Velo in testa e culture diverse
Ciao a tutti,
l'altro giorno mio figlio 5y mi dice "Mamma, ma perchè quella signora ha un velo in testa?".
Io rimango un pò basita perchè mi aspettavo la domanda.. provo a rispondere dicendo che ci sono persone che scelgono di metterlo e altre che invece sono obbligate perchè in alcuni paesi le persone non sono libere come noi di scegliere e decidere.
Finita lì la conversazione ma mi è rimasto il dubbio di non avere risposto bene e che lui non abbia capito bene il senso delle mie parole.
Sarà banale... ma come si spiega meglio di così?
Grazie!
Team esteso
Ciao! Che bello che tu abbia portato questa esperienza qui, grazie di cuore per averla condivisa. Ci sono conversazioni più difficili, a volte scomode (altro che banali!), e quel senso di dubbio, forse inadeguatezza, che hai provato, è davvero normale. Quando rimane il dubbio è perché probabilmente noi stesse non ci sentiamo "competenti" in quell'ambito o nel comunicare in modo semplice qualcosa che sentiamo complesso e questo è già un bellissimo punto di partenza. È proprio quel dubbio che ci permette di scoprire di più, informarci, meglio, approfondire....per noi e i nostri bimbi.
Una cosa che vedo funzionare con i bimbi quando si tratta di argomenti complessi è rispondere solamente alla domanda, in modo pratico, senza aggiungere informazioni nostre pregresse o di fondo. "Perché quella signora ha un velo in testa?", la verità è che non lo sappiamo, perché quella signora non la conosciamo. Ciò che possiamo dire con onestà è che non sappiamo perché quella persona sceglie di metterlo, ma che il velo per molte persone musulmane è un simbolo religioso. Quella persona potrebbe essere di religione musulmana. Possiamo anche chiedere a nostro figlio se sa cos'è la religione o se sa cosa significa musulmana. Oppure possiamo anche stare in silenzio e aspettare se arrivano altre domande.
Rispetto al dubbio della risposta che hai dato a tuo figlio puoi chiederti: perché tra tutte le risposte ho scelto quella? Perché ho avuto l'istinto di dire a mio figlio che ci sono persone non libere di portarlo? È forse questa una delle rappresentazioni principali che ho nella mia mente del simbolo del velo? Che toglie libertà? Cosa mi dice questa informazione?
Obbligare le donne a coprirsi (o scoprirsi), essere silenziose, ad essere un oggetto, non ha nulla a che vedere con il velo o con la religione, ma con scelte politiche patriarcali di chi decide che può controllare il corpo di una donna (che sia il governo di un Paese o un familiare o altri ancora). La narrazione "occidentale" però, spesso e volentieri, associa il velo, in generale, alla sottomissione. Anche una donna in minigonna può essere sottomessa, ma difficilmente sarà uno dei primi pensieri quando parliamo della minigonna. Tendiamo ad associare il velo alla mancanza di libertà perché usiamo i codici della nostra cultura per interpretarne un'altra. Ti faccio un esempio, nell'episodio "femminismo islamico" del podcast Palinsesto Femminista (che se ti interessa puoi ascoltare qui): l'intervistatrice chiede a Sumaya "perché si può togliere il velo davanti alle donne e non davanti agli uomini?". Questa è una domanda assolutamente legittima, ma allora dovremmo anche chiederci "Perché i bagni e gli spogliatoi vengono separati secondo il genere?". La seconda domanda non ce la facciamo perché troviamo ovvio nella nostra cultura qual è l'area intima di una persona, e ci risulta difficile pensare che i capelli siano inclusi.
Per alcune donne che portano il velo è proprio così, i capelli, il capo libero è una loro zona intima, ecco perché una donna può sentirsi a suo agio nel togliersi il velo davanti a persone con cui condivide il genere e uomini per lei intimi come il marito, il padre, il fratello, alcuni zii. (Cambia proprio a seconda della relazione).
