Costruiamoci da dentro
L'autostima non nasce da fuori, è una luce innata: aiutiamo i nostri figli a farla brillare da dentro.
Spesso pensiamo all'autostima come alla caratteristica di una persona che non teme di parlare in pubblico o di alzare la mano in classe o di provare un nuovo sport. Una persona che «trasuda sicurezza» – quasi visibile, quasi tangibile, che tutti notano. La vera autostima, però, è ben diversa: anche quando si manifesta con i comportamenti che ti ho descritto, deve andare oltre, più a fondo, deve sentirsi dentro.
Oggi, insieme a te, vorrei ridefinire questa idea di autostima e per farlo parto da una mia vulnerabilità.
Adulti sicuri di sé solo fuori
Da fuori, chi mi conosce mi definisce da sempre una persona sicura di sé.
A scuola ero quella che andava a parlare con i professori di questioni scomode. Quando prendevo voti più bassi di quanto mi aspettassi, non mi toccava, «era solo un voto». Sono stata tra le protagoniste di tutte le produzioni teatrali del mio liceo sotto la regia di un regista di calibro nazionale (!). Ho iniziato a ballare a 19 anni – molto «tardi» – e ho lavorato in tre compagnie di ballo, due di salsa e una di cabaret (Alex lo chiamava il mio «lavoro notturno» 😅). Nel 2024 sono salita sul palco del TEDx a parlare di genitorialità di fronte a centinaia di persone.
Dentro, in ognuna di quelle situazioni, era un'altra storia.
Mi sentivo piccola e impotente quando andavo a parlare con i professori, ma indossavo l'armatura per non deludere l'immagine che i miei amici avevano di me. I voti sotto l'8,5 mi facevano sentire inadeguata, non abbastanza. Uno dei miei pensieri ricorrenti quando ricevevo la parte da protagonista era… me la merito o il regista fa preferenze? Nei quasi 10 anni di ballo (semi professionale), raramente mi guardavo nei video e allo specchio delle sale prove e riuscivo a vedere oltre la mia altezza sproporzionata per una ballerina, le spalle un po' più curve, la goffaggine. E sai qual è stata la prima emozione scesa dal palco del TEDx, nonostante tutto il mio lavoro di crescita personale? Delusione. Non era venuto come speravo. 💔
La mia critica interiore – o «Gremlin», come lo chiama Brené Brown – era una voce onnipresente e non proprio gentile.
La cultura dell'elogio
Ma in quei casi era «facile»: il Gremlin veniva un po' controbilanciato dalla voce del mondo che elogiava i miei successi. Quando quella voce esterna veniva a mancare, invece – quando i miei adulti di riferimento era delusi da me, per esempio – il Gremlin acquistava forza e diventava ancora più cattivo: «Hai visto? Te l'avevo detto che non vali nulla!».
Quando penso a come molti di noi si parlano nei propri dialoghi interiori sento un mal di cuore, anche perché quel «noi» un giorno saranno i miei figli.
Premi, voti, approvazioni, like, pacche sulla spalla quando raggiungiamo un traguardo: viviamo in un mondo che ci abitua fin da piccoli a misurare il nostro valore attraverso ciò che facciamo, non ciò che siamo. È la cultura dell'elogio. Tutto sembra dire ai nostri figli (e a noi stessi) che contano solo i risultati, che l’errore è qualcosa da evitare, e che per essere apprezzati dobbiamo fare bene e avere successo – e inoltre la definizione di «bene» e «successo» di solito la decide la società, qualcuno al di fuori di noi.
Ma l’autostima non nasce da fuori.
Non cresce nei momenti in cui otteniamo l’approvazione altrui.
Non si costruisce con buoni voti, successi, risultati tangibili.
No. L’autostima nasce da dentro.
