145. Mio figlio spinge (5 anni)
In questo episodio di Educare con Calma riflettiamo sui bambini che spingono (ma puoi sostituire «spingono» con qualsiasi altro comportamento che reputi scomodo): che cosa vogliono comunicare? Perché arrabbiarsi e sgridarli non insegna nulla? Come possiamo reagire in maniera costruttiva? E facciamo anche un mini ripasso sul perché sia importante non etichettare i nostri bambini.
Parliamone
Seguo La Tela da un pò di tempo e cerco di trovare la strada giusta per mettere in pratica nel quotidiano i consigli che ci dai!
A volte sono però ancora confusa..
Sono d'accordo sul non ricorrere a punizioni, del tipo se spingi gli altri bambini stasera niente gelato.. fin qui ci sono.. però mi chiedo, se sono al parco giochi, e il comportamento di "spingere" continua ad essere ripetuto, nonostante mi sia allontanata con mio figlio di due anni, aspettato che sia calmo, e spiegato i motivi per cui non è questo un comportamento corretto, ma lui tornato insieme ai compagni continua a farlo, io devo per responsabilità portarlo via dal parco, perché non posso permettere che faccia male a qualcuno. Lui resterà deluso da questa decisione, piangerà, ma questo limite mi sento di doverlo dare, non posso non insegnargli che se non è in grado di rispettare il prossimo in un certo contesto, devo allontanarlo da quel contesto. Questa credo sia una "conseguenza naturale" a una certa azione, e non una punizione. Che ne pensi?
Team La Tela
Ciao Elisa,
hai centrato il punto: portarlo via dal parco in quel caso non è una punizione, è un limite, e una delle differenze sta nel modo in cui lo viviamo e lo comunichiamo.
Una punizione ha come scopo creare disagio al bambino per insegnargli qualcosa (ti tolgo il gelato così impari), mentre il limite nasce dalla responsabilità dell’adulto di garantire sicurezza e rispetto degli altri.
Se – nonostante tu abbia provato gli strumenti per aiutarlo a rispettare il limite – tuo figlio continua a spingere e tu lo allontani, non stai punendo: stai dicendo, con i fatti, che in quel momento non è in grado di stare in quel contesto. E sì, lui piangerà e resterà deluso, e questo è comprensibile. Ma non è il pianto a renderlo una punizione. Il pianto è la naturale reazione alla frustrazione di non poter fare ciò che desiderava. Il tuo compito diventa accompagnarlo: accogliere la sua delusione senza giudizio, contenere le emozioni e restare ferma nel limite.
Su questo, ti lascio un pezzettino di una newsletter di qualche tempo fa, che potrebbe esserti utile (è quella di marzo 2024, se hai l'abbonamento puoi avere accesso anche a tutto l'archivio delle newsletter precedenti):
Durante una delle presentazioni del libro ho assistito a questa scena: una bambina di 4 anni non voleva lasciare il luogo in cui eravamo. I genitori hanno provato ad applicare gli strumenti che avevano a disposizione: anticipare, ripetendo con una cadenza di 15-10-5 minuti che tra un po' avrebbero dovuto lasciare quel posto; hanno provato a offrire alternative, ad avviare un dialogo, ma non ha funzionato. A quel punto hanno fatto l'unica cosa possibile: la mamma l'ha presa in braccio, il papà ha raccolto tutte le loro cose (comprese le scarpe che la bimba rifiutava di indossare) e sono usciti così in strada. Al momento di prendere la bambina di peso ci sono arrivati comunque, ma non prima di aver attinto ad altri strumenti nella loro cassettina degli attrezzi.🕸️ Forse ti stai chiedendo: qual è il limite? Quando è ora di prenderla di peso e andare? Penso che sia diverso in ogni situazione, ma posso offrirti questo: il capitano della barca dice le cose con fermezza, assertività e gentilezza due, massimo tre volte (pochi minuti). Più posticipiamo il momento del «prendo di peso e vado via», meno capitaniamo la barca e più ci lasciamo, invece, capitanare da lei. Forse l'immagine del genitore che prende e porta via che hai nella tua mente è diversa da quella che ho io nella mia, quindi te la racconto: non lo faccio con cattiveria, con movimenti bruschi e facendo la ramanzina («è possibile che non mi ascolti mai!»), ma con gentilezza, un tono di voce basso e movimenti lenti. Con empatia, con calma. Puoi dire: «È ora di andare via e vedo che hai bisogno di aiuto. Ti prendo in braccio con gentilezza e andiamo». Piangerà, scalcerà forse: non dice nulla di chi è lei né di chi sei tu; state solo attraversando un momento di fatica. Di nuovo, la tua calma è la sua calma.
