279. Fai più fatica con uno dei tuoi figli?
In questo episodio di Educare con calma affronto un altro senso di colpa che credo meriti uno spazio tutto suo: sentirsi più in sintonia, o reagire meglio, con un figliə rispetto a un altrə.
Te ne parlo partendo da un aneddoto di grande fatica avvenuto con Oliver ed Emily, in cui mi sono ricordata che l'essenza della genitorialità non è amare ogni figliə allo stesso modo, ma amare ciascunə «su misura».
Puoi leggere l'aneddoto completo nei relazionati: la scrittura è il mio mezzo per processare, avevo bisogno di metterlo nero su bianco. Si intitola: «Perché a mamma piace di più Emily?».
:: In questo episodio parliamo di:
Perché non siamo lo stesso genitore con tuttə i nostrə figlə.
Chimica, bambino interiore: le sensazioni che ogni figliə risveglia in noi.
La vergogna e la paura di essere un «cattivo genitore» quando reagiamo diversamente.
:: Nell'episodio menziono:
Prima di lasciarvi all'episodio di oggi che vi averto è un pelino emotivo, al
meno lo è stato
per me registrarlo, faccio una cosa che faccio raramente, ma qui alla tela
siamo super
emozionati, abbiamo ufficialmente avviato l'era delle app la tela e la nostra
prima app
e appena uscita sia per iPhone sia per Android, si chiama Spazia la tela ed è
un app per
condividere e trovare posti a misura di famiglie, ovunque voi siate e anche per
organizzare
incontri con genitori che educano come voi, ma la cosa che c'è emozione di
più è che
abbiamo deciso che è gratuita, la consideriamo un servizio per le famiglie per
continuare nel
nostro obiettivo di rendere l'italia, più familii friendly, almeno nelle pic
cole cose, e anche
di far sentire le famiglie meno sole più con nese, per chi ha letto la
newsletter lo
sa già, ma in realtà l'app è nata da un errore per me, per ribile, perché
durante una pulizia
digitale di primavera dei miei account Gmail ho cancellato un account senza
rendermi conto
che ospitava la nostra collezione di spazi per famiglie, cioè anni di contrib
uti delle
famiglie la tela spariti in un attimo, e quando ci ne siamo resi conto era tro
ppo tardi
e non abbiamo potuto recuperare l'account, dopo un pochino diciamo tristezza,
ma direi più
di sperazione, Alex ha avuto una delle sue solite idee e mi ha detto e da tanto
che vogliamo
creare un app per offrire questo servizio, magari è ora detto fatto, e così
che è nata
spazi la tela e l'unica cosa che vi chiediamo di fare è usatela, usatela, usat
ela, cercate
spazi la tela sul app store di iPhone o su Google Play di Android e scaricatela
, godete
vela, un momento perché è davvero spaziale gioco di parole ci sta, abbiamo
perfino incluso
gratis le nostre guide di viaggio per tutta la famiglia per i bambini e creato
la versione digitale
perché arriva in città e si è dimenticato di stamparle, cioè davvero pazzes
co, e poi aggiungete
qualche posto per famiglia che conoscete personalmente, ne basta anche solo uno
, così ci aiutate
a popolare la lista anche se vedrete che ci sono già tantissimi, tantissimi
posti creati della
nostra comunità perché, beh perché abbiamo una comunità pazzesca, e ormai
forse mi conoscete
io raramente chiedo qualcosa in cambio del lavoro che facciamo, ma in questo
caso mi piacerebbe
veramente tantissimo chiedervi una mano per provare a raggiungere le classif
iche italiane
delle app più scaricate, quindi prima di tutto scaricatela vi piacere la tant
issimo prometto,
poi lasciato una recensione sull'app store, su Google Play che ci aiuta molt
issimo a farla
scoprire, e magari aiutateci a diffonderla nelle vostre comunità online e
offline via WhatsApp,
Telegram, nelle storie di Instagram, chiaramente taggateci, insomma vediamo se
riusciamo a creare
l'impatto che solo la tela sa creare, come mi avete mostrato proprio voi quando
ho scito
il mio libro che era finito al quarto posto della classifica generalità ital
iana completamente
aspettatamente. Spazio la tela, la nostra prima app e a breve ne arrivano altre
due che state
aspettando con impazzienza, voilà, fatto anche un piccolo spoiler e ora vi las
cio alla scolto
dell'episodio di oggi. Benvenuti e benvenute a un nuovo episodio di educare con
calma. In un episodio
passato sul podcast ti ho parlato di diversi sensi di colpa, comuni, tra i gen
itori e di come
in realtà molti di questi non ci appartengano davvero ma se non riflessi di
aspettative esterne.
