Viaggiare oltre gli stereotipi (anche con bambini/e)

Alcuni consigli per riconoscere i nostri pregiudizi e vivere i nostri viaggi di famiglia con più serenità.

Teresa Potenza
mag 27
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Ciao! Io sono Teresa e sono una giornalista: mi occupo di abbattere stereotipi e parlo di informazione (e disinformazione) e geopolitica. Lo faccio attraverso il mio lavoro di divulgazione, le consulenze, gli interventi come speaker e i corsi di formazione.

«Potrò fidarmi di lui?». Torno con il pensiero a parecchi anni fa: mi trovo in Siria. È estate e ho deciso di fare una full immersion all’università di Damasco per migliorare il mio arabo. Ho appuntamento con un ragazzo siriano che mi aiuterà con lo studio ed ecco la prima cosa che mi viene in mente: «Potrò fidarmi di lui?».

Mi ci volle ancora qualche giorno per capire che quella domanda non me la sarei mai posta se mi fossi trovata davanti a un ragazzo italiano. Ma non è mai troppo tardi per riconoscere i propri pregiudizi: così come non è mai troppo presto per educare i nostri figli all’apertura e alla ricchezza della diversità.

Breve postilla: quel ragazzo sarebbe diventato mio marito. 

L'incontro con l'altro: educare i bambini alla diversità

Il viaggio fisico è senza dubbio il modo migliore per abituare i nostri figli a entrare in contatto con culture, tradizioni e usanze diverse. Non è necessario, però, raggiungere l’altro capo del mondo: pensiamo a quante occasioni abbiamo di sperimentare la diversità nel nostro stesso Paese – e addirittura nella nostra stessa città.

Ma è quando visitiamo posti di cui conosciamo poco o nulla che abbiamo la grande occasione di mostrare quanto le persone di quei Paesi siano meno «diverse» da noi di quanto immaginassimo.

A volte siamo noi genitori ad avere un grosso bagaglio di pregiudizi e di stereotipi e di questo non dobbiamo assolutamente vergognarci: tutti ne abbiamo. La chiave per superarli sta proprio qui: riconoscerli, accoglierli e andare oltre.

Solo a questo punto saremo in grado di accompagnare i nostri figli alla scoperta del mondo senza immagini stereotipate. Come possiamo fare? Ti darò qui alcuni suggerimenti tratti dalla mia esperienza personale: già, insieme a quel ragazzo che avevo guardato con sospetto sto crescendo due piccoli italo-siriani.

Prima di partire

Il lavoro che facciamo prima di partire è fondamentale: e se sei qui e stai leggendo questo articolo, credi anche tu nell’educazione a lungo termine. Il viaggio, insomma, comincia a casa, all’interno delle nostre routine quotidiane, dove possiamo già offrire ai nostri bambini la possibilità di entrare in contatto con tradizioni diverse. Ecco qualche esempio:

  • La cucina: i profumi e i sapori da Paesi diversi dal nostro sono una vera e propria scuola di diversità. Se conoscete famiglie che arrivano da altri Paesi, approfittatene per organizzare pranzi in cui ogni famiglia porta dei cibi tipici della propria cultura d’origine.
  • Libri: la lettura è il primo, potente modo che abbiamo di viaggiare, giusto? E allora usiamo il potere dei libri per leggere storie che parlano di avventure in altri Paesi, magari con mappe colorate e dialoghi che aiutino a comprendere e a smontare i pregiudizi.
  • Se abbiamo già una meta, raccontiamo anche particolari molto pratici che aiuteranno molto i nostri bambini e anche noi a comprendere il luogo che visiteremo: non solo la cucina ma anche il clima, il tipo di case, i paesaggi. Questo approccio molto pratico ci ha aiutati molto anche in viaggi verso destinazioni apparentemente «poco diverse» dalla nostra – Italia compresa.
  • Le storie di chi conosciamo: raccontare l’esperienza di persone che conoscono anche i bambini è un altro modo per aiutare loro e noi a superare la paura del diverso. Se ci sono famiglie che hanno visitato Paesi sudamericani o mediorientali, nordeuropei o asiatici approfittiamone e organizziamo momenti in cui potranno ascoltare le loro storie. E chiediamo di raccontarci se avevano qualche diffidenza prima di partire e come l’hanno superata.

Il linguaggio dei bambini: le lingue come ponte

Uno strumento che può aiutarci ad avvicinarci alla cultura con cui stiamo per entrare in contatto è sicuramente la lingua. Insegnare frasi semplici nella lingua del posto che visiteremo (e impararle anche noi, se non ne conosciamo! La musica in questo può aiutare!) riempirà di orgoglio i vostri bambini – ma ricordati di non forzarli, poi, a usarle. E se non riuscite a farlo prima, rimediate quando siete sul posto: ricordo ancora la grossa soddisfazione dei miei figli, che avevano imparato qualche parola di sloveno e croato mentre ci trovavamo in Istria: alla fine della vacanza raccontavano quanti amici croati e sloveni avevano fatto e… che avevano imparato entrambe le lingue!

Perché è così importante conoscere qualche parola dei posti che ci ospitano? Perché facilita la comunicazione, certo, ma soprattutto permette di costruire connessioni con le persone. E questo ci mostrerà quanto simili siano a noi.

Anche approfondire i dettagli del linguaggio non verbale può darci informazioni preziosissime e aiutarci nella comunicazione. Pensa a quanto sia famoso nel mondo il gesticolare degli italiani: ma questi gesti possono essere del tutto assenti in altri Paesi, mentre alcuni gesti possono avere significati completamente diversi.

Questo l’ho provato in prima persona: in Siria, sollevare le sopracciglia una volta significa…«No!». Ci ho messo parecchio tempo (e intendo proprio parecchio!) per capirlo e abituarmi a questa risposta, tanto che ancora oggi, quando sono in dubbio, chiedo a mio marito se intenda dirmi «No» oppure altro.

Informarci e comprendere queste differenze – oltre a rendere più semplice la comunicazione – ci aiuta a non percepire come «qualcosa di strano» ciò che si discosta da quello che per noi è familiare.

Il ritorno a casa

Viaggiare è uno strumento utilissimo per allargare la nostra zona di comfort, ma lo è davvero quando integriamo quell'esperienza nel nostro quotidiano. Una volta lasciato il Paese che abbiamo visitato con i bambini, incoraggiamoli a raccontare le avventure vissute insieme. Noi creiamo insieme album con le foto e sceglierle insieme è un modo potente per rivivere e processare le esperienze. Lo stesso si può fare con moltissimi altri oggetti: libri, diari, conchiglie, oggetti tipici dei luogo che abbiamo visitato.

E poi, perché non fare proprie certe abitudini, integrandole anche nella nostra routine? Noi, per esempio, in occasioni particolari a casa nostra facciamo i picnic…per terra. In Siria tradizionalmente i pasti si consumano proprio così: si stende una tovaglia su tappeto e si mangia per terra. Ecco allora che un’occasione speciale come una festa o una serata perticolare si trasforma in un modo per vivere usanze da luoghi più o meno o lontani.

E infine, anzi soprattutto, manteniamo vivo l'interesse per ogni tipo di lingua e di cultura. Se ogni viaggio permette di esplorare, scoprire e arricchirci, continuiamolo a casa. Incoraggiamo noi stessi e i bambini a essere cittadini del mondo: in questo modo supereremo le nostre paure, e i nostri figli diventeranno ponti tra culture.

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Teresa Potenza
Sono una giornalista professionista. La mia missione è contribuire a creare menti libere e indipendenti e lo faccio attraverso la divulgazione, le consulenze e la formazione.