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Come la scuola uccide la creatività (un esempio concreto)

La storia di Helen Buckley esprime perfettamente uno dei più grandi problemi del nostro sistema scolastico.

Carlotta Cerri
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Tanti anni fa pubblicai sul blog un discorso di Sir Ken Robinson che si chiamava "La scuola uccide la creatività?" (lotrovate nei post consigliati sotto). Oggi vi propongo questo testo, che a me è sembrato un esempio pratico di quello che Sir Ken Robinson racconta nel suo discorso.  

Il bambino di Helen E. Buckley

Una volta un bambino iniziò la scuola.

Una mattina, dopo che il bambino era a scuola da un po', l’insegnante disse:

“Oggi faremo un disegno.”

“Bene!" Pensó il bambino. Gli piaceva far i disegni. Poteva farne di tutti i tipi. Leoni e tigri, Polli e mucche, treni e barche. Prese la sua scatola di pastelli e iniziò a disegnare.

Ma l'insegnante disse: “Aspetta! Non è ancora ora di iniziare”.

E aspettò che tutti fossero pronti.

“Ora”, disse l'insegnante, “Disegneremo dei fiori”.

“Bene!” pensò il bambino. Gli piaceva disegnare fiori, e cominciò a farne di bellissimi con i suoi pastelli rosa e arancione e blu.

Ma l'insegnante disse “Aspetta! Ti faccio vedere io come fare”. E disegnò un fiore rosso con il gambo verde.

“Ecco”, disse l'insegnante, “Ora potete iniziare”.

Il bambino guardó il fiore della sua maestra.

Poi guardò il suo fiore.

Gli piaceva di più il suo fiore di quello dell'insegnante. Ma non lo disse. Girò il foglio e disegnò un fiore come quello dell'insegnante. Era rosso con un gambo verde.

Un altro giorno, quando il piccolo aveva aperto la porta da fuori senza alcun aiuto, l'insegnante disse: “Oggi realizzeremo qualcosa con l'argilla”.

“Bene!” pensò il bambino. Gli piaceva l’argilla. Avrebbe potuto fare qualunque cosa con l’argilla: Serpenti e pupazzi di neve, elefanti e topi, auto e camion. E cominciò a tirare e a pizzicare la sua pallina di argilla.

Ma l'insegnante disse: “Aspetta! Non è ancora ora di iniziare!".

E aspettò che tutti fossero pronti.

“Ora,” disse l'insegnante, “Realizzeremo un piatto”.

“Bene!” Pensò il bambino, gli piaceva creare piatti. E iniziò a farne alcuni di ogni forma e dimensione.

Ma l'insegnante disse “Aspetta! Ti faccio vedere io come fare”.

E fece vedere a tutti come fare un piatto profondo.

“Ecco!” disse l'insegnante, “Ora potete iniziare”.

Il bambino guardò il piatto dell'insegnante, poi guardò il suo. Gli piaceva di più il suo di quello dell'insegnante, ma non lo disse. Arrotolò la sua argilla in una grossa palla e modellò un piatto come quello dell'insegnante. Era un piatto profondo.

E molto presto il bambino imparò ad aspettare e a guardare e a fare le cose proprio come l'insegnante. E molto presto smise di fare le sue cose.

Poi accadde che il bambino e la sua famiglia si trasferirono in un'altra casa, in un'altra città, e il bambino dovette andare in un'altra scuola.

L' insegnante disse: "Oggi faremo un disegno.”

“Bene!” pensò il bambino. E aspettò che l'insegnante gli dicesse come fare.

Ma l'insegnante non disse nulla e fece il giro di tutta l’aula.

Quando arrivò dal bambino, gli chiese: “Non vuoi fare un disegno?”

“Sì” rispose il bambino, “Che cosa disegniamo?”.

“Non lo so finché non lo fai” rispose l'insegnante.

“Come lo faccio?” chiese il bambino.

“Come più ti piace” disse l'insegnante.

“Di qualunque colore?” chiese il bambino.

“Di qualunque colore” rispose l'insegnante. "Se tutti disegnassero la stessa cosa con gli stessi colori, come farei a sapere chi ha fatto cosa?".

"Non lo so", disse il bambino.

E iniziò a disegnare un fiore. Era rosso con un gambo verde.

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