Preferiti dei bambini

5 passi per gestire lo stress dei compiti

Sii il coach dei tuoi figli: l'obiettivo non è avere i compiti fatti.

Fondatrice de La Tela
5 ottobre 2025
3 risposte
8 min

Se nel momento dei compiti tua figliǝ appare svogliatǝ, insicurǝ o addirittura oppositivǝ, la ragione potrebbe non essere quella che pensi.

Su La Tela crediamo che per intervenire si debba prima capire, quindi innanzitutto vogliamo ricordarti che tutti questi comportamenti scomodi (per te) sono comunicazione: tua figlia non è pigra né svogliata né «odio la scuola»; è una bambina che non ha ancora avuto l'opportunità di allenarsi a tollerare la frustrazione e ad affrontare le sfide in autonomia.

Che cosa sta succedendo?

È possibile che abbia sviluppato una «impotenza appresa», la sensazione di non poter fare nulla da solǝ, di non potersi fidare delle proprie capacità e di aver bisogno del supporto costante di noi adulti.

Questo può succedere specialmente se siamo spesso noi genitori a prendere le redini dei compiti, a ricordare che cosa manca, a correggere ogni dettaglio, a decidere quando è il momento giusto per farli… quando ci sostituiamo spesso a loro, il messaggio che passa è questo: «Non credo che tu ce la possa fare da solǝ».

🕰️ Se hai poco tempo, ti lascio subito qui un'idea chiave.

Sii il coach di tuǝ figliǝ

Per cambiare direzione serve iniziare a pensare a lungo termine: il nostro obiettivo, nell'aiutare a fare i compiti, non è avere i compiti svolti (per favore, continua a leggere, tra un attimo avrà senso!).

Il nostro obiettivo è crescere bambinǝ che si sentano competenti e che sappiano affrontare le difficoltà con resilienza.

Per questo, un'idea che usiamo in famiglia è iniziare a svolgere il ruolo di coach dei nostri figli. 

Se entriamo nella prospettiva del coach, possiamo offrire supporto senza togliere autonomia. Il coach è una persona che accompagna e osserva: non impone soluzioni, ma aiuta a esplorare possibilità, a organizzare i passi e a riflettere sulle scelte. Invece di controllare, guida.

Vestendo i panni di coach dei compiti, puoi offrire a bambinǝ domande invece di risposte pronte, incoraggiamento invece di controllo, presenza invece di pressione. Ecco qualche esempio di domande e frasi che noi usiamo con i nostri figli per renderli responsabili del loro homeschooling (adattale ai compiti dei tuoi figli):

  • A che ora hai intenzione di fare scuola oggi?
  • Quando farai il tuo giorno di pausa questa settimana?
  • Hai già l'elenco delle materie su cui vuoi lavorare oggi? 
  • Io sono disponibile tra le 16 e le 17 se vuoi un confronto.
  • Hai bisogno di me per organizzare il tuo tempo?
  • Sembra un problema complesso: quali passi hai fatto finora per provare a risolverlo?

È un cambiamento di prospettiva che trasforma la genitorialità e la relazione in generale: noi lo usiamo anche nello yoga, nella gestione degli schermi, nelle faccende domestiche, nella risoluzione dei conflitti, nell'apprendimento di hobby nuovi…

Parliamo di cosa fa e di come si comporta un coach (prendendo spesso spunto anche dallo sport), in modo che anche loro possano riconoscere se li stiamo accompagnando bene.

 Quando i bambini percepiscono i genitori come coach:

  • si sentono più capaci di gestire la propria giornata;
  • imparano a prendere decisioni e anche a sostenerne le conseguenze;
  • sviluppano problem solving, resilienza e fiducia in sé;
  • portano a termine gli impegni con più sicurezza.

All’inizio ti potrebbe sembrare disordinato e caotico – e sì, a volte i compiti non saranno fatti a sera tardi e va bene così! – ma con coerenza e pazienza questa modalità crea fiducia, autonomia e resilienza.

Se hai qualche minuto in più, ecco  alcuni passi concreti per diventare coach dei compiti.

1. Chiedi se vuole aiuto, non darlo per scontato

Offri a tuǝ figliǝ la possibilità di ricevere aiuto, ma senza imporlo. Può sembrare difficile da mettere in atto, perché come genitori spesso vorremmo intervenire subito per rendere tutto più semplice o evitare che si senta frustratǝ.

Ogni apprendimento ha un'emozione in comune: la frustrazione! Ed è proprio attraverso la fatica, l’incertezza e i piccoli errori che tuə figliə impara davvero a conoscere le proprie capacità, sperimentare, cercare soluzioni e auto correggersi – quel disagio è uno spazio prezioso!

