Preferiti dei bambini
16 ott 2025 alle 12:30

In salotto con Najwa e Arianna

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Ciao telistə!

In questo incontro del nostro «salotto» sono in compagnia di Najwa Saady e Arianna Basile, che – oltre ad essere delle care amiche – sono per me due persone di riferimento per nutrire le conversazioni su temi importanti e al tempo stesso difficili.

Sono quindi davvero felice di offrirvi questo confronto e di portarvi il loro punto di vista sul genocidio e del progetto «Pratiche di pace», una lenta ma potente rivoluzione di solidarietà per sostenere anche economicamente le famiglie palestinesi in difficoltà.

È una conversazione che si intreccia molto con il tema su cui stiamo lavorando in questo periodo su La Tela: l’ansia globale e come ritrovare speranza anche nei momenti di grande impotenza.

Un piccolo riepilogo della diretta

È stato un incontro davvero intenso, grazie a chi c’era e un grande grazie Najwa e Arianna per il vostro prezioso contributo. 💜

Con Najwa abbiamo parlato:

  • di cosa significa essere palestinese dentro Israele, di come si vive fuori dalla propaganda, nella quotidianità;
  • di come convivono dentro di lei la gioia privata dell’essere madre e il dolore per ciò che accade alla sua gente;
  • di giudizio e conversazioni difficili: Najwa ha ricordato che nessuno di noi è immune dal giudizio e che questo è normale, ma anche che possiamo allenarci a riconoscerlo e a scegliere parole diverse, più basate su curiosità sincera.

Su quest’ultimo punto abbiamo fatto esempi concreti e ho raccontato un mio aneddoto di quando ci trovavamo a Panama e ho toccato con mano la sensazione scomoda di provare il pregiudizio.

Con Arianna siamo entrate nel cuore del progetto «Pratiche di pace», una rete di solidarietà concreta nata per sostenere – anche economicamente – le famiglie palestinesi. 

Ci ha spiegato come funziona, come i fondi riescono davvero ad arrivare nonostante le difficoltà bancarie e le interruzioni dei canali ufficiali, e quanto la trasparenza e la fiducia reciproca siano parte integrante del progetto stesso.

Abbiamo anche parlato di strumenti di pace quotidiana: dal modo in cui scegliamo di conversare, al manifestare con i bambini, fino al tema del boicottaggio come gesto consapevole e come scelta di coerenza con i propri valori.

È stata una conversazione che ha intrecciato emozioni che moltə di noi faticano a gestire, soprattutto negli ultimi tempi. Abbiamo sentito scomodità, vulnerabilità, senso di inadeguatezza e condividere tutto questo nello spazio protetto che offre La Tela è stata una preziosa dose di speranza, di cui avevamo davvero tanto bisogno.

🌱 Se non hai potuto partecipare alla diretta, ti consiglio di vedere la registrazione: sono sicura che aiuterà anche te a piantare semini su come possiamo, ogni giorno, praticare la pace.

Abbiamo menzionato:

  • il progetto «Pratiche di pace»;
  • il pacchetto editoriale su La Tela «Oltre l'Ansia Globale».
Pacchetto editoriale
Oltre l'Ansia Globale
Ritrovare (e trasmettere) speranza nell'impotenza.

Parliamone

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Grazie 💜

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È stato intenso e commovente. 
Sono immensamente grata per questa condivisione, grazie Najwa, Arianna, Carlotta 💜

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Avrei tanto voluto arrivare alla fine della diretta ma è arrivata una crisi molto lunga che non mi ha più permesso di ringraziarvi come volevo. È stato davvero nutriente ascoltare le vostre riflessioni, i vostri pensieri e condivisioni. Grazie di cuore a tutte e tre per aver arricchito la mia giornata. 🧡

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Grazie anche qui...a tutte e tre...infinitamente...la condivisione è così potente...
vi abbraccio

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Ciao Najwa Saady ed Arianna , grazie per questo momento importante che ci dedicate. 💜

Come diversǝ di noi, mi sento davvero «carente» nella consapevolezza delle articolate dinamiche che hanno portato fino al genocidio in corso. Nell'ultimo periodo ho cercato di colmare questo grande vuoto, ma ci sono riuscita solo in (piccola) parte, e così spesso sento di non avere grandi risorse quando ne parlo con i miei bambini (8 e 11 anni).

E, mentre i contenuti e i libri per adulti sono parecchi, stento a trovare libri validi per bambinǝ che possano supportarmi per spiegare in modo semplice ma chiaro (e più oggettivo possibile) le dinamiche che questi due popoli hanno attraversato.

Non mi riferisco ad albi illustrati (anche se li amiamo profondamente, e mi sono segnata ovviamente tutti i bellissimi testi che Arianna ha consigliato nel suo ultimo post!), ma a testi più esplicativi, che raccontino la storia concreta e articolata di israeliani e palestinesi, aiutandomi a offrire ai bambini (e anche a me) strumenti per comprendere.

