Morsi da una scimmia in Paraguay
A un camping di una famiglia tedesca, i bimbi sono stati morsi da una scimmia (domestica!) e sono seguite due settimane avanti e indietro dal centro anti rabbia di Asunción.
Questo è nato come un breve update in una delle mie newsletter, ma 1574 paragrafi dopo mi sono resa conto che non apparteneva lì. 😅
Il Paraguay ci ha accolti con un'urgenza medica.
Svegli dalle 5:00 del mattino per passare il confine dal Brasile, alle 15:00 ci fermiamo finalmente in una «fattoria». Appena arrivati ci accoglie… una scimmia cappuccina. Scopriamo subito che è l'animale domestico della famiglia: qualcosa dentro di noi si irrigidisce (gli animali selvatici non dovrebbero mai essere domestici), ma siamo troppo stanchi per continuare il viaggio – e inoltre la famiglia ha un bambino dell'età di Emily.
I proprietari (tedeschi) ci dicono che hanno riscattato Loki un anno e mezzo fa e di lasciare che faccia quello che vuole: scalare sul corpo, prendere cibo, aprire sportelli della zona comune. «Se no, morde», ci hanno detto.
Storciamo di nuovo il naso, ma in quel momento (tra la stanchezza e la fiducia) non ci facciamo troppo caso: chiudiamo bene il van in modo che Loki non entri e ricordiamo ai bimbi le regole.
Il giorno dopo procede bene: i bimbi giocano con il figlio dei proprietari e Loki sembra rimanere al margine dei giochi. Finché Emily non torna con quello che sembra un graffio sulla mano, ma è un piccolo morso. Lo disinfettiamo e diciamo ai bimbi di non stare intorno alla scimmia.
Nel pomeriggio tardi, anche Oliver viene morso sulla gamba mentre gioca a nascondino con Emily e il nuovo amico: un altro morso superficiale, ma più «aggressivo». È un posto carino e ci piacerebbe stare più a lungo, ma decidiamo che di ripartire l'indomani.
La famiglia ci assicura che la scimmia ha il vaccino anti rabbia (ma non ha il certificato) e che, da nostra richiesta, lo avrebbero tenuto in casa fino alla nostra partenza. Al mattino, Loki è di nuovo nell'area comune. I bimbi parlano con il figlio e a un certo punto Oliver d'istinto chiude il frigo che la scimmia stava aprendo. Errore: lo morde sulla mano e sulla faccia.
La famiglia ci assicura che il figlio è pieno di morsi e «sta benissimo».
Noi andiamo comunque all'ospedale dove trattano la ferita (tutto gratuitamente) e qui la trama si infittisce: ci assicurano che la scimmia non ha il vaccino, perché il Paraguay per legge non vaccina animali selvatici, nemmeno se tenuti come domestici.
Ci mandano al centro anti rabbia di Asunción (a un'ora e mezza di strada) a fare i vaccini post esposizione: 4 dosi spalmate su due settimane + punture di immunoglobulina intorno alle ferite.
Allo stesso tempo, però, la famiglia continua a rassicurarci via Whatsapp: il figlio sta bene, la scimmia sta bene, «Non facciamo vaccini a noi, ma vacciniamo tutti i nostri animali contro la rabbia!».
Si fa strada una domanda: stiamo reagendo eccessivamente? 'Sto vaccino, è davvero necessario?
Prima di continuare a leggere vorrei sapere che cosa avresti fatto tu con i dati che hai fino ad ora:
Nella nostra situazione:
Ci troviamo davanti a una scelta che non ci sembra una scelta.
Leggiamo che la rabbia ha un periodo di incubazione di 7 anni e un tasso di mortalità del 100%. Non abbiamo certezza che la scimmia sia vaccinata (ci hanno davvero mentito guardandoci negli occhi?). Eppure, non ci capacitiamo: metterebbero a rischio il proprio figlio?
Ancora indecisi, decidiamo di andare al centro anti rabbia ad Asunción (all’interno dell’Università di veterinaria) per prendere una decisione definitiva: è la festa dell’indipendenza del Paraguay e passiamo sfilate con bandiere e musicisti.
Il campus è deserto, immenso e chiuso: dobbiamo parcheggiare fuori e ci mettiamo almeno 20 minuti a piedi a trovare il centro, che è l’unico edificio aperto.
Parliamo a lungo con i professionisti e capiamo che vogliamo fare il vaccino, ma rimane ancora un dubbio: facciamo anche l'immunoglobulina?
«Non fa male», ci dicono, ma non è così: abbiamo visto video e sappiamo esattamente com’è. Non vogliamo sottoporre i bambini a un dolore non necessario e sappiamo per esperienza che a volte, nella medicina, questo capita: come quella volta che volevano mettere un catetere nel pene di un Oliver di sei mesi e io li ho bloccati, perché l'infezione urinaria si poteva verificare prima con un metodo non invasivo (avevo ragione!).
