Litigare bene si può: sai come farlo?
Una conversazione con Karen Taranto sul suo libro «Litigare bene si può – se sai come farlo».
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«Quando ho letto il libro di Karen, mi è sembrato di trovarmi con qualcuno che mi stava guardando mentre litigavo con mio marito e poi mi diceva, con calma e senza giudizio, "Mettiti in ascolto, questo è quello che sta succedendo davvero"», ci ha detto una mamma della comunità.
Karen Taranto
è mediatrice familiare specializzata nella gestione dei conflitti e su La Tela è la figura di riferimento per la coppia.
Il suo libro raccoglie anni di ricerca e di esperienza con le coppie e lo fa con un mix di ingredienti che raramente si trova nel panorama italiano: una base teorica solida e al tempo stesso accessibile, insieme a strumenti concreti per leggere meglio ciò che accade nelle relazioni e imparare a muoversi nei conflitti.
Dopo l'uscita del suo libro «Litigare bene si può – se sai come farlo», l'abbiamo invitata sul Book Club de La Tela per presentarlo insieme. Quello che è venuto fuori in live è stato così ricco ed utile che abbiamo voluto raccoglierne alcuni concetti chiave qui, in forma di intervista, per chi non c'era e per chi sente il desiderio di tornare su alcuni passaggi con più calma.
Smontiamo il mito litigio = crisi
Nel libro smonti il «mito» molto radicato secondo cui litigare significa essere in crisi. Da dove nasce questa narrazione e perché in realtà è limitante?
Veniamo da una cultura che ha dipinto il conflitto (solo) come qualcosa di sbagliato e di faticoso da gestire. Anche i mass media hanno fatto la loro parte: pensiamo alle pubblicità, ai film, ai romanzi in cui le coppie e le famiglie vengono rappresentate come quadri statici, senza incrinature. Ma quella non è la realtà.
Se andiamo a vedere l'etimologia della parola confligere, notiamo che ha un duplice significato: nella forma intransitiva si traduce con «scontro», mentre nella forma transitiva con «andare incontro».
Il conflitto, quindi, ci pone delle domande: ci induce a fare un lavoro di crescita interiore e di evoluzione personale che ci sposta dalla condizione rigida di subire quello che accade alla condizione dinamica di attraversarlo, comprenderlo e scegliere come starci dentro.
Ecco la domanda chiave: con quale parte di me questa persona, questo conflitto, mi sta mettendo in contatto?
Se ci mettiamo in ascolto e rispondiamo con onestà a questa domanda, il conflitto diventa un promotore dell'azione, qualcosa che ci spinge a superare uno stato precedente per aprire possibilità nuove.
L'attaccamento con partner
Nel tuo libro parli anche della teoria dell'attaccamento e spieghi che il partner diventa, nell'età adulta, la nostra figura primaria di attaccamento – proprio come lo erano i nostri genitori (o i caregiver) nell'infanzia. Questo spiega perché i conflitti di coppia sono spesso più faticosi da gestire rispetto a quelli con le altre persone della nostra vita?
Esattamente. Le cose che il bambino si aspetta dal caregiver – prevedibilità, presenza emotiva, riconoscimento, vicinanza, sicurezza – sono quelle che ci aspettiamo dal partner.
E allora spesso, quando litighiamo per le piccole cose (la spazzatura, un accordo che non riusciamo a trovare sulla gestione pratica dei bambini...), non stiamo davvero parlando di quello. In realtà, in quei litigi stiamo parlando della preoccupazione che venga meno quella base sicura – il riconoscimento, la presenza, la certezza di contare per l'altro. Per questo fa così male e per questo è così difficile da gestire rispetto ai conflitti con tutte le altre persone della nostra vita.
Comunicare i bisogni è la chiave di volta
Credo che uno dei messaggi più belli del libro sia questo: quando riusciamo a comunicare i nostri bisogni, entra in gioco la vulnerabilità di cui il conflitto ha bisogno per diventare un ponte che unisce, anziché una parete che divide. Puoi spiegarci come cambia la dinamica del conflitto quando impariamo a comunicare i bisogni, invece di accusare l'altrǝ?
Pensiamo a un iceberg. Sopra il pelo dell'acqua ci sono le posizioni – le accuse, le critiche, le difese. La parte sommersa, invece, contiene le emozioni e i bisogni. Esplorare la parte sommersa è difficile, perché via via che si scende le resistenze aumentano, e inoltre noi non siamo stati educati a farlo.
