128. I bambini specchio esistono? (e riflessioni sui bambini che "sfidano" i genitori)
In questo episodio di Educare con Calma rifletto su una domanda di un genitore: mi chiede se esistono i bambini specchio e se è un problema che suo figlio si senta al pari dei genitori. Vi offro anche alcune domande sulla rabbia dei bambini, perché a volte le domande sono più importanti delle risposte.
E se smettessimo di chiederci che etichetta dare ai nostri figli e iniziassimo a chiederci che cosa stanno cercando di dirci?
In questo episodio parto da una domanda su «bambini specchio», forza, rabbia e provocazioni per andare al cuore di un tema più grande: i bambini meritano di stare sul nostro stesso piano di rispetto e hanno diritto di esprimere il loro senso di giustizia, anche quando ci mette in discussione.
Parliamo di limiti senza gerarchia, di aggressività come segnale e non come etichetta, e di come il nostro vero compito non sia far sparire la rabbia, ma insegnare ai nostri figli come stare nella rabbia, come esprimerla.
Un episodio per chi sente di essere stanco di scatole, diagnosi veloci e ricette semplici, e vuole tornare a guardare il proprio bambino per quello che è: unico, in evoluzione, degno di rispetto.
🎥 Trovate il video dell'episodio su YouTube a questo link: i bambini specchio esistono?
Parliamone
Grazie Carlotta per dar voce anche questa volta a riflessioni ingarbugliate dentro me.
Vorrei chiederti cosa ne pensi di insegnanti di scuola dell'infanzia che non trovano giusto che i bambini si mettano sul loro stesso piano. Noi a casa non abbiamo uno stile gerarchico, ma di ascolto e accoglienza delle emozioni, e accettiamo dai nostri figli anche le opposizioni se non trovano giusto come si stanno svolgendo le cose, e loro si comportano così anche a scuola, ma dalle maestre sembra non essere ben visto questo atteggiamento, che riferiscono come maleducato e antipatico, quando secondo me è solo che sono bambini cresciuti nella collaborazione e nel prendere le decisioni insieme, e non nell'obbedienza cieca verso un'autorità.
Spero di essermi spiegata!
Grazie!
Team La Tela
Ciao Anna, grazie a te per questo spunto di riflessione super importante. 💜
Carlotta ne ha parlato in diversi contenuti relazionati alla scuola, te ne lascio qui qualcuno:
Ne abbiamo parlato anche nella nutriente newsletter di settembre 2024, e nel Percorso per educare a lungo termine su Tutta La Tela trovi diversi spunti nella categoria «Ritorno a scuola» (tra l'altro, questi contenuti sono offerti gratuitamente a insegnanti nel progetto La Tela Teachers – potresti valutare ad esempio di diffondere questo progetto con gli insegnanti della vostra scuola):
Ciao Carlotta,
intanto grazie per aver creato la Tela, non sai quanto mi ha aiutato negli ultimi mesi.
Tornando alla questione della gerarchia, io arrivo da un tipo di educazione molto autoritaria che mi ha reso insicura e complessata, perciò mio marito ed io abbiamo deciso fin da subito che avremmo fatto diversamente con nostro figlio. Quindi l'abbiamo sempre coinvolto nelle decisioni che lo riguardavano e abbiamo sempre motivato ogni nostro no. Nonostante questo il nostro piccolo è sempre stato molto oppositivo tanto che ci siamo sentiti dire dai nostri genitori che siamo stati troppo permissivi. Questo fallimento ha provocato in noi molta frustrazione e spesso di fronte ai no e alle provocazioni ci siamo fatti prendere dalla rabbia con reazioni "alla vecchia maniera" che avremmo in realtà voluto evitare. Adesso Oscar ha 5 anni e forse stiamo raggiungendo un po' di equilibrio, ma la domanda che mi faccio spesso è comunque questa: perchè anche di fronte a una spiegazione più che valida e motivata il mio bambino rimane sulla sua posizione e fa di testa sua?
Team La Tela
Ciao Silvia,
sono Rosalba del team La Tela.
