51. Non forzare i bambini a fare ciò che non vogliono fare
In questo episodio di Educare con Calma vi racconto di quando Oliver è stato forzato da un nostro amico a buttarsi in mare dagli scogli e rifletto sul perché dovremmo smetterla, da adulti, a forzare i bambini a fare ciò che non vogliono fare.
Ho anche pubblicato un posto relazionato:
https://www.lateladicarlotta.com/non-forzare
Il miovolume La Paura di cui vi leggo l'introduzione lo trovate qui: https://store.corriere.it/Avere-paura.-Capire-e-superare-piccoli-e-grandi-timori/OiKsEWcV_A0AAAFyMkdqOmC2/pc?CatalogCategoryID=AcOsEWcVhU0AAAFs6wcvJfuv (io non ci guadagno nulla, ma mi fa piacere se lo leggete).
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Io non faccio pubblicità e non accetto sponsor, perché le pubblicità mi danno fastidio e non voglio sottoporvi a più pubblicità di quelle che già vi sommergono nella vita quotidiana. Se vi piace il mio podcast e volete aiutarmi a mantenerlo vivo, potete acquistare uno dei miei corsi:
- Educare a lungo termine: un corso online su come educare i nostri figli (e prima noi stessi) in maniera più consapevole. Tanti genitori mi dicono che gli ha cambiato la vita.
- Co-schooling – educare a casa: un corso online su come giocare con i figli in maniera produttiva e affiancare il percorso scolastico per mantenere vivo il loro naturale amore per il sapere.
Parliamone
La frase di Brave mi fa venire in mente una strofa che adoro di De Andrè: senza la mia paura mi fido poco
Ambassador
Ciao Carlotta,
sto proseguendo l'ascolto dei tuoi podcast...vado un po' a caso seguendo un filo di interesse... Ho appena riascoltato per la terza volta questo...e per la terza volta ho pianto, un pianto dapprima stupito....perchè questa profonda, profondissima emozione nell'ascoltarti? Sicuro qualcosa è arrivato a parlare a me bambina e poi ancora mille luci si sono accese nel mio io di adulta. Questa luce è il mio grazie. Un grazie per te, perchè nutri la mia curiosità, il desiderio di scoprire e creare nuove lampadine da accendere, perchè solo tanta luce ci mostra veramente chi siamo e può incoraggiarci ad evolvere, a migliorarci. Solo tanta luce può farci essere sicuri nei passi dei nostri cambiamenti. Grazie per le mie lacrime, che mi parlano della capacità di commuovermi, di sentire, di emozionarmi.
E passando dal serio al faceto...ho appena detto a mio marito che per Natale desidero uno dei tuoi corsi perchè voglio educarMI a lungo termine ;)
Ciao Carlotta,
Ti ho “scoperta”da poco e dai voce a tante riflessioni e sensazioni che a volte mi capita di provare quando decido di educare i miei figli reagendo in determintate situazioni in un modo diverso da quello “convenzionale”,o semplicemente da quello che si aspetterebbero la maggior parte delle persone che mi circondano (nonni in primis..).Non è facile non restare vittime del proprio retaggio culturale,ma sento che è la strada da percorrere, e se anche ci vorrà tempo e tanto lavoro su me stessa credo ne valga la pena.Per questo grazie davvero perché trovo sempre spunti molto interessanti ed esempi utilissimi nei tuoi podcast.
Per l’episodio in particolare lo condivido a pieno ma purtroppo non sempre riesco a lasciarli liberi,anche se sento di sbagliare..quando ad esempio chiamano i nonni che sono lontani,pur di non farli rimanere male o deluderli,forzo i miei figli a parlargli anche se non ne hanno voglia in quel momento(soprattutto il grande che ha 7 anni e non ha mai avuto particolare piacere a parlare tramite videochiamata o telefono..).E mi trovo a fargli anche la ramanzina se magari in quel momento sono stati di poche parole o non hanno voluto “raccontare qualcosa” ai nonni che non vivono la loro quotidianità..come se il non voler parlare con loro in quel momento significasse che gli vogliono meno bene,cosa che so assolutamente non essere vera, perchè hanno un legame fortissimo nonostante la lontananza..
Probabilmente dovrei semplicemente non forzarli, e lasciare la delusione del momento ai nonni ..ma non é facile.
