Preferiti dei bambini

«Perché a mamma piace di più Emily?»

Due cadute identiche, due reazioni diverse e una domanda di Oliver che ha svegliato la voce che conosco da quarant'anni.

Fondatrice de La Tela
24 luglio
3 risposte

Qualche mese fa eravamo in Brasile, ospiti di una famiglia che sta costruendo un campeggio. Avevano una di quelle bici piccole da bambini, mezza rotta, e l'avevano prestata a Oliver ed Emily, che avevano deciso di usarla per sfrecciare intorno alla casa.

A un certo punto Emily cade. Si sbuccia il ginocchio, si fa male e piange. Io vado da lei, la prendo in braccio, la porto al tavolo, le pulisco la ferita, la coccolo, le dico che mi dispiace tanto che si sia fatta male.

Pochi minuti dopo Oliver prende la stessa bici, fa lo stesso giro e cade esattamente nello stesso modo.

Con lui, però, non mi esce nessuna coccola. Mi esce: «Ma è possibile? Hai appena visto Emily cadere e hai fatto la stessa identica cosa, ti sembra normale?». Niente abbraccio, niente «mi dispiace», niente mamma calda e amorevole di pochi minuti prima (è ancora un mal di cuore anche solo a scriverlo 💔). Mi arrabbio pure, perché lui, con il ginocchio sbucciato, vuole solo mettersi un cerotto e andare a correre con Alex, come se niente fosse.

Quella sera, tornati dalla corsa, Alex mi prende da parte e mi riferisce una domanda che Oliver gli aveva fatto mentre correvano:

«Papà, perché a mamma piace di più Emily?».

La voce della vergogna

È immediato: una sensazione di bruciore e costrizione nel petto che sale alla gola, alle guance, agli occhi, alla fronte. E subito una voce:

Non sai mostrare amore a tuo figlio.
Che madre terribile, fai soffrire così tuo figlio.
Sei una pessima madre.
Sei un fallimento.

E non solo:
Insegni ai genitori a nutrire la relazione con i figli e intanto tuo figlio chiede a suo padre lo ami di meno.
Sei un'impostora.

Una valanga di cattiveria. In un attimo non ero più una donna adulta che, in un pomeriggio faticoso per altri motivi, aveva avuto una reazione sbagliata. Non ero più un genitore che fa più fatica con un figlio che con l'altro (è così per tutti!).

No. Di colpo ero diventata una persona profondamente e irrimediabilmente sbagliata: una madre che non vale, una persona che non vale, perfino una professionista che non vale.

E quella valanga non mi arrivava come un pensiero: mi arrivava come un fatto. Una verità assoluta, una descrizione accurata di chi sono.

Oggi so che quella è la voce della vergogna. Il senso di colpa dice «ho fatto un errore»; la vergogna dice «sono sbagliata io». E quella sera parlava solo lei.

Tre ore di dialogo con la vergogna

Quella sera ho fatto una cosa che qualche anno fa non avrei saputo fare. Ho detto ad Alex: «Sto provando tantissima vergogna in questo momento e ho bisogno di un po' di tempo da sola».

Sembra piccolo, ma per me non lo è: la vergogna cresce nel buio, nel silenzio, nel non detto e nominarla ad alta voce è il primo modo per toglierle potere.

Poi, mentre tutti dormivano, ho singhiozzato per tre ore da sola in sala.

Tre ore in cui ho fatto sempre lo stesso giro: la voce mi convinceva di essere una persona terribile, io la riconoscevo e mi ripetevo il mio mantra – i pensieri non sono fatti e lei ripartiva da un'altra angolazione: «Ok, i pensieri non sono fatti, ma tuo figlio questo lo sente davvero, quindi è vero che sei una pessima madre».

E di nuovo da capo. Tre ore. Ma quelle tre ore hanno fatto la differenza tra prendere tutto quello che diceva quella voce e metterlo in uno zaino invisibile da portarmi addosso ogni giorno, oppure posare lo zaino per terra, schierarmi dalla mia parte, prendere le mie difese.

La verità che ho detto a Oliver

Il giorno dopo, regolata, ho parlato con Oliver. Ho riparato e gli ho detto la verità.

Gli ho detto che non siamo lo stesso genitore con tutti i figli (di questo te ne parlo meglio nell'episodio del podcast «Fai più fatica con uno dei tuoi figli?», che ti lascio nei relazionati qui sotto).

Gli ho detto che alcuni suoi comportamenti mi infastidiscono di più perché lui è molto simile a me: mi ricorda me da bambina. E quando fa qualcosa che da piccola facevo io – qualcosa per cui venivo rimproverata o umiliata o fatta sentire inferiore e sbagliata – io torno lì in un attimo. Sono di nuovo quella bambina indifesa e sola.