PS. Io ho fatto una ricerca e l'unico libro che mi è sembrato valido è questo, ma non l'ho ancora acquistato (magari lo conoscete e avete modo di darmi un parere): Sulla mia terra. Storie di Israeliani e Palestinesi, di Francesca Mannocchi.

Grazie per questo intervento. Dove trovo la lista di cui parli di Arianna? Sono interessata anche io alla risposta della tua domanda. 

Ciao Francesca, ecco qui il post di Arianna:

Un caro abbraccio! 💕

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Difficile scrivere...non so se ho domande...sicuramente desiderio di condivisione...

la mia difficoltà è stare...stare nella rabbia di osservare narrative distorte...stare di fronte alle persone che esplicitamente mi dicono di non interessarsi...stare nella consapevolezza e frustrazione che la pace necessita di riparazione e giustizia...stare di fronte a un relativismo alla deriva per cui tutto è opinabile...stare di fronte a parole che per me hanno un valore immenso che vengono distorte...stare di fronte all'evidenza che seppur l'umanità vuole costruire pace, pochi bastano per decidere per tutti...stare nell'attesa che ogni singolo semino piantato da tutti noi fiorisca e trasformi le cose...
ma forse più di tutto è la difficoltà di stare di fronte ad un'urgenza...accettare che oltre a quello che fai non potrai soddisfare pienamente quell'urgenza...che ha bisogno di me...di noi...ora...non domani o tra un mese...

E dico stare perchè questa emozione che ne comprende dentro altre mille non la so gestire ancora bene...ci devo parlare quotidianamente...in quell'equilibrio che  si esprime nell'attivismo, nella partecipazione...ma a volte si esprime in dialoghi aperti ma eccessivi a casa sull'argomento e che sfociano in sensi di colpa verso Samuele che mi ferma "mamma basta, non parli d'altro!"

Si può trovare equilibrio? Sicuramente...
devo lavorarci? Tanto...come sempre.
Grazie per questa opportunità...
domani ci sarò

Chiara 💜
Come sempre, risuoni.

La mia irrequietezza al momento è legata alla difficoltà nello stare in 2 pensieri:

- che sul serio i potenti, quelli che decidono, la pace non la vogliono, ma usano i conflitti e la vita delle persone come uno strumento per continuare a spartirsi le risorse e le ricchezze- siamo tutti ancora vittime di una ideologia coloniale che schiaccia gli uni e confonde gli altri, manipola, oggi con strumenti di “controllo di massa” più potenti che mai;

- che questi strumenti di controllo di massa confondono e, per me, resta ancora l’incertezza… non riesco a digerire l’idea che entità dipinte e considerate fino ad oggi entità terroristiche siano oggi considerate gruppi di resistenza, non mi è del tutto chiaro quanto siano difensori e quanto  siano loro stessi carnefici del loro stesso popolo. 

E poi sono spaventata.

Mi spaventa l’apatia che ho provato nel vedere la liberazione degli ostaggi israeliani, la discussione e la differente narrazione che chiama ostaggi gli uni e prigionieri gli altri.

Mi spaventa l’allucinazione collettiva a cui è sottoposto il popolo israeliano e ebraico, non vedo una prospettiva di soluzione, non ho speranza che le azioni terroristiche verso i territori occupati vengano bloccate. 

Vorrei non avere nessun legame con quella terra e con quel popolo, vorrei avere la libertà di affermare chiaramente quali sono le vittime e quali i carnefici, vorrei avere la leggerezza nel cuore di chi è totalmente estraneo e può schierarsi, da fuori. 
Mi sembra che siano molteplici le vittime (di genocidio, di manipolazione, di soggiogamento) e molteplici i carnefici, ma ciò che mi spaventa di più è che gli israeliani, quelli che conosco almeno, quelli che sono parenti miei almeno, non hanno la minima percezione di essere un popolo invasore, di essere nel torto, che nessun ostaggio o morto giustifica il genocidio compiuto, e sul serio hanno il coraggio di dire “si, mi dispiace che siano morti tanti bambini, ma mi dispiace di più che se fossero sopravvissuti sarebbero diventati dei terroristi”. 

Come si fa a “fare la pace” con qualcuno che non dà valore, in nessun modo, alla vita degli altri?

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Purtroppo non potrò essere presente per lavoro ma da tempo mi accompagna un disagio credo abbastanza comune a noi che abitiamo dall' altra parte del mondo , spettatori inermi e "fortunati".
Come si può riuscire a conciliare, in quei giorni di pesantezza nel cuore e nello stomaco , quelle emozioni contrastanti di "normalità" per noi che siamo fisicamente distanti da ciò che accade a Gaza ogni giorno , con  sensazioni di disagio, impotenza e paura.
A volte, mi sembra di essere scissa ma poi piano piano , quell' ansia sembra dissolversi.
Il percorso nel "durante" , talvolta e in alcune giornate può essere faticoso.
Grazie, un caro abbraccio 🫂 

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Questa settimana ci vediamo: avete domande? Dubbi? Fatica da condividere? 

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In diretta con
Educatrice somatica e perinatale