Probabilmente voi che vivete lontani avrete una situazione simile,ti é mai capitato?Grazie se avrai modo di rispondere
Team La Tela
Cara Francesca, da genitore che vive lontano dai nonni, ti invito davvero, con tutto il cuore, a rendere quella relazione più spontanea. Inizia a dire ai nonni: "In questo momento non ha voglia di parlare, stanno giocando e non voglio interromperli" e fai sentire ai tuoi figli che rispetti i loro desideri. Ora come ora il messaggio che stai passando, anche se inconsciamente, è: "Metti i bisogni e i desideri degli altri prima dei tuoi. Deludi te stesso per non deludere gli altri". Per me il messaggio dovrebbe essere il contrario. Poi parla con i tuoi figli e decidete insieme quando parlare con i nonni, in modo che siano loro a decidere ed essere disponibili (non quando vuoi tu o vogliono i nonni). Spero davvero che tu possa accogliere queste parole con amore e ti assicuro che migliorerà anche la loro relazione (perché sarà più sincera e spontanea). 💜
Ciao carlotta.. Sono d'accordo con te.. Cerco sempre di non costringere mia figlia di 18 mesi a fare cose che non vuole.. Tipo baciare nonni o abbracciare sempre.. O altre cose.. Ti vorrei fare una domanda però.. Questo non costringere vale anche per cose necessarie e importanti? Ad esempio da qualche giorno la mia piccola prima di andare a dormire non vuole lavare i denti.. Pianti, mi scansa con la mano.. Lancia lo spazzolino a terra.. Una sera sono riuscita in un momento di calma apparente a lavarglieli io.. Una sera ho dovuto rassegnarmi.. E non se li è lavata.. Come mi devo comportare in questi casi? Grazie
Team La Tela
Hai ascoltato /letto la mia collezione sui due anni? Tua figlia sta entrando nella fase dell’auto affermazione in cui ha bisogno di praticare indipendenza e volontà. Potreste fare un poster della routine in cui è il poster a dire i vari passaggi prima di andare a dormire (magari lo accetta, potete farlo con foto sue mentre fa le cose che dovrà fare ogni sera così dovrete fare anche una foto di lei che si lava i denti) e potresti anche provare a dirle che lei lava i tuoi denti e tu i suoi… ma davvero la chiave è non entrare in una lotta di potere, quindi magari se nulla migliora, lascerei perdere per qualche giorno, smetterei di ricordarglielo (così vede che non ne fai un problema) e andrei in biblioteca a cercare libri sui denti. Forse c’è anche una storia de La Nonna Che Parla sui denti 🤔 Spero di esserti stata d’aiuto
Sono assolutamente d’accordo con te Carlotta. Prezioso questo episodio. Sin da quando è piccolo il mio bambino cerco di rispettare il suo volere e assecondare i suoi bisogni. Gli chiedo se vuole essere abbracciato, se vuole essere baciato o preso in braccio. E se la sua risposta è no, la rispetto come farei con qualsiasi altro essere umano. Sto cercando di “insegnare“ alcuni concetti preziosi anche al mio compagno, che per la maggior parte delle volte accetta (anche se lui è uno di quelli che, purtroppo, dice frasi tipo “siamo venuti su bene lo stesso, adesso con questa nuova educazione non si può più dire niente“). Lo zoccolo duro spesso sono le persone più anziane, i nonni, i bisnonni… Lì mi chiedo sempre quale sia il limite tra insegnare ed imporre anche a loro questo nuovo tipo di educazione (mi rendo conto che sia molto difficile) e tra il lasciare che loro si rapportino al bambino nel loro personale modo. Ovvio che su alcune cose non transigo, per esempio proprio il fatto che gli venga imposto al suo corpo qualcosa che non vuole oppure che gli si faccia fare qualcosa che non vuole. Ed in questi casi devo respirare molto perché la mia reazione da madre leonessa spesso è istintiva e aggressiva. In altre situazioni però non so mai fin dove lasciar andare e quando intervenire.
Ti ringrazio comunque sempre tanto per tutto il lavoro che fai. Sto ascoltando tutto il podcast in ordine di pubblicazione e mi sono ripromessa di acquistare il tuo corso non appena sarò al passo con gli episodi.
Un abbraccio
Team La Tela
"La rispetto come farei con qualsiasi altro essere umano", quella è la chiave.
Guarda, negli anni ho capito che possiamo davvero solo controllare noi stessi, quindi a volte possiamo prendere i nonni e spiegare la nostra preferenza (non nel momento, ma quando siamo tutti calmi, magari invitandoli a pranzo fuori senza ai bimbi), ma se poi non sono ricettivi, meglio lasciare andare e lavorare sui nostri bambini, dare loro gli strumenti di "difendersi".