Questo argomento è super interessante, e riguarda davvero tantissimi genitori, che si fanno più o meno le tue stesse domande.
Per questo abbiamo pensato di dedicargli più spazio, con una ricca newsletter piena di spunti pratici, che arriverà proprio tra pochi giorni nelle vostre caselle di posta elettronica (stay tuned 😉).
Team esteso
Ciao Carlotta, grazie per questo episodio. Credo di non capire o non condividere un “dettaglio”. Dici che tra genitori e figli non c’è gerarchia, che anche i bambini devono avere potere decisionale. Dici anche che c’è bisogno di limiti. Come mettere insieme tutto questo? Nel senso: io vedo che la relazione genitore-figli è una relazione dove il genitore ha più potere dei figli, ed è forse questo il punto che contraddice il messaggio che hai dato nel podcast. Si può coinvolgere i figli nelle discussioni sui limiti, nelle scelte, si può scendere a compromessi, si deve accettare che loro hanno la loro personalità e le loro idee che non per forza corrispondono con le nostre,… ma per come la vedo io il genitore ha un ruolo di potere rispetto al figlio o alla figlia, mi sbaglio a vederla così? O interpreto male il tuo “non c’è gerarchia”?Siamo sì tutti sullo stesso piano, ci rispettiamo, ma su tante cose sarò io genitrice ad avere l’ultima parola in quanto persona adulta con un cervello più maturo. Penso ad esempio alla quantità di zucchero che mio figlio ingerirebbe se non imponessi dei limiti dall’alto del mio ruolo. Non sono sicura che il mio pensiero contraddica il tuo ma forse sì perché io un po’ di gerarchia nel sistema famiglia la vedo. Chiaro che poi i genitori possono decidere come esercitare il potere e di farlo in maniera autorevole anziché autoritaria. Anche nel mondo del lavoro un leader di una squadra può essere democraticə, avere un ruolo di coaching,… proprio come un genitore con un figlio o una figlia. Spero di essere riuscita a spiegare il mio dubbio.
Team La Tela
Grazie per il tuo commento, bellissima riflessione. Partirei facendoti due domande: perché secondo te nella relazione genitore-figlio il genitore ha più potere? Che cosa intendi per potere?
Se lo intendi come "noi genitori prendiamo più decisioni perché spesso sappiamo che cosa fare e dove andare", è probabilmente vero: non trasformarlo in una gerarchia, però, per me significa che anche se prendiamo più decisioni noi genitori, possiamo coinvolgere i figli. «Ieri abbiamo mangiato molto zucchero, che ne dite se per qualche giorno evitiamo dolci e scegliamo cibo sano»? Sto dando una guida, ma li coinvolgo nella decisione. Ci sono state occasioni in cui mi hanno detto: «No, perché domani siamo ancora lì e vorremmo mangiare di nuovo X» e io ho accolto la loro richiesta. Se non avessi voluto o potuto accoglierla, ne avremmo parlato più a fondo. Ma questi sono compromessi che noi facciamo ogni giorno, è davvero raro che io e Alex diamo per scontato che qualcosa che decidiamo noi vada bene anche a loro. Per me la relazione genitore figlio è come la relazione tra genitori: è dialogo e compromesso. E lo era anche quando erano più piccoli, nonostante allora dovessi ovviamente prendere più decisioni per loro, cercavo comunque di coinvolgerli: per questo oggi credo di poter dire che la nostra non è una relazione gerarchica. Spero di averti risposto. 💜
Team esteso
Non so se è voluto ma non potevo rispondere al tuo commento qui sotto.
Credo che abbiamo approcci molto simili ma semplicemente li chiamiamo in maniera diversa. Capisco quello che intendi ma voglio comunque spiegarti meglio quello che voglio dire quando penso che c'è della gerarchia nel mio rapporto con mio figlio.
Nonostante io tratti mio figlio con enorme rispetto e lo seguo il più possibile, diverse volte mi trovo ad imporre delle decisioni per cui io invece non mi sento di dire che la nostra relazione non è gerarchica. Anche se c'è rispetto totale la relazione genitore-figlio non è simmetrica sotto tutti gli aspetti.
