Preferiti dei bambini

Il potere delle parole - un episodio difficile che diventa una iniezione di ottimismo

2 ottobre 2025
7 risposte
Maria di Napoli vuole partecipare alla comunità:

Ambassador

Cari telisti e teliste,

Ieri ho fatto un incontro con la direttrice della scuola di mia figlia e la sua collega in affiancamento per cui mi ero preparata mentalmente per settimane. Ero pronta ad essere respinta, avevo paura di essere fraintesa, che le mie parole fossero minimizzate.

È andata bene, e ne sono uscita felice.
Sono ora ottimista perché forse si che è possibile contribuire a plasmare in meglio il mondo in cui vivranno i nostri bambini. Se non ci scoraggiamo e scegliamo le parole con cura, se riusciamo a stare nella fatica e nel disagio di una conversazione difficile, forse davvero possiamo aiutare a percorrere la strada del miglioramento.
E così, in questa notte in cui il cuore e gli occhi sono rivolti verso quello che altre persone ottimiste stanno cercando di fare nelle acque del mediterraneo, condivido con voi le parole che ho scelto di rivolgere alla scuola di mia figlia.

“Mi sono preparata alcune parole scritte, perché so che quando uno pensa di essere accusato di qualcosa si mette sulla difensiva e si chiude e invece qui non abbiamo bisogno di chiusura ma di apertura, accoglienza e cura che dovrebbero costituire la giusta postura di genitori, insegnati, guide ed educatori verso i nostri bambini, che sono il nostro più grande tesoro e responsabilità.

La riflessione a cui mi porta quello che è accaduto qualche settimana fa, quando all’uscita di scuola è stata rivolta a mia figlia la frase “ma che bella negretta”, riguarda l’importanza della scelta delle parole e il potere delle parole.

Le parole con cui nominiamo il mondo sono quelle che danno forma al mondo.

Nel momento in cui un papà o una mamma usa di fronte al proprio figlio, ad altri bambini e a mia figlia il termine negretta, quello che fa è comunicare ai bambini che quel termine è accettabile, può essere usato. Da una parte normalizza per i bambini l’utilizzo di questa parola verso bambini neri, dall’altra normalizza per mia figlia l’essere chiamata con questo termine. 

Così facendo, per lei, pone il primo strato di tutti quegli appellativi che le verranno rivolti nell’arco della sua vita perché nera e che ad un certo punto, peseranno come macigni. 
Tutte le discriminazioni funzionano così, all’inizio le “sopportiamo”, non fa niente, dopo un po’ schiacciano, ti corrodono lentamente da dentro.

Non si tratta qui di colpevolizzare - tutti sbagliamo e credo nell importanza di uscire dalla cultura del dito puntato:  si tratta di conoscere e riconoscere il potere delle parole, il ruolo e la responsabilità che abbiamo nel formare la visione del mondo dei nostri bambini e di essere consapevoli degli errori che facciamo. 

Che per quanto errori, non posso essere considerati incidenti di percorso su cui passare sopra in virtù dell’”ingenuità” o della “buona fede”. 

Siamo in un epoca in cui ragazzini di 14 anni si suicidano perché vittime di bullismo, e noi, che siamo gli adulti, non possiamo esimerci dal prenderci le nostre responsabilità e scegliere di fare diversamente: anche se a volte non siamo a nostro agio nel gestire un dialogo o si pensa di essere di fronte ad un conflitto. 

I  termini negra, negretta e mulatta sono termini razzisti, non si può far finta che non lo siano e se questi termini vengono pronunciati in una scuola, e la scuola in quanto guida educativa e sociale che deve creare lo spazio per aprire il dialogo ed educare.

Le parole che usiamo definiscono chi siamo. Le parole che usano i genitori in una scuola riflettono l’identità della scuola stessa ed è tutto qui ciò che chiedo: che la scuola dia importanza al potere delle parole e non accetti nella sua struttura termini discriminatori e razzisti. Non si tratta di vietare le parole (so che non potete controllare ciò che dice ogni genitore): si tratta di scegliere di agire e iniziare ad educare le persone – per esempio preparando cartelli sull’importanza delle parole da attaccare nella struttura oppure organizzando un incontro proprio su questo tema con l associazione di cui faccio parte, Mamme per la Pelle, che si occupa proprio di questo, nutrire la società in modo tale da fare scelte più consapevoli nella relazione con l’altro. 

Questo per me è stato uno shock, ma non sono quelle emozioni ciò che ho voluto portare qui oggi: ho preferito portare la consapevolezza  che ognuno di noi deve decidere chi è e quali sono i propri valori e poi agire sulla base di quei valori. Ecco perché spero che questa situazione spiacevole per me e per mia figlia, possa rivelarsi un’occasione per acquisire consapevolezza e fermarsi a riflettere sul proprio impatto nel mondo. 

Non mi aspetto delle scuse, proprio come insegno a mia figlia, non penso che le scuse si possano forzare. Ma mi aspetto che la scuola a cui ho affidato mia figlia mi supporti in questa educazione alla diversità.”

Domani vi scrivo bene come è andata.
Pure con una sorpresa. Ora si è svegliata la piccolina, e mi dedico a lei.

