153. L'educazione del «ricatto sentimentale»
In questo episodio di Educare con Calma rifletto con voi su un'espressione che mi ha scritto un giorno una mamma, il ricatto sentimentale, e di come sia un'arma pericolosa dell'educazione basata sull'obbedienza.
Vi leggo il messaggio di una mamma, vi ricordo quale sia l'obiettivo dell'educazione, rifletto sui possibili danni del ricatto sentimentale e vi propongo una mentalità che amo e di cui parlo nel mio Percorso per educare a lungo termine.
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Parliamone
Trovo molta difficoltà nell'esprimere le mie sensazioni/emozioni per educare i miei figli ad esprimere le loro, senza spingersi nel ricatto.... Per esempio ci sono situazioni borderline come "non mi sono piaciute le tue parole, mi hanno resa triste"... Vi chiedo allora: frasi come queste possono instaurare un'educazione corretta o meglio modificarle?
Grazie mille
Team La Tela
Ciao Cinzia, è vero, a volte è difficile e ci sono varie sfumature a seconda delle situazioni. 💜
Esprimere la propria emozione è valido, l'importante è provare a ricordare di non legare la nostra emozione al loro comportamento: l'emozione si genera in noi, siamo noi il «motore» (anche se il comportamento altrui è un trigger che ci «innesca»). Per cui «Le tue parole poco gentili mi hanno resa triste» potrebbe diventare «Mi sono sentita triste dopo aver ascoltato le tue parole poco gentili». Sembra una differenza sottile, ma cambia il punto di vista e di partenza.
Presto (a marzo) approfondiremo questo argomento, con nuove lezioni nel Percorso per educare a lungo termine sulle emozioni (parleremo soprattutto di rabbia, ma con spunti applicabili anche alle altre emozioni).
Ciao Carlotta,
questa breve puntata mi ha colpito molto perché ripensando alla mia infanzia con la maturità di un adulto capisco di essere stata vittima del ricatto emotivo (come lo chiamo io) per tutta la mia infanzia e la mia adolescenza soprattutto da parte materna. Non lo capivo all'epoca, non a caso la mia adolescenza è stata profondamente conflittuale e burrascosa, ma nonostante la mia sana e fisiologica ribellione ne ho portato i segni, dentro di me, per molto tempo. Mi sono fatta seguire da un terapeuta per 4anni dopo essere caduta nel tunnel dell'ansia e degli attacchi di panico, che all'epoca per me sembravano apparire senza alcun motivo. Avevo tutto, la mia famiglia era benestante e non mi "mancava niente" ma di fatto portavo un peso enorme dentro di me che aveva bisogno di essere processato, ridimensionato e infine superato. Ho vissuto per tantissimi anni con una insicurezza enorme, poca fiducia in me stessa, e la sensazione costante di dover accontentar tutti, di dover salvare tutti, in primis mia madre, che percepivo come una persona fragile che necessitava del mio aiuto per essere aiutata, accudita, resa felice e per fare questo mi trovato ad essere continuamente accondiscendente per non incorrere in scontri, ricacciando indietro costantemente quelli che erano i miei desideri. Arrivi ad un punto in cui, incastrata in questo loop, non sai più davvero cosa desideri e cosa no, quale sia davvero la tua volontà o preferenze e quali invece siano le scelte che arrvi a desiderare solo perché è quell che vogliono gli altri. Oggi che sono mamma, cerco di essere particolarmente attenta a non fare gli stessi errori che ho subito in prima persona in passato. L'ultima cosa che vorrei che è mio figlio cresca con il mio stesso fardello interiore. Ma mi rendo conto che a volte ricado anch'io nelle vecchie modalità, in automatico, senza volerlo anche se mi sforzo tantissimo nel senso opposto. Vedo che il nostro rapporto è diverso, che c'è tanta fiducia tra noi, vedo che le dinamiche so diverse a quelle che avevo io con mia madre...Ma vivo nel timore di sbagliare... spesso con mio figlio condivido anche le emozioni tristi e il pianto quando mi assale, e vedo che lui mi consola e mi aiuta a suo modo dandomi grande conforto. Mi piace questa empatia e questo rapporto sano e alla pari ma...Spesso ripenso a quando mia madre piangeva e si sfogava con me piccola , e al peso che questo suo sfogo aveva su di meongi volta... che mi ne sentivo in parte responsabile del suo benessere, di farle passare la tristezza e farla stare bene; anche se non potevo perché era depressa e nessuno, se non un terapeuta avrebbe potuto aiutarla davvero. Come posso essere certa di stare dando la giusta dose di fiducia empatia e sicurezza a mio figlio? Come posso essere certa di non sbagliare quando mi faccio vedere fragile da lui? Come posso essere certa di non stare riversando su di lui il peso delle mie preoccupazioni?