Grazie Rosalba, la tua risposta mi ha rassicurata.. Ce la sto mettendo tutta per cambiare rotta alla mia barca! L'educazione che ho ricevuto mi sussurra che dovrei insegnare a mio figlio a "farmi rispettare" e a non farmi calpestare, ma la sento sempre più lontana! Grazie a Voi!!!!
Anche per le etichette diventa un problema perché noi dobbiamo descrivere il comportamento di un bambino e spesso purtroppo etichettiamo bambini come oppositivi,provocatori,e altro... non parlo di diagnosi ovviamente che è un capitolo a parte parlo solo di etichette per descrivere il comportamento che secondo qualcuno come la.scuola la famiglia non vanno bene
Io sono molto in difficoltà ma ti ascolto da tanto e devo dire che sono sempre più felice di farlo mi hai reso una mamma migliore e soprattutto ho visto che con i bambini spesso funziona meglio un approccio di questo tipo
Grazie Carlotta perché uso i tuoi consigli prima di tutto come mamma ma anche sul lavoro sono una terapista ex educatrice che sta provando a cambiare il modo di educare i bambini con difficoltà comportmentali
A questo proposito mi piacerebbe un confronto perché con i bambini con difficoltà comportmentali qui si utilizzano premi e punizioni la classica token economy ed io mi trovo in difficoltà perché provo a non utilizzarla nonostante il sistema indica questo
Team La Tela
Ciao Silvia, grazie per il tuo commento e per i dubbi che ti poni: immagino che provare a cambiare un «sistema» che detta da tempo regole diverse non sia semplice (un po' come provano a fare alcuni insegnanti a scuola), ma proprio per questo penso sia ancora più importante continuare a provarci.
Grazie per i tentativi di cambiare l'educazione anche con il tuo lavoro. 💜
Rosalba
Team La Tela
Ciao Carlotta!
Complimenti perché con il tuo podcast hai consolidato in me l’esigenza di essere genitore in maniera diversa ed in ognuno trovo spunti per migliorarmi. Ho ascoltato tutti gli episodi in un mese e proprio su quest’ultimo mi sento di lasciarti un mio pensiero. Sono mamma di un ragazzo di 15 anni ed ho iniziato ad approcciarmi in maniera “dolce” a lui da quando sono iniziati i primi tumulti dell’adolescenza…e funziona!!!! Con mio figlio ho avuto spesso il “problema” opposto ossia: veniva spinto, veniva messo da parte, veniva talvolta preso in giro etc…
Credo non sia capitato solo a lui ma che piuttosto ce ne siano tanti di bambini e ragazzi che subiscono senza reagire perciò ti chiedo come noi genitori possiamo affrontare queste situazioni, quando i nostri figli si trovano dalla parte opposta, rispettando sempre tutte le parti coinvolte.
Ti ringrazio di cuore
Team La Tela
Ciao Ambra,
sono Rosalba del team La Tela.
Grazie a te, per la tua bellissima condivisione 💜
Ps. Sapevi che il parallelismo fra primi 3 anni dell'infanzia e l'adolescenza non è affatto casuale? Maria Montessori elaborò la sua teoria sui piani dello sviluppo, trovando una spiegazione scientifica alla analogie incredibili fra queste due fasi: davvero affascinante!
A La Tela stiamo lavorando anche per creare contenuti che riguardano questa difficile e importante fase, quindi... stay tuned 😉
Carlotta questo podcast mi ha fatto tornare a riflettere su quando in effetti mio figlio (7 anni) si comporta in modo aggressivo nei confronti di noi genitori o della sorellina (5 anni) (MAI fuori dalla famiglia) e quando gli ricordo che quello non è il modo giusto di sfogare la rabbia/frustrazione/paura... lui mi risponde "allora insegnami il modo giusto".
Ho seguito tutto il tuo corso educare con calma e scaricato la guida il tuo coccodrillo che sono stati molto utili, ma quando li x li gli rispondo "ricordati che adesso hai la cresta del coccodrillo alzata oppure cerchiamo 5 cose da vedere/4 sentire ecc..." lui li x li mi risponde "non funzionaaaaaaa" .
