solo quando avuto l'opportunità di concentrarsi sulla loro forza (Gillian Lynne, Michael Phelps, Nicolò Govoni, Emanuele Caruso di cui parlo nel mio libro…): la performance scolastica non riflette l'individuo, né le sue probabilità di «successo» nella vita e nel mondo del lavoro.

La scuola fa quel che sa: segue un curriculum standardizzato e richiede che tuttə raggiungano uguali risultati negli stessi tempi. Ma tu a casa (e nei colloqui con insegnanti) puoi mandare un messaggio diverso e creare un clima di evoluzione: ognuno è unico negli interessi e nel modo e nei tempi di imparare. In questo modo de-normalizziamo la mentalità della competitività, e normalizziamo, invece, la mentalità del concedere ai bambini i propri tempi di apprendimento e collaborare con loro per scoprire (e nutrire) i loro veri interessi e punti di forza.

Masterclass
Autostima: la fai brillare o la spegni
Come nutrire l'autostima dei nostri figli (ma quella vera).

I compiti non dovrebbero esserci

Ci entro come un elefante in un negozio di vetro soffiato. Arrivare al pomeriggio dopo X ore di scuola o alla pausa invernale dopo mesi di lavoro e dover fare i compiti è sbagliato: i bambini hanno bisogno di riposo e di gioco libero. Vorrei che interiorizzassi questa mentalità e che la usassi per quando tua figlia non avrà voglia di fare i compiti: ha ragione lei.

Significa che lasciamo che non faccia i compiti? Questo lo decidi tu. Io, soprattutto alla scuola primaria, soprattutto se i miei figli escono da scuola a pomeriggio inoltrato, deciderei che il riposo e il gioco sono più importanti dei compiti e andrei io stessa a comunicarlo all'insegnante. Tu, invece, magari sceglierai di accompagnarlə: di sederti e fare i compiti insieme, di trovare l'accordo, di aiutare il meno possibile ma quanto necessario. Anche questo è valido e ti lascio alcuni consigli per me importanti:

  1. Lascia che scelgano loro quando fare i compiti: «A che ora vuoi fare i compiti oggi? Vuoi metterti una sveglia tu o preferisci che te lo ricordo io?». E poi non controllare e non arrabbiarti se deludono le tue aspettative (ricorda che loro non sono le tue aspettative): dai fiducia senza giudizio e così aumenti l'autonomia, il senso di responsabilità e la sicurezza di sé.

  2. Quando non vogliono farli, non provare a convincerlə che sono importanti, non usare ultimatum e minacce (se non fai i compiti non esci a giocare): offri prima di tutto empatia. Puoi perfino usare un copione di questo tipo: «Anche io penso che i compiti siano di troppo: tu avresti bisogno di riposarti e giocare, lavori già tutto il giorno a scuola! Ti credo! Nemmeno a me piacerebbe se tornassi dall'ufficio e dovessi ancora lavorare. Come posso aiutarti?». Poi trovate insieme una soluzione per farli. La connessione viene prima della collaborazione.

  3. Evita i paragoni: «Prendi esempio da tua sorella/fratello», «Io alla tua età mi sedevo subito a fare i compiti senza che nessuno mi dicesse nulla», «Scommetto che i tuoi compagni non fanno tutte queste storie». Mettere a paragone i bambini spesso peggiora la situazione e diminuisce l'autostima.

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Offri gioco e relazioni senza supervisione

Non possiamo più limitare l'ambiente di apprendimento allo stare seduti, in silenzio e a memorizzare le cose. — Carla Hannaford

Questo è un discorso molto più ampio, ma inizio la ragnatela. Le piccole persone sono controllate e supervisionate da adulti h24 a scuola e negli ambienti che frequentano (sport, attività extra scolastiche…): ti invito ad evitare lo stesso errore a casa.

Ricerca attivamente momenti in cui possiate uscire da questo schema. Dobbiamo creare spazi in cui possano sviluppare le loro relazioni e scoprire chi sono senza la costante intromissione, correzione e direzione di noi adulti. La prossima volta che siete al parco da soli o insieme ad amici, prova a stare a qualche metro di distanza in più, ad intervenire di meno, a non osservarli in continuazione e a lasciarli giocare in maniera libera e spontanea (che, ricorda, può essere diversa dalle tue aspettative).

Crea tempo per la connessione

Io amo le attività extra scolastiche, perché i bambini possono imparare qualcosa che li interessa davvero (che a scuola succede sempre più raramente). Spesso, però, attività extra scolastiche significano ritmo più frenetico, ora della nanna più tardi e meno tempo da dedicare a crisi, conflitti e connessione.

La routine di molte famiglie è scuola, attività, casa, cena, letto e ripeti: se questa routine vi va bene, non c'è motivo di cambiarla. Ti invito però ad aggiungere un pezzo di consapevolezza per navigarla: il tempo che tuə figliə passa a fare un'attività (anche se la ama) non è tempo lento. Spesso, quando i bambini non hanno tempi lenti nelle giornate e passano da un'attività all'altra in maniera frenetica, arrivano a sera che non hanno avuto occasione di sentire connessione con i loro adulti di riferimento (un loro bisogno primario): questo può causare disagio ed emozioni scomode, che si manifestano in comportamenti scomodi. Basta che tu ne sia consapevole. Tutto qui: quando riconosci il disagio e sai da dove arriva, spesso ti è più semplice accoglierlo con empatia e comprensione.