Al contrario, puntare il dito verso l'altra persona, dire tu non fai, tu dici, tu dovresti, diventa un modo per proteggerci (quello che in molti abbiamo appreso nell’infanzia e che tendiamo a riproporre).
Il grande cambiamento arriva quando, durante il litigio, iniziamo a parlare di noi invece che dell'altrǝ. In questo modo non mettiamo più il partner nella condizione di doversi difendere, lo aiutiamo a sedersi con noi, ad ascoltarci non per rispondere, ma per connettersi.
In questo modo non restiamo dentro una lotta di potere, in un io contro te, ma ci spostiamo in io e te insieme contro il problema.
Uno strumento pratico per comunicare il bisogno
💡C'è differenza tra «Non mi ascolti mai!» e «Quando vedo che prendi il telefono mentre ti parlo, mi sento solə, perché in quel momento ho bisogno di sentirmi ascoltatə e che tu mi guardi davvero». Il primo copione ha un tu accusatorio mascherato. La seconda è vulnerabilità, pura e semplice. E la vulnerabilità, nel conflitto, è l'unica cosa che crea un ponte invece di un muro.
Nel libro, trovi molti altri strumenti pratici su come imparare a litigare bene.
Quando il conflitto ci travolge
Tutto questo è molto chiaro, quando lo guardiamo da fuori. Ma quando ci troviamo dentro l’ondata emotiva del conflitto, spesso sembra irraggiungibile: cosa possiamo fare in quei momenti, per non farci travolgere?
Quando siamo in piena disregolazione, la parte razionale del cervello è inaccessibile – proprio la stessa cosa che succede ai bambini durante una crisi. In quel momento il nostro cervello non è in condizione di fare il lavoro (assumere che l'altro abbia ragione / parlare dei propri bisogni / fare domande).
L'unica cosa efficace da fare in questi momenti è trovare strategie per regolare il nostro sistema nervoso: prima viene la regolazione, poi il dialogo.
E poi chiaramente possiamo agire in ottica di prevenzione: l'auto-osservazione ci aiuta ad anticipare l'onda, a riconoscere i segnali che la precedono e a correre ai ripari prima che sia già troppo tardi.
🌀 Non sei solə, sul Percorso ELT (Educare a Lungo Termine) parliamo spesso di regolazione. Inizia da queste lezioni:
La separazione
La seconda parte del libro affronta la separazione – un territorio delicato. In particolare, metti in discussione un luogo comune molto diffuso: l’idea che restare insieme sia sempre la scelta migliore per il bene dei figli. Da dove si comincia per affrontare una separazione in modo consapevole e tutelare davvero i figli?
Quello che può deteriorare lo sviluppo psicofisico dei bambini non è la separazione in sé, ma crescere in un clima costante di conflittualità, rabbia e disprezzo.
È da qui che si parte: dal riconoscere che mettere i figli al centro non vuol dire restare insieme a tutti i costi, ma assumersi la responsabilità della qualità del clima in cui crescono. A volte questo porta a lavorare sulla relazione, altre volte ad accettare che separarsi possa essere una forma di cura.
In questo senso, la decisione di separarsi va trattata con la stessa dignità della decisione di restare insieme: non come un fallimento o una via di fuga, ma come una scelta che richiede consapevolezza e responsabilità.
E qui entra il tema della comunicazione della decisione ai figli, che spesso viene visto come il primo passo, quando in realtà dovrebbe essere l’ultimo: il punto di arrivo di un percorso in cui i genitori hanno già iniziato a costruire una narrazione condivisa, capace di accompagnare il cambiamento senza lasciare i bambini soli a dargli un significato.
🌀 Se vuoi approfondire questo argomento, su La Tela trovi una masterclass Focus di Karen interamente dedicata alla separazione:
Nel Percorso ELT trovi anche le lezioni di Karen dedicate ai conflitti nella coppia e un esercizio pratico per mappare le emozioni che si mescolano nel momento del conflitto.
Se stai cercando un libro che ti offra strumenti concreti ed esercizi pratici per leggere i conflitti in modo diverso e imparare a starci dentro senza perdersi, Litigare bene si può — se sai come farlo di Karen Taranto è un ottimo inizio.
🎁 All'interno c'è anche un codice QR che ti dà accesso a una selezione di lezioni del Percorso ELT – tra cui quella sulla ruota delle emozioni e quelle sugli stili di attaccamento, che si collegano direttamente ai temi esplorati nel libro.