Ps. Ho avuto un problema tecnico con i commenti, ma sto recuperando :-)
Ciao Carlotta, io sono d'accordo con te sul concetto di base, libertà di scelta e rispetto dei tempi, con sospensione del giudizio a prescindere dai condizionamenti sociali. Però ogni tanto mi capita di dire la frase che citi a mio figlio, bimbo sensibile, riflessivo e cauto che spesso ha bisogno di prendersi un pò di tempo in più per decidere cosa fare ed eventualmente "lanciarsi". Solo che di solito io la dico a completamento della frase "Non è vero che avere coraggio significa non avere paura..." perchè credo che la paura sia un'emozione normalissima a qualsiasi età, quindi l'obiettivo per me non è "eliminare la paura", ma imparare a conoscerla e a gestirla, raggiungendo si spera col tempo quell'equilibrio tra volontà e timore, per cui magari arrivi a sentire che vuoi talmente fare una cosa da provare a farla anche se allo stesso tempo ti fa un po' paura. Questo per me è il senso di quel "farlo ugualmente", :-)
Team La Tela
Non saprei. Noi per spronare Oliver, che è un bambino molto cauto che non ama lanciarsi, gli chiediamo semplicemente se vuole aiuto. A volte gli raccontiamo di episodi in cui noi stessi abbiamo DECISO di fare cose che ci facevano un po’ paura e siamo stati felici di averle fatte (o no). Ma la decisione, appunto, per me è sua.
Episodio prezioso, grazie
bellissimo
Ciao sono Elisa, ascoltavo proprio stamattina questo podcast. E mentre lo ascoltavo è successo questo: Giorgio,mio figlio di 2 anni e mezzo doveva entrare all'asilo nido,che frequenta da settembre. Premetto solitamente entra tranquillo ma altre volte non ha voglia e oggi,accompagnato stranamente dal suo papà, é arrivato davanti alla sua maestra e non voleva andare dentro, piangeva e gli si aggrappava al collo.. allora gli ha chiesto "preferisci venire a casa? " e l'ha riportato a casa. Non l'ha né convinto né tantomeno ci ha provato.
E sono contenta che ha fatto così. Ma dall'altra parte ci sarà il giorno che così non possiamo perché lavoriamo entrambi.
Ecco mi chiedo Gli creiamo confusione che a volte seguiamo ciò che preferisce e altre dobbiamo trovare un modo perché lui si trabuillizzi e entri?o non dovremmo riportarlo a casa mai indipendentemente se possiamo o meno stare con lui?
Ps. Il pensiero comune a chi l'ho raccontato è" adesso farà così ogni volta e non entra più. Perplessa.
Ho iniziato a seguire il tuo corso. E ti ringrazio ,sentivo da tempo l'esigenza di cambiare qualcosa e con te sto focalizzando il mio cambiamento. Grazie
Elisa
Insegnante
Sono curiosa di sapere cosa ti risponderà Carlotta, capita anche a me a volte col mio bimbo di 3 anni. Soprattutto quando è il giorno che deve dormire là al pomeriggio e mi dice che non vuole rimanere.. ma poi quando lo vado a prendere è felice, mi dice che non ha pianto e che si è divertito!
Team La Tela
Cara Elisa, la risposta non è una. È infinite risposte a seconda delle infinite situazioni e personalità di bambini e genitori. Tuo marito ha fatto ciò che avremmo fatto io e Alex. Una volta arrivati a casa ne avremmo parlato insieme e avremmo capito le ragioni del non voler entrare, avremmo parlato delle persone che li aspettano dentro, avremmo chiesto che cosa potremmo fare perché entri più sereno… è un processo. Oliver dopo quella volta è entrato a scuola infinite volte serenamente e qualche volta di nuovo non ha voluto. Una scelta di un giorno spesso non determina la vita.
Mi dispiace che vi siate sentiti dire frasi del genere: non apprezzo la mentalità del "ora farà sempre così", che si rispecchia anche negli infiniti "non prenderlo in braccio quando piange perché lo vizi", "non dargli il seno quando si fa male perché si abitua ad averlo come consolazione"… è un po' come se dicessi a un adulto "non abbracciare il partner quando piange perché poi si abitua" o "se oggi non vuoi andare in palestra ti forzo perché se no poi non ci andrai mai più"… mi sembrano estremi e credo siano assolutamente controproducenti.
Ci sono momenti e momenti: dobbiamo educare secondo la persona che abbiamo davanti e imparare a seguire un po' di più l'istinto. Da qualche parte nella storia della genitorialità, mi sembra che i genitori si siano dimenticati di seguire i propri istinti e abbiano iniziato a vedere i bambini come persone da "addestrare" (come se ci fosse un manuale da seguire). Ci siamo dimenticati che siamo tutti persone in continua evoluzione: quello che noi adulti siamo oggi non è definitivo, tra qualche anno saremo persone diverse. Per i bambini potrei scrivere la stessa frase sostituendo "anno" con "giorno".
Come vedi non ho una risposta, solo pensieri a ragnatela che spero possano avviare riflessioni.