Lo coinvolgo nei processi, nelle decisioni, penso che da quando ha due anni conosce la parola compromesso. Ma ora che ne ha 3.5 spesso l’ultima parola ce l’ho io e non posso che ammettere che ce l’ho solo perché sono la persona adulta, che per il suo ruolo ha più potere e quindi la relazione - per come intendo io la parola gerarchia - è gerarchica.
Per esempio con mio figlio un “Ieri abbiamo mangiato molto zucchero, che ne dite se per qualche giorno evitiamo dolci e scegliamo cibo sano?”, non funziona. Io con lui al momento devo scegliere una formulazione più ferma tipo “Ieri abbiamo mangiato molto zucchero, e ora dobbiamo evitare dolci e scegliere cibo sano per qualche giorno”. Il “che ne dici” con i dolci non sarebbe abbastanza forte. E proprio perché non voglio impormi troppo (spesso) comunque ne mangia di più di quello che vorrei. Qualcosa di dolce lo mangia quotidianamente perché lo chiede (prima che me lo chiedi, no, in casa non teniamo dolci per ovviare a questo problema ma quando siamo in giro o da altri è esposto ;-)).
Leggevo ieri la guida "È il tuo coccodrillo" e trovo che la relazione con il figlio Oscar rappresenta esattamente quello che intendo: rispettosa, ma asimmetrica rispetto al potere. I genitori non hanno lasciato che Oscar mangiasse il gelato giusto prima di andare a dormire.
Qualcosa di simile succede con il lavare i denti o con il non acquistare tutto quello che vorrebbe. Grazie per le riflessione, continuerò a ragionarci.
Zaira mi sembra di rivedermi nelle tue parole. Mia figlia ha la stessa età del tuo e abbiamo lo stesso vostro problema con lo zucchero… 🫤 Come dici tu, anch’io in questa e anche in altre situazioni cerco di dare dei limiti senza troppa autorità (non è facile, sono solo all’inizio degli insegnamenti di Carlotta), ma nello specifico dirò certamente “oggi niente zucchero (o niente più zucchero) perché ne abbiamo già mangiato abbastanza”, nemmeno con Sofia il “che ne dici” funziona… 🙁
Team esteso
Grazie Carlotta e Fabiola. Sì, alla fine credo che sia una questione d'età, di modi e anche di carattere e gusti dei bambini. Io spesso dico cose come "Il tuo corpo ha già avuto abbastanza zucchero per oggi, ha bisogno anche di altre sostanze nutritive". Piccoli piccoli spiragli di luce si intravedono quando per esempio davanti ad un piatto pieno di cioccolatini di qualcun'altro va e chiede "un cioccolatino di numero" ;-) Vedremo!
Grazie Carlotta per le tue parole, cadono sempre al momento giusto. Sono la mamma di 4 bambini tra gli 11 e i 5 anni e mentre ti ascoltavo oggi mi parlavi del mio 7enne che esce da scuola sempre carico e pronto a giocare al campetto con gli amici, peccato che non sempre ci sia la possibilità di fermarsi (4 figli richiedono una buona dose di organizzazione😜). Grazie a te non urlo più per chiamarlo fuori dal campo e non mi arrabbio se non arriva subito quando dovrebbe uscire. Abbiamo parlato insieme io e lui, quando la situazione era diventata per me insostenibile, e, dopo aver chiarito le mie necessità e accolto i suoi desideri, siamo arrivati ad un accordo per cui si ferma a giocare a pallone solo 2 giorni alla settimana. Capita ancora che a volte scappi a giocare nel giorno in cui non dovrebbe e allora io entro in campo, ci parlo, lo prendo per mano e lo porto fuori, a volte lui accetta la cosa altre no, ma la rabbia e la frustrazione sa esprimerle benissimo senza aggressività e quindi io sono serena (la maggior parte delle volte, ahimè devo ancora lavorarci su).
Grazie davvero di cuore, con il tuo prezioso lavoro, la vita con i miei bimbi è molto più serena.