Domanda sulla povertà
Ciao a tutti, ieri sera mio figlio di 4 anni mi ha fatto una domanda inaspettata a cui (probabilmente) non sono riuscita a rispondere nella maniera migliore.
Stavamo parlando di donare i giocattoli vecchi che non usa piu’ all’asilo ed è arrivata la domanda “quando andiamo sull’isola dei bambini poveri?”. Non è un argomento che in casa è mai uscito, quindi presumo che abbia sentito la cosa o alla scuola dell’infanzia o dai nonni. Io ovviamente ho risposto sinceramente dicendogli che non esiste un’isola di bambini poveri ma che esistono persone che hanno meno di noi anche nella nostra città, lui è andato a fondo chiedendomi se potevamo andare a vederli e mi ha chiesto come vivono se hanno una casa o un bagno… È un argomento complesso che non so come affrontare per un bambino di quell’età. Avete consigli? Perchè (conoscendo mio figlio) tornerà sull’argomento e vorrei affrontarlo nel migliore dei modi per fargli iniziare a capire la realtà.
Grazie ♥️
Team La Tela
Ciao Elisa, io arrivo un po' a passo di bradipo qui sul Forum perché siete tantissimi/e! Per caso hai visto il workshop di
Elisa Pella
su come parlare di cose difficili ai bambini? Magari stai anche già partecipando, ma se no, ti consiglio di tenere d'occhio quando esce la prossima edizione, perché ti dà davvero un framework per affrontare conversazioni e domande «scomode».
Noi siamo molto esposti a persone che non hanno casa e dormono per strada o nei parchi e le domande non finiscono mai, anzi crescono con l'età: per esempio, all'inizio noi cercavamo di non approcciare la conversazione con «poverini» e rispondere con oggettività alle loro domande («No, non hanno un bagno, usano quelli pubblici se la città li offre» oppure «Raggruppano tutti quegli scatoloni perché magari offrono un po' di calore di notte»…), ma andando avanti l'aspetto empatico si è fatto sempre più intenso e se non avessimo lavorato a priori per capire come noi genitori vogliamo parlare di queste conversazioni e che messaggi vogliamo trasmettere, sarebbe stata più difficile.
Ecco perché credo che questo lavoro sia così importante! 💜
Team La Tela
Quanto è vero (e commovente e da stretta al cuore) che crescendo diventa gigante la loro empatia (o forse lo è da sempre, ma iniziano ad avere più strumenti per mostrarla).
Pochi giorni fa, incontrando una signora che chiedeva l'elemosina durante una passeggiata, Federica ha chiesto di darle qualche moneta e poi ha avuto una grande crisi di pianto perché era dispiaciuta per lei.
Nei giorni seguenti ha fatto altre domande e ripreso la conversazione varie volte. Siamo finite perfino a parlare di pensione minima, e il giorno dopo ha chiesto a mia mamma quanto è la sua pensione e se le basta per vivere dignitosamente. 😅🥹
Team La Tela
Ciao Elisa, bello che scegli di gestire e nutrire questo tipo di conversazioni 💜
Parlargli con sincerità è proprio la strada valida, quella che aiuta a capire di più del mondo con il nostro supporto. Hai già fatto benissimo, e alle sue domande potresti continuare a rispondere con onestà, secondo ciò che sai, e dicendogli che proverai ad approfondire su ciò che non sai.
Come dice spesso Carlotta: le conversazioni «difficili» diventano meno scomode se noi ci abituiamo a non vederle come tali (è un processo 💜). Puoi dare un'occhiata alla categoria del Percorso Le cose «difficili», lì troverai tanti spunti e copioni:
Mi viene in mente anche questo: quando vi capita, usa la realtà per aprire e nutrire queste conversazioni. Ad esempio, mi è capitato di ricevere domande dai miei figli quando, durante una passeggiata in città, abbiamo visto coperte stese sotto un portico, ed è stata l'occasione per avviare la conversazione sulle tante persone che vivono senza una dimora.