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Perché "perché" si scrive con l'accento acuto?

Fondatrice de La Tela
18 agosto 2009
37 risposte

Prima di tutto mi scuso per quante volte leggerete la parola perché in questo blog.

La domanda sembrerà banale a molti, ma questo post nasce dallo sdegno nel rendermi conto di quante persone ancora scrivono perchè, con l’accento grave. Non riesco a leggerlo. Perfino il correttore, indignato, cerca di convincermi a scriverlo giusto: perché.

Forse solo un abitante di Castagnole delle Lanze (AT), parente delle famose rane dalla bocca larga che pronunciano tutte le vocali aperte, non storcerebbe il naso al suono di un “perché” aperto.

Una volta per tutte. Perché si scrive con l’accento acuto. PerchÉ. La E che si trova nel colore vérde (quello emiliano, non quello piemontese! ;-)

Un po' di grammatica

Ma facciamo un passo indietro al perché perché richieda l’accento. In italiano, mentre l’uso dell’accento è facoltativo su parole piane (con l’accento sulla penultima sillaba: ma-tí-ta), sdrucciole (con l’accento sulla terzultima: te-lè-fo-no) e bisdrucciole (rare in italiano, con l’accento sulla quartultima: scrì-vi-me-lo), è invece obbligatorio sulle parole tronche (con l’accento sull’ultima sillaba: caf-fè, per-ché, cit-tà).

Ma mentre le vocali a, o, u rappresentano ciascuna un solo suono vocalico – e, al finale di una parola tronca, si accentano sempre con l’accento grave –, le lettere E e O sono ambigue: la loro pronuncia cambia a seconda che si portino in testa un accento acuto o uno grave.

L’accento grave rende la vocale aperta, quello acuto la rende chiusa. Ecco come si capisce, al di là del contesto, la differenza tra pèsca (il frutto, pronunciato con è aperta – che richiede un abbassamento del tono di voce) e pésca (lo sport, pronunciato con é chiusa – che richiede un innalzamento del tono di voce).

Questo si deve alla dizione, ovvero l’insieme di regole che determinano il modo in cui le parole devono essere pronunciate.

La regola

Perché richiede l’accento acuto perché, per regola, tutti i composti tronchi di che richiedono l’accento acuto. Perché, affinché, poiché, benché, cosicché, nonché, purché. Tutti acuti e tutti chiusi. Così accade anche al monosillabo ché, quando significa affinché o perché.

Guardando questi esempi, si potrebbe quasi pensare che tutte le congiunzioni coordinative richiedano l’accento acuto. Ma poi troviamo cioè – con accento grave – e la nostra nuova teoria cade miseramente. Anche questo ha una spiegazione immediata.

È, voce del verbo essere, richiede sempre l’accento grave, ed è per questo che cioè (suo derivato), benché sempre di congiunzione si tratti, si scrive con accento grave e richiede una pronuncia aperta.

Ricapitoliamo:

Perché “perché” si scrive con l’accento acuto?

Perché, secondo le regole della dizione, i composti tronchi di “che” richiedono l’accento acuto.

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Anonimo
   28 apr 2021

Oltre gli esempi che hai fatto ci sono altre parole che hanno l'accento acuto? Tutte le altre vocali sono sempre acute?
Ciao!

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Anonimo
   7 lug 2013

Ho fatto una ricerca con Google libri e mi sembra di aver trovato una cosa interessante. Sembrerebbe che fino agli inizi del Novecento nessuno scrivesse "perché" con l'accento acuto: si trova sempre e solo "perchè" con l'accento grave. Basta consultare le edizioni originali, a caso: Manzoni, I promessi sposi (1842); Verga, Cavalleria rusticana (1900), I Malavoglia (1907); Pirandello, Maschere nude (1921); e altri autori meno noti. Tutti, dico tutti, prima del '900 (e anche dopo) usano solo l'accento grave su tutte le vocali, anche dove noi useremmo l'acuto. Quindi: nè, sè, affinchè ecc.

Credo che per primo Gabriele d'Annunzio abbia distinto gli accenti acuto e grave sulla "e". Tramite Europeana ho potuto leggere "La Leda senza cigno" (1916) dove compaiono nell'ordine: "sé", "né", "ché", "pésca" (quella dei pesci)... e poi "cosicché" e "perché", distinte da "chiù", "più", "tòcco", "è"...

Tramite Google libri non sono in grado di dire quando "perché" si sia generalizzato. Pirandello è ancora legato all'uso antico, e anche edizioni di classici fino agli anni Venti.