Si costruisce come un mosaico silenzioso, giorno dopo giorno, con piccoli tasselli. Nasce nei momenti in cui un bambino cade o rompe qualcosa e qualcuno gli dice «Sono qui per te», invece di rimproverarlo. Nasce quando le persone sui social ci fanno sentire mamme sbagliate perché ci diamo la priorità e noi silenziamo il Gremlin. Nasce quando proviamo emozioni scomode come vergogna o delusione o perfino disgusto verso noi stessi (come quando maltrattiamo i nostri figli) e non le scacciamo – e pratichiamo invece ad abitarle.
Questa distinzione tra dentro e fuori è una delle basi del lavoro che ti invito a fare nel mio nuovo Focus sull'autostima.
Che cos'è la vera autostima?
Ricordo il momento esatto in cui la mia narrazione sull'autostima cambiò. Era il 2013, quando lessi (per la prima volta) «Daring Greatly» di Brené Brown e questo passaggio mi colpì (traduco liberamente dall'inglese):
La vergogna sussurra all'orecchio della donna che va via per lavoro: «Non sei una buona madre, perché ti perderai lo spettacolo di tuo figlio».
Lei risponde: «Ti sento, ma oggi non mi racconto quella storia. Perdermi lo spettacolo non definisce la mia genitorialità».
«Oggi non mi racconto quella storia» fu una delle prime frasi che iniziai a dirmi quando la vergogna faceva capolino e mi faceva sentire inadeguata, inferiore, non abbastanza.
Nel 2020 arrivò sul mio comodino «Libera» di Glennon Doyle e mi aiutò a tessere più fili di questa ragnatela. Nel libro racconta che quando accompagna le due figlie a farsi i buchi alle orecchie, la più piccola li fa senza battere ciglio; invece, la più grande – con l’operatrice già pronta – ascolta il proprio corpo e dice «no» all’ultimo minuto. Glennon riflette su due tipi di coraggio:
il coraggio «classico» di andare incontro al dolore e alla paura;
il coraggio, più raro, di restare fedeli a sé stessi, anche quando tutti attorno spingono in una direzione diversa.
Quel giorno sulle note del mio telefono scrissi un appunto breve, che avrei poi sviluppato nel mio libro «Cosa sarò da grande»:
La vera sicurezza è rimanere fedele a me stessa e ascoltare la mia verità interiore anche quando gli altri (o una parte di me) provano a convincermi del contrario o mi fanno sentire inferiore, diversa. Non voglio insegnare ai miei figli che «coraggio è avere paura e farlo comunque»: quando, da adolescenti, qualcuno li inviterà a salire in macchina e il loro corpo dirà «no», voglio che lo ascoltino – che si ascoltino.
Quando Michelle Borba, l'anno dopo, incrociò il mio cammino con il suo libro «Thrivers», i puntini che avevo disegnato si collegarono: quel coraggio di rimanere fedeli a sé… quella è vera autostima! È la voce interiore che risponde al Gremlin (o alla società): «Oggi non accetto questa storia». È la sensazione di essere degni di valore a prescindere, anche quando nessuno applaude, anche quando sentiamo di aver fallito in qualcosa, anche quando andiamo per i buchi alle orecchie e all'ultimo minuto decidiamo di non farli.
È fiducia nel dentro, anche quando il fuori crolla.
Da fuori a dentro, da dentro a fuori
Questo lavoro mi ha aiutata immensamente a ricalibrare il dentro quando il fuori crolla. Eppure il lavoro non è stato completo (non lo è ancora, ma sento che questo è l'ultimo livello di questo specifico percorso) finché non ho imparato a raccontare il Gremlin, a mostrare quella vulnerabilità al mondo fuori. Non solo quando è processata, ma quando la mia vergogna costruisce un muro – o una torre altissima – tra me e le persone che amo.
La vulnerabilità lo distrugge.
Ti faccio un esempio. L'altra mattina ho parlato male ad Emily: eravamo di fretta, lei non trovava (di nuovo) un paio di pantaloni e tutto il resto era o sporco o rotto. «Non è possibile che non sei mai responsabile delle tue cose! Sono proprio stufa di aiutarti a mettere in ordine se poi non lo mantieni», le ho detto.