2. Rispetta le sue decisioni

Forse deciderà di rimandare i compiti fino all’ultimo momento o di farli alla sera dopo cena; oppure insisterà a fare come ha scelto senza seguire il nostro consiglio; o ancora preferirà sedersi per terra o sul letto invece che alla scrivania. 

So che pensi di sapere cosa è giusto o meglio, ma uscire da questa mentalità può fare una grande differenza: riduce la cultura del controllo e aumenta la fiducia e il messaggio che mandi ora è «Io credo in te». Soprattutto quando la posta in gioco è così piccola – come lo sono i compiti! – lasciarli fare è uno dei regali più grandi che possiamo offrire.

3. Prenditi tempo per insegnare (non in una crisi)

Prima di intervenire, chiediti: «Gliel’ho mai davvero insegnato?» (se glielo hai già insegnato, vai al punto successivo).

Questo non riguarda solo i compiti, ma anche azioni semplici come lavarsi i denti o fare il letto. Spesso pensiamo di aver mostrato qualcosa tantissime volte e, quando ancora non lo sanno fare, ci frustriamo e facciamo noi al posto loro. Ma così limitiamo il loro apprendimento: invece possiamo fermarci, non darlo per scontato e dedicare (ancora) un po' di tempo a farlo (di nuovo) insieme.

💡Ti ricordo che se provi a insegnare durante una crisi (per esempio, mentre già non vuole lavarsi i denti o è frustrata con i compiti), non funzionerà. Il cervello impara solo quando è calmo e rilassato.

4. Se non la fa è perché non sa ancora farlo

Questo è il nostro motto preferito. Io ho spiegato le divisioni in colonna a mio figlio 27564 prima che le interiorizzasse e ogni volta che, a distanza di una settimana, non sapeva farle mi sentivo delusa (di me e di lui).

Poi mi sono ricordata che i bambini devono imparare la stessa cosa tante volte e in tanti contesti diversi (saperle fare a casa non è lo stesso che saperle fare al bar del paese). Se oggi fatica con un esercizio che la settimana scorsa sembrava chiaro, non significa che non sia capace: significa solo che l’apprendimento non è ancora del tutto interiorizzato

Quando ci sediamo accanto a loro per spiegare di nuovo un concetto o mostrare un passaggio, può sembrare che stiamo facendo il lavoro al loro posto: in realtà stiamo creando uno spazio sicuro affinché  possano osservare, capire e provare ancora, senza sentirsi giudicati o pressati.

5. Delusione e punizioni non insegnano

E quando lasci che agisca in autonomia e scegli di fidarti e poi ti arriva la nota dell'insegnante che dice che non ha fatto i compiti? Quello non è il momento di punire, di buttare addosso la tua delusione, di farlo sentire sbagliato: nessun bambino impara meglio quando lo facciamo sentire peggio

La curiosità del coach è più efficace:

  • Cos'è successo ieri che non sei riuscita a fare i compiti?
  • Posso aiutarti ad organizzare il tuo tempo oggi?
  • Come ti ha fatto sentire la nota?

E poi credi, credi, credi alle sue parole e ricorda spesso (a te e a loro) che:

  • il tuo amore non dipende da un compito ben fatto né da un voto;
  • l'apprendimento passa attraverso frustrazione, pratica ed errori: è normale che si senta così;
  • la tua frustrazione davanti alla loro lentezza o incapacità è tua responsabilità, non sua;
  • non valgono di meno quando non riescono a fare un esercizio (fondamentale per nutrire l'autostima). 

Dai il giusto peso alla scuola?

La scuola è il lavoro dei nostri figli: è ovvio che le diamo molta importanza.

Spesso, però, quando le diamo troppa importanza rischiamo di trasmettere il messaggio che voti, pagelle e apprendimenti accademici siano più importanti delle abilità indirette che si sviluppano quando si fanno i compiti: abilità come la pazienza, la resilienza, la tolleranza alla frustrazione, l'empatia, chiedere aiuto, ammettere di non sapere…

Ecco perché ci piace pensare che in realtà l'obiettivo dei compiti non sono i compiti!

Sembra controproducente, ma questo cambio di mentalità può aiutarti davvero a rilassarti e a trasformare i compiti in un momento quotidiano di esplorazione e di possibilità – quella di crescere bambinǝ che credono in sé stessǝ e che imparano a camminare con le proprie gambe.

Hai bisogno di più supporto?

