Né permissivo né piedi in testa: sii efficace

Carlotta Cerri
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Spesso i nostri figli urlano, tirano cose e hanno toni sfidanti perché… sono bambini e stanno esplorando il mondo e i limiti: hanno solo bisogno di una guida paziente e calma per ricordarsi la strada giusta. A volte i nostri figli urlano, tirano cose e hanno toni sfidanti perché li vedono in casa, da e tra noi genitori (anche nelle piccole cose). In quel caso consiglio di fare un lavoro di autoanalisi e capire come cambiare la comunicazione: quando osserviamo le parole e azioni dei nostri figli da fuori con occhio critico, sappiamo benissimo quelle che arrivano da noi. ☺️

Vi racconto un paio di aneddoti. 

L'altro giorno ho chiesto a Emily di mettere via i suoi vestiti e lei mi ha risposto "No!". È frustrante perché tocca corde profonde di come sono stata cresciuta, quindi la risposta che mi sarebbe venuta più naturale è: "Ma stai scherzando? Tu non mi parli così!".  Ma questo è quello che ho imparato negli anni di genitorialità: quella reazione ti fa sentire bene per un momento, perché ti sembra di rimuovere la frustrazione dal corpo, ma in realtà peggiora sempre le cose. Sempre! Perché a quel punto stiamo facendo una partita di tennis: tu non sei gentile con me, io non sono gentile con te. È una lotta di potere in cui aggiungiamo resistenza alla resistenza. 
Quindi. Che cosa facciamo invece di quella reazione? 

Per me la cosa che funziona di più è cambiare la nostra prospettiva, come pensiamo alla situazione. Non pensiamo: "Ho ragione io, mi deve rispetto!" (che è come siamo stati cresciuti), ma, "In questo momento c'è qualcosa che non va e possiamo risolverlo insieme". 

Se decidiamo di dare priorità a essere costruttivi invece che ad avere ragione, siamo molto più efficaci nella nostra comunicazione e nel modo in cui educhiamo. Possiamo dire: "Wow! Non mi aspettavo questa risposta...Hey, ma siamo una squadra, risolviamola insieme". Così non creiamo una lotta di potere nel momento caldo, e non perché siamo permissivi, o perché ci facciamo mettere i piedi in testa, ma perché siamo efficaci e costruttivi e sappiamo che è meglio se parliamo di quella risposta che ci hanno dato quando il loro cervello è ricettivo.

Vi racconto un altro aneddoto. 
Oggi Oliver ha detto, riferendosi ai quad che passano sulla spiaggia: «È stupido!». Lì per lì gli stavo per dire che non è un’espressione gentile anche se non siamo d’accordo con l’attività e che possiamo trovare una parola più adatta, poi mi sono bloccata perché mi sono resa conto che… l’aveva sentita da me! 
Allora gli ho detto: «Anche io penso che sia stupido e l’ho detto prima, ma ora che lo sento dire da te penso di avere sbagliato e che possiamo trovare una parola migliore». 

Quando i miei figli sbagliano, oggi prima di giudicare il loro comportamento analizzo me e il mio modello.

E a proposito di gentilezza ho un’ultima riflessione sulla parola «maleducazione» (e perché l’ho messa tra virgolette): non la trovo onesta intellettualmente perché giudica sempre e solo una categoria di persone (gli adulti che hanno educato male) invece di offrire una riflessione costruttiva. 

Ecco perché invece di dire ai miei figli che sono maleducati, io mi concentro sulla temporaneità e sull’azione e dico, per esempio, «in questo momento non sei gentile» o «non mi stai parlando con gentilezza».

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