Ho camminato per un po' con i miei pensieri e mi sono messa in ascolto: «Ti senti in colpa perché avresti dovuto aggiustare quel buco nelle calzamaglie e fare una lavatrice. Ora tua figlia non ha letteralmente nulla da mettersi». Il Gremlin ha poi trasformato il senso di colpa in vergogna: «Sei una pessima madre. Che cosa penseranno di te Alex e i bimbi ora?», mi ripeteva.
Mi sono riconnessa con la mia verità interiore: «Questa è la tua vergogna che sta facendo da scudo. Abitala e poi raccontala: va bene che la provi e va bene anche che, appena riesci, la lasci andare».
Ho allora parlato ad Alex dalla vulnerabilità: «Mi sento inadeguata e sbagliata perché è ancora mia responsabilità assicurarmi che abbiano cose da mettersi. Era la mia vergogna a parlare». Non è stato facile, ma appena sono riuscita a dire queste parole ad alta voce – invece di lamentarmi di Emily e rimanere arroccata sulla mia torre, cioè quello che mi suggeriva il mio sistema nervoso per difendermi – sono riuscita a riparare con lei senza scaricarle addosso nessuna responsabilità (avevo fatto tutto da sola!).
Da fuori a dentro, da dentro a fuori. Il primo livello è spostare il focus dal fuori al dentro, mettersi in contatto con la nostra interiorità e autenticità; il secondo è imparare a condividere quel dentro con il fuori, abbassare le difese e creare connessione attraverso la vulnerabilità.
Lo scontro – inevitabile – con il fuori
Se iniziamo a interiorizzare questo concetto di fuori e dentro, ci scontreremo spesso con la società. Non importa quanto lavoro facciamo a casa: molti contesti educativi sembrano remare contro la costruzione della vera autostima. La scuola – ancora troppo spesso – è un ambiente dove i nostri figli diventano numeri, dove vigono classifiche (private o pubbliche), dove si celebrano le forze e i successi e si stigmatizzano le debolezze e gli errori, dove si enfatizza il risultato e si dimentica il percorso.
È proprio lì, in quell’ambiente che dovrebbe crescere i futuri adulti e nutrire le menti critiche che cambieranno il mondo domani, che spesso inizia a spegnersi l’autostima.
Perché in realtà l'autostima è già lì, è come una luce innata dentro di loro, come una lampadina con diversi livelli di intensità e noi adulti abbiamo in mano il telecomando: con le nostre frasi, le nostre reazioni, i nostri comportamenti possiamo lasciarla accesa o possiamo farla brillare di più; ma possiamo anche affievolirla e addirittura spegnerla. – Dalla masterclass «Autostima: la fai brillare o la spegni»
Se a casa non li aiutiamo a far brillare la loro autostima, i nostri figli rischiano di pensare che non esiste un'alternativa a ciò che imparano fuori: e allora quando, per esempio, prendono un brutto voto, non è solo la media a traballare, ma la loro identità intera.
L'impatto – potente – del dentro
Offrire l'alternativa, ormai lo sai, non è un compito facile, perché molti di noi quell'alternativa non ce l'hanno avuta. 💔
Invece, spesso siamo cresciuti con modelli educativi autoritari, che ci hanno insegnato a reprimere le emozioni e la vulnerabilità, a temere l’errore, a piacere per sentirci amati. In quella cultura del controllo, della vergogna e dell'umiliazione, l'autostima spesso non ha potuto germogliare. E così oggi tante delle persone che definiamo «sicure di sé» in realtà lo sono solo fuori: spesso dentro hanno perso contatto con la loro verità interiore.
Se senti di essere una di quelle persone, sappi che non sei solə. E sappi anche che, proprio perché quella ferita la conosci, scegliere di cambiare rotta può essere l'impatto più potente che tu possa offrire ai tuoi figli.