Team La Tela
Ciao Alessandra, sono Rosalba del team La Tela.
Ti mando un grande, grande abbraccio, e ti ringrazio per questa condivisione, così sincera e profonda 💜
Leggendoti mi arriva tutto il peso di questo grande fardello, ma anche la bellezza e l'importanza del lavoro che stai facendo su te stessa, c'è una grande consapevolezza nelle tue parole, e questo io credo che sia la cosa più importante, il passaggio fondamentale che ti consentirà di non ripetere gli involontari errori fatti su di te.
Ti lascio anche questo reel, con l'intento di darti una carezza di supporto, da parte di Carlotta e di tutto il team:
Ciao Carlotta, sto riflettendo da tempo sul sottile confine del mantenere la relazione al centro e il ricatto affettivo. Mi spiego meglio: mi piace dire ai miei figli "a papà piace così tanto tornare dal lavoro e trovare una bella sala ordinata, mettiamo via i giochi" invece che dire "si deve fare ordine", oppure "alla mamma piace molto vedervi trovare delle soluzioni con le parole invece che con le mani" invece che dire "non ci si picchia!". Io li vedo che si muovono volentieri quando dico così.
Questo perchè parto da alcuni spunti letti e sentiti sul fatto che i bambini di muovono per "un'energia affettiva" quindi per amore dei genitori e non della regola. E che sia importante "farsi portare dentro" in modo positivo, sempre rimandando un immagine positiva di sè ai bambini e non correggere i comportamenti.
Mi fa paura quando questo può diventare "la mamma è triste se litigate... la mamma è triste se non la ascolti....". Non voglio caricare le mie emozioni su di loro, anche se penso sia giusto esprimerle. Mi fa paura che possa diventare un "ti plasmo come ti ho in mente sapendo che tu fai tutto per vedere felici mamma e papà".
Mi fa pensare l'esempio di mio marito che per anni, anche da 25enne, stava fuori con gli amici alla sera col senso di colpa perchè sapeva che finché non tornava sua mamma non dormiva. La sua educazione è stata costellata da "sono ferita se mi parli in questo modo" e "mi rattrista che tu faccia queste scelte..."
So che non è facile rispondere a una domanda così, ma quale pensi sia il confine tra l'esprimere l'emozione del genitore e pesare sul bambino col senso di colpa di averci feriti? oppure, come vivere questo desiderio dei bambini di farci felici senza sfruttarli per controllarli?
Grazie di cuore per il tuo lavoro
Team La Tela
Ciao Maria,
sono Rosalba del team La Tela.
Grazie per queste tue riflessioni, sono ottimi spunti per ragionarci insieme 💜
Onestamente penso che il confine sia molto sottile, nei casi che hai portato come esempio, e che effettivamente si possa rischiare (involontariamente) di produrre l'effetto del ricatto sentimentale.
Concordo molto sul fatto che «Si deve fare ordine» o «Non ci si picchia» siano frasi generiche con cui spesso si rischia di non ottenere alcuna collaborazione, ma legare il comportamento a ciò che fa piacere oppure no a mamma e papà potrebbe essere altrettanto controproducente (da un altro punto di vista, che tu hai giustamente notato).
In questi casi, le frasi efficaci sono quelle che descrivono il comportamento legandolo alle conseguenze oggettive (positive o negative che siano) piuttosto che alle emozioni dei genitori.
Ad esempio: «Se non metti a posto, è molto probabile che si perdano dei pezzi di Lego o che li aspiri per sbaglio quando passo l'aspirapolvere. E così poi non potrai più rifare il set completo».Oppure: «Eri arrabbiato, ti credo. Puoi esprimere la tua rabbia senza colpire tua sorella: che cosa puoi dirle la prossima volta?»
Questo non significa che il genitore non debba esprimere le proprie emozioni (anzi, è fondamentale!), solo che dovremmo cercare di fare uno sforzo per provare a slegare l'emozione dal comportamento che cerchiamo di ottenere. Magari non ci si riesce sempre (è normale, anche questi sono paradigmi mentali a cui siamo abituati a volte anche per come siamo stati cresciuti), ma averlo notato fa si che tu sia già sulla strada 💜
Cosa ne pensi?
Il bambino non è il comportamento episodico...me lo devo ricordare sempre!!!