Parlo per un'ora al telefono con la dirigente del centro che capisce la nostra preoccupazione, il nostro desiderio di non voler fare interventi non necessari e invasivi, ma che ci consiglia comunque di fare il trattamento completo per via delle ferite sul volto e sulle mani: il virus può arrivare più «velocemente» al sistema nervoso.
Ne parliamo con i bambini ed è proprio Oliver che ci dice di volerlo fare, perché anche se non è necessario si sentirebbe più sicuro: siamo d'accordo.
Fast forward di due settimane dall'entrata in Paraguay: siamo ancora ad Asunción, i bimbi hanno appena fatto la quarta e ultima dose di vaccino e le punture di immunoglobulina sono state molto dolorose. Hanno pianto loro e ho pianto io mentre li abbracciavo e gli dicevo «Non è ancora finita, sono qui con te»: genitori che entrate e uscite dagli ospedali per anni e siete testimoni del dolore fisico, non solo emotivo, dei vostri figli… il mio pensiero va a voi.
E anche questa è passata.
Scoperte e pensiero a random:
- Il Paraguay ha uno dei programmi anti rabbia più efficaci in Sud America ed è l'unico Paese che l'ha debellata;
- Il vaccino anti rabbia è obbligatorio per entrare nel Paese: alle 5 del mattino a una frontiera deserta nessuno ce lo ha chiesto. Anche io e Alex faremo il vaccino preventivo (solo due dosi).
- È tutto gratis sia per residenti che per noi turisti!
- Non c'entra nulla con la rabbia, ma nella città di Asunción i marciapiedi sembrano dei collage: davanti a ogni casa il marciapiede cambia, seguendo lo stile della casa. Sono privati?
- Finora il Paraguay ci sembra un bellissimo Paese con persone gentili e accoglienti e abbiamo persino conosciuto una famiglia italo argentina telista (ciao amici nuovi!)! 😍;
- Il Guaraní è ancora una lingua ufficiale e l'accento dello spagnolo parlato ne è stato influenzato molto: affascinante! Per esempio, il suono della r è un mix tra una r moscia e la r dell'inglese americano.
E la famiglia del camping?
Abbiamo sentimenti contrastanti: il mio istinto mi dice che, nonostante per loro Loki faccia parte della famiglia, sia giusto denunciare la situazione al centro per la salvaguardia degli animali selvatici; d'altra parte, pensiamo anche alle ripercussioni che questo potrebbe avere sul loro business: non vogliamo causare loro problemi, in fondo anche loro migranti che si sono costruiti una vita alternativa all'estero, come noi.
Allo stesso tempo, sappiamo ora che altre persone sono state morse lì (le voci corrono anche tra camperisti ;-) e pensiamo che proprio per la natura del loro business, tenere Loki sia come chiedere a ogni viaggiatore che arriva ignaro di giocare alla roulette: se la scimmia ti morde (e spesso ti morderà, anche solo lievemente) ti ritrovi davanti a una scelta davvero scomoda.
«I'm sorry you decided to do that», mi displace che abbiate scelto di fare il vaccino. Questo è quello che mi ha scritto la proprietaria del camping quando l'ho aggiornata.
Ma a noi, tutti questa storia sa poco di scelta.
E a te?
Parliamone
Quanto vi capisco e come sono stati coraggiosi i ragazzi! Il mio unico criterio di sempre è seguire la scienza e le evidenze scientifiche, li non si sbaglia (si spera). Siamo appena tornati da 3 settimane in Giappone, dove la mia piccola di 8 mesi ha preso una tosse e ha iniziato a far fatica a respirare… Siamo stati in due centri diversi e per me è stata davvero tosta, innanzitutto la barriera linguistica (non parlano inglese) e poi il diverso modo di curare. Ho dovuto fare advocating per quello che ritenevo fosse corretto per mia figlia, ma alla fine ci sono riuscita e la tosse è passata con meno medicamenti di quelli dati. Sono esperienze davvero intense e dovremmo essere proprio fiere/i di quello che facciamo, nonostante a volte sia proprio doloroso veder soffrire i propri figli ❤️
Che avventura ragazzi... ma concordo con Claudia nel commento precedente: sono da denunciare, così da evitare che quello che avete passato a voi capiti alla prossima famiglia
Che storia...intanto avrei fatto i vaccini come avete voi. Per la famiglia invece, forse, avvisandoli prima, farei una recensione ben dettagliata sul camping almeno per trasparenza e un po' anche come atto dovuto verso le nuove persone che capitano lì, come è successo a voi. Questo perchè io leggo sempre le recensioni :-). Grazie della condivisione!
Sono da denunciare, secondo me, per avere un selvatico in casa. E ovviamente avete fatto bene a fare i vaccini!