Perché ti ricordo che, come dice Michelle Borba, spesso è un solo adulto di riferimento che fa la differenza in chi saranno i tuoi figli da adulti. Un solo adulto che crede in tuǝ figliǝ può letteralmente cambiare la sua vita, può essere la chiave per aprire una versione di lui o lei che conosce la propria verità interiore e prospera nella vita.
Possiamo scegliere di essere quell'adulto.
Possiamo contestare l'idea che i successi ci definiscono.
Possiamo scegliere di essere il luogo sicuro che bilancia la cultura della performance.
Possiamo ricordare ai nostri figli che sono più dei loro voti e degni d'amore in ogni versione di sé.
Possiamo insegnare (e imparare noi stessi) che non siamo sbagliati quando sbagliamo, nemmeno se qualcuno prova a convincerci del contrario.
Ecco perché spero che deciderai di dedicare tempo al nuovo Focus. Non è solo una masterclass: è un invito a sanare le ferite del nostro passato per diventare il terreno fertile in cui l’autostima dei nostri figli possa auto-costruirsi, un tassello alla volta, da dentro.
🕸️ Il bullismo: un altro filo della ragnatela
Più scrivevo sull’autostima e ne parlavo con il team, più i fili della ragnatela si diramavano in altre conversazioni importanti: una di queste è il bullismo.Ecco perché a settembre ti offrirò anche una nuova masterclass su bullismo e resilienza che credo unirà qualche puntino e ti darà strumenti per affrontare questa sfida:
L'autostima, vedrai, gioca un ruolo importantissimo anche in questa conversazione: quando un bambino cresce sentendosi spesso sbagliato, umiliato, deriso, esagerato, non accolto nella sua interezza, potrà avere difficoltà a riconoscere i propri confini e il proprio valore, a difendersi, a farsi rispettare. Quando invece lo aiutiamo ad ascoltare la sua verità interiore, sarà meno dipendente dal riconoscimento esterno (o dalla mancanza di esso) e anche più capace di chiedere aiuto quando serve.
Ma soprattutto, saprà di avere valore anche quando qualcuno proverà a fargli credere il contrario – non se, ma quando succederà.
Per iniziare questo lavoro dobbiamo renderci conto e ammettere che spesso noi genitori siamo i primi bulli dei nostri figli e imparare a riparare; allo stesso tempo, credo che ridefinire l'autostima e iniziare a nutrirla da dentro sia uno strumento potente per affrontare sfide spiacevoli come il bullismo o l'esclusione da un gruppo – perché insegna ai nostri figli e fidarsi delle sensazioni del proprio corpo e a contestare quello che sentono ingiusto.
Quella mattina Emily mi ha detto: «Hai fatto quello che dici di non fare su La Tela». Questa capacità di ascoltarsi e contestarmi è l'autostima che voglio nutrire nei miei figli.
Non è troppo tardi!
Non voglio convincerti: se sceglierai di fare questo lavoro lo vedrai da te.
Ma voglio raccontarti una storia: ricordi quando ti ho detto che ho provato delusione appena scesa dal palco del TEDx?
Un tempo, quella delusione mi avrebbe accompagnata per giorni e la voce del Gremlin – sei un'impostora, non ti meritavi quel palco! – mi avrebbe fatto mettere in dubbio il mio valore di persona e di professionista. Dopo anni di lavoro sulla mia autostima, usando strumenti e contenuti come quelli che ti racconto qui e nel Focus, quel giorno c'era anche quell'altra voce forte e chiara dentro di me: la vulnerabilità. «Posso provare delusione – vergogna perfino – abitarla e lasciarla andare. E allo stesso tempo godere dell'imperfezione di un'esperienza indimenticabile. Questa delusione non mi definisce. Oggi non mi racconto quella storia».
Come scrive Brené Brown in Daring Greatly (traduco liberamente dall'inglese):
Possiamo abitare la nostra storia, o restarne chiusi fuori – negando le nostre vulnerabilità e imperfezioni, relegando in un angolo le parti di noi che non si accordano con l’idea di chi/ciò che pensiamo di dover essere, e affannandoci alla ricerca dell’approvazione altrui per sentirci degni.