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Anonimo
   26 mar 2013

Ottima esposizione, solo la troverei ancora più precisa con l'aggiunta della nomenclatura alternativa (insomma di quella classica):parola Bisdrucciola (PROPROPAROSSITONA) " " Sdrucciola (PROPAROSSITONA) " " Piana (PAROSSITONA) " " Tronca (OSSITONA)

Ciò che mi fa più rabbia è che la quasi totalità dice sempre perchè (esattamente come bisogna fare con cioè) e non perché.

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Anonimo
   21 feb 2013

Ebbene sì, zaz. Per ben 53 anni hai sbagliato accento. E ti assicuro che non tutti usano l'accento grave su "perché". Apri qualsiasi giornale, rivista o quotidiano e te ne renderai conto.

E credimi, nella maggior parte delle scuole insegnano la differenza. Anche in quelle della tua generazione, da cui è uscita mia madre.

Se poi tu non vuoi farti problemi (o s*** mentali, come meno carinamente hai scritto tu) e preferisci usare il tuo accento grave, nessuno ti giudica. A me, personalmente, che lavoro con la scrittura e le lingue, piace usare gli accenti giusti.

Buona giornata. :-)

Carlotta

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Anonimo
   20 feb 2013

quindi fammi capire: ...io quindi , per 53 anni, ho sempre sbagliato accento? Come mai a scuola,e fino all'esame di maturità , nessuno mi ha mai fatto notare sto "abominevole errore"?.....Qua tutti usiamo l'accento grave in quanto , a scuola , ci hanno insegnato così, e fine della storia: non capisco perchè farsi ste s**** mentali.

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Anonimo
   31 mag 2012

ciao, sono d'accordo che bisognerebbe accentare le parole con l'accentino giusto, ma volevo far notare che spesso non si fa tanto caso al tipo di accento quanto al fatto che ci sia e questo mi sembra doveroso, inoltre se ti capita di scrivere a macchina o al pc viene più automatico pigiare la "è" bassa senza l'Alt tuttavia è bello sapere che esistono persone pionieri della corretta ortografia e grammatica italiana, grazie grazie, pippo8

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Anonimo
   31 mag 2012

ciao, sono d'accordo che bisognerebbe accentare le parole con l'accentino giusto, ma volevo far notare che spesso non si fa tanto caso al tipo di accento quanto al fatto che ci sia e questo mi sembra doveroso, inoltre se ti capita di scrivere a macchina o al pc viene più automatico pigiare la "è" bassa senza pigiare in contemporanea l'Alt (il tastino), tuttavia è bello sapere che esistono persone pionieri della corretta ortografia e grammatica italiana, grazie grazie, pippo8

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Anonimo
   6 apr 2012

Ottimo articolo, grazie,più che sufficiente a chiarirmi molti dubbi e non credo che nessuna ulteriore spiegazione o altro elemento audio avrebbe potuto rendere il tuo articolo migliore di così. (Gli internauti sono proprio pigri e fanno fatica a mettere accenti, apostrofi, ecc. anche nei commenti in pagine come queste! O.o)

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Anonimo
   11 ago 2011

Mi è piaciuta molto la tua spiegazione per quanto riguarda "perché si dice perché". Sono anche d'accordo, però, con chi ha suggerito l'idea di fornire "una bella pagina di lettura in audio" che ci consentirebbe la possibilità di "fare orecchie" e differenziare chiaramente tra come si suona un "vocale chiuso" rispetto ad un "vocale aperto". In inglese, si dice "a picture is worth a thousand words". Direi che lo stesso vale per una "foto audiofonica", fatta di suoni di una lingua parlata. Finché non si lo sente con le proprie orecchie, non si è mai del tutto sicuro rispetto a come si dovrebbe pronunciarlo. Grazie per l'opportunità di commentare.

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Anonimo
   19 feb 2010

bel post, chiaro e scorrevole. Ma nelle auguste edizioni Adelphi ed Einaudi hai l'accento acuto in sì e in più, che qui sono costretto a scrivere come fosse grave, anche se per motivi di genesi del fonema e non per dizione. Né, però, è vero che la "o" non è ambigua, perché esiste sia aperta che chiusa ("o" come congiunzione, "oh" come interiezione).

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Carlotta    3 set 2009

Team La Tela

:-D Eh, non dirlo a me che, da buona piemontese come te, ci ho messo tre anni di corsi di dizione per togliermi l'accento. E ancora scivolo su alcune bucce di banana. :-( In più, sto pure prendendo la cadenza spagnola, che mischiata a qualche "e" pronunciata incorrettamente, non è proprio piacevole da ascoltare. Ormai devo concentrarmi di più a parlare italiano che le altre lingue ;-)

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