Preferiti dei bambini

«Non voglio le tue scuse»

Una frase spontanea che mi rende molto triste.

Fondatrice de La Tela
10 febbraio
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3 min

Una delle mie fatiche più grandi nella genitorialità è accogliere i miei figli quando mi chiedono scusa per un loro comportamento. La risposta che mi verrebbe spontanea (ancora oggi, dopo anni di lavoro!) è: «Non voglio le tue scuse, voglio che scegli diversamente la prossima volta!».

Che tristezza, penso.

Che tristezza perché, da piccola, questo è proprio il modello che ho ricevuto: anche quando trovavo il coraggio di prendermi la responsabilità delle mie azioni, non era sufficiente. C’era sempre qualcosa che mancava. Era sempre troppo poco. E io, con le mie grandi emozioni, ero sempre troppo.

Che tristezza perché è un controsenso. Come possono i miei figli imparare a prendersi la responsabilità dei loro comportamenti – che è ciò che chiedo loro – se, quando lo fanno, non è abbastanza? Se non lo celebro?

Che tristezza perché è frustrante scoprire che non possiamo scappare dal «tendi a educare come sei stata educata»: a volte vorrei poter fare meno fatica, e invece quello è proprio il lavoro che mi tocca fare, se non voglio che sia il mio passato a educare i miei figli.

Tante volte tutta questa fatica mi dà energia e determinazione:

  • di continuare a dimostrarmi che sono io al volante della mia genitorialità;
  • di continuare a mostrare l’alternativa ai miei figli, così sapranno sempre riconoscere relazioni non valide (e non accettarle);
  • di dare loro una fiducia in sé che io sto ancora cercando di sviluppare da adulta;
  • di insegnare loro ad accogliere e gestire qualsiasi emozione (è un superpotere!);
  • di ricordare, a ogni passo, che scegliere come (re)agiamo è una delle più grandi libertà che abbiamo.

Altre, invece, questa fatica mi rende triste. Vorrei aver già imparato. Vorrei che mi venisse naturale. Così ricordo ciò che insegno ai miei figli: la costante di qualsiasi apprendimento nuovo è il disagio.

In quei momenti resto seduta sulla mia panchina del disagio e non solo accolgo questa tristezza – perché fa parte del processo – ma la celebro, perché ci regala una pratica essenziale (che pensavo si applicasse solo allo yoga e invece si applica alla vita intera): trovare agio nel disagio.

Domani sarà di nuovo determinazione, oggi è tristezza. E va bene così.

Ps. Se questa dinamica e queste sensazioni ti risuonano, puoi condividere la tua esperienza (e la tua fatica!) nei commenti. Tutte le case sono in fiamme, come dico spesso, e osservarci mentre scegliamo di fare comunque il lavoro su di noi, anche in questi momenti, ci aiuta a saperci meno solə. 💜

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