Più lo facciamo noi e lo «passiamo avanti», questo lavoro di abitare le nostre storie e non lasciarci definire da esse, meno dovranno farlo i nostri figli da grandi.
Possiamo aiutarli da oggi stesso a costruirsi da dentro.
🎨 La copertina di questo pacchetto
Come sai, la copertina di ogni pacchetto editoriale ha un significato. È frutto del brainstorming di tutto il gruppo e della maestria della nostra
Miriam
. Abbiamo parlato dell’autostima come qualcosa che costruiamo dentro di noi nel tempo, un pezzetto alla volta, tra un’esperienza e l’altra, tra un tentativo e un inciampo. Dagli spazi tra questi pezzi che ci compongono filtra una luce: è quella che si accende quando iniziamo a fidarci di noi stessi e delle sensazioni del nostro corpo.
Per trasformare questa idea in immagine, Miriam si è ispirata al libro Pezzettino di Leo Lionni, una storia che ci ricorda quanto siamo fatti di parti diverse, ognuna con il suo valore, e del cammino che dobbiamo compiere per conoscerci, accettarci e costruire – pezzo dopo pezzo – la nostra verità interiore.
🌱 E proprio a proposito di verità interiore, concludo dicendoti che se mentre leggevi, ti è capitato di chiederti «Ma che cos’è questa verità interiore di cui parla?» e magari hai provato un senso di disagio nel non capire, come se fossi in difetto o sbagliatǝ tu, sappi che non è così: non potevi saperlo né capirlo perché… non te l'ho spiegato – lo troverai nella masterclass. Ma se hai avuto quella sensazione, riconosci anche che è un’eredità dell’educazione che abbiamo ricevuto, la stessa che ha costruito la nostra autostima da fuori.
Ti offriamo alcune proposte di lettura per l'infanzia che Sara Ghirelli ha selezionato con cura per approfondire questo tema in famiglia e avviare con i nostri figli il lavoro per costruire l'autostima da dentro.
Una persona
La ricercatrice e scrittrice Brené Brown è la nostra persona quando si tratta di emozioni (soprattutto quelle scomode). Ogni suo libro (da I doni dell’imperfezione a Credevo fosse colpa mia) ti aprirà universi di ragnatele di pensieri – il livello successivo alla ragnatela 😉. Ma se hai tempo solo per una piccola parte, il nostro consiglio è il capitolo 3 «Capire e combattere la vergogna» di Daring Greatly (traduzione italiana: Osare in grande). Capire la vergogna e costruire resilienza per questa emozione aiuta a costruire la propria verità interiore, perché, come scrive Brené, senso di colpa = ho fatto qualcosa di sbagliato; vergogna = sono sbagliatə io. Approfondiamo nella newsletter di luglio.
Una serie tv
Abbiamo pensato tanto a che serie consigliarti che dica «autostima». Ecco, «Ted Lasso» urla autostima in ogni episodio! Inoltre, dialogo dopo dialogo, mette sullo schermo quello che sentirai nel Focus, che la vera autostima nasce da dentro, dalla capacità di accettare la propria vulnerabilità e di conoscere e fidarsi della propria verità interiore. Preparate fazzoletti – e a dover bypassare tutte le parolacce di Roy Kent – e non lasciatela dopo il primo episodio (è possibile che non sarà ciò che vi aspettate 😉). Carlotta dice sempre che è una serie che le ri-dona speranza nel mondo e nell'umanità (e che, tra l'altro, sarebbe stata perfetta anche per la tematica «Liberare il maschile»).
Un reel
Brooks Gibbs è un educatore e psicologo sociale statunitense, noto per il suo impegno nell'insegnare ai giovani come sviluppare la resilienza emotiva per affrontare il bullismo e le difficoltà della vita quotidiana. In questo video, ci mostra (con un «gioco di ruolo») come gestire il bullismo in modo efficace: ricordandoci che possiamo scegliere solo il nostro comportamento, e che possiamo decidere di non dare spazio e valore a ciò che ci viene detto. Ha anche un sito con diversi video di strategie pratiche per genitori, insegnanti e studenti (disponibile solo in inglese).