Un abbraccio,
Maria 

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Valentina Lamonaca    4 ott 2025

Ambassador

Ciao Maria, grazie infinite per questa condivisione. 
Le tue parole scritte mi hanno commossa. Da sempre sostengo che le parole non sono forma ma sostanza e quello che hai fatto con quelle parole è straordinario, è influenza. Noi non possiamo cambiare gli altri ma quello che con le nostre parole ed il nostro esempio possiamo fare è costruire ponti, influenzare che è molto più difficile di quanto possiamo immaginare.
Costruire ponti con quelle persone a cui affidiamo ogni giorno i nostri figli per metà delle nostre giornate, è fondamentale ed è quello che cerco di far capire anch'io ogni giorno a quei genitori che mi affidano i loro figli.
Sono un' insegnante e le parole che uso con i genitori dei bambini che frequentano la scuola in cui lavoro devono essere estremamente ponderate, perché sono consapevole del fatto che nel bene e nel male ,lasciano un segno.
Quello che tu hai fatto è "lasciare un segno" e ti assicuro che da quel giorno in poi qualcosa sarà cambiato perché le parole non sono forma, SONO SOSTANZA.
Grazie per il lavoro che stai facendo perché lo stai facendo tu oggi ,ma domani lo farà tua figlia per sé, GRAZIE A TE.
Un carissimo abbraccio ❤️ 

Alberta Catena    2 ott 2025

Ambassador

Maria innanzitutto ti volevo ringraziare di cuore per questa condivisione preziosa.
Mi sono commossa. 
Immagino che non sia stato facile e immagino anche la pesantezza nel cuore nel doversi ritrovare in queste situazioni e prepararsi per affrontarle al meglio. Ma la forza che hai trovato si è trasformata in parole potentissime. Questa lettera suona proprio da manifesto ! 
Le rileggerò con attenzione perchè davvero in un periodo storico come quello che stiamo vivendo ( e non solo adesso) le parole fanno e faranno sempre una grandissima differenza!!!

Ti abbraccio forte!

Alberta

Maria di Napoli    2 ott 2025

Ambassador

È iniziata già bene.  Il papà in questione, che era pure presente, è arrivato qualche minuto in ritardo. Ho quindi avuto una prima conversazione preliminare con le insegnanti e la direttrice ha iniziato così “Laura mi ha detto quello che è successo. Ti volevo chiedere come pensavi di impostare questa conversazione perché secondo me la cosa importante che dovremmo fare insieme è capire che tipo di azioni mettere in atto per impedire che queste cose accadano”. Io le ho spiegato che volevo focalizzare il discorso sull importanza delle parole e richiamare alla consapevolezza che dovremmo avere nello sceglierle e nel potere che queste hanno nel formare i significati che i nostri bimbi danno al mondo.
Durante la mia lettura poi si sono commosse entrambe.
E quando l’altro papà ha fatto alcuni commenti non proprio appropriati, io non ho dovuto dire molto perché loro due si sono impegnate a spiegare e a sostenere quello che avevo condiviso io.

Mi sono sentita accolta e ho visto materializzarsi una bella alleanza.
Quando poi questo papà è andato via (avendo in parte compreso quello che avevo cercato di comunicare… spero che nei prossimi giorni possa approfondire gli spunti che ho cercato di dare… ma era ancora molto focalizzato sull “eh ma io non sono razzista, queste sono parole che tutti usano, ora non si può più dire nulla”), quando poi è andato via abbiamo parlato delle possibili iniziative da mettere in piedi…. Ed è questo il risultato più importante, ho tramutato una situazione difficile in un’occasione per nutrire l’alleanza famiglie/scuola e la cultura della comunità educante di cui facciamo parte io e mia figlia.

Ho parlato anche della Tela e….

La ragazza in affiancamento alla direttrice fa parte de la Tela Teachers!

Un momento di felicità: È una emozione così calda il rendersi conto di avere davanti qualcuno i cui valori sono allineati con i tuoi.
Grazie Carlotta perche ci hai dato una “parola in codice” per riconoscerci. Ho proprio avuto la sensazione di vedere accadere quello che tutti auspichiamo: la Tela che si diffonde a macchia d’olio, che semina cultura, che crea comunità e condivisione. Per i nostri bambini.

E niente, felicità.

Provo a dormire.

Alessandra Mingolla    2 ott 2025

Ambassador

Grazie Maria per questa tua preziosa condivisione, 
ero certa che avresti trovato il modo e le parole giuste per affrontare la situazione. 

Mi unisco alla tua felicità! 

Chiara Franzoni    2 ott 2025

Ambassador

Maria cara! Che bello leggere le tue parole! 
Sono felice che le cose siano andate come speravi e anche più!
ti abbraccio fortissimo!!!

Pamela M.    3 ott 2025

Ciao Maria, che bello!! Il finale inaspettato mi ha commossa 😍  Carlotta ha creato qualcosa di meraviglioso!! 
Ti faccio i miei complimenti per la tua lettera alla scuola, la tua bambina è molto fortunata ad avere una mamma come te ❤️😊

Martina    21 ott 2025

Le tue parole mi hanno commossa in tutto Maria, davvero.
Che meraviglia che ci hai mostrato, che tela!Un abbraccio! Marti