Credi alle piccole persone e alle loro grandi emozioni

Mi è capitato spesso, negli anni di lavoro con le famiglie, che un genitore mi dicesse una versione di questa frase: «Miə figliə mi ha detto che l'insegnante [l'ha chiusə in bagno / gli ha dato uno schiaffo sul "popò" / l'ha tenutə forte per il braccio / l'ha spaventatə con un urlo], ma quando ho chiesto all'insegnante, ha smentito. Secondo te devo credere a miə figliə o all'insegnante?».

Potrei rispondere a questa domanda con tante altre domande e riflessioni, ma la risposta più onesta è questa: se non crediamo noi ai nostri figli e alle loro emozioni*, probabilmente smetteranno di credersi e crederci anche loro. Inizieranno a credere di essere loro nel torto, che il comportamento dell'autorità di turno è valido, che non possono fidarsi dei proprio istinti. Credi alle «tue» piccole persone.

*ti ricordo che non devi capire un'emozione, per credere a quell'emozione.

La tua relazione con l'errore

Oggi la mia materia in sospeso della genitorialità è la mia reazione all'«errore» (o anche solo a comportamenti/risultati che si distaccano dalle mie aspettative): mi accolgo perché so che ha radici profonde e arriva da 30 anni di interazione con una società che stigmatizza l'errore, ma detesto la persona che sono quando critico i miei figli – non necessariamente a parole, basta un giro di occhi o una smorfia della bocca. Vedo la loro autostima spegnersi e allo stesso tempo un occhio di bue si accende sulle mie emozioni di bambina a cui sembrava di fare tutto sbagliato – sensazione che mi ha perseguitata nella vita adulta.

Se ti ritrovi nelle mie parole, ti invito a unirti a me nel modellare la tua relazione con le aspettative e l'errore: si riflette anche nell'approccio con la scuola. Se Emily lava i piatti con poco impegno, invece di dire quello che mi verrebbe spontaneo, tipo «Se devi lavarli così, non lavarli proprio: non serve a niente!», mi mordo la lingua e lascio che finisca il suo lavoro senza commentare. La prossima volta, prima che inizi, le chiedo: «Vuoi che ti faccio vedere un trucco per togliere tutte le macchie sui piatti?». Non serve null'altro. A volte mi ripeto la frase finale di quella storia che ti raccontai nell'episodio 59 del podcast: «Se per insegnare devi umiliare è perché non sai insegnare».

Percorso / Le cose «difficili»
Presenta l'errore come un amico
Questo ridurrà la tua tentazione di correggere e aiuterà i tuoi figli a sviluppare autostima e fiducia in sé.

🕸️ 1 pensiero a ragnatela

Su La Tela parliamo spesso di mindset: lo facciamo perché ciò su cui dirigi la tua mente può fare la differenza. Ti chiedo di immaginartelo come il pulsante del semaforo pedonale: sta a te azionarlo per poter proseguire nella direzione che hai scelto.

Prova a visualizzare questo pulsante ogni volta che senti di voler portare un cambiamento dentro le pieghe di ciò che è migliorabile nel sistema scolastico (o a casa). Magari mentre stai per premere il pulsante, si alza il volume di sottofondo della mentalità comune e sovrasta i tuoi pensieri («Se glielo dico, si inimica l'insegnante», «Decidono gli insegnanti e ti devi adeguare», «In questo modo tua figlia rimarrà indietro»). Alza il volume dell'educazione a lungo termine e premi quel pulsante: così potrai essere agente del cambiamento.

Preparati dei copioni (nel Percorso ne trovi tantissimi!) per comunicare con assertività e gentilezza e sii perseverante, come il papà di Alex!

Ma la scuola è salvezza!

Ci tengo a chiudere con un chiarimento: tante persone, quando evidenzio le lacune della scuola, mi dicono: «Ma vogliamo renderci conto che la scuola è salvezza?».

Questo non è in dubbio.

Ma prendi la genitorialità: potremmo dire che avere genitori piuttosto che non averli sia una salvezza per una piccola persona; ma se quei genitori urlano, picchiano e umiliano, ti direi che possiamo/dobbiamo immaginare (ed esigere) un cambiamento.

Per la scuola vale lo stesso; il fatto che l'esistenza della scuola sia cruciale non significa che dobbiamo ignorare le grandi lacune: dobbiamo/possiamo immaginare (ed esigere) un cambiamento. Potete leggere il cambiamento che vorrei nel capitolo 21 del mio libro «Cosa sarò da grande»: Colorare fuori dalle linee - Perché la scuola non riflette la vita.

Per oggi è tutto. Fammi sapere se abbiamo piantato qualche semino e ci vediamo su La Tela.

(Tanti) altri promemoria da portare con te

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Arianna    22 agosto

Ciao Carlotta, il mio secondo figlio è un bambino intelligente, veloce, autonomo e in classe capita spesso che si annoi e inizi a disturbare. In 3 anni ha fatto molti progressi. A giugno io ho avuto la forza di dire ai suoi insegnanti di trovare un modo alternativo alle punizioni, sottolineando che la collaborazione scuola famiglia deve esserci da entrambe le parti. Nonostante questo, a me sembra di non fare abbastanza per lui, in quanto finora lui non mostra "passione" verso la scuola e io temo che perda il bagliore nei suoi occhi. C'è qualche tuo articolo o podcast riguardo questa cosa? Grazie, Arianna

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