Un cartone
Sì, ti consigliamo di nuovo Bluey! I contenuti per l'infanzia validi (secondo i nostri valori) sono pochi e Bluey è fatto così bene che sembra avere un episodio su ogni conversazione importante. Oggi ti consigliamo l’episodio 17 della prima stagione – «Bike» – in cui troviamo il tema della resilienza e della perseveranza, che sono strettamente collegate alla costruzione della propria autostima.
Cinema in famiglia
«Karate Kid – Per vincere domani» è un film che consigliamo non solo per parlare di autostima: è anche un ottimo punto di partenza per riflettere su come affrontare il bullismo significhi soprattutto ritrovare fiducia in sé, imparare a porre dei limiti, conoscere il proprio valore e scegliere risposte che non alimentino lo stesso ciclo di aggressività. Inoltre, il maestro Miyagi è un esempio di come un adulto presente, calmo e consapevole possa accompagnare bambinǝ o ragazzǝ a costruire la propria autostima, anche in contesti difficili.
Età: solo voi potete decidere se è il momento per voi. Carlotta e Alex lo stanno considerando per uno dei prossimi «cinema in famiglia»: Oliver ed Emily hanno ora 10 e 8 anni e da poco hanno iniziato a guardare film con «persone vere», oltre ai cartoni.
💡 Non vediamo l'ora di leggere i tuoi consigli: puoi scriverli qui sotto nei commenti.
La Tela per genitori
Abbiamo deciso di offrirvi una conversazione sull'«autostima adulta»: ho invitato Francesca Deane a raccontarci la sua storia di donna e mamma con un posto fisso in financing che ha ascoltato la sua verità interiore e costruito il suo business «Healthy Busy Life» da zero. Come ci è riuscita? Dove l'ha imparato? Come si fa?
Per approfondire il lavoro sull'autostima, vi proponiamo un workshop live di Elisa Pella e Sara Ghirelli: il lavoro live in gruppo è un'opportunità preziosa per consolidare conoscenza e aggiungere strumenti alla tua cassetina degli attrezzi.
Elisa Pella, inoltre, ci accompagnerà in un lavoro condiviso per comprendere meglio le dinamiche relazionali tra pari e aiutare i nostri bambini a navigare sia le amicizie sia il «bullismo».
Silvia d'Amico, invece, con la sua masterclass ci aiuterà ad accompagnare i nostri figli quando vengono esclusi dal un gruppo o quando sono proprio loro a escludere: un contenuto che puoi fruire al tuo passo e con il tempo che sei disposta ad offrire ora.
L'autostima è proprio uno dei sette tratti caratteriali che Michelle Borba individua nel suo libro «Thrivers». Se non l'hai ancora ascoltato, ti lascio l'episodio in cui ho riassunto quel capitolo del suo libro:
Se vuoi approfondire il mio punto di vista (un po' duro, lo so) sulla scuola – un tema che mi sta molto a cuore – ti invito a partire da questa newsletter di promemoria per il nuovo anno e in cui troverai altri contenuti relazionati che mi stanno a cuore.
La Tela per l'infanzia
Nella serie «Storie spaziali per maschi del futuro» di Francesca Cavallo trovi diverse storie (le consigliamo sopra i 6 anni) per parlare:
di bullismo e di come accogliere la propria luce interiore;
dell'andare oltre la paura di essere diversi e abbracciare chi siamo davvero;
del contestare comportamenti sbagliati e creare impatto nella nostra comunità.
Storie come queste, noi le definiamo attiviste: sono quelle che, se glielo permetti (a volte con una piccola guida, come quella che trovi in questi episodi su La Tela), ti entrano dentro, ti smuovono nel profondo e hanno la capacità di accendere il tuo, di attivismo.