E' frustrante in certi momenti non riuscire ad aiutarlo... ed è difficile riuscire a rimanere sempre calmi, infatti non sempre ci riesco... scatenando di conseguenza una sua reazione ancora più forte (per esempio se urlo, lui si spaventa e si agita ancora di più. So che non dovrei farlo ma a volte l'istinto prende il sopravvento... quindi penso "come posso aiutare lui se non riesco nemmeno a farlo con me stessa??....)
Ti capisco🩷
Team La Tela
Ciao Elisa, tra un po' uscirà un episodio del podcast che ti consiglio «Dove si compra la pazienza?», risponderà in parte alla tua domanda. Per il resto, tuo figlio ti sta comunicando che quei metodi non funzionano: gli hai chiesto che cosa può aiutarlo in quel momento? Come vorrebbe che tu lo aiutassi? Valida quello che dice e fate squadra: «Mi sembra di capire che il gioco del 54321 non ti sembra funzionare, va bene, quello che funziona per me, può non funzionare per te. Come possiamo modificarlo perché funzioni? / Che cosa possiamo fare invece?». A 7 anni può nascere una bella conversazione. 💜 Spesso quando ci focalizziamo sul metodo e perdiamo di vista la persona, la genitorialità è più frustrante.
Grazie per la risposta Carlotta, trovo le tue indicazioni sempre utili, ci provo subito da oggi! E appena uscirà ascolterò il podcast sulla pazienza!
Ciao, avevo scritto tantissimo ma.poi si è cancellato tutto. Se fossi mia figlia in questo momento andrei a picchiare mio padre o mia madre. Battute a parte, noi stiamo attraversando una fase molto difficile che non parla di spinte ma appunto di aggressività nei confronti della famiglia. Stiamo mettendo in campo tutte le risorse che possiamo, le parliamo, domandiamo, insieme cerchiamo di capire ma in verità abbiamo difficoltá a mostrarle alternative, ad aiutarla ad incanalare la sua frustrazione per una cosa non riuscita o una cosa semplicemente caduta o per quel no che lei non vuole sentir dire.
Siamo in difficoltà anche perché a volte presi dalla stanchezza ricadiamo nelle solite cose e questo fa stare male tutti.
Team La Tela
Ciao Letizia! Grazie per il tuo commento. La prima cosa che vorrei chiederti è: ti stai prendendo cura di te? Hai tempo per te? Spesso quando un genitore mi parla di stanchezza e di non sapere gestire un comportamento dei figli, la prima cosa che bisogna analizzare è se si sta prendendo cura di sé: ricorda che non si può versare da una caraffa vuota. 💜 Poi ti ricordo che spesso la frustrazione va solo accompagnata in silenzio, e non risolta, ma questo è un discorso molto ampio.
Se hai bisogno di un aiuto più concreto, ti invito a richiedere un 1a1 con me: https://www.latela.com/aiutanti/1-carlotta-cerri
Team La Tela
Ps. Se ti va, vai a compilare il tuo profilo su La Tela, anche con una foto: il mio lavoro è un po' alienante a volte (dietro a uno schermo) e vedervi mi aiuta molto.
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Capita “a cecio” questo podcast. Mia figlia tempo fa aveva questo atteggiamento (non tanto la spinta quanto i pugni, schiaffi e calci), ci abbiamo lavorato insieme e non lo faceva più. Ora sono circa 2 settimane che ha ricominciato a farlo e sto cercando di capire cosa sia successo prima. Le cose che mi sono venute in mente sono 2: abbiamo provato a vedere delle puntate di una serie che alla fine si è rilevata non adatta ai bambini della sua età (ha quasi 4 anni), quindi l’ho interrotta ma ha ovviamente visto e assimilato alcune cose. L’altro motivo penso sia il rapporto con la nonna, con cui passa molto tempo. La nonna è “sul fare” e non sul “sentire” e soprattutto spesso con lei entra in una modalità provocatoria (“tu mi fai così allora anche io faccio così”). Ho provato a spiegarle le mie modalità, con tutte le difficoltà, il fatto che voglio dare alla bambina un’educazione diversa, ma è evidente che non la condivide.
Comunque grazie di questo podcast, molto utile e interessante e ricco di spunti.