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Avevamo pensato questo video come un promemoria simpatico per Instagram, ma poi alcuni genitori ci hanno chiesto il PDF «farlo insieme a miə figliə» e ci è sembrata un'idea bellissima per avviare tante conversazioni su cosa conti davvero a scuola!

Te lo consigliamo così:

  • Stampa il PDF e ritaglia i cartellini (oppure scrivili a mano e disegna lo zaino, se non vuoi stampare);

  • Di' a tuə figliə: «Questo è il tuo zaino e queste sono le cose che di solito ci sono dentro. Sai cosa manca? Mancano queste cose!» e posiziona sul tavolo i cartellini a faccia in giù;

  • Chiedi di prenderne uno alla volta e di metterlo sopra a uno degli oggetti materiali dentro allo zaino;

  • E per ognuno, di' una frase breve prima di prenderne un altro.

A continuazione, per ognuno dei bigliettini ti lasciamo copioni che mandano messaggi importanti.

Credo in te

💬 «Voglio che tu sappia che io credo in te e che i voti sono importanti, ma per me sei più importante tu».

Perché? Perché ancora troppo spesso bambinə e ragazzə sono vistə come numeri a scuola e vogliamo ricordare a ogni passo che sono persone e che il loro valore non dipende da quel numero.

La sicurezza di poter fare errori

💬 «L'errore è un amico e facendo errori è l'unico modo in cui impariamo davvero qualcosa. A volte gli adulti si arrabbiano per gli errori dei bambini, e forse l'ho fatto anche io, ma voglio imparare a non farlo».

Perché? Perché ancora troppo spesso la scuola relaziona l'errore al fallimento, ma l'errore significa solo che non ha ancora imparato. Ricorda: se non lo fa, è perché non è ancora capace (anche se tu pensi di sì e anche se l'ha fatto in passato).

La sicurezza di poter venire a chiederci aiuto

💬 «Voglio che tu sappia che potrai sempre venire da noi se hai dubbi o problemi o preoccupazioni; e perfino se hai fatto un errore: noi non ci arrabbieremo».

Perché? Perché ciò che spaventa di più dell'errore o della preoccupazione è il sentirsi solo in quell'errore è preoccupazione.

Empatia per capire gli altri e rispettare i loro confini

💬 «Ognuno ha il diritto di dire no e di essere rispettato. Se un compagno ti dice o «basta» o «non mi piace» o te lo mostra senza dirtelo, tu fermati, anche se per te era solo un gioco. Non serve essere d'accordo con una persona per rispettarla. Anche io voglio imparare a rispettare meglio i tuoi no».

Perché? Perché l'empatia non si insegna con frasi come «come ti sentiresti tu se…?», ma si assorbe: un bambino impara a rispettare i confini degli altri quando i suoi vengono rispettati per primi. Allo stesso tempo, è importante parlare dell'impatto che i nostri comportamenti e le nostre scelte hanno sugli altri.

La fiducia interiore per far rispettare i propri confini

💬 «Se qualcuno ti fa qualcosa che non ti piace, hai il diritto di dire «no» o «smettila», anche se è un compagno, un adulto, una maestra, anche io! E se capita puoi venire a raccontarmelo e io sarò qui per te. Dire no è prendersi cura di sé».

Perché? Perché se insegniamo ai bambini a obbedire, non possiamo poi stupirci se non sanno dire no a un amico, a un fidanzato, a una situazione che li fa stare male. La capacità di far rispettare i propri confini si costruisce ogni volta che, da piccoli, il loro «no» viene ascoltato invece che punito. Anche il «no» detto a noi.

Un abbraccio per i momenti difficili

💬 «Quando qualcosa a scuola va male o quando ti senti giù e non sai neanche perché, non devi spiegarmi niente. Puoi venire qui e chiedere un abbraccio. Poi, se vuoi, ne parliamo. E se non vuoi, va bene lo stesso».

Perché? Perché quando un bambino fa fatica, il nostro primo istinto è chiedere «cos'è successo?» e cercare una soluzione. Ma il cervello disregolato non ha bisogno di soluzioni, ha bisogno di presenza e di sentirsi al sicuro.

La sensazione di essere abbastanza

💬 «Tu sei abbastanza, così come sei. Mi piaci come persona, ti stimo, ti apprezzo, ti amo».

Perché? Perché la scuola, senza volerlo, insegna ai bambini che si è sempre un po' indietro rispetto a qualcosa: al programma, ai compagni, alla media, a quello che «dovrebbero già saper fare». Se anche a casa sentono di dover rincorrere un'asticella, crescono con la sensazione di non essere mai abbastanza – e quella sensazione ce la portiamo nello zaino a lungo termine.

La certezza di essere amati oltre i voti

💬 «I voti che prendi non dicono chi sei e non definiscono quanto vali come persona. A volte riflettono quanto ti sei impegnatə, e altre volte anche se ti impegni, non otterrai il risultato che vuoi».

Perché? Perché un bambino che teme a dirci un voto, ha paura della nostra reazione. Noi vogliamo trasmettere che l'amore e la stima vanno oltre quel voto, così non imparerà a legare il proprio valore a un numero.

Se lo fai con i tuoi figli, torna qui e raccontaci nei commenti come è andata e che conversazioni ha suscitato.