Solo che adesso sono dall'altra parte: sono io il genitore e se ascolto solo la bambina dentro di me rischio di reagire con lui esattamente come reagivano i miei genitori con me. Non voglio che sia così.

E poi gli ho ricordato la cosa più importante, quella che gli ripeto e continuerò a ripetergli allo sfinimento: «I tuoi comportamenti a volte non mi piacciono, ma tu mi piaci sempre. Ti stimo, ti amo, ti apprezzo».

Lo dico per lui, perché un giorno, a forza di sentirlo, possa separare sé stesso dai suoi comportamenti e avere dentro una voce più gentile di quella che ho a volte ho ancora anche a 40 anni.

Ma lo dico anche per me. Perché ogni volta che lo dico a lui, lo sto dicendo anche a quella bambina che abita ancora dentro di me.

Perché te lo racconto

Perché la vergogna vive nel silenzio e ogni volta che la portiamo alla luce le togliamo un pezzetto di potere. Scrivendo questo post ho tolto un altro pezzetto di armatura.

E poi perché questa storia mi ha spinta a fare una cosa che rimandavo da tempo: trasformare il lavoro che sto facendo sulla vergogna in un mini percorso dentro il Percorso per Educare a Lungo Termine, con lezioni brevi e la ruota della vergogna, lo strumento che ho creato per imparare a riconoscere la sua voce.

Se questa storia ti ha smosso qualcosa, lì troverai il modo di lavorarci anche tu. Inizia da qui:

Percorso / Crescita personale
La vergogna si traveste
Perché è l'emozione più difficile da riconoscere.

L'obiettivo non è non provare più vergogna: è riconoscere la sua voce e smettere di chiamarla «io». Da lì in poi puoi decidere tu chi guida.

Ce la puoi fare, ce la stai facendo. Faccio il tifo per te.

Parliamone

Lascia un commento…
Abbiamo ripristinato delle modifiche non salvate.
Link
Pulsante
Inserisci contenuto

Nessun risultato.

Registra audio

Crea sondaggio
Opzioni

Caricamento in corso…
Abbiamo ripristinato delle modifiche non salvate.
Link
Pulsante
Inserisci contenuto

Nessun risultato.

Registra audio

Crea sondaggio
Opzioni

Caricamento in corso…
Giulia    Oggi

Ciao Carlotta, grazie per questo episodio, che non poteva arrivare in un momento migliore. La mia bambina piu grande ha 3 anni, e stiamo avendo una settimana particolarmente difficile. Proprio ieri sera mi sono sentita sommersa da un senso di colpa enorme, perche mi sono sorpresa a pensare, della mia bimba piu piccola di 1 anno "guarda come mi diverto di piu con lei". La verita' e' che la mia bimba piu grande mi ricorda tutto quello che sono stata (e sono tutt'ora) io. Sensibile, emotiva, introspettiva, cauta.. e ogni volta che lei ha una crisi emotiva forte io rivivo dentro di me tutte le volte che piangevo da piccola e mi dicevano che non si piange, tutte le volte che non me la sentivo di andare a giocare con gli altri bambini ma mi dicevano "dai su vai che sono tutti li che si divertono", tutte le volte che mi sentivo triste o arrabbiata ma mi veniva detto "dai su, perche te la prendi non e' niente!". Sto cercando in ogni momento di reagire diversamente e di riscrivere la storia, e la maggior parte delle volte ci riesco a non reagire come sono stata cresciuta io, ma comunque le crisi ci sono, sono tante e sono fortissime, e ho paura che lei si senta da sola in queste crisi. Non riesco a non pensare a quanto sia difficile e complicato essere cosi emotivi, cosi sensibili, cosi "diversi dagli altri bambini", e mi sento in colpa per quello che sta vivendo lei, che ho vissuto anche io, e per quanto deve essere difficile anche per lei sentirsi cosi. E non riesco a non pensare.. quanto sarebbe piu "semplice", non essere cosi sensibili... :( <3

Elisabetta    Oggi

Ciao Giulia, ti lascio una piccolissima risposta perchè quello che racconti mi risuona moltissimo. La mia bimba di 4 anni è esattamente così, e così sono io. Morale: non riesco a essere fisica, affettuosa e "coccolante" in modo sponteaneo con lei (come invece mi è istintivo con la mia bimba di 1 anno, che da quando è nata riempio di baci!). Se sei qui magari la conosci già, ma in questi anni mi ha aiutato molto riconoscere che lei (e io!) è una Persona Altamente Sensibile e seguire e applicare le strategie di Viola Koyuncuoglu . Se non la conosci, penso proprio potrebbe aprirti un mondo. Un abbraccio!

Abbiamo ripristinato delle modifiche non salvate.
Link
Pulsante
Inserisci contenuto

Nessun risultato.

Registra audio

Crea sondaggio
Opzioni

Caricamento in corso…