Se senti di aver bisogno di un aiuto concreto per mettere tutto questo in pratica, su La Tela Sara Ghirelli offre due o tre volte all'anno il workshop live «Compiti, non vi temo!». Guarda se c'è un'edizione attiva in questo momento:

Organizzato da Sara Ghirelli Per genitori
Compiti, non vi temo!
26 feb alle 12:30

Ti ricordo che con l'abbonamento a Tutta La Tela hai uno sconto anche su questo workshop live. E inoltre hai accesso:

  • al Percorso per Educare a Lungo Termine (ELT) dove trovi anche un'intera categoria «Scuola»;
  • A una comunità di genitori che sta facendo il tuo stesso lavoro;
  • A tutti i contenuti per l'infanzia per lavorare sulla connessione e la relazione giocando.

Su La Tela, non sei solə.

Parliamone

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Stefania    20 nov 2025

Insegnante

Mio figlio ha appena iniziato la prima elementare. Ieri ho parlato con le maestre e dicono che in classe si distrae continuamente e rimane molto indietro con i lavori che gli assegnano. A casa con i compiti è uguale. Ci mettiamo sempre ore perché è lento, svogliato e si distrae di continuo... Avete consigli? Grazie ❤️

Rosalba    21 nov 2025

Team La Tela

Ciao Stefania, le insegnanti si sono mostrate sorprese di questo?
In realtà è un comportamento davvero molto comune, e normalissimo direi, soprattutto in prima elementare (e nei primi mesi ancora di più).

Come sempre, ogni bambino è diverso, e quindi come possiamo pensare che tutti e tutte siano pronti a 6 anni a passare in un lampo dal gioco totale a ore e ore in cui (tendenzialmente) sono obbligati a stare seduti e concentrati?

E poi c’è un altro aspetto che spesso dimentichiamo: anche noi adulti facciamo fatica quando entriamo in una nuova routine. Pensa a quando iniziamo un nuovo lavoro: i primi giorni di solito siamo disorientati, dobbiamo capire i ritmi, il contesto, le aspettative… ci vuole tempo per adattarci. E per i bambini questo vale ancora di più, perché non hanno ancora la capacità di riconoscere e gestire da soli tutte le emozioni che questo cambiamento porta con sé. Devono imparare pian piano a stare in un ambiente nuovo, a sostenere tempi diversi, a capire come funzionano le richieste scolastiche… e mentre lo fanno, spesso si stancano, si distraggono, cercano movimento e gioco (che a questa età dovrebbe ancora essere il loro lavoro principale). È normale.

I compiti poi a questa età sono davvero spesso un tasto dolente, anche per i bambini che magari a scuola non si distraggono (mio figlio ad esempio era così, a scuola si sforzava di comportarsi secondo le aspettative, poi a casa mostrava le sue emozioni).

Una volta usciti da scuola i bambini avrebbero bisogno di dedicarsi al gioco e rimettersi sui libri crea in tante famiglie fatica e frustrazione. 😕

Potresti provare (oltre agli spunti che hai letto nel post) ad osservarlo, magari ci sono momenti del pomeriggio in cui è più ricettivo e altri in cui è troppo stanco? Forse subito dopo la scuola avrebbe bisogno di un momento di gioco e decompressione prima di (ri)cominciare il lavoro scolastico? Spesso è così e bisogna fare un po' di sperimentazione e tentativi per stabilire una routine adatta a voi.

Inoltre, la nostra Sara Ghirelli offre periodicamente il suo supporto live nel workshop «Compiti, non vi temo!»: se senti di averne bisogno, puoi iscriverti alla lista di attesa in modo da ricevere l'informazione in anteprima quando il workshop riaprirà le porte.

Infine ti lascio questo episodio episodio del podcast, in cui Carlotta ha esplorato i benefici di iniziare la scuola un anno dopo rispetto all'età prevista in Paesi come il nostro. Lo so, questo non ci rende esenti dalla difficoltà, perché non possiamo farne a meno (a meno che non scegliamo homeschooling), però questa prospettiva potrebbe magari aiutarti a vedere questa faticosa fase da una luce diversa.

Ti abbraccio! 💜

Stefania    22 nov 2025

Insegnante

Grazie mille per la risposta e il tempo che mi hai dedicato ❤️
Le maestre non si sono sorprese del comportamento di mio figlio. Me lo hanno posto come un dato di fatto, su cui lavorare, sia a casa sia a scuola. 
Come hai scritto, anche io credo faccia parte di un suo momento, di questo suo passaggio ad una nuova realtà che deve metabolizzare e capire come gestire. 
Io a casa, spero di trovare gli strumenti giusti per accompagnarlo senza creargli stress e fatica. 
Grazie per gli spunti ❤️ 

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