Ho un po' ampliato e forse anche sviato il tema, ma volevo darti una risposta che ti aiutasse ad approfondire. Io sono anche educatrice interculturale e la questione del velo, in particolare, mi tocca da vicino perché la mia famiglia è musulmana e io sono cresciuta attorno a persone con il velo.
Spero tutto ciò possa esserti utile. Un abbraccio!
Team La Tela
Ciao cara!
Che bella domanda quella di tuo figlio! Non è banale affatto, anzi, è un’occasione preziosa per esplorare la diversità culturale in modo naturale. 😊
Nel nostro caso, con Amelia (6 anni), abbiamo iniziato l’anno scorso a scoprire le diverse culture partendo proprio dalla nostra realtà di famiglia italo-colombiana. Nella sua classe ci sono bambini nati in Italia con genitori provenienti da altri paesi, e abbiamo cercato di conoscerli meglio, scoprendo curiosità sui loro paesi d’origine, le lingue che parlano a casa e le loro tradizioni.
Abbiamo trovato molto utile andare in biblioteca a prendere libri che parlano di culture diverse. Uno che mi sento di consigliarti è Bambini di tutto il mondo di Nicola Edwards e Andrea Stegmaier, suggerito da Najwa nel pacchetto editoriale di novembre. L’ho trovato davvero interessante, soprattutto per un concetto che Najwa ha sottolineato: è un ottimo punto di partenza perché ci ricorda che dobbiamo prima conoscere l’altro per abbracciare poi una narrazione in cui esistono infiniti modi di fare le cose.
Per esempio, nel libro si parlava di una pentola speciale per cucinare i fagioli in Colombia. Questo mi ha spinto ad approfondire e ho scoperto che né mia mamma né mia nonna la usavano, ma altre famiglie sì, come quella di una nostra zia paterna. È stato un bel modo per rendermi conto che anche all’interno di una stessa cultura ci sono tante varianti e tradizioni diverse!
Per quanto riguarda il velo, ti racconto un’esperienza che abbiamo vissuto di recente. Tre settimane fa, siamo stati invitati a casa di un’amica di Amelia, la cui mamma è marocchina e porta il velo. Lì abbiamo scoperto che in casa non lo indossa e che per lei ha un significato molto personale. Ci ha raccontato un po’ delle sue tradizioni, ci ha offerto tè, dolcetti e frutta secca, e abbiamo scoperto che vicino a casa nostra c’è una moschea dove va a pregare. Abbiamo imparato tante cose nuove, anche sul significato del nome della sua bambina e sulla lingua che parlano in famiglia.
Credo che la chiave sia proprio questa: rispondere con curiosità e apertura, facendo capire ai bambini che ogni cultura ha le sue tradizioni e che conoscerle è un arricchimento. Se ti capita, potresti anche leggere insieme qualche libro sull’argomento o, se avete amici di culture diverse, approfittarne per fare domande e scoprire insieme nuove prospettive.
Grazie per la tua condivisione, ti abbraccio! 💜
Team La Tela
Ciao cara, a me sembra davvero un ottimo inizio per la conversazione 😊, tuo figlio ti ha poi fatto altre domande?
Per approfondire e nutrire questa conversazione, puoi trovare altri spunti interessanti in questa newsletter, non so se già l'hai letta, in cui abbiamo parlato di multiculturalismo e interculturalismo, con il contributo di
Najwa Saady
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Team La Tela
Ciao A.,
torno da te perché ho pensato che potrebbe esserti utile sapere che abbiamo appena lanciato il nuovo workshop live (tenuto da Elisa Pella) sulle conversazioni «difficili» (che prevede anche un prezzo scontato per la comunità di Tutta La Tela). Lo trovi qui:
Parlare con i bambini di sessualità, morte e diversità (e altre cose difficili)
Un abbraccio 💜