C'è però un senso di colpa che ho lasciato fuori perché secondo me merita
uno spazio tutto suo,
ed è questo. Te lo dico sotto forma di pensieri del dialogo interiore che
abbiamo nei genitori. Mi
piace di più uno dei miei figli. Mi trovo meglio con uno dei miei figli. Reag
isco meglio con
uno dei miei figli. Mi comporto meglio con uno dei miei figli. Forse non l'hai
mai detto d'alta
voce, forse lo pensi e lo cacci via subito, o magari ci convivi danni come una
specie di vergogna
silenziosa. Io so che questo è un dialogo interiore che divora tantissimi gen
itori e quindi la prima
cosa che voglio fare è dirti chiaramente senza ha ombra di dubbio che è comun
issimo. Non sei solo,
non sei sola. E secondo voglio dirti che questo dialogo interiore non significa
quello che pensi.
Gabormate, psichiatra, ricercatore che ha dedicato decennia a studiare legame
tra genitori e figli,
oltre a tutto il resto del suo lavoro e uno dei miei mentori più grandi che io
stimo di più,
dice una cosa che trovo molto liberatoria. Non siamo lo stesso genitore con
tutti i nostri figli.
Ogni figlio evoca in noi parti diverse di noi stessi, alcune che conosciamo
bene, altre che ci mettono
a disagio, altre ancora che non avevamo mai incontrato, altre ancora che ci
sembrano impossibili
da guardare negli occhi, che ci provocano quasi un senso di discusto. Con un
figlio poi sentirti
naturale, divertente, spensierato, leggera, con un altro poi sentirti goffa,
accorto di risorse,
meno presente, impacciato. Con uno poi mantenere la calma più facilmente con l
'altro la perdi in un
anno secondo. Non è questione di quanto ami ciascuno di loro. È questione uno
di chimica e la chimica
per definizione non si sceglie, e due di chi è il tuo bambino interiore o la
tua bambina interiore.
Te l'ho racconto con un mio anedoto personale perché credo che sia il modo
più honesto, anche se
questo è una anedoto che è molto difficile per me raccontare, non lo ancora
mai raccontato perché è
stato un momento personale di grande fatica e di cui mi sono vergognata molto.
Qualche tempo fa
Oliver Demili? Non sto a scendere nei dettagli, ma si sono fattimale a pochi
minuti di distanza entrambi
utilizzando una bici che ci avevano dato imprestito nel posto dove ravamo. Pr
ima Emili e poi Oliver.
Con Emili ho reagito in maniera amorevole. Lo aiutata, lo abbracciata, lo detto
va bene piangere. Lo chiesto
dove si era fattamale, con Oliver, ho reagito come se avesse potuto evitarlo
quasi con fastidio,
con frustrazione, ma è possibile e appena successo a sua sorella come è
possibile che anche tu
abbia fatto la stessa identica cosa a pochi minuti di distanza. Mene sono acc
orta subito, ma non so perché,
a volte capitano quei momenti perché in realtà oggi con tutti gli strumenti
che ho a mia disposizione
sono veramente molto brava a dire, aspetta, non è uscito come volevo lasciami
riprovare e a riscrivere
la scena. Oggi sono veramente molto brava a farlo. Eppure in quella situazione
credo che arriva
già da una serie di frustrazioni proprio con Oliver, riguardo al homeschooling
e quindi non ho riparato
subito e quell'errore chiaramente ha aggiunto potenza e volume alla voce della
vergogna. Quell' giorno
Oliver ha chiesto ad Alex, perché a mamma piace di più Emili? Quando Alex me
lo ha detto anche se
l'ha fatto non con giudizio ma con amore è stato un mal di cuore. Mi sono ch
iusa in me quella sera e la mia
vergogna ha parlato fortissimo, più forte che mai, più forte di quanto non
ricordassi proprio negli
ultimi anni. Ci ho messo ore, davvero ore, a parlare con la mia vergogna e a
riscrivere il dialogo
interiore, che mi diceva che sono un pessimo genitore, che ho fallito in tutto,
che sono la ragione per
la quale Oliver è meno sicuro di sé, che ho fallito per fino a mostrarli il
mio amore, che madre
sono, che madre pessima. Nonostante sapessi che quella era la voce della mia
vergogna e che sapessi
esattamente come agisce la vergogna dentro di noi ci ho messo veramente ore a
riscrivere quel dialogo
interiore. E allo stesso tempo sono grata di tutto il lavoro che ho fatto per r
iconoscere, parlare
con la mia vergogna, perché altrimenti, probabilmente, quella frase me la sare
i portata dietro a lungo.
Invece il giorno dopo ho parlato con Oliver. Io detto che mi sono accorta di
aver reagito diversamente
quando si sono fattimale e che me ne sono reza conto subito e che avrei dovuto
dirli lo subito e
che mi dispiace di non averlo fatto, come mi dispiace anche di aver reagito
diversamente. E poi io anche
detto che ci ho pensato molto e mi sono reza conto che spesso succede che reag
isco diversamente con Oliver
e con Emili e che probabilmente lui pensa che mi piace di Piu Emili. E a questo
punto ho notato
che mi ha guardato come dire "sì mamma, è proprio così, lo penso". E in quel
momento appena si è
sentito visto capito sia aperto e abbiamo iniziato a parlare. Io ho assicurato
che non mi piace di Piu Emili
che li amo in trambi tantissimo e mi piacciono in trambi tantissimo come
persone e l'istimo tantissimo
in trambi come persone, ma che li amo, mi piacciono e l'istimo in maniera
diversa perché sono due
persone diverse che risvegliano in me sensazioni diverse. Io spiegato che per
me è più semplice accogliere
Emili durante una crisi perché non rivedo mestessa bambina in quella crisi.
Oliver invece ha una
sensibilità molto simile alla mia e questa volta è come mettere le mie fat
iche bambine davanti a uno specchio.
E non so le fatiche cosa rimanere a guardarle, ma è anche fatiche cosa scegli
ere una reazione diversa perché la
reazione che io ho ricevuto nella mia infancia dai miei genitori è un'altra e
tutti tendiamo ad educare
come siamo stati educati, finché non cambiamo gli automatismi. E quindi io
proprio raccontato tutto
questo, gli ho detto che non significa che io lo ammi di meno o che mi piaccia
di meno per questo significa solo
che io sono meno capace aggestire le sue crisi perché mi ricordano le mie cris
i e tendo a replicare
quello che facevano i miei genitori con me. E dalle sue parole, dalle sue dom
ande ho capito che ha
capito esattamente cosa intendessi e che quella conversazione ha sollevato un
peso su suo cuore. È stata una
conversazione lunghissima e non è stata una conversazione facile, ma credo che
dirlo e dirlo proprio a lui non
solo a me stessa sia stato molto importante, sia stato forse importante tanto
quanto capirlo, tanto quanto capire che
tutto questo stava succedendo dentro di me. Nel percorso per educare a lungo
termine c'è un interacategoria
su fratelli e sorelle e lì ci sono varie lezioni su questa tematica, c'è
proprio una lezione che si chiama
quando provi più a finità verso un figlio, mi sembra, e lì trovi 3 spunti
più approfonditi, ma la cosa più
importante che voglio dirti oggi è questa, non è diseguaglianza da more, è
semplicemente humanità. L'essenza
dell'agenitorialità non è amare tutti i figli allo stesso modo, è amare cias
cuno, sumisura, individuo per
individuo nella loro specificità e tra l'altro sai letto il mio libro questo
concetto del amare sumisura,
lo troverai anche lì in uno degli ultimi capitoli. E' un'ultima cosa i tuoi
figli quando sono un po' più
grandi, ma ti ricordo che le tà indicativa, tu conosci i tuoi figli, io per
esempio questa conversazione avrei
tranquillamente potuto vederla anche a partire dagli otto nove anni di entrambi
i miei figli perché sono
conversazioni che arrivano da una gradualità, da un'educazione emozionale, da
un'educazione alla
riparazione, da un'educazione all'aggestione del conflitto e quindi sono conc
etti che aspizi
chie bocconi o trasmesso loro negli anni, ed è per questo che ho potuto metter
li tutti insieme in quella
conversazione. Ma al di là di questo ti assicuro che i tuoi figli possono reg
gere quella verità,
se gli è la porti con gentilezza e convulnerabilità, anzi spesso la reggono
molto meglio di quanto pensiamo e
non solo la reggono ma la prezzano perché si sentono parte della relazione e
quindi quella conversazione ci
unisce. Anche per oggi è tutto, spero di aver lasciato qualche semino e sono
curiosa di sentire se
hai dubbi, domande, riflessioni, pensieri e ragna tela, ti chiedo solo di accog
liere questo anedoto e
quello che ti ho raccontato con gentilezza, con la stessa gentilezza che vor
resti ricevere tu sera
contassi qualcosa di vulnerabile. Ma se ti va davvero, vieni a unirti alla
conversazione nei commenti sulla
tela.com/podcast e cerchi il numero dell'episodio oppure vai sulla tela.com cer
chi la lente di ricerca e scrivi il
titolo dell'episodio e lo trovi. Non mi rimane che augurarvi buona giornata, bu
ona serata o buona notte,
Te, a seconda di dove siete nel